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ARBITALIA 
Shtėpia e Arbėreshėve tė Italisė
La Casa degli Albanesi d' Italia  

 

PRIFTĖRAT TANĖ ARBĖRESHĖ: SFERA E RIPRODHIMIT

I NOSTRI PRETI ARBĖRESH: LA SFERA DELLA RIPRODUZIONE

(Paolo Borgia)

I nostri preti arbėresh: la sfera della riproduzione

La benedizione del Signore si stende su Hora. Il miracolo della sua sopravvivenza č frutto della fede  dei nostri padri in Dio, Padre Onnipotente, Figlio Crocifisso e Risorto e Spirito Paraclito a cui da sempre e oggi ancora innalziamo in coro le lodi e le preghiere in lingua arbėreshe nostro simbolo e tangibile segno della Sua operante grazia e per la intercessione della Beata Semprevergine Maria, nostra sentinella, e per l’azione meritoria dei nostri preti (e delle suore) che tale fede hanno diffuso e mantenuto intatta e viva.

Preti preparati culturalmente nella cittą eterna, culla della cultura e del cristianesimo, a contatto con tutte le provenienze tradizionali e innovative, consapevoli della peculiaritą storica del proprio popolo, certo ultimo baluardo all’imperialismo ottomano ma anche freno al pretestuoso proselitismo cappuccino che con costanza cercarono di convertirci (sic!) al cappuccinesimo d’espressione sicula.

I nostri preti hanno innalzato in villaggi e paesi umili splendide chiese costate anche cinquemila scudi-oro (S.Demetrio, cattedrale di Hora, 1588), in tempi in cui il soldo era raro. Hanno saputo accattivarsi la fiducia e la munificenza del re (perché da loro confermato nel titolo di imperatore cristiano del S.R.I.O.), costruendo scuole frequentate sģ per preparare preti ma soprattutto tanti coloni istruiti e professionisti nostrali in un’oscura epoca in cui l’ignoranza sovrastava tutti i ceti e le caste gerarchiche del profondo Sud [a Palermo il nostro Collegio Greco era uno dei quattro soli ginnasi; inizi del XVIII sec.]. Hanno fatto uscire di casa le nostre ragazze per andare a scuola di cucito, rammendo, ricamo e tombolo [ma anche di religione, storia patria, dignitą e femminilitą] nel Collegio di Maria (dal 1731), rigenerando l’attuale costume femminile, meraviglia mondiale ed artistica espressione dell’estro creativo muliebre arbėresh [mentre nel 1789 l’Assemblea generale francese negņ l’istruzione alle donne]. Hanno insegnato ai giovani a parlare, per esprimere i loro pensieri e a scriverli nella lingua propria, forgiandoli cosģ alla competizione esistenziale, forti della loro identitą nello scenario del tempo e dello spazio. Hanno dato voce albanese alla parola del Signore, appunto Fjala e t’in Zoti ( ma anche E mbėzuame e krėshterė, 1592, e gli odierni Java e Madhe, Psalteri, Minea ecc.)  sorgente di vita meravigliosa e armonica, senza ausili di sostegno per le minoranze linguistiche. E questi preti non sono santi: sono soltanto arbėreshė!

E’ la loro corretta guida spirituale che ha permesso di percorrere indenni cinquecento anni di storia: per la forte e pregnante spirtualitą greco-orientale, germe fondante l’autentico carattere franco e leale, l’identitą distintiva e la disposizione alla santitą del nostro popolo arbėresh, resi manifesti dall’adesione al funzionale comandamento divino: il binomio lavoro - riproduzione, duplice azione sostanziale della storia. Dove lo spirito di fratellanza, la solidarietą e la gjitonia cosģ come il rispetto e la considerazione per la donna frutto dell’antico Kanun, il codice comportamentale orale balcanico, anticipa culturalmente il successivo sviluppo di civiltą che tale concezione avrą in Europa, oggi ancora non recepito in altri paesi anche del Mediterraneo e radice dell’odierno contrasto planetario. Un codice, il Kanun, informato al rispetto sacrale della vita specie della donna, del bambino, del vecchio, del prelato e del nemico disarmato, oggi sempre pił calpestati in un endemico imbarbarimento regressivo della societą.

Oggi i nostri preti sono alla prese con quest’ultima globalizzazione: pił forte di tutte le precedenti.

Ruota, mulino, siderurgia, vomere, pettorale del cavallo, concime, e poi tutto ciņ che negli ultimi  secoli č stato scoperto o inventato non č forse stato mezzo strumentale di globalizzazione? Accompagnato spesso dalla costituzione di egemonie pił o meno forzose da parte di chi per primo deteneva tali mezzi vantaggiosi? O non ha forse causato il crollo di sistemi economici pił arcaici (cioč appena meno meccanizzati), come il non ultimo crollo del fragile bacino economico mediterraneo, Arbėria compresa, cinquanta anni fa?

Oggi i nostri preti hanno colto il pericolo crescente di omologazione edonistico-materialista a-funzionale nel villaggio globale che si accompagna con la debilitazione della persona dei contesti deboli, come quello arbėresh, che all’interno del contesto globalizzato non sono pił economicamente autosufficenti e adeguatamente competitivi. Ciņ ha spinto gli Ordinari delle nostre tre Circoscrizioni Ecclesiastiche Bizantine alla preparazione del II Sinodo Intereparchiale in Italia con l’indizione di Consultazioni delle Comunitą locali sulla “Bozza” dei progetti di schemi, elaborati dalle competenti Commissioni preparatorie e valutate dalle Comunitą locali, le cui osservazioni reattive possono incidere profondamente sul volto della Chiesa. Un volto sempre pił teso alla primitiva vocazione apostolica (e missionaria) di iniziativa, forse rivolta meno verso l’estensione spaziale e pił verso il bisogno di comprensione del tempo attuale e dei suoi problemi, per colmare cosģ un certo vuoto di risposta e il conseguente vuoto nella casa terrena di Dio.

E’ una grande opportunitą che viene offerta alla comunitą arbėreshe di riflettere su se stessa e su quali strumenti vuole darsi per affrontare il prossimo cammino sģ di salvezza ma anche di sopravvivenza e di potenziale crescita. E’ forse il momento di prendere adeguate misure per far fronte alle nuove realtą con rinnovata energia vitale. E’ forse l’ultima occasione che ci viene offerta per non andarci a spiattellare nella indistinta monodimensionalitą del globalizzato “prźt-ą-porter” spirituale.        

Paolo Borgia

Priftėrat tanė arbėreshė: sfera e riprodhimit

Urata e Perėndisė pėshtron Horėn. Mėrakulla e mbijetesės sė saj mburon nga besa e etėravet tanė te Perėndia, Atė i Gjithmėndėm, Bir i Kryqėzuar e i Ringjallur e Shpirt Ngushėllimtar kujt ēė nga gjithmonė njera mė sot ngrėjmė lavdi e lutje gjithnjėzėri me gluhėn arbėreshe: simbolin tėnė dhe shenjėn e dukshme e hirit veprimtar tė Tij e pėr ndėrmjetėsinė tė sė Lumtės Povirgjėr Mėri, mburonjės sėnė, e pėr veprėn e lavdėrueshme tė priftėravet tanė (e tė monkavet) qė kėtė besė kanė pėrhapur e ruajtur e pastėr dhe e gjallė.

Priftėra tė pėrgatitur me urtėsi te qyteti i pėrjetshėm, djep i kulturės e tė krishterimit, pikė pėrpjekjeje me gjithė prejardhjet tradicionale e tė reja, tė vetėdijshėm pėr tiparet historike karakteristike e popullit tė vet, pa lafe i sprasmi mur kundėr imperializmit otoman po’ edhe fren pėr prozelitizmin e pashkak tė kapuēinėvet ēė pa pushim kėrkuan tė na bindnin (sic!) kapuēinizmit tė shprehjes siēiliane.

Priftėrat tanė te katunde e horė tė varfra kanė stisur klishė tė shkėlqyeshme kushtuar edhe pesė mijė skudė-ar (Sh. Mitėr, katedrale e Horės, 1588), te qėronje kur edhe njė sold ish i rrallė. Kanė dijtur tė fitojnė besimin e dorėgjerėsinė e rregjit (tė sprasmit perandor tė krishterė tė Bizantit), tue stisur skollė ku, ėhj, pėrgatiteshin priftėra po’ mbi tė gjitha ku studiuan shumė bujq e profesionistė tanė te njė epokė nė tė ēilėn padija sundoj gjithė shtresat e kastat hierarkike e Jugut tė thellė (nė Palermo Kolegji Grek ynė ish njė nga tė vetmit katėr gjimnaze; nė fillim tė shek. XVIII). Kanė bėrė ēė tė dilnin nga shpia vajzat pėr tė vajtur te skolla ku mėsonin tė qipnin, tė arnonin, tė qėndisnin e tė bėnin thekėt “te bala” (po’ edhe tė njihnin besė, histori atdhetare, dinjitet e femėri) te Kolegji i Shėn Mėrisė (nga 1731), tue ringjallur  kostumin e gravet si ėshtė sot, ēudi botėrore e shprehje artistike tė frymėzimit krijues tė gravet arbėreshe (ndėrsa nė 1789 Asamblea e pėrgjithshme franceze ia mohoi arsimin gravet). I kanė mėsuar tė rinjvet tė flasin, pėr tė shprehur mendimet e tyre e tė i shkruajnė me gluhėn e vet, tue i farkėtuar kėshtu pėr konkurrimin e ekzistencės, tė fortė me identitetin e vet te skenari i qėroit e tė hapėsirės. I kanė dhėnė zė arbėresh fjalės sė Perėndisė, vjenmethėnė Fjala e t’in Zoti (po’ edhe E mbėzuame e krėshterė, 1592, e tė sotmit Java e Madhe, Psalteri, Minea etje.) burim jete i ēuditshėm e i harmonishėm, kujt nėng i duhet ndihma mbėshtetėse pėr pakicat gluhėsore. E kėta priftėra ngė janė shejtėra: janė vetėm arbėreshė!

Ėshtė e ndershmja prijė shpirtėrore e tyre ēė na ka lėnė tė pėrshkojmė me shėndetė pesė qind vjet historie: pėr tė fortin e tė plotin spiritualitet greko-lindor, filiz nga i ēili mbijnė karakteri autentik i haptė e besnik, identiteti dallues e prirja pėr shejtėrinė e popullit tėnė arbėresh, bėrė tė dukshėm nga adezioni urdhėrimit hyinor funksional: binomi punė-riprodhim, i dyfishti veprim substancial i historisė. Ku shpirti i vėllazėrimit, solidariteti e gjitonia ashtu si respekti e pėrfillja pėr gruan qė mburojnė nga i lashti Kanun, kodi gojor ballkanik i sjelljes, vjen mė parė te kultura jonė se zhvillimi i pastajmė i qytetėrimit ēė ky botėkuptim do tė ketė mbi kontinentin evropian, edhe sot pa pėrvetėsuar nė tjerė vende edhe tė Mesdheut e rrenja e konfliktit planetar tė ditėvet tona. Njė kod, Kanuni, pėrbėrė nga respekti i shejtė pėr jetėn majdhena e gruas, fėmijės, plakut, priftit e tė armikut ēarmatosur, sot gjithnjė e mė shumė shkelur te njė endemik barbarizim prapanik e shoqėrisė.

Sot priftėrat tanė pėrpiqen me kėtė tė sprasėm globalizim: mė i fortė se gjithė tė mėparshmit.

Rrota, mulliri, siderurgjia, plori, takėmet e kalit, plehtė pėr arat, e pra gjithė atė ēė te tė sprasmit shekuj u ka zbuluar e shpikur ngė ėshtė thomse mjet instrumental globalizimi? Shoqėruar shpesh nga formimi i hegjemonive pak o shumė tė detyruara nga ana e atij ēė i pari mbaj kėto mjete pėrfitimshme? O Thomse ngė ka shkaktuar rėnien e sistemevet ekonomike mė arkaike (domethėnė pak mė pak tė mekanizuar), si jo e sprasmja rėnie e tė dobėtit pellg ekonomik mesdhetar, Arbėri e pėrfshirė, pesėdhjetė vjet prapa?

Sot priftėrat tanė kanė kuptuar rrezikun ēė rritet tė homologimit hedonisto-materialist jo-funksional te katundi global qė shoqėrohet me dobėsimin e vetės te kontekstet e dobėt, si ai arbėresh, tė ēilėt brėnda kontekstit tė globalizuar ngė janė mė ekonomikisht tė vetėmjaftueshėm dhe tė aftė pėr tė konkurruar me pėrshtatshmėri. Kjo ka shtyitur Pėrgjegjėsit e tė triat Rrethevet tona tė Klishės Bizantine pėr tė pėrgatitur tė dytin Sinod Ndėreparkial nė Itali me shpalljen e Kėshillavet tė Bashkėsivet lokale pėr “Bocėn” e projektevet tė skemave, tė pėrpunuar nga Komisionet pėrgatitore kompetente e tė vlerėsuar nga Bashkėsitė lokale, shėnimet reaktive e tė ēilevet mund tė skalisin thellė nė fytyrėn e Klishės. Njė fytyrė pėrherė e mė shumė e shtrirė kah kėrkesa e kuptimit tė qėroit aktual e tė problemevet tė tij, pėr tė mbushur kėshtu niėfarė zbrazėti pėrgjegjjeje dhe konsekuentja zbrazėti te shpia e pėrdheshme e Perėndisė.

Ėshtė njė ndodhje e madhe ēė i jipet bashkėsisė arbėreshe pėr tė menduar mbi vetveten e me ēilat vegla do tė pajiset pėr tė i bėrė ballė udhės sė ardhshme, ėhj, shpėtimi po’ edhe mbijetėse e rritjeje. Thomse ėshtė momenti pėr tė marrė masa tė pėrshtatshme pėr tė i bėrė ballė realitetevet tė reja me fuqi jetėsore tė pėrtėritura. Thomse ėshtė e sprasmja ndodhje ēė na jipet tė mos vemi e shtypemi te monodimensionaliteti padallues i tė globalizuarit “prźt-ą-porter-it” shpirtėror.

 Paolo Borgia

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