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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

DIPINTI E DISEGNI DI NANDO ELMO

Kosova

Dipinto in occasione della pubblicazione della raccolta di poesie Kosova Luledel mio amico Zef Skirò di Maxho di Piana degli Albanesi. L’opera è eseguita su compensato con colori acrilici. La tavola ha sopportato la neve di tutta un’invernata. L’avevo buttata via sul terrazzo di casa. Avevo deciso che “non si dipinge più così”. Poi un amico pittore mi ha detto: “Questo è dipingere”. Mi sono lasciato convincere a sottrarla alle intemperie. Oggi l’opera fa da “capezzale” nella mia camera da letto. Nelle ore di compieta “il mio peccato mi sta sempre davanti”.

Prego gli eventuali giovani estimatori: “Non imitatemi”.

I giuochi visionari dell’arte sono teofanie. Assolutizzarne uno, nell’arte, nel così-si-fa, catacresizzarlo nell’Accademia, sarebbe pura idolatria, pura super/stizione. E io, in questa tavola, sono superstizioso.

Anche questa volta faccio il verso e il versaccio - di chi non dico. Alla sagacia del visitatore di questa “Galleria” scoprire le ascendenze multiple…

È difficile rinascere in acqua e spirito e andare, semplicemente andare. Andando ci carichiamo di tutto il sapere che ci ha preceduto, come la lumaca del proprio guscio: è questo che non ci fa valere granché.

Per iniziare un qualunque percorso, bisogna mettere tra parentesi tutto quello che si sa.

Qui, mi accorgo, si aprono dubbi (nel senso di doppia strada) e paradossi, che non ho voglia di discutere: in questi casi ci si muove sempre su scrimoli su cui è difficile mantenersi in equilibrio - senza cadere o di qua o di là – o senza la tentazione di scegliere il pendio più dolce. Piangiamo, per esempio, per Orazit scomparse, ma detestiamo – magari solo per dire - i musei, le accademie, i saperi costituiti… Il fatto è che si ricerca sempre quello che si è già trovato, altrimenti ricerca non ci sarebbe… Ma la ricerca, balbettante confusa e febbrile, conduce ad approssimazioni all’infinito, perché ciò che abbiamo trovato è, nei suoi mille volti, elusivo, delusivo, evasivo, straniero perfino a se stesso… Per questo lo Spirito c’invita ad uscir di casa – senza abbatterla, però – ne siamo responsabili – tuttavia ricordare, come dice un rabbino, che “ogni casa è casa di gentile”[1].

Dice Lui, lo Spirito: “Parti dal tuo paese, dal tuo parentado, dalla tua casa e va nella terra che ti mostrerò”[2]. Per trovare pace?

[1] B. Chatwin: Elogio dell’irrequietezza

[2] Genesi, 12,1.

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