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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

"Antonio Libonati:
le sue opere, la sua arte".

a cura di
Giuseppe Nociti

"Ritratto della nonna", 1996, olio su tela, 40 x 50
Conosco da anni Antonio Libonati e la sua produzione pittorica. La conoscenza che si è andata approfondendo negli anni, si è mutata in stima sempre più profonda quindi in amicizia. Questa, ha influito certissimamente anche sul "giudizio" che da tempo ho già espresso e continuo
ad esprimere nei confronti della sua produzione artistica. Ciò affermo, prima che mi si taccia di formulare quelle considerazioni che andrò esponendo, come dettate solo dall'affetto e dall'amicizia reciproca e perché intendo ribadire che tali influssi, non hanno mai nè alterato nè
condizionato il mio "giudizio", tanto più che, ogni nuovo quadro che egli mi ha fatto vedere, mi ha allibito, ogni volta, in modo nuovo rispetto al precedente. Alla base di ciascuno dei quadri, va consolidandosi, nel tempo, una "struttura" complessa quanto quella dell'uomo: un misto di realtà (Realismo? Impostazione fotografica?) e di sogno filtrato dal conscio o dall' inconscio in modo sempre più complesso, ma pur sempre meglio individuabile che è poi l'identità costante di
una non sempre apparente, ma forte personalità. Questa "struttura", si arricchisce e si nobilita nel colore che è luce in infinita gamma di intensità e tonalità che investe l'oggetto narrato, sembra esaurirsi in esso ed invece, pur nella precisione dei colori, si diffonde col mondo che comprende l'oggetto in sfumature quasi sempre, direi, "ancestrali ", poiché non sempre sono
ben definibili all'occhio di chi contempla. Il "critico" ufficiale, qui esclamerebbe: "Ma certo! E' la caratteristica dell'Impressionismo, quella tecnica pittorica che assolutamente evita i colori grigio ed ocra! ". Ma qui ci sono certi grigi creati dalla luce e certi ocra forse coscientemente voluti. Ed allora? Eccoci al nostro principale assunto: questo artista, comprende in sé i principi o le regole di tante scuole pittoriche e di tante correnti d'arte, ma sempre filtrate nella realtà e nel sogno, da una capacità poetica istintiva che, man mano negli anni, prende coscienza di sè e si manifesta in modo leggibile come avviene al poeta, quando realizza in parole scritte i suoi sentimenti o al musicista, quando realizza la sua ispirazione armonica in una composizione.

                            
 
"Anziani", (1996)
olio su tela, cm 40x50

     Due vecchi, non affiancati, seduti su due gradini ambedue col bastone, uno che si accinge a fumare ma assorto nei suoi pensieri, l’altro che con una mano pare che si ripara dal sole, che medita pur’egli ma svagato nello sguardo che osserva qualcosa che lo attira; ambedue intensamente vivi ma straordinariamente “morti” perché colti in un attimo di immobilità che pare sfiori una eternità di pietra quasi simile all’eternità di quei gradini pure di pietra che immettono, salendo, al portale chiuso di una chiesa, plinti viventi ancora, alla base di una colonna ancora di pietra del protiro della chiesa mentre il sole inonda il muro, le pietre e lascia in una penombra dorata il portale chiuso. Sfuggente memoria di momenti di vita di un mondo ora scomparso dalla nostra vita.

"All'osteria",(1996)
olio su tela, cm 30x40

 

Un tavolo, all’angolo sinistro una vetrata, di fondo un muro intonacato, inondato da una luce dorata, sulla destra estrema un’apertura da cui penetra la luce e, fra il muro e il tavolo, quattro figure di fondo ed altre due sulla destra. Sul tavolo, bicchieri o vuoti o con residui di vino, un cartoccio con rimanenze di cibo e bottiglie ad ampolla contenenti vino. I volti dei popolani raffigurati, sono scavati dall’età e dal lavoro, colti nel momento di una animata discussione che si rivela dal gesto dell’uomo di profilo sulla destra, puntato verso il petto dell’uomo di centro, nel fondo, il quale sta per bere ed è assorto come se stesse per replicare, ma cerca le perdute sue ragioni, e gli altri che lo affiancano, intenti ad osservarlo. Qui, tutto è prezioso, i riverberi di luce, le rifrazioni sul vetro della porta, la natura morta sul tavolo, che farebbe invidia a Morandi, il poema dei volti e dei gesti e la luce tangente che inonda. Il tutto, dalla destra, ricorda la luce che dalla finestra accende i volti dei doganieri e le monete e il viso di Matteo, “chiamato” da Cristo, del famosissimo quadro del Caravaggio.

 

 
 "La vendemmia", (1996)
olio su tela, cm 40x30

 

Non visionato dal critico, sarà aggiornato quanto prima!

 
"Riccardo Muti", (1996)
olio su tela, cm 40x30

 

Colto in un atteggiamento suo caratteristico nella direzione d’orchestra, a braccia stese con una mano protesa in fuori con un movimento particolare delle dita e dall’altra con la bacchetta tesa in alto ed il viso rivolto in cielo, felicemente rendono uno di quei momenti di intensità musicale, interpretati e resi con una tensione spirituale spesso - e come in questo caso - ben visibili nella espressività intensa vissuta da questo grande Maestro.

 

“Alba", (1995)
olio su cartone telato, cm 6x6

 

Non visionato dal critico, sarà aggiornato quanto prima!

 

"Le Castella", (1995)
olio su tela, cm 50x50

 

 

Il paesaggio calabrese e il mare di Calabria, ritornano con la rappresentazione del maniero omonimo, raffigurato in alto quasi isolato dall’acqua ma bruciato dal sole, calcificato come la spiaggia che è in primo piano, sulla quale domina una strana roccia che vagamente per la sua stratificazione, si apparenta al castello, da esso diviso da questo splendido mare, che pare averle ambedue plasmate.

 

 

"Still life", (1995)
olio su tela, cm 50x40

 

Più che su altre composizioni - non si può naturalmente parlare di tutto - penso che sia doveroso soffermarsi su un quadro che al mirarlo si trattiene il respiro, quasi si tema di turbare la straordinaria freschezza e la disposizione magnetica degli elementi che lo compongono. Si tratta di un dipinto che sovverte l’ordine naturale delle cose e i canoni più o meno comuni alle rappresentazioni di nature morte. Su un fondale di assi verticali, che rivelano, fra le connessure larghe, un cielo luminosissimo, risaltano pannocchie di granturco in parte ancora coperte dalle loro fodere, dalle quali pare che le pannocchie stesse abbian voglia di rivelarsi, quasi squarciando le fodere stesse, si aderge al centro un calice di vetro soffiato finissimo, contenente vino, e il tutto pare esprimere un senso di attesa e di invito. Ed ogni oggetto, ogni cosa sono posti in rilievo dalla sorgente luminosa situata a fianco sulla destra della persona che guarda, quindi senza che questa le crei ostacolo; luce così forte da illuminare le tavole che fan da sfondo, la pannocchie e il calice e il vino che ne è contenuto, con preziosissimi riverberi e giochi e tonalità incredibili e quindi difficilmente descrivibili. Questo sapiente, per quanto incredibile gioco di luce, ricorda eccellentemente i fasci luminosi che toccano e accendono le cose, le persone, i visi, le mani, le vesti, che sono forse, la più sapiente e geniale caratteristica del Caravaggio.

 

 "Pini loricati 2", (1995)
acquerello, cm 20x18

 

 

 

Non visionato dal critico, sarà aggiornato quanto prima!

 

 

"Sila innevata", (1995)
olio su tela, cm 15x20

 

E’ molto difficile l’uso del bianco su una tela perché il bianco, lo si sa, abbaglia, quasi abbacina senza risalti perché privo di colore; diventa predominante al punto da non far più distinguere ciò che da esso è coperto o illuminato. Nel caso del quadro in parola, è certo il cielo, di un azzurro predominante pur se velato e minaccioso, che annulla l’abbagliamento e sottrae a quella uniformità la lunga teoria degli alberi, movimentandoli in fuga di figure, quasi personaggi in processione tra il cielo descritto e il terreno in primo piano uniformemente coperto di neve.

 

 

"Torre antica albanese", (1995)
olio su cartone telato, cm 10x5

 

Un maschio quadrato di una fortezza che si eleva possente. E’ luogo deserto di uomini, quasi eremo, ma che si sente stranamente popolato di attente scoltre entro le mura, e in alto, entro la loggia coperta, scandita da pilastri. E questo mastio, luminoso protettore di antiche tradizioni e garante di esse, vigile e minacciosa barriera al tenebroso dilagare delle barbarie, si erge quasi una sfida agli scuri monti che si ergono sullo sfondo, mentre su tutto incombe un cielo bianco, franto dall’azzurro, presagio sereno, foriero di luce.

  

 "L'agave", (1996)
olio su tela, cm 50x60

 

Non visionato dal critico, sarà aggiornato quanto prima!

 

 

“La barca", (1995)
olio su cartone telato, cm 4x15

 

 

Una barca carenata ad arco, che fra una prua appuntita ed una poppa piatta nettamente si elevano sull’acqua, legata ad un tronco secco che emerge dalla riva, par si proietti verso quel libero mare che appena si accenna in profondità oltre la porta spalancata fra due punte di terra nel languore di una luce serotina.

 

"Marina con agave", (1995)
olio su cartone telato, cm 10x5

 

 

E torna il mare, con una vasta risacca e un cielo non terso, sui quali campeggia, lo straordinario fiore dell’agave. E qui, questo fiore è un antico candelabro che si accende di luci nei fiori terminali dei suoi bracci, come la preghiera accesa al Dio ignoto che è il Dio della terra, del mare, del cielo.

 

 
Antonio Libonati
Via G. del Pian dei Carpini, 96/3
50127 - Firenze
Tel.  055.413828 - Cell.  328.7227699

 

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