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ARBITALIA 
Shtėpia e Arbėreshėve tė Italisė
La Casa degli Albanesi d' Italia  

 

Cenni storici su Borgo Erizzo


    Due sono i documenti d'archivio che trattano sugli albanesi venuti a stabilirsi nei pił vicini dintorni di Zara. Entrambi portano la stessa data del 15 agosto 1726.
1) "Mossi da legittimi, commendevoli riguardi e dal zelo della religione e divozione al pubblico nome, l'infrascritte famiglie dell'Albania ottomana hanno risolto di sottrasi alla tirannia dei barbari e ricovrarsi nello Stato felicissimo di Sua Serenitą in queste provincie, coll'abbandono totale di quanto possedevano rispettivamente in quelle parti".
2) "Tratte dai riguardi della religione e della divozione al pubblico nome, si sono alcune famiglie dell'Albania scosse dal giogo dell'ottomana tirannia, coll'abbandono delle loro sostanze, e dell'ordinario natural ricovero, ridottesi nello Stato delle Serenissima Repubblica per stabilirvi il proprio domicilio."
    "Erano contadini benestanti - commenta Erber - i quali oltraggiati nella religione fors'anco nell'onore, perseguitati dalla aviditą ottomana, venivano a porsi sotto l'ali della Repubblica veneta, per chiedere a lei non riposo ed elemosina, ma terre onde lavorare e mantenersi onoratamente".
    I fuggiaschi albanesi giunsero a Zara in tre scaglioni :
1) Il primo scaglione giunto nell'agosto 1726 comprendeva 16 famiglie con complessive 121 persone. Trattasi di famiglie in senso patriarcale per cui talune avevano 10-12 componenti.
2) Il secondo scaglione giunto nel 1727 comprendeva 7 famiglie con complessive 71 persone che furono tutte sistemate a Zemonico. In quel tempo il Provveditore istituģ la carica di Governatore degli albanesi alle dipendenze del Colonello del contado.
3) Il terzo scaglione giunto nel 1733 comprendeva 28 famiglie con complessive 150 persone.
    Gli albanesi che erano fuggiti dalla zona di Scutari nel 1726 (paesi di Brisko e Sestanti) per sfuggire alla oppressione turca e chiedere aiuto a Venezia erano stati accolti a Cattaro dal Vescovo Zmajevich e trasferiti a Zara da Nicolņ Erizzo, Provveditore Generale della Repubblica di Venezia, che aveva dato il suo nome a questo insediamento. Riconoscenti per l'ospitalitą ricevuta si erano dimostrati operosi, attivi, rispettosi delle leggi e ben lieti di poter trarre profitto dalla superiore civiltą della popolazione zaratina, pur conservando la loro lingua, i loro usi e costumi.
Va tenuto conto che anticamente Borgo Erizzo era un'isola congiuntasi naturalmente con la vicinissima terraferma e perciņ restņ in parte paludosa. Furono quei coloni che per primi eseguirono lavori di bonifica. Il paese č lungo 2 chilometri e largo circa 500 metri:
    Il Provveditore Erizzo dettņ anche una costituzione al nuovo borgo per assicurare l'ordine e la tranquillitą. Eleggevano il loro capo o capitano che doveva venir confermato dal Provveditore. Dipendeva dal Capitano della cittą e dal colonnello del contado (comandanti distrettuali delle forze). Il Capitano del paese nominava annualmente i giudici che provvedevano alla esecuzione dei suoi ordini.
    Le case vennero costruite a carico del governo che inizialmente provvedeva anche al vitto. Altri terreni furono concessi a Zemonico. Ai nuovi proprietari incombeva l'onere di rendere coltivabili le terre ricevute e di corrispondere annualmente una imposta corrispondente al decimo (la decima) di tutti i frutti.
La parte settentrionale di Borgo Erizzo era abitata dai "brisc'iani" (provenienti da Brisko) e quella meridionale dai "sesc'iani" (provenienti da Sestani). Inizialmente, tramandando antiche ruggini esistenti nei paesi di origine, scoppiavano spesso liti tra brisc'iani e sesc'iani. In seguito quelli della parte settentrionale dicevano scherzosamente a quelli della parte meridionale che la Madonna (riferendosi alla chiesa dedicata alla Madonna di Loreto) aveva volto loro le spalle.
    L'Erber nota una peculiaritą dei borgherizzani che si č conservata nel tempo. Dice testualmente : "Essi hanno un udito veramente raro per la musica ed i loro cori sono veramente stupendi."

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