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PREMIO MEDITERRANEO 2009
INTERVENTO DEL PROF. ITALO COSTANTE
FORTINO
Pino Cacozza č un poeta, cantautore e
rapsodo della cultura degli Arbёreshё in Italia.
Gli Arbёreshё sono la minoranza
linguistica storica albanese che fonda le radici nell’emigrazione del
XV-XVI secolo nel Regno di Napoli, al tempo di Alfonso e Ferrante
D’Aragona.
Oggi, dopo pił di 5 secoli, Essi
rappresentano una comunitą sostanzialmente compatta, formata da pił di
100.000 abitanti dislocati in 7 Regioni del Meridione: la Campania conta
il paese Greci, in provincia di Avellino, le altre comunitą sono in
Abruzzo, Molise, Basilicata, Puglia, Sicilia e soprattutto in Calabria.
Devo ricordare che la Regione Campania
dimostra grande attenzione alla minoranza albanese di Greci: da alcuni
anni ha approvato una legge di tutela con risultati molto apprezzati.
La cultura degli Arbёreshё – lingua,
letteratura, riti – si č trasmessa oralmente, ma anche attraverso la
scrittura degli intellettuali, autodidatti, che hanno saputo creare, con
continuitą nei secoli, una tradizione linguistica e letteraria di
notevole spessore.
Ancora oggi questa cultura – nell’era
della globalizzazione – parla all’uomo moderno.
Pino Cacozza coglie gli echi del
passato, abbraccia la storia degli Arbёreshё, ne diventa interprete e la
racconta con la poesia cantata.
Da qui la figura del poeta-rapsodo, da
qui il titolo alla raccolta di liriche Rrёnjat e Arbёrisё – Le
radici dell’Arbёria (Arbёria intesa come “entitą comunitaria storica
degli albanesi dell’Italia meridionale”), che forma la base del
recital, che avremo modo di ascoltare tra poco.
.
Il poeta, nel suo percorso, incontra le figure storiche della cultura di
appartenenza, le pił antiche, i personaggi che sono alla base della
“Rinascita” culturale arbёreshe del XIX secolo, soprattutto quelli
coincidenti col Risorgimento italiano: Domenico Mauro, Agesilao Milano
(quello impiccato qui a Napoli nel Largo Cavalcatoio nel 1856 dai
Borboni), Attanasio Dramis, Girolamo De Rada, Pasquale Baffi (anche
questi impiccato qui a Napoli, nel 1799, per avere aderito alla
Repubblica Partenopea), e poi Angelo Masci, Francesco Crispi, tutti
personaggi dalle due patrie - l’italiana e l’albanese - dalle due
culture e dalle due lingue.
La forza della resistenza degli
Arbёreshё č consistita proprio in questa integrazione nel tessuto
italo-meridionale e nello stesso tempo nel radicamento nella cultura
sottostante albanese, che ha continuato ad intrecciarsi con la nuova,
quella acquisita, formando un humus identitario aperto alla diversitą.
.
Il segreto – che il poeta Pino Cacozza
ci svela gradualmente nelle sue liriche di Rrёnjat e Arbёrisё -
consiste nel concetto di ricchezza che proviene all’arbёresh
dal possesso di due culture, di due visioni del mondo.
Gli arbёreshё del passato hanno
incarnato questo stato esistenziale, sia a livello delle scelte
politico-culturali, sia a livello linguistico-letterario: tutti gli
scrittori presentano le loro opere bilingui: testo albanese con
traduzione italiana a fronte, cosģ come dimostra anche la raccolta di
Pino Cacozza, Rrёnjat e Arbёrisё.
L’autore č traduttore egli stesso delle
sue opere. Un esercizio prolungatosi nei secoli e che continua tuttora.
.
La visione del mondo, che puņ sembrare “romantica” agli occhi
disincantati del lettore tecnologico, č meno “romantica” di quanto non
si pensi.
Il poeta non si affida al destino, né
alle visioni sublimanti. Egli coglie il segreto della robustezza della
cultura arbёreshe nell’operositą dell’uomo, nella tenacia, nelle
aspirazioni.
E’ il concetto di “lavoro” che si fa
strada, che indica la via della costruzione, che trasforma l’ariditą del
terreno in produzione e benessere:
Jemi shpia e bёnё me djers e tue
kёnduar
Na jemi buka te tryeza, lulja te muri
Jemi fara ēё lulёzon edhe te guri
Siamo la casa fatta coi sudori
cantando
Noi siamo il pane a tavola, il fiore
sul muro
Siamo il seme che fiorisce anche sulla
pietra.
L’arbёresh – dice il poeta - ha sudato
e penato, ma ha costruito la casa, quella materiale e quella della
cultura.
In passato la letteratura ha svolto un
ruolo importante nella cultura della minoranza arbёrshe, ha indicato un
percorso. E’ stata impegnata.
Anche oggi l’intreccio tra vita
quotidiana e immaginazione letteraria rimane vivo e formula proiezioni
indicative.
Accanto a Pino Cacozza, tanti altri
poeti si esprimono artisticamente in una lingua arcaica e nello stesso
tempo rinnovata, che risente del passato ma che ha, contemporaneamente,
il sapore del moderno.
La poesia, che tra poco sentiremo
cantare dallo stesso autore, apre alla speranza, tra continuitą,
integrazione e diversitą, e conferma la sensazione e la consapevolezza,
contenute nel verso: Jemi njё kulturё ēё nёng mёnd vdes – Siamo una
cultura che non puņ morire.
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