E jëm’e ujit

Ci fu un tempo in cui le pietre i fiumi i
boschi gli animali gli alberi le aie le case di Acquaformosa erano abitati
da magara (streghe), orazë (oreadi, ninfe) shpirte
filletra(Spiriti folletti).
E jëm’e ujit (letteralmente “la
madre delle acque”) era una di queste presenze, che proteggeva la sorgente
del fiume Grondo.
Un monolito, ka Singullat, era
semplicemente Ora (“mos ec ka Singullat se të merr Ora” – non
andare alle Singole che ti rapisce Ora). Presenza inquietante - da
assimilare, per me che frequentavo in tenera età le storie bibliche, alla
moglie pietrificata di Lot – quel masso erratico si ergeva puntato al
cielo, come un menhir, in una radura tra i castagni alle “Singole”.
Shpirte filletrat si presentavano
nelle aie d’estate quando si puliva il grano dopo che i covoni erano stati
pestati dalla pietra trascinata dai buoi. Erano mulinelli d’aria che
avvolgevano di paglia e pula i trebbiatori che alzavano coi ventilabri il
grano. Soffocavano essi in quei vortici. Intervenivano in aiuto le donne
con un segno di croce e un’invocazione a s. Francesco di Paola. L’aria
s’ammansiva e tornava a soffiare nel senso giusto, sicché i trebbiatori
potevano riprendere il loro lavoro.
C’è da credere che queste presenze
temperassero la distruttività degli Acquaformositani.
“Gjimoji një
cickë ndër ballë”- “Dagli un colpo
d’accetta in fronte”. Così essi s’esprimevano, una volta, contro tutto
quello che non rientrava nella loro misura di giudizio e gusto.
Ridotti gli alberi ad alberi, le aie ad
aie, gli animali ad animali, le pietre a pietre, ridotto tutto il mondo a
cose a disposizione, per l’attuale secolarizzazione e nichilismo, si trovò
subito chi diede një cickë ndër ballë al monolito, riducendo la “Ora”
in sabbia per i propri cantieri. Si trovò chi inquinò le acque con le
discariche; chi trasformò le aie in terreni edificabili. Un antico pastore
lanciò maledizioni contro don Matrangolo che sottraeva terreno buono
all’agricoltura per costruire la sua canonica. Sembra che le maledizioni
non abbiano avuto effetto, ma esse hanno tempi lunghi, colpiscono di
solito gli eredi. Oggi c’è chi ogni estate appicca devastanti incendi ai
boschi nell’indifferenza di tutti. E gli incendiari vanno a testa alta.
Il disegno E jëm’e ujit è un
requiem per quelle presenze. Che inquietavano le notti dell’infanzia
di noi che veniamo, incredibile, da quel medioevo che vedeva presenze da
propiziare, anche nei topi di casa.