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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

DIPINTI E DISEGNI DI NANDO ELMO

E jëm’e ujit

Ci fu un tempo in cui le pietre i fiumi i boschi gli animali gli alberi le aie le case di Acquaformosa erano abitati da magara (streghe), orazë (oreadi, ninfe) shpirte filletra(Spiriti folletti).

 E jëm’e ujit (letteralmente “la madre delle acque”) era una di queste presenze, che proteggeva la sorgente del fiume Grondo.

Un monolito, ka Singullat, era semplicemente Ora (“mos ec ka Singullat se të merr Ora” – non andare alle Singole che ti rapisce Ora). Presenza inquietante - da assimilare, per me che frequentavo in tenera età le storie bibliche, alla moglie pietrificata di Lot – quel masso erratico si ergeva puntato al cielo, come un menhir, in una radura tra i castagni alle “Singole”.

Shpirte filletrat si presentavano nelle aie d’estate quando si puliva il grano dopo che i covoni erano stati pestati dalla pietra trascinata dai buoi. Erano mulinelli d’aria che avvolgevano di paglia e pula i trebbiatori che alzavano coi ventilabri il grano. Soffocavano essi in quei vortici. Intervenivano in aiuto le donne con un segno di croce e un’invocazione a s. Francesco di Paola. L’aria s’ammansiva e tornava a soffiare nel senso giusto, sicché i trebbiatori potevano riprendere il loro lavoro.

C’è da credere che queste presenze temperassero la distruttività degli Acquaformositani.

 “Gjimoji një cickë ndër ballë”- “Dagli un colpo d’accetta in fronte”. Così essi s’esprimevano, una volta, contro tutto quello che non rientrava nella loro misura di giudizio e gusto.

Ridotti gli alberi ad alberi, le aie ad aie, gli animali ad animali, le pietre a pietre, ridotto tutto il mondo a cose a disposizione, per l’attuale secolarizzazione e nichilismo, si trovò subito chi diede një cickë ndër ballë al monolito, riducendo la “Ora” in sabbia per i propri cantieri. Si trovò chi inquinò le acque con le discariche; chi trasformò le aie in terreni edificabili. Un antico pastore lanciò maledizioni contro don Matrangolo che sottraeva terreno buono all’agricoltura per costruire la sua canonica. Sembra che le maledizioni non abbiano avuto effetto, ma esse hanno tempi lunghi, colpiscono di solito gli eredi. Oggi c’è chi ogni estate appicca devastanti incendi ai boschi nell’indifferenza di tutti. E gli incendiari vanno a testa alta.

Il disegno E jëm’e ujit è un requiem per quelle presenze. Che inquietavano le notti dell’infanzia di noi che veniamo, incredibile, da quel medioevo che vedeva presenze da propiziare, anche nei topi di casa.

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