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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

DIPINTI E DISEGNI DI NANDO ELMO

Eis Alpheion

 

Non sono di quelli cui è toccata una “mano facile”, anche se ritengo la mia “felice”. Non so mai dove inizi e dove finisca un quadro. Il presente è forse incompiuto. Ma quando un’opera è compiuta? Quando una figura si concretizza davanti agli occhi? Ma non è la “figura” ciò che mi guida, ma la “logica” interna al quadro, alla superficie pittorica, ai tratti: sono essi che mi guidano. Ed essi si dispongono su una superficie aperta che conduce all’infinito. Come può finire un’opera se essa continua a sfidare il suo autore, rivelandogli continuamente aspetti nascosti, aprendogli continuamente prospettive? Solo l’artigiano sa quando un’opera è arrivata al suo termine. Un’artista mai. Egli imita gli dei che creano per puro gioco senza interesse. Nel disinteresse dell’artista c’è del divino. Nell’artigiano, che guarda con interesse alle cose, sapendo sempre a che cosa servono, c’è l’umano il troppo umano, che riduce tutto a pratica: solo lui sa quando un’opera è finita, perché conosce lo scopo per cui l’ha creata: il suo non è mai immotivato giuoco.

Non avrei mai smesso di dipingere questo quadro se l’amico dott. Alfio Spina, di cui avrebbe voluto narrare una storia siracusana di fughe e di ritorni, non me l’avesse portato via  - così come appare oggi.

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