|
28 SETTEMBRE
1997- 28 SETTEMBRE 2009: UN RICORDO DELL’AVV. GIUSEPPE BAFFA
Ogni anno quando giunge il 28
settembre, la mia mente ritorna indietro al primo incontro con Giuseppe
Baffa, “ l’avvocato degli albanesi”, calabrese di nascita ma albanese
nel cuore e dalle lontane origini, proveniente da un Sud e da una
Calabria che fu per secoli terra d’accoglienza per viandanti o
profughi disperati e perseguitati per la loro voglia di libertà e
d’indipendenza..
Quel lontano 28 settembre di
dodici anni fa , la giornata mia e di quell’esiguo e ostinato gruppo di
brindisini antirazzisti (che da sei mesi conducevano fianco a fianco dei
superstiti del naufragio della Kater I Rades la battaglia per il
recupero della nave albanese ) era stata organizzata con cura, poiché
la sua buona riuscita avrebbe significato dare forza alle esigenze di
giustizia dei naufraghi.
Con essi io, Bobo Aprile e
altri dell’Osservatorio Italia-Albania, avevamo ripercorso momento per
momento tutte le fasi dell’affondamento della nave per mano della
corvetta Sibilla, avevamo videoregistrato le loro ricostruzioni e di
esse ne avevamo fatto una mostra fotografica, cercando di analizzare le
dinamiche dei fatti, smontando pezzo per pezzo la versione di ammiragli
e del governo e anticipando ciò che poi sarebbe avvenuto:la sparizione
o il danneggiamento di prove fondamentali e l’inevitabile “ non
ricordo” che sarebbe risuonato nei tribunali , con l’impossibilità di
perseguire non solo gli esecutori, ma anche i mandanti della Strage.
In quei sei mesi avevamo parlato
di questo rischio con i naufraghi, partendo dalla nostra esperienza di
cittadini italiani e di militanti politici abituati alle assoluzioni
sulle “Stragi di Stato” e sinceramente sentivamo crescere da più parti
la voglia che tutto cadesse nel silenzio… troppo imbarazzante questa
strage con la sinistra al governo… ed in una città, come Brindisi,
dove la Marina italiana è per tutti un’istituzione sacra, un tutt’uno
con una popolo che vive da millenni in simbiosi con il mare , si
respirava la diffidenza se non proprio l’ostilità per il nostro operato
pro-naufraghi.
Nel programma di quel 28
settembre c’era una conferenza stampa con i naufraghi superstiti e
l’intervento di Falco Accame , ex-ufficiale della Marina e con un
passato in commissione Difesa che avrebbe , nella qualità di esperto e
di uomo di mare, contestato le falsità ufficiali e dato fiato alla
versione degli albanesi.
Una mattina inaspettatamente
estiva (temevamo tanto la pioggia che nel volantino di convocazione
avevamo avvisato che in caso di condizioni avverse la conferenza stampa
sarebbe stata spostata presso il Centro Sociale di via Santa Chiara ,
nostro punto di riferimento storico, distate poche decine di metri) e
che con il sole portò, inaspettatamente, dalla lontana Cosenza, Giuseppe
Baffa, che con quel suo sorriso un po’ enigmatico, col suo fare deciso e
sincero, con l’impulsività ed il calore di uomo del Sud, infuse a noi
speranza e nuove energie per continuare quella che sapevamo essere una
lunghissima lotta per ottenere Giustizia .
Ce lo ritrovammo tra noi mentre
si montava la mostra e con fare interessato iniziò immediatamente a
commentare, fare domande, cercando di capire quello che fosse
realmente successo , parlava con noi in italiano, inframmezzato con
qualche esclamazione in calabrese, mentre si rivolgeva in in quella
lingua albanese tramandatagli oralmente da più generazioni con i nostri
amici naufraghi.
Per essi il suo arrivo fu una
benedizione, gli diede coraggio e ce ne accorgemmo il pomeriggio,
quando giunsero in massa trascinando con loro intere famiglie di
albanesi ricoverate presso la Caserma Carafa.
Alla manifestazione, a cui fu
presente l’ambasciatore di Albania, che si concluse con il lancio di
fiori in mare, fu letta l’elegia ai naufraghi del venerdì santo, del
poeta albanese Visar Zhiti…
…E la nave piena di angeli scese
negli abissi marini a cercare le nostre coscienze smarrite…
Smarrita non fu invece quella
di Giuseppe che quel giorno decise che era questione di vita o di morte
il vincere la battaglia contro il muro di gomma che si voleva costruire
intorno ad un centinaio di cadaveri di donne e bambini affogato nel
canale d’Otranto , …
Lo rividi in seguito più volte
Giuseppe , nelle vicende seguenti al recupero della nave e delle
iniziali fasi del processo, sempre sicuro di vincere, a costo di
portare lo Stato italiano di fronte ad un tribunale internazionale , ma
per me il suo ricordo rimane legato a quel 28 settembre.
Purtroppo lui fu sconfitto dal
destino beffardo, che lo volle indissolubilmente legato alla vicenda
dei profughi, ennesima vittima da aggiungere , insieme al suo
collaboratore Perrotta , il 13 gennaio 2000, morti entrambi in un
maledetto incidente stradale , a Taranto, venendo a presenziare da
Cosenza una delle ennesime udienze al tribunale di Brindisi.
Con lui si spegneva la speranza
di condurre una battaglia non solo legale , ma anche politica sulla
Strage del Venerdì Santo. Con la sua morte ci fu la corsa nello
spartirsi il patrocinio delle vittime da parte di certi legali, più
interessati ad incassare le parcelle sulle transazioni a cui prima o poi
gli stanchi ed delusi albanesi avrebbero aderito, dopo aver assaggiato
le lungaggini della giustizia italiana , che raggiungere un verdetto
degno di un paese civile.
Alla vigilia dell’inizio del
giudizio d’appello continuiamo anche per te la tua battaglia , Giuseppe
Baffa, avvocato degli albanesi.
Ps:foto e documenti su :
http://www.pugliantagonista.it/osservbalcanibr/giuseppe_baffa.htm
Antonio Camuso
Osservatorio sui Balcani di
Brindisi
osservatoriobrindisi@libero.it
Brindisi 28
settembre 2009 |