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IL 90° DI ISTITUZIONE DELL'EPARCHIA DI LUNGRO (1919-2009)
Ricorre quest'anno il
90° di istituzione dell'eparchia di Lungro (13 febbraio 1919) avvenuta
con la Costituzione Apostolica "Catholici fideles" di Papa Benedetto XV
(cfr. Attilio Vaccaro, Italo-Albanensia, Ed. Bios Cosenza,1994,
pp. 220-230). La Costituzione si riferisce a quei "fedeli cattolici di
rito greco, che abitavano l'Epiro e l'Albania, fuggiti a più riprese
dalla dominazione dei turchi emigrarono nella vicina Italia". (secolo XV).
Furono accolti "con generosa liberalità...ma con l'andare del tempo,
cominciarono a sorgere con troppa frequenza gravi e fastidiose liti".
I fedeli di rito greco
erano sottoposti alla giurisdizione dei vescovi locali latini che
"ignoravano o non conoscevano bene né la liturgia né la disciplina, né
le consuetudini, né gli usi della Chiesa ortodossa unita". Ne crebbe un
grave malessere morale e disciplinare.
Situazione iniziale
All'inizio del secolo XX la Santa Sede studiò il caso e decise la
creazione di una diocesi con un proprio vescovo ordinario. Prima della
creazione dell'eparchia incaricò il sacerdote Giovanni Mele quale
Delegato Apostolico per una visita a tutte le Comunità albanesi di rito
greco della Calabria. Questi dopo un accurato sopralluogo riferì alla
"Congregazione di Propaganda Fide de Rebus Orientalibus". Quindi il 13
febbraio 1919 la nuova " Sacra Congregatio pro Ecclesia Orientali",
recentemente creata, studiata la relazione di mons. Mele sulla ponenza
del cardinale Aidano Gasquet (prot n. 1396), decideva la creazione dell'eparchia
di Lungro.
La relazione,
manoscritta si trova nell'Archivio della Congregazione per le Chiese
Orientali. Mons. Mele con lettera del 26 agosto 1918 scritta da Lungro,
alla relazione aveva premesso una stringata sintesi nei termini
seguenti: "Come risulta dalla relazione, le condizioni religiose di
queste colonie di rito greco lasciano molto a desiderare. Né è meno da
deplorarsi lo stato del clero che, fatte alcune eccezioni, non è pari
alla sua missione,anzi, in parte, addirittura ignorante e immorale. Il
rito altresì è in decadenza,vi sono molte introduzioni latine, molti
abusi, molte difformità. Vostra Eminenza vuole - prot n. 579/1918 - che
io suggerisca quei provvedimenti ch'io reputi più opportuni doversi
adottare per ricondurre le colonie al primitivo splendore. Crederei
essere opportuno che venga costituita una diocesi greca, con
l'aggregazione di tutte queste colonie e sotto la giurisdizione di un
vescovo di rito greco, che al più presto vengano colmati i vuoti
esistenti in talune parrocchie, o per l'assenza o per la indegnità di
sacerdoti aventi cura d'anime; e che infine, qualora non fosse possibile
la rivendicazione alla Chiesa del Collegio di sant'Adriano, vengano
riserbati, nel Pontificio Collegio Greco di Roma, o in altro congruo
istituto, dei posti gratuiti o semigratuiti per un numero proporzionato
di giovanetti di queste colonie, che aspirassero al sacerdozio. Sarebbe
inoltre vivamente desiderabile che si facessero delle elargizioni o si
concedessero dei sussidi per il restauro delle Chiese più bisognose e
per il decoro del culto in generale".
Nella relazione integrale sono specificati i vari aspetti, ma nella
presentazione mons. Mele segnala: a) le lamentevoli condizioni religiose
e morali delle comunità di rito greco visitate; b) il deplorevole stato
del clero che non è adeguato alla sua missione; c) il rito è in
decadenza, con latinizzazioni, abusi e difformità
Inoltre in risposta alla domanda di avanzare proposte di provvedimenti
da adottare "per ricondurre le colonie al primitivo splendore", mons.
Mele reputa "opportuno": a) che venga costituita "una diocesi greca "
che raccolga sotto la giurisdizione di un vescovo di rito greco tutte le
comunità di rito greco visitate, b) che vengano colmate le lacune del
clero nelle parrocchie, c) che si prendano provvedimenti per la
formazione del nuovo clero, d) che si provveda al restauro dignitoso
delle Chiese, e) che si provveda al decoro del culto in generale.
Evoluzione progressiva
In realtà in questi 90 anni trascorsi, con ritmi e possibilità diverse,
si è cercato di rispondere a quei problemi fondamentali segnalati da
mons. Mele. Egli stesso, che è stato vescovo dal 1919 al 1979 (avendo da
1967 come amministratore apostolico mons. Giovanni Stamati), ha dato
avvio alla organizzazione dell'eparchia e alla risoluzione dei vari
problemi rilevati.
Sono intervenuti eventi importanti che direttamente o indirettamente
hanno aiutato un lento processo di progresso in ogni direzione. L'aiuto
della Congregazione per le Chiese orientali, la creazione del Pontificio
Istituto Orientale, la creazione del Seminario Pontificio Benedetto XV
di Grottaferrata e l'invio di tutti i seminaristi a livello
universitario al Pontificio Collegio Greco di Roma sono stati fattori
positivi di rinascita.
Il fatto poi che i candidati al sacerdozio frequentassero insieme il
seminario di Grottaferrata e il Collegio Greco e la celebrazione
congiunta del I° Sinodo Intereparchiale (Lungro, Piana degli Albanesi,
Grottaferrata) del 1940 hanno messo in evidenza la comunione della
Chiesa Bizantina Cattolica in Italia.
Due eventi generali per tutte le Chiese orientali cattoliche hanno
ridato argomenti e strumenti per un recupero più coerente della propria
tradizione bizantina (istituzionale, liturgica, disciplinare,
spirituale), e cioè la pubblicazione del Decreto sulle Chiese Orientali
del Concilio Vaticano II (1964) e la promulgazione del Codice dei Canoni
delle Chiese Orientali (1990).
La
preoccupazione del rinnovamento interno nell'eparchia di Lungro è stata
operativamente espressa dalla Prima Assemblea Eparchiale (1995-1996)
convocata e celebrata dal vescovo mons. Ercole Lupinacci che ne ha
immediatamente messo in vigore le deliberazioni. A livello comunitario
delle tre Circoscrizioni Ecclesiastiche Bizantine in Italia il II°
Sinodo Intereparchiale (2004-2005) sul significativo tema "Comunione e
annuncio dell'evangelo" ha sottolineato l'impegno comune di ridare
vigore alla tradizione bizantina in Italia in tutte le sue dimensioni
nel recupero pieno della vitalità bizantina per una rinnovata
testimonianza di varietà legittima di tradizioni -bizantiuna e latina -
nell'unità ecclesiale. La Congregazione per le Chiese Orientali è venuta
incontro per l'aspetto liturgico, fondamentale per le comunità albanesi
in Italia, con l'Istruzione per l'applicazione delle prescrizioni
liturgiche del CCEO (1996).
Verso il futuro
Chi visita oggi l'eparchia di Lungro trova un rinnovamento radicale
nelle nuova iconografia bizantina in tutte le chiese. Si tratta di un
recupero significativo e impegnativo per il recupero di altri aspetti
previsti dal Sinodo e dal CCEO (organizzazione della Chiesa sui iuris,
reviviscenza del pensiero patristico-bizantino, pastorale coerente con
la liturgia celebrata, formazione del clero adeguata alla propria
tradizione e alle problematiche culturali del nostro tempo (Besa/Roma). |