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FRANCESCO D’AGOSTINO: DAI GIOVANILI ESORDI SALFIANI ALLA MATURITÀ ARTISTICA ACQUSITA TRA IL SUD, ROMA E PARMA

Avrà luogo a Civita, presso la Rocca di Kruja, domenica 16 ottobre, alle ore 17,30, la conferenza  su “Francesco D’Agostino: dai giovanili esordi salfiani alla maturità artistica acquisita tra il sud, Roma e Parma”.

A curare la conferenza, durante la quale saranno proiettati dipinti, documenti e foto inedite dell’artista, la figlia Ivana D’Agostino, critico d’arte e docente di Storia dell’Arte  presso l’Accademia delle Belle Arti di Venezia.

Questo incontro nel paese natale vuole essere una prima ricognizione, a quindici anni dalla morte avvenuta a Roma nel 1990, che avvalendosi del supporto di dipinti, foto d’epoca e di documenti dell’archivio della famiglia dell’artista, ancor prima dell’uscita di un catalogo ragionato sulla sua eclettica attività, ponga le basi per una riconsiderazione attenta e puntuale di un esponente della cultura italiana del secolo scorso.

Un uomo dai molteplici aspetti, legato fortemente alle sue origini ma mai provinciale come testimoniano i suoi quadri che superano la giovanile influenza salfiana , il suo maestro a cui lo legava una stima profonda, per convertirsi ad una figurazione d’impianto affine ai modi di Novecento e della  Scuola romana. Ciò è evidente nelle Nature morte, nei Ritratti dei famigliari, nei Paesaggi e nei tanti Scorci di Civita dipinti entro gli anni ’50 , molti dei quali d’importanza oltre che artistica anche di documento per via dei rimaneggiamenti e restauri di cui sono state oggetto certe parti del paese.

Un artista fortemente legato al suo stile che mai subì l’influenza del linguaggio astratto delle avanguardie che andava affermandosi a Roma proprio negli anni ’50, periodo del suo secondo soggiorno romano, e che si arricchì negli anni ’70, durante il soggiorno a Parma, quando iniziò a privilegiare contenuti di forte impatto cromatico ben evidenti nel ciclo dedicato al teatro dei burattini e delle marionette.

Figlio del farmacista Camillo D’Agostino e di Maria Castellano, Francesco D’Agostino nasce a Civita nel 1913. Avviato agli studi umanistici frequenta il ginnasio all’Abbazia di Grottaferrata,  il liceo classico presso il Bernardino Telesio di Cosenza e successivamente  la facoltà di Chimica e Farmacia presso le Università di Napoli e di Parma.

 

Le aspettative della famiglia di fare di lui un farmacista vengono disattese avendo D’Agostino precocemente manifestato un talento artistico naturale. Introdotto alla pittura da Gregorio Starri, direttore della Scuola di Pittura e Paleografia di Grottaferrata, dal 1929, durante gli anni del liceo a Cosenza, è allievo di Enrico Salfi, la cui influenza si riscontra nei suoi taccuini e nelle opere giovanili.

Successivamente a Bari alterna la pittura alla professione di medico dentista , che abbandonerà  definitivamente solo  all’inizio degli anni ’50 al suo rientro in Calabria. Frequenta l’ambiente artistico locale ed  è tra i fondatori della rivista Pensiero ed Arte,  riceve  la medaglia d’argento per la causa di liberazione della Venezia Giulia e il  diploma di socio onorario per avere assistito i profughi che avevano combattuto per il riscatto delle terre irredente.

 Lasciata Bari, durante gli anni civitesi (1947-1953) restaura affreschi di chiese, partecipa a mostre locali e dipinge paesaggi, nature morte e ritratti nei modi della tradizione pittorica seicentesca e di Novecento, mostrando inoltre di conoscere le opere di Andrea Alfano. Sempre in quegli anni con pittori e scrittori del luogo costituisce un gruppo di ricerca che opera nella zona archeologica di Sibari; nel ’51 assume la carica di assessore del Comune di Civita e perlomeno fino al 1955  frequenta Roma, dove espone nel ’54 e dove per vivere lavora nell’ambito della ceramica artistica e della grafica pubblicitaria, di cui rimangono documentate rare testimonianze.

Trasferitosi a Parma,  la formazione classica e l’ approfondita esperienza delle tecniche pittoriche consentono all’artista di dedicarsi, oltre che alla pittura,   anche al restauro pittorico e di reperti archeologici, non tralasciando tra i soggetti ispirativi quelli di derivazione sacra e le icone a fondo d’oro. In questi anni, a contatto con la luce di paesaggi diversi e con artisti di differente formazione rispetto a quelli  centro-meridionali fino ad allora frequentati, schiarisce la tavolozza pur mantenendo la caratteristica forza delle pennellate spesso vigorosamente neo- espressioniste. Dipinge ancora ritratti, nature morte e paesaggi i cui soggetti sono ora di Parma e dintorni.  I numerosi viaggi e gite con i pittori locali intrapresi  tra il ’60 e la metà degli anni ’70 sono documentati da paesaggi liguri, veneziani e della bassa padana.

L’importante  legame stabilito  con la città da D’Agostino si misura sulla molteplicità di relazioni istituite sul posto frequentando i pittori Giuseppe Benassi, Federico Belicchi, Luigi Tessoni, Arnaldo  Spagnoli, Giacomo Mossini; i musicisti Enrico Tagliavini e Mucetti; il liutaio Renato Scrollavezza e il burattinaio Giordano Ferrari, con la cui famiglia intrattiene una lunga amicizia, che è all’origine della serie di dipinti i cui soggetti sono ispirati al teatro di figura. Per i Ferrari realizza degli scenari e i ritratti di Giordano e di Gimmi.

Alla conoscenza da studioso del greco antico e del latino Francesco D’Agostino accompagna  costantemente  l’approfondimento della lingua albanese, da lui conosciuta sia attraverso la tradizione scritta che orale. Trasferitosi a Roma vi muore nel 1990.

Giulia Adduci

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