Mirë se erdhe...Benvenuto...
ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  

 

Dal necrologio del prof. Ernest Koliqi

"GIACOMO VUXANI - patriota Italo - albanese di Zara "

nella Rivista culturale, sociale ed artistica "SHEJZAT" (LE PLEIADI) Anno VIII n.5-6 Maggio-Giugno 1964 ; pagg. 155-158 (Direttore : Matilde Mancinelli; Redattore Capo: Martin Camaj; Proprietario: Ernest Koliqi. Piazza della Balduina, 59 ROMA)

All'alba dello scorso 7 aprile, circondato dai suoi familiari, serenamente spirava uno dei più illustri esponenti della nostra diaspora. Era nato il 20 luglio 1886 in quel Borgo Erizzo che raccolse nel 1726 un nucleo di Albanesi della regione di Scutari, costretti ad abbandonare la patria dalla tirannia ottomana e generosamente ospitati del Provveditore Generale della Repubblica Veneta Nicolò Erizzo, che li sistemò alla periferia di Zara, in un borgo appositamente costruito che da lui prese il nome. La comunità albanese di Zara, esigua di numero ma ricca di tenaci virtù etniche rimase sempre romanticamente attaccata al ricordo della patria d'origine, alla lingua degli avi e alle loro tradizioni. Il Vuxani fu una delle più eminenti personalità espresse da Borgo Erizzo.
Compiuti gli studi medi classici a Zara, s'iscrisse nel 1910 ai corsi della Facoltà di Giurisprudenza della Università di Graz e nel contempo cominciò a prendere intensamente parte alla vita italiana della città natale e alla attività delle associazioni patriottiche irredentistiche, assolvendo compiti di fiducia sotto la illuminata guida dei patrioti dalmati Ziliotto e Ghiglianovich. Nel frattempo non obliava la patria d'origine, di cui in famiglia parlava la lingua e conservava gelosamente le care usanze tradizionali. Nel 1910 promosse e organizzò la "Associazione Italo - albanese" di Borgo Erizzo che prese a coltivare le relazioni con la madrepatria e con i più rimarchevoli esponenti della diaspora, come il Prof.Giuseppe Scirò senior e Rosolino Petrotta, e a incrementare lo studio della sua lingua e della sua letteratura. Già nel 1901 funzionava a Borgo Erizzo una scuola in lingua albanese, dove insegnò anche l'indimenticabile patriota francescano padre Pashko Bardhi, saporito scrittore, che con gli pseudonimi Vorf Dukagjini, Bib Gjeta e l'anagramma Oshkap Idhrabi colloborò nella rivista "Albania" (Bruxelles-London,1897-1909). Il Vuxani possedeva in modo ammirevole non soltanto la parlata arbeneshe del borgo natio ma la lingua della madrepatria, che dalla più verde età fece oggetto di amoroso e diligente studio. Leggeva molto in albanese, e fin dagli inizi fu amico e sostenitore di "Shejzat". Nel 1913 capeggiò una delegazione di Arbreneshe che si recò in Albania per visitare la patria degli antichi padri e rendere omaggio al Principe di Wied, simbolo della riconquistata libertà e indipendenza nazionale.
Lo scoppio del primo conflitto mondiale, con la mobilitazione nell'esercito austro - ungarico, lo costrinse a interrompere gli studi universitari. Dal 1916 al 1918 venne destinato al Comando d'operazioni in Albania dove espletò le funzioni di interprete. Durante l'occupazione austro - ungarica dell'Albania, che fu un periodo di florido progresso e specialmente di grande impulso per gli studi albanesi, contrasse molte amicizie con i più spiccati esponenti della vita sociale e culturale della madrepatria.
Alla fine della guerra nel maggio 1919, assunse servizio nella Prefettura di Zara dove rimase quasi continuamente per ben 23 anni. Sovente il governo italiano gli affidava importanti missioni : nel 1921 fu inviato a Durazzo e a Tirana e nel 1926 a Bari, fra il gruppo dei fuorusciti anti - zoghisti allora ivi rifugiati, per lumeggiare e trattare delicate questioni, che Egli sempre risolse con la sua proverbiale dirittura di carattere e nello spirito della più schietta amicizia fra i popoli italiano e albanese, a entrambi dei quali sentiva di appartenere e che amava di pari ardore.
Ma uno dei suoi più cari sogni fu esaudito quando il Governo italiano lo inviò in Albania nel 1940 in missione organizzativa. Lavorò con impegno, adoperandosi specialmente ad appianare divergenze e a creare uno stato d'animo di reciproca comprensione fra Albanesi e Italiani, a cui un comune destino storico imponeva di rimanere uniti come alleati in quelle tragiche vicende belliche di esito incerto per l'avvenire del mondo intero e di non irrigidirsi in posizioni di oppressi e oppressori, pericoloso a entrambi i popoli. Nel 1942 assunse presso il Ministero della Terre Liberate, allora retto dal compianto Dr Ekrem Vlora, le mansioni di Consigliere Permanente, carica equivalente alla posizione di Sottosegretario di Stato. In quegli anni, che conobbero per breve tempo, il glorioso allargarsi dell'Albania, rientrata finalmente in possesso dei suoi giusti confini etnici, Egli nel parlamento albanese rappresentò la comunità albanese di Borgo Erizzo: la grande Albania concepita allora come una grande famiglia etnica entro un cerchio di confini metafisici, che comprendevano anche parte della diaspora, ebbe contemporaneamente al dr.Vuxani, come deputati al suo parlamento, anche lo sfortunato patriota risorgimentale Avv. Terenzio Tocci, rappresentante delle comunità albanesi della Calabria e gli on.li Rosolino Petrotta e Pierino Maurea, in rappresentanza delle rispettive località arbreshe della Sicilia e del Molise.
In Albania il Dr.Vuxani rinsaldò le vecchie amicizie contratte nel periodo del suo primo soggiorno come interprete per la lingua albanese dell'esercito austro - ungarico e ne contrasse di nuove. Era intimo della nota famiglia Bumci di Scutari e specie del vescovo di Alessio Mons.Luigi Bumci. Godeva della amicizia e della considerazione di personalità di rilievo come Mustafà Merlika-Kruja, Ekrem Vlora, Maliq Bushati, delle famiglie Coba e Dani di Scutari, della storica famiglia dei Vrioni, del Principe dei Mirditi Gjon Marka Gjoni, dell'esponente kosovano Iljaz Agushi, di Demetrio Berati e dei capi delle tre confessioni religiose d'Albania.
Il 16 aprile 1943 riprese servizio presso la Prefettura di Zara. Qui cominciò uno dei periodi più difficili della sua vita. Superando insidie, incomprensioni, pericoli di ogni sorta, dette tutto se stesso per lenire le sofferenze della sua Zara. Quando i bombardamenti aerei anglo - americani del 16 e 30 dicembre 1943 rasero al suolo gran parte della bellissima cittadina adriatica, le autorità e la maggior parte della popolazione l'abbandonarono rifugiandosi nei villaggi e nelle campagne dei dintorni. Il dr.Vuxani, con il Prefetto Serrentino e pochi altri, rimase al suo posto in qualità di Commissario Prefettizio al Comune e si prodigò alla assistenza della popolazione sinistrata, organizzando tutte le provvidenze necessarie, dirigendo i servizi per la estrazione dei feriti dalle macerie, l'approvvigionamento e la distribuzione di indumenti e sussidi ai concittadini bisognosi.
Non si mosse neanche quando Zara venne occupata dalle truppe jugoslave il 31 ottobre 1944. Arrestato il giorno dopo, il 1 novembre, subì durissimi interrogatori e inumani trattamenti, correndo il pericolo di venire fucilato. La sua nota onestà e l'attaccamento dimostratogli dai concittadini di ogni colore politico, indussero i militi titini a liberarlo dopo 55 giorni di prigionia nei sotterranei di una ex-caserma italiana. Appena libero, con una condotta temeraria tutta sua, continuò a curarsi della popolazione italiana. A seguito dei suoi coraggiosi interventi rimpatriarono nel gennaio - giugno 1947 circa 950 italiani di Zara.
Ottenuto nel 1948 il decreto di cittadinanza italiana, a seguito delle opzioni previste dal Trattato di Pace, rientrò in Italia e riprese servizio per breve tempo presso la Prefettura di Ferrara e in seguito presso quella di Trieste dove rimase fino all'atto del collocamento in quiescenza avvenuto nel 1955.
A Trieste si occupò affettuosamente dei profughi albanesi provenienti a grosse ondate dalla Jugoslavia e ospitati in un campo di raccolta nei pressi della città.
Chi scrive ebbe occasione di rendere visita in casa dell'estinto Amico e lo vide nel cerchio dei suoi familiari vibrare di giovanile entusiasmo mentre mostrava due bandiere religiosamente conservate, quella italiana del Comune di Zara clandestinamente da lui portata in Italia e quella albanese dell'antica associazione arbereshe di Borgo Erizzo. Ardente patriota albanese e vecchio irredentista dalmata, fremeva d'orgoglio, pur velato di malinconico rimpianto, nel ricordare i giorni gloriosi del passato delle sue due patrie.
Amava i classici greci e latini, aveva sempre qualche opera nel testo originale sul comodino presso il letto; ultimamente nel periodo della malattia, teneva a portata di mano un volume di elegie scelte di Ovidio.
Noi albanesi d'Albania, partecipando allo straziante cordoglio della moglie e dei figli, onoriamo in Vuxani uno dei più schietti rappresentanti della nostra diaspora, un nostro eletto Consanguineo che dette luminosa testimonianza delle virili e generose virtù umane della comune stirpe e della tenace fedeltà al culto delle sue nobili tradizioni, pur in estranei lidi sotto lontani cieli.

Priru /Torna