Mirë se erdhe...Benvenuto...
ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  

 

n. 114/115 - 2004

A quattro anni dalla promulgazione della Legge 482/99

Bilancio non del tutto positivo nel convegno indetto dal Ministero per gli Affari Regionali

Il Ministro Enrico La Loggia  istituisce la Conferenza Stato,  enti locali e minoranze linguistiche.  Assenti le Regioni  Basilicata e Calabria.

 di Alfredo Frega

Roma - Bilancio non certo ottimale per le minoranze linguistiche storiche a distanza di quattro anni dalla promulgazione della legge 482/99. Ma non per tutti i gruppi minoritari. Dei risultati sono stati raggiunti; altri subiscono intralci burocratici che potrebbero essere superati; altri, ancora, stentano a realizzarsi. Alcune norme della richiamata legge di protezione, come le trasmissioni in lingua minoritaria da parte dell’ente radiotelevisivo di Stato, sono state completamente ignorate e disattese. Su cosa fare di più, su come affrontare i problemi delle singole diversità, su come evitare il rischio della confusione e della perdita dell’insieme della situazione, se lo è chiesto il Ministro per gli Affari Regionali, sen. Enrico La Loggia, concludendo un importante incontro a Roma. Una soluzione a questi interrogativi, semplice e chiara, l’ ha dato lo stesso ministro che, peraltro, è stata accolta dai rappresentanti delle regioni interessate. In pratica essa è scaturita dal fatto che manca un luogo di confronto stabile, dove Stato, regioni, province e comuni, nonché rappresentanze dei gruppi linguistici, possano decidere. Da qui l’idea della Conferenza che sarà studiata con urgenza dai tecnici del ministero e che sarà convocata ogni volta in una regione diversa. Si vuole giungere ad una partecipazione equilibrata in un tavolo paritario per permettere allo Stato di compiere un miglioramento verso le minoranze linguistiche, adempiendo in tal senso quanto lo stesso Consiglio d’Europa ha chiesto agli stati membri. Questo organismo nascerà in sintonia con il trattato di Mastrich e con lo spirito federalistico di cui il Governo di centro – destra intende attuare in Italia. Una conferenza – ha rilevato il Ministro – di confronto tra minoranze portatrici di problemi diversi e ai quali vanno trovate soluzioni diverse. La più piccola minoranza linguistica avrà il suo ruolo da svolgere con pari dignità delle altre più consistenti.

Il secondo convegno aveva come tema “Le lingue minoritarie nella scuola e nella pubblica amministrazione in Italia: obiettivi e interventi realizzati dalle collettività locali. Secondo incontro delle minoranze linguistiche in Italia e seminario follow-up della convenzione quadro sulla protezione delle minoranze nazionali”. Numerosa la partecipazione delle regioni interessate: Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Puglia, Sicilia, Piemonte, Molise, Veneto, Trentino, Campania, Abruzzo. Chi mancava? Oltre alla Regione Basilicata anche la nostra bella Calabria, con il suo bel “Mediterraneo da scoprire” e con ben tre minoranze linguistiche da proteggere! Una voce, in ogni modo, c’è stata. Quella del sindaco di Guardia Piemontese Andrea Muglia, che di sua iniziativa ha raggiunto Roma dove ha potuto esprimere il suo disappunto per l’assenza della massima istituzione regionale. Il sindaco guardiolo ha rilevato l’apporto dato giorni fa a Torino nella manifestazione indetta per sostenere l’occitano quale lingua ufficiale delle prossime Olimpiadi invernali.

Presente, altresì, il prof. Francesco Altimari dell’Università della Calabria che ha sostenuto la necessità di istituzionalizzare il consorzio degli atenei d’Italia dove esistono le cattedre delle lingue minoritarie. Il prof. Domenico Morelli, presidente del CONFEMILI, ha sostenuto che alle associazioni culturali, alle quali si deve una grande riconoscenza per aver contribuito alla salvaguardia delle lingue e delle culture diverse, va dato più spazio in modo che loro ruolo possa continuare ad essere svolto con maggiore intensità nel futuro.

Il rappresentante del Comitato consultivo di Strasburgo della Convenzione quadro di protezione delle minoranze nazionali ha potuto rendersi conto dei risultati dell’applicazione della Convenzione in Italia, dichiarandosi soddisfatto anche dell’iniziativa del Ministero degli Interni, comunicata dal Dr. Giuseppe Mario Scalia su un monitoraggio concernente la presenza dei Rom in Italia.

Tra gli interventi più interessanti quello dell’avv. Massimo Manera rappresentante della comunità Grica del Salento, il quale ha riferito che durante il recente convegno di Lecce, la delegazione dell’ANCI (Associazione nazionale dei comuni d’Italia) lo ha incaricato, nella sua qualità di sindaco, di coordinare i lavori per un progetto attuativo per la istituzione di una Consulta dei comuni di lingua minoritaria in Italia, quale supporto per una politica comune ed omogenea al fine di contemperare le realtà diverse nell’attuazione della legge 482/99. Ha sottolineato che il ruolo dei Comuni riveste carattere primario, indispensabile ed insostituibile. Lo stesso ha, inoltre, illustrato quanto si va realizzando in terra grico – salentina grazie soprattutto al Consorzio dei comuni che sta offrendo risultati lusinghieri.

A proposito delle iniziativa delle quali si è parlato in questa assise e cioè quella del Ministero per gli Affari Regionali e quella dell’ANCI, entrambe a prima vista appaiono necessarie ai fini dell’applicazione corretta dello strumento legislativo. Nello stesso tempo, però, ci fanno pensare ad una proliferazione di organismi che sommati agli altri che sono stati già istituzionalizzati o che lo saranno fra qualche tempo nelle varie regioni interessate, potranno creare una ragnatela tale da cui poi sarà difficile uscirne.

I rappresentanti delle comunità arbëreshe che hanno offerto il loro contributo, sono stati: Gaetano Caramanno della Sicilia, Fernanda Pugliese per il Molise, Patrizia Vespasiani per l’Abruzzo e Donatella Martino per la Campania.

Infine un tema su tutti ha prevalso e in pratica la non applicazione dell’art. 12 della legge 482/99, cioè la mancanza della convenzione tra il Ministero delle comunicazioni e la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, nonostante l’emanazione del DPR del 14 febbraio 2003 che ha approvato il famoso contratto di servizio tra le due istituzioni. Rimane, dunque, ancora ignorata la norma contrattuale dell’art. 12 che fa esplicito riferimento alle iniziative per la valorizzazione delle culture locali. La Rai si era formalmente impegnata a valorizzare e promuovere, nell’ambito dell’unità politica, culturale e linguistica del Paese, nelle proprie trasmissioni, le culture regionali e locali in stretta collaborazione con le regioni, le province ed i comuni, le università e gli enti culturali. Chi li ha visto la programmazione regionale per le minoranze linguistiche che la RAI avrebbe dovuto realizzare per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri e sulla base di apposite convenzioni? E’ stata assicurata una programmazione rispettosa dei diritti delle minoranze linguistiche nelle zone di appartenenza? Leggiamo assieme parte del comma 5 dell’articolo del contratto di servizio sopra richiamato: “Ai sensi dell’art. 12, comma 1, della legge 15.12.99, n. 482, e dell’art. 11 del DPR 2 maggio 2001, n. 345, la RAI s’impegna ad assicurare le condizioni per la tutela delle minoranze linguistiche riconosciute nelle zone di loro appartenenza, assumendo e promuovendo iniziative per la valorizzazione delle lingue minoritarie presenti sul territorio italiano: La RAI promuove, altresì, la stipula di convenzioni, con oneri in tutto o in parte a carico degli enti locali interessati, in ambito regionale, provinciale o comunale, per programmi o trasmissioni giornalistiche nelle lingue ammesse a tutela, nell’ambito delle proprie programmazioni radiofoniche e televisive regionali. Entro novanta giorni dall’entrata in vigore del presente contratto una commissione appositamente costituita tra il Ministero e la RAI individuerà le sedi della società a cui sono attribuite le attività di tutela di ciascuna minoranza linguistica riconosciuta nonché il contenuto minimo di tutela”.

Era presente il dirigente RAI, Carlo Romeo, il quale – non discostandosi dalla campagna propagandistica in corso - ha sostenuto che è in atto un profondo e radicale cambiamento nelle comunicazioni televisive con l’avvio del digitale dal quale “trarranno benefici soprattutto le minoranze linguistiche” (sic!). Nessuno dei presenti ha apprezzato questo intervento di risposta o di difesa, anzi è stato chiesto un intervento ufficiale del Ministro La Loggia al riguardo.

Priru /Torna