CHI SONO I DISCENDENTI DI
SCANDERBEG IN ITALIA
Ci siamo imbattuti in Giorgio
Castriota Scanderbeg casualmente. Stavamo preparando una serie di libri
sui personaggi "eroici" della Nuova Europa, quando, nella " zona
balcanica " abbiamo incontrato questo eroe.
Straordinario è dir poco. Unico,
forse risponde meglio alla realtà. Straordinario fu pure l'incontro con
i suoi discendenti diretti: anche perchè, per motivi certamente di
convenienza politica, il dittatore Henver Hoxha aveva avuto interesse a
divulgare la notizia che la discendenza del fondatore dell'Albania si
era irrimediabilmente estinta e anche noi avevamo creduto a questa
versione in un primo momento.
Del resto anche in Italia della
nobile famiglia dei Castriota Scanderbeg si è sempre parlato poco:
soprattutto da quando uno dei principi Castriota aveva rifiutato la
carica di vicerè d'Albania per non compromettersi col regime fascista.
Meglio semplici cittadini, che collusi coi fascisti decisero i Castriota
Scanderbeg, all'epoca. Quest'atto, che risulta tuttora negli archivi
storici di Tirana, ci avrebbe consentito nel novembre 2004 di riportare
parte della famiglia Castriota Scanderbeg in Albania, dopo oltre 500
anni della loro venuta in Italia in seguito alla morte del grande
Giorgio. Siamo stati accolti trionfalmente da tutti, dappertutto. Anche
perchè siamo abbastanza conosciuti per i motivi squisitamente culturali
che ci conducono talvolta a certe azioni. Siamo stati per qualche giorno
in bella evidenza nelle varie televisioni albanesi e sulle prime pagine
dei giornali più importanti. Dopo quattro giorni siamo ritornati nel
nostro Paese, l'Italia, come le ragioni della Cultura e del buonsenso
richiedevano. Oggi godiamo della stima e dell'affetto di gran parte del
Popolo Albanese e ci continuiamo a battere affinchè questo Paese esca
dalla marginalità cui l'hanno costretto mafie, criminalità ed
intrallazzi politici vari, per entrare a far parte integrante della
grande Famiglia Europea. Di cui, del resto, ha sempre fatto parte.
La famiglia Castriota Scanderbeg è
il simbolo più alto della fratellanza, divenuta ormai simbiosi (si pensi
al popolo arberesh in Italia da secoli) fra Popolo Italiano e Popolo
Albanese.
Ripercorriamo, adesso, il cammino
italiano dei discendenti diretti di Giorgio Castriota Scanderbeg,
principe d'Albania.
La moglie del grande Giorgio,
Andronica ( Donika), in realtà non sembra abbia mai abitato nei
possedimenti della famiglia in Puglia. E' certo invece che si recò a
Napoli, dove visse a corte in una posizione di grande prestigio e
familiarità con le due regine vedove ( Giovanna, vedova di Ferrante 1°,
e sua figlia Giovanna, vedova di re Ferrandino). L'unico figlio di
Scanderbeg, Giovanni, che alla morte del padre era ancora un giovinetto,
visse nei suoi feudi sul Gargano per un ventennio, e poi, dal 1485,
nella ricca e fiorente città di San Pietro in Galatina in terra
d'Otranto, con il titolo di duca, cui aggiunse successivamente quello di
Conte di Soleto. Dalla moglie Irene Brankovic, figlia di Lazaro di
Serbia e di Elena Paleologa della casa imperiale di Bisanzio, Giovanni
Castriota Scanderbeg ebbe più figli, tra cui Costantino giovanissimo
vescovo di Isernia, Ferdinando che gli succedette nel feudo, e Maria,
donna singolarmente colta nelle lettere greche e latine. Ferdinando
sposò Adriana Acquaviva dei duchi di Nardò, ed ebbe vari figli tra cui
Erina e, dopo molti anni, Pardo, Achille, e Giovanni. La vicenda umana
di Ferdinando è dominata dal conflitto, protratto per l'intero arco di
tempo del suo governo, con la municipalità di Galatina, e fu proprio a
causa di questo insanabile conflitto che Ferdinando trasferì in dote
alla figlia Erina, in occasione delle nozze con il principe Pier Antonio
Sanseverino di Bisignano, l'intero suo " stato ". Ciò accadde nel 1539,
molti anni prima della morte del duca avvenuta sul finire del 1561, e
prima della nascita degli altri figli, di cui si è fatta menzione. Di
questi, Giovanni ebbe il feudo di Gagliano nel capo S. Maria di Leuca
con il titolo di barone, e lì questo ramo familiare ha dato discendenza
fino alla fine del 1700, periodo in cui si estinse. L'altro figlio,
Achille, fu chiamato dalla sorella Erina in Calabria dopo il 1559, anno
della morte del marito Sanseverino, e nominato amministratore dei beni
familiari e comandante della compagnia di uomini d'arme. Da Achille
deriva il ramo familiare dei Castriota Scanderbeg che dalla Calabria si
trasferì Napoli nel corso del 1700, e quivi rimase fino ai nostri
giorni. Rappresentante di questa linea familiare è stato fino a qualche
mese fa, frà Giorgio Maria, cavaliere del Sovrano Ordine di Malta,
deceduto.
Il terzo figlio maschio del duca Ferdinando, Pardo, ottenne il titolo di
Conte Palatino e Cavaliere
Aurato con il privilegio dell'imperatore Carlo V, visse a Galatina, e
diede origine al ramo dei Castriota Scanderbeg di Lecce, tutt'ora
fiorente. Il figlio di Pardo, Costantino, trasferì la sua residenza da
Galatina a Copertino, presso i cugini Castriota -Granai, conti di quella
contrada.
Quindi, alla fine del 1600, Alessandro Castriota Scanderbeg si trasferì
a Lecce, ove fu aggregato alla nobiltà di questa città, e dove sposò
Caterina Giustiniani, della celeberrima famiglia genovese. I discendenti
di Alessandro vissero a Lecce fino alla fine del 1700, ed anche quando-
per circa un cinquantennio- si trasferirono per motivi d'officio a
Napoli, ove alcuni di loro ricoprirono incarichi di grande prestigio,
Lecce e Copertino rimasero al centro dei loro interessi affettivi e
patrimoniali. Verso la metà dell'800, infine, il primogenito di questa
linea familiare, un'altro Alessandro, si trasferì in un piccolo centro
della provincia di Lecce denominato Ruffano, ove tutt'ora è fissata la
residenza dei Castriota Scanderbeg di Terra d'Otranto. Attuali
rappresentanti di questa linea familiare sono il notaio dr. Giulio
Castriota Scanderbeg, ed i nipoti "ex fratre" (Giorgio), Paola avvocato
in Lecce, Alessandro medico a Lecce e Giulio magistrato amministrativo.
Comitato per la salvaguardia
della Cultura Europea
P.S. Si ringrazia il giudice- scrittore- drammaturgo Gennaro Francione,
autore del libro "Scanderbeg, un'eroe moderno",senza il cui apporto non
ci sarebbe stata possibile la bellissima impresa in Albania,
summenzionata. Per l'Albania un affettuoso grande riconoscimento ed un
forte abbraccio vanno al saggista Ylli Polovina, al poeta Visar Zhiti e
a tutti gli amici del mondo culturale e politico di ogni fazione che
hanno aderito con entusiasmo ( e anche un pò di preoccupazione per la
verità) alla nostra impresa culturale. All'amico Shaban Sinani, che in
queste ore, ci informano, ha dovuto lasciare il suo prestigioso incarico
di direttore generale degli Archivi di Stato di Tirana, formuliamo i
migliori auguri per il futuro. Noi, per gli amici, siamo sempre
presenti.