Spezzanello
di Tarsia 1742:
un inedito
episodio di ordinaria ingiustizia
(di Francesco
Marchianò)
“La peggiore delle
tirannie è quella che viene esercitata
all’ombra delle
leggi e sotto la protezione della giustizia”
Montesquieu
Durante il regno illuminato di Carlo III di
Borbone1,
Spezzanello di Tarsia2
era un misero casale di contadini che lentamente andava assumendo
i connotati di un paese al pari di S. Lorenzo del Vallo, di Terranova
e Tarsia, centri questi due ultimi da cui esso dipendeva
amministrativamente e giuridicamente.
I comuni, allora denominati universitas,
erano retti da un sindico coadiuvato da una giunta di eletti,
mentre per gli affari di giustizia si interessava un governatore.
Su tutti l’ultima parola toccava ai potenti feudatari che
dominavano ancora con metodi medievali nonostante alcune limitazioni
poste loro dal neo sovrano borbonico.
In questo periodo gli spezzanesi dipendevano
dal Principe di Tarsia, Ferdinando Vincenzo Spinelli di Cariati, che
godeva della sinistra fama di uomo turpe e violento3.
In Spezzanello, verso la fine del XVII
sec., cominciavano ad emergere alcune famiglie come i Magnocavallo, i
Barbato, i Luci, i Marchianò, i Brunetti, …e, fra queste, in modo
particolare eccelleva quella vastissima dei Cucci che annoverava
medici, avvocati e sacerdoti4.
Uno di loro, il medico D. Alessandro Cucci5,
a proprie spese fece edificare ed aprire al culto la nuova chiesa del
Carmine (1735) ed accanto ad essa il Ritiro (1744), di cui primo
priore fu il fratello D. Dragonetto6.
Nel 1738, il feudo di Tarsia, compreso
Spezzanello, venne preso in affitto dal ricchissimo D. Carlo
Campagna che nominò proprio “aggente” (sovrintende) D.
Alessandro Cucci il quale si circondò di sgherri, secondo il costume
dell’epoca, esercitando, con i fratelli, un potere assoluto sui miseri
ed incolti abitanti del villaggio e controllando direttamente le
autorità locali, come si evince da più testimonianze.
Ben presto, però, i Cucci entrarono in
contrasto con il governatore D. Gennaro Pisani di Sant’Agata (d’Esaro),
forse un uomo giusto e sensibile alle sofferenze subite dalla
popolazione, in principio loro amico che però miravano a dominarlo,
come avevano fatto con gli altri predecessori. Ma al Pisani, però, la
querelle con i prepotenti signorotti Cucci non portò bene.
Tentiamo di ricostruire i fatti nonostante la
difficile lettura dei documenti d’archivio resa quasi impossibile
dalla scadente qualità dell’inchiostro e della carta, dalla pessima
grafia, dalle abbreviazioni, dalle formule giuridiche latine, da un
resoconto in spagnolo al re.
Una notte di agosto del 1741 il governatore
Pisani, in “giamerghino e senza perruca”, si reca con i propri
servi Domenico (?) e Francesco Ribecco, “a caccia di cefali”
nel vicino fiume Esaro in località Pietra Rotta vicino al Torrione7.
Lo accompagna anche il Magnifico Giovanni
Dorsa, ma in quel periodo dell’anno altri spezzanesi lo incontrano o
lo vedono perché intenti a “tritare il grano nell’aria” mentre
qualcun altro è espressamente invitato da lui a pescare ma che rifiuta
avendo lavorato tutta la giornata.
Alla Pietra Rotta, la comitiva viene raggiunta
dai fratelli Serafino e Bartolo Nociti, armati di fucile, e da
Agostino Molfa, con in mano un bastone, scagnozzi del Cucci che
procedono all’arresto dello sbigottito Pisani intimandogli di tornare
nel paese ed andare a casa.
Il gruppo di persone quindi si incammina per il
paese e, qui giunti, il Pisani ordina al soldato del tribunale Antonio
Barbato e al mastrodatti8
Agostino Barbato di incarcerare i Nociti ed il Molfa.
Ne nasce una colluttazione con gran
partecipazione di presenti, ma una volta calmate le acque, il saggio
Pisani ordina la scarcerazione dei tre scagnozzi e nel contempo
denuncia l’accaduto alle autorità superiori le quali, precedendo di
qualche secolo il legittimo sospetto, affidano l’istruttoria al
governatore di S. Lorenzo, Fortunato Mesiani anche perché era sorta
anche una “inimicizia” tra il Pisanie e “gli eletti” di
Spezzanello.
Il Mesiani convoca il sindaco spezzanese
Magnocavallo ed alla sua presenza interroga i seguenti testimoni:
Antonio Mortato (“dice
di viver del suo”, 32 anni), Andrea Nemojanni (“massaro”,
40 anni), Giovanni Dorsa, Domenico de Rosi (“massaro”, 42
anni), Leonardo Spataro (“fattore di campagna dell’Ill. Pri.pe di
Tarsia”, 52 anni), Giuseppe Vincenzo Vivacqua (“massaro di
bovi”, 40 anni), Costantino Mortati (“massaro di bovi”, 33
anni), Antonio Cucci (“massaro”, 52 anni) Giuseppe Dorsa
Pretendente, per la maggior parte analfabeti avendo firmato con segno
di croce.
Il governatore Mesiani stabilì per il caso le
seguenti domande:
1) come esercitava il
potere l’”aggente” Cucci; 2) come si comportano i Cucci con gli
spezzanesi; 3) come sono avvenuti i fatti in Pietra Rotta; 4) come mai
il Pisano abbia emesso dei capi di “fuorbando” contro i Cucci;
5) chi gli ha sparato nel febbraio 1741; 6) perché dopo i fatti
accaduti i Cucci ed il Pisano "non si salutavano e levavano
il cappello" ; 7) perché ignoti hanno sparato al precedente
governatore; 8) come il Pisano ha esercitato il proprio compito e
perché si è assentato per molti mesi.
I testimoni unanimi e senza tentennamenti
dichiarano che i fratelli D. Alessandro, Ottaviano9
e il sacerdote D. Dragonetto Cucci sono potenti e prepotentissimi
perché “se qualche cittadino scrive all’Ill. Pr.pe di Tarsia per
qualche occasione non è inteso per la prepotenza di detti Cucci”
ed ancora che essi da anni calpestano i diritti della comunità “ e
dispongono a lor modo in essa, tanto che la povera gente ne ha qualche
timore”.
Quindi da queste esplicite dichiarazioni emerge
un quadro desolante del paese preda di questi signorotti senza
scrupoli, di manzoniana memoria, che avevano anche la pretesa di
fondare chiese e conventi!
L’inchiesta non fa piena luce sui fatti, ma
dalle testimonianze e dalle voci circolanti nel paese risulta che nel
febbraio 1741 ignoti spararono colpi di fucile contro la finestra del
Pisani il quale l’anno precedente aveva messo in fuorbando10
i Cucci, forse per aver commesso questi qualche reato o grave
prevaricazione, dopo aver informato l’Ufficiale di Concetto di
Terranova, il Magnifico Aniello Mastrotta, sollecitandolo ad
aprire un’inchiesta.
Dagli interrogatori emerge che l’anno precedente
anche governatore, D. Rosario Prenestino da Polistena, era stato fatto
segno da colpi di fucile nella stessa stanza dove risiedeva il Pisano11.
Di conseguenza tutti notarono che dopo la
denuncia all’autorità, i Cucci tolsero il saluto al Pisani e di lui
andavano a dire in giro e senza timore, forti del loro potere, che
“avevano da travagliare al Sindicato e l’aveano da frustare sopra un
bagaglio”. Ma non solo, dopo l’episodio di Pietra Rotta si
difendevano sostenendo di averlo fatto arrestare perché “se ne
fuggiva”.
E questo fu il punto d’appoggio che i Cucci
usarono per contrastare e mettere fuori causa il Pisani, forse anche
con la complicità dei membri del comune, perché in “ sette mesi e
10 giorni” di ufficio egli si assentò dal paese per
“mesi cinque”, forse per recarsi a Napoli dove aveva dimora.
Nell’aprile 1742 il processo inizia a Cosenza,
presente anche il nuovo sindaco dott. Antonio Brunetti, ma procede a
rilento, si riesaminano le carte, il Pisani scrive un dettagliato
memoriale di difesa, inoltra suppliche e sollecita un intervento della
giustizia che, visto lo strapotere dei Cucci, preferì non pronunciarsi
lasciando il Pisani nell’amarezza e gli spezzanesi nelle grinfie di
quei tristi figuri i cui eredi per circa due secoli, nel bene e nel
male, ne condizioneranno le scelte politiche e sociali12.

FONTE:
Archivio di Stato di Cosenza,Regia
Udienza Provinciale – Inventario - Gennaro Pisani- S. Agata.
Oggetto: Informi sulla condotta serbata nell’ufficio del
governatore di Spezzanello di Tarsia - 1742, Busta 37, fasc.
327.
Note:
1
Carlo III di Borbone (1716-1788) fu re di Napoli e Sicilia (1734
al ‘59) e di Spagna (1759-’88).
2
Spezzanello di Tarsia ebbe tale denominazione fino al 1811
quando, in base alle leggi francesi del 1807, divenne comune
assumendo l’etnonimo attuale di Spezzano Albanese. Nei documenti
della Gran Corte Criminale di Cosenza mantenne l’antico nome fino
al febbraio 1817. In un documento di questo dossier addirittura di
parla di Spezzanello del Vallo!
3
I Sanseverino per motivi economici misero in vendita molte loro
proprietà feudali che vennero acquistati nel 1615 dai potenti e
violenti Principi Spinelli di Cariati con i quali diventeranno
parenti. Nel nostro paese fecero cambiare con la violenza il rito
greco in latino(1668). Circa il carattere malvagio degli Spinelli
cfr. Luigi Renzo, In Calabria tra storia e costume,
Ferrari editore, Rossano (Cs), 2003; G. A. Nociti,
Storica descrizione di Spezzano Albanese fatta nel 1852,
manoscritto inedito, cap. VIII.
4
Il casato dei Cucci fu una delle prime famiglie albanesi presenti
nel Casale di Spizano. Il primo di cui abbiamo notizia è il
capovillaggio e bracciante Calesio Cuccio nel 1492. Alla fine del
XVII sec., i Cucci si separarono in vari rami di cui i più
importanti erano i Cucci di S. Pietro ed i Cucci del Carmine.
Questi avevano come capostipite G. B. Cucci che sposando Rosa
Petrone da Lattarico ebbe una numerosissima prole falcidiata però
prematuramente dalla morte. La loro abitazione si può ancora oggi
ammirare, in tutta la sua grandezza ed originaria bellezza essendo
perfettamente conservata, proprio a pochi metri dalla chiesa del
Carmine.
5
Alessandro Cucci (1688-1747 ) figlio di G.B. Cucci e di Rosa
Petrone da Lattarico. I suoi titoli di medico ed aggente
sono riportati sull’artistica ed imponente epigrafe che domina
l’altare maggiore della chiesa del Carmine.
6
D. Pompeo Angelo Dragonetto Cucci (1685-1771) ), sacerdote e primo
priore del Ritiro del Carmine. Figlio di G.B. Cucci e di Rosa
Petrone da Lattarico.
7
Nelle carte militari il Torrione indica i resti della motta
dell’ex scalo ferroviario, prima fortificazione innalzata in
Calabria da Roberto il Guiscardo (1044 circa). La località Pietra
Rotta (probabilmente Gur’i çar /i ndar) non compare
né sulle carte topografiche né nella toponomastica rurale odierni.
8
Mastrodatti era un incarico quasi corrispondente all’attuale
segretario comunale.
9
Ottaviano Cucci ( 1706-1760) figlio di G.B. Cucci e di Rosa
Petrone da Lattarico
10 Essere messi
in fuorbando significava essere ricercati alla polizia. Per
cui il nostro termine furbandit quindi non significa
persona furba e scaltra, bensì fuorilegge.
11 La residenza
del governatore e poi del giudice regio era dentro il carcere che
sorgeva di fronte alla chiesa madre. Costruito nella prima metà
del XVII sec. esso venne abbattuto verso il 1940 per ottenere
l’attuale piazza lastricata.
12 Nel 1744 essi
estenderanno lo juspatronato anche al Ritiro del Carmine che
diventerà ricco grazie alle donazioni di Alessandro e D.
Dragonetto, suo primo priore, nonché di quelle dei fedeli
spezzanesi. Divenne un centro di spiritualità e carità fino al
1806 quando i francesi lo soppressero.