LE
MINORANZE ETNICO - LINGUISTICHE IN ITALIA SONO UNA RICCHEZZA STORICA E
CULTURALE
Le minoranze etnico -
linguistiche in Italia sono una ricchezza non solo storica (ben
depositata nella memoria della civiltà dell'identità nazionale) ma
anche culturale e riguarda un percorso di maggiore conoscenza e di
valorizzazione dei territori.
Come Ministero per i Beni e
le Attività culturali abbiamo avviato, già da tempo, una ricerca sul
patrimonio culturale nelle realtà dell'Arberia. Una ricerca,
coordinata dalla direzione generale diretta da Francesco Sicilia (Beni
librari e Istituti culturali) e con un progetto, che si sta ampliando
metodologicamente, guidato istituzionalmente e politicamente dal
sottosegretario on. Nicola Bono (che guarda con molta attenzione a
questi aspetti attraverso raccordi di promozione tra le varie
culture), i cui risultati saranno disponibili (con testo in italiano e
in albanese) già dai prossimi mesi e saranno pubblicati nei Quaderni
di "Libri e Riviste D'Italia", (Istituto Poligrafico dello Stato),
collana diretta da Angela Padellaro, del Ministero. Il progetto
complessivo, comunque, toccherà ormai tutte quelle minoranze etnico -
linguistiche presenti sul territorio nazionale.
La storia del popolo
arbereshe (italo - albanese) è una storia che trova nelle identità
delle culture mediterranee una chiave di lettura fondamentale. Realtà
meridionali che hanno sempre avuto contatto con il mare nonostante gli
stanziamenti interni delle popolazioni arbereshe. In fondo gli
albanesi, ieri come oggi, venivano e vengono dal mare. I paesi che
registrano usi, costumi, lingua, tradizione e storia arbereshe in
Italia sono 50. In Puglia ce ne sono tre. Nella sola Calabria ci sono
33 comunità arbereshe. I beni culturali, (il patrimonio culturale in
senso più generale) di questi paesi, rappresentano una chiave di
lettura per un processo non solo di conoscenza ma soprattutto di
valorizzazione e di fruizione sia sul piano scientifico che didattico
– pedagogico.
La conoscenza del loro
patrimonio è conoscenza dei territori nei loro elementi di raccordo
tra passato e presente e tra presente e sviluppo culturale. dalla
tradizione ai processi informativi. Un percorso che interessa la loro
identità e la loro antica e attuale presenza nei territori. Sono
interessati Regioni come la Puglia, la Calabria, la Sicilia, La
Basilicata, la Campania, il Molise, l’Abruzzo.
Ci sono beni culturali e
testimonianze storiche che hanno un loro travaglio culturale marcato
dovuto ad un intreccio non solo epocale che si portano dentro, ma
soprattutto ad una consapevolezza che proviene da una interazione di
civiltà. Soprattutto in alcune realtà meridionali questo sentire
storico e civile è profondamente rimescolato da processi che sono
etnici, antropologici, religiosi. Mi riferisco, dunque, ai beni
culturali dei paesi (o delle comunità) arbereshe.
Non è che abbiano, questi
beni (e guardo con interesse alle chiese, ai conventi, ai monasteri,
alla realtà ambientale e paesaggistica dei paesi stessi), una loro
strutturazione scollegata dalla storia monumentale e architettonica
greco – bizantina tradizionale ma l’incontro tra la tradizione e la
"modernità" greco – bizantina ha sviluppato una realtà storica che ha
connotati orientali.
E i riferimenti che si
leggono sui monumenti dei paesi albanofoni hanno non solo questo
richiamo grecanico e di matrice bizantina ma la loro storia
patrimoniale e culturale è strettamente legata ad una identità
religiosa. E’ come se i beni culturali fossero l’espressione costante
di un culto. In realtà costituiscono una testimonianza di una
spiritualità non solo di un popolo ma anche di un tempo. Si pensi alla
diffusione mariana che è collegata ad una struttura di chiesa madre
ben evidenziata dalla facciata aperta e dagli spazi circostanti.
C’è, insomma, uno stretto
legame, nei beni culturali dei paesi albanesi d’Italia, tra il
patrimonio architettonico (il patrimonio storico - culturale) e il
culto. Questo vuol dire che i beni culturali rappresentano, in tali
territori, una espressione della condizione liturgica che si manifesta
nella simbologie delle strutture. C’è da precisare un fatto che è
significativo per queste comunità e si legge come un dato laico. Il
centro storico è quasi sempre il centro abitato e il centro abitato è
quasi sempre nel centro storico.
Una splendida visione del
genere si registra a Civita. Ma penso anche a Farneta, ad alcuni
ambienti di San Marzano di San Giuseppe, ad alcuni paesi della
siciliana Piana. Penso al paesaggio – presepe di San Paolo in
Basilicata o a Ururi. Cioè il bene culturale che si percepisce nella
storia delle abitazioni diventa una manifestazione della vivibilità e
quindi una manifestazione del quotidiano e mai un retaggio
antropologico. Ed è un fatto positivo che incide su quattro aspetti.
Uno sociologico. Uno storico. Uno artistico. Uno documentario.
Ma la storia di queste
comunità è vissuta come decodificazione di un processo artistico.
Infatti le chiese o i conventi (si pensi a San Demetrio con il suo
Sant’Adriano e il suo Centro Studi o a Spezzano Albanese o alle
comunità di Piana degli Albanesi) sono i contenitori non solo di un
"apparato" storico e architettonico dalle radici o matrici Orientali
ma costituiscono soprattutto l’immagine di una proiezione d’arte.
La Calabria è al centro di
questo itinerario. Dalla provincia di Cosenza a quella di Crotone a
quella di Catanzaro. Un itinerario che tocca il paesaggio e la
cultura, i riti e le forme di tradizione. Un viaggio tra gli Arbereshe
della Calabria è un viaggio che ci mette al centro di un rapporto tra
Occidente ed Oriente. La chiesa dell’Assunta di Firmo è la tipica
fotografia che mette insieme semplicità della struttura e culto delle
civiltà albanofone. Mentre la cattedrale di Lungro è l’incontro tra il
raffinato stile medio orientale e il desiderio di occidentalizzazione
dell’arte. Una cultura di stampo prettamente bizantino. Il bizantino
qui si svolge in un incrocio tra il romanico e il barocco.
Dalla semplicità della chiesa
di Firmo alla esuberanza e sobrietà della cattedrale di Lungro. Dalla
semplicità lineare di Macchia alle forme "barocche" di San Demetrio.
Dal bizantinismo restaurato del campanile della chiesa di San Pietro e
Paolo di Spezzano Albanese al decorativo piano di Barile. Agglomerati
urbani che si dichiarano artisticamente attraverso una tradizione che
ha come bene fondante il culto. I beni culturali, per la maggior
parte, in questi paesi, sono beni di culto.
Mettiamo insieme queste due
forme e il discorso che si faceva all’inizio ha una sua corposità
storica e artistica. Si mantiene fede alla storia ma l’arte è qualcosa
di più che si concilia con la fede. La storia invece con il culto. Le
tre navate di questa cattedrale sono la dimostrazione di uno stile e
di una forma che chiaramente caratterizzerà e si imporrà nella cultura
di queste comunità. Le quali comunque rimangono fedeli, nella loro
visione storico – artistica ad una identità illirica sia nello stile
che nelle forme.
Per restare, ora, nell'antica
Terra d'Otranto ci sono alcune sottolineature da cesellare. In Puglia,
dunque, vi sono tre comunità Arbereshe (italo - albanese). Una in
provincia di Taranto, San Marzano di San Giuseppe, e le altre due in
provincia di Foggia: Chieuti e Casalvecchio di Puglia. Cultura
popolare e identità etnico - linguistica, qui, si intrecciano. Un
processo di civiltà che ha come fondamento storico il valore della
tradizione. Sono territori che risultano interessati da una cultura
"minoritaria" ma che hanno una grande valenza antropologica.
San Marzano di San Giuseppe è
una di quelle comunità etnico - linguistiche, la cui lingua Arbereshe
è un patrimonio da tutelare e sul quale si sta lavorando attraverso un
progetto finalizzato. Anche il Ministero per i Beni e le Attività
culturali è interessato a queste comunità italo - albanesi. San
Marzano è un paese della Puglia (ce ne sono altri che fanno parte del
progetto ma sono estesi su le sette Regioni d'Italia che presentano
realtà Arbereshe), che, in base alla Legge 482/99, è entrato, con i
suoi istituti scolastici, a far parte dei "Progetti finalizzati a
scuole della minoranza linguistica Arbereshe".
Si fa sempre più interessante
riconsiderare le minoranze etnico - linguistiche. La tutela
dell'identità nazionale e della lingua italiana è, chiaramente, un
punto fermo. C'è una varietà di geografie territoriali che pone in
evidenza il problema. Nel Sud: dal provenzale al grico, dallo slavo
all'arbereshe. Ci sono connotati storici che vanno ricontestualizzati
e ci sono elementi identitari sui quali occorre riflettere. Tra queste
minoranze, quella Arbereshe ha una sua valenza più corposa. Nella
Chora tarantina c'è una scacchiera che presenta tasselli
importanti.
Va dato chiaramente anche uno
sguardo a quei paesi della Puglia ionica che hanno perso la lingua e
la tradizione Arbereshe. Hanno un'origine italo - albanese, infatti,
alcuni paesi della provincia di Taranto, i quali si caratterizzavano
per le forme di rito greco - ortodosso. Tra questi paesi si annoverano
comunità come Carosino, Faggiano, Monteiasi, Montemesola, Monteparano,
Roccaforzata, S. Crispieri, San Giorgio Jonico. Sono paesi che hanno
perso la loro identità albanofona e le testimonianze risalenti ad una
cultura Arbereshe sono ben poche.
Solo San Marzano di San
Giuseppe ha mantenuto una tradizione Arbereshe che è, comunque,
oramai, anch'essa ben diversa da un percorso culturale e religioso
greco - ortodosso. La sua eredità italo - albanese ha una consistenza
storica, che non va dispersa e va difesa perché è parte integrante di
un processo culturale ed esistenziale.
San Marzano non può essere
studiato soltanto dal punto di vista demo - antropologico. La realtà
che presenta si inserisce in un quadro sistematico di recupero del
bene culturale come espressione di un patrimonio da tutelare e da
valorizzare. Ha sempre costituito un punto di riferimento e di
aggregazione tra la Lucania, la Puglia, la Calabria e la Campania. In
Campania c'è un solo paese Arbereshe. Si tratta di Greci, in provincia
di Avellino. E' stato sino al 1860 provincia di Foggia.
Ancora oggi, San Marzano è il
paese con il più alto numero di abitanti rispetto a tutti gli altri
che coprono l'Arberia. La Calabria, invece, presente il più grosso
numero di paesi Arbereshe. Ve ne sono ben 33. La Puglia,
geograficamente, costituisce un territorio cerniera. Ieri (quando gli
albanesi vennero in Italia, intorno al XV secolo) come oggi
rappresenta un'area di frontiera. Queste comunità (San Marzano è un
esempio) non sono solo una testimonianza storica ma tracciano un
percorso identitario, attraverso il quale approfondire le radici e le
ragioni di una diaspora. Il mondo albanese ci appartiene dentro questa
immensa anima mediterranea.
Non sono solo identità, i
beni culturali, di una memoria che racconta la storia di una civiltà
che è ormai solo memoria. Sono il tracciato di un futuro che si legge
sulla dimensione di un rapporto fondamentale, appunto, tra cultura,
economia e sviluppo. Solo così questi paesi arbereshe potranno
continuare a raccontare storia e a difendere un patrimonio
strutturale, antropologico, di idee. La storia dei paesi arbereshe è
nella nostra capacità di saperla tutelare e valorizzare attraverso i
simboli che sono costituiti dalle strutture. Le strutture sono i veri
testamenti di una comunità. Sono i testamenti reali che segnano il
futuro.
La Puglia come la Calabria,
in particolare, o la Basilicata o la Sicilia o il Molise le altre due
Regioni difendono il patrimonio delle minoranze non dimenticando i
valori dell’Unità e delle identità di una tradizione che racconta le
sue diverse storie. Gli arbereshe sono storia, tradizione cultura. Il
loro patrimonio si innesca in una visione ampia sul piano identitario.
Resta, comunque, fondamentale il rapporto tra i paesi che tuttora
praticano la lingua arbereshe e quei paesi che hanno perduto usi,
tradizioni e costumi oltre che la stessa lingua.
Un rapporto che sottolinea
segni particolari in quel patrimonio che non è solo culturale in sé ma
è anche umano. In una tale dimensione la storia della letteratura
(proprio in quel rapporto tra mondo albanese e mondo Arbereshe) potrà
offrirci delle chiavi di lettura certamente significative. Sul piano
istituzionale, comunque, la ricerca andrà, tra l'altro, ad
approfondire anche le altre comunità minoritarie presenti in Italia
proprio per tentare di stabilire delle comparazioni non solo storiche
ma anche letterarie.
Pierfranco Bruni
(Coordinatore Progetto di
valorizzazione delle comunità di minoranze etnico - linguistiche del
MBAC)