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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  

 

Terenzio Tocci: un arbëresh dimenticato

di Francesco Marchianò

La notizia, diffusa dall’ANSA il 23 marzo u.s., ripresa dalla Gazzetta del Sud ed immessa in rete dall’attenta arbitalia.it, è passata inosservata presso gli Arbëreshë, la maggior parte ormai deculturati etnicamente oppure, pochi in verità,  in questo periodo troppo impegnati ad accaparrarsi i benefici economici che apporterà loro la legge di tutela.

In altri tempi la notizia avrebbe suscitato qualche interesse ma oggi, caduti vari muri e regnante la pax americana in ogni angolo del mondo, il ritrovamento di una fossa comune contenente povere spoglie di oppositori politici fucilati nell’insignificante Albania di Enver Hoxha  del 1945, non dice niente a nessuno.

Eppure dovrebbe trattarsi dei resti di un grande arbëresh della Rilindja: Terenzio Tocci, scrittore, giurista, patriota, ministro, originario di S. Cosmo Albanese, e non di S. Demetrio Corone, come recita la nota d’agenzia.

Ci si augura di cuore sia ancora in vita sua figlia, la gentilissima N.D. Rita Tocci-D’Alena che, nel giugno 1991, inviò allo scrivente, dopo aver pubblicato un articolo sui cambiamenti avvenuti in Albania1, in dono un suo interessante libro in cui traccia l’esistenza avventurosa e tormentata del proprio genitore2.

Terenzio Tocci fu giudicato dalla storiografia albanese ed arbëreshe un personaggio “scomodo”: il suo nome non compariva assieme a tanti  artefici dell’Indipendenza albanese (1911-12) e faceva paura all’allora Ambasciata della RPS d’Albania che non concedeva il visto e non invitava nei seminari di studi a Tirana tutti coloro che portavano il cognome Tocci, compreso il carissimo amico Ernesto Tocci di S. Martino di Finita. 3

Ed è un nome tuttora scomodo se si legge una sua breve ed interessante biografia curata dal prof. Giuseppe Carlo Siciliano il quale, però, afferma che Terenzio Tocci “Cessò di vivere nel 1945” mentre l’autore ben sa  che egli venne trucidato in una squallida periferia di Tirana, assieme ad altri intellettuali, da un plotone d’esecuzione enverista4.

Ma chi era Terenzio Tocci?

Egli nacque il 9 marzo 1880 a S. Cosmo Albanese (Strighàri) e condusse gli studi nel prestigioso Collegio di S. Adriano in S. Demetrio Corone che preparò generazioni di intellettuali e patrioti arbëreshë e schipetari.

Lì era docente di lingua e letteratura il vate Gerolamo De Rada la cui opera ed azione erano protese alla liberazione dell’antica patria, l’Albania, allora ancora sotto il giogo dei Turchi.

Infervorato dalle letture del De Rada ed avendo partecipato ai congressi linguistici albanesi a cavallo fra il XIX-XX sec., il giovane Terenzio Tocci nel 1911 organizza una rivolta nelle montagne brulle e selvagge del Nord Albania proclamando un governo provvisorio autonomo.

Il primo della storia d’Albania dopo la morte di Skanderbeg!

Fallito questo esperimento per divergenze sorte fra i rozzi capitribù malësori e per l’intervento delle Grandi Potenze, nel 1913 il patriota denuncia la politica imperialista di queste e l’atteggiamento tentennante dell’Italia, però considerata profeticamente dal Tocci, l’amica naturale dell’Albania!

Sottoposto per questo motivo a sorveglianza poliziesca, nel 1914, rientra forzatamente al paese natio per poi partire, l’anno seguente, volontario nella Grande Guerra.

Ritornato in Albania, nel 1920 stringe amicizia con il giovane repubblicano Ahmet Zogu ed esercita la professione di avvocato a Scutari, città cattolica con una tradizione culturale occidentale molto radicata.

  Da questo momento la vita del Tocci è un continuo susseguirsi di attività ed incarichi: nel 1921 è prefetto a Korça, nel 1927 è Segretario Generale della Repubblica e redige codici penali e commerciali per rendere moderna l’Albania e legarla all’Italia.

Nel 1928 critica l’autoproclamazione a re di Ahmet Zogu; si dimette, esercita la professione di avvocato e chiede la cittadinanza albanese diventando così Terenc Toçi.

Nel 1936, versando l’Albania in una grave crisi economica, accettò l’incarico di Ministro dell’Economia denunciando senza indugio la corruzione della corte di Zogu e degli ambienti politico-economici italiani.

Allontanatosi dalla vita politica, nel 1940 Terenc Toçi osteggia la guerra d’aggressione fascista alla Grecia e, per limitare i danni del regime accetta la nomina a Presidente del Consiglio Superiore Fascista Corporativo da cui si dimette due anni dopo vedendo vanificati i suoi nobili propositi.

L’8 settembre 1943, invece di fuggire come tanti gerarchi compromessi o collaborare con i nazisti, rimane coraggiosamente a Tirana dove i partigiani lo arrestano nel novembre 1944.

Il processo si svolge in un clima di paura e di intimidazione, senza avvocati, la sua lunga autodifesa non serve a niente: le autorità enveriste devono eliminare tutti gli intellettuali, in modo particolare il Toçi accusato di collusione col fascismo italiano.

Il cosiddetto tribunale popolare presieduto da Koçi Xoxe e dal pubblico ministero Bedri Spahiu, entrambi poi fatti uccidere da Enver Hoxha, emise la sentenza di morte per fucilazione di Terenc Toçi assieme ad altri 16 intellettuali, molti dei quali avevano studiato, guarda caso, a S. Demetrio Corone!

Fu l’inizio di una serie di esecuzioni in massa in tutta l’Albania che non risparmiò nessun ceto sociale e la stessa leadership enverista che, dal 1945 al 1985, si autosterminò secondo i fallimenti periodici dei piani quinquennali facendo piombare l’Albania nelle tenebre e nelle mani, di volta in volta, di Tito, Stalin, Mao ed infine di una dirigenza politica fallimentare democratica di destra e di sinistra!

Oggi sarebbe auspicabile che la famiglia Tocci-D’Alena si interessasse, qualora fosse a conoscenza dell’agenzia di stampa citata, assieme alle autorità della Repubblica d’Albania e a quelle del comune di S. Cosmo Albanese, a prendere ulteriori informazioni e provvedere a recuperare la salma di Terenzio Tocci per onorarla e darle degnissima sepoltura, perché no?, anche in Albania, terra per la quale aveva combattuto, con la penna e col fucile, e che aveva scelto come propria ultima Patria.

1 Francesco Marchianò, Shqipëria:  tra speranze e delusioni, in “Katundi Ynë”, anno XXI – n. 75- 1991/1, pag. 3 –4.

2 Rita Tocci, Terenzio Tocci mio padre (Ricordi e pensieri), Arti Grafiche Joniche – Corigliano Calabro (Cs), 1977.

3 Cfr. Francesco Marchianò, Terenzio Tocci, in ““Katundi Ynë”, anno XXI – n. 77- 1991/3, pag. 13.

4 G.C. Siciliano, Biografie, in “La diversità arbëreshe”, vol. II, parte seconda, cap. 3, pag. 109. Si tratta di un’opera collettiva in quattro volumi finanziati dall’Amministrazione Provinciale di Cosenza – Assessorato alla Cultura e stampato dalla Casa Editrice Cerbone (Na?), 2003.

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