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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  

 

Shoah: lo sterminio si fermò a Tirana e Prishtina!

(di Francesco Marchianò)

 

All’alba del 7 aprile 1939 le truppe italiane invasero l’Albania, protettorato italiano di fatto ma formalmente stato retto dall’autoproclamato re corrotto Ahmet Zogu.

Da questa data lo stato schipetaro veniva sottoposto alle leggi italiane, comprese quelle famigerate del 1938 che perseguitavano gli Ebrei, allora una piccola minoranza in Albania, circa 300, secondo le stime del “ragioniere della morte”, il nazista Adolf Eichmann.

La caduta del regime enverista (1991) permette ora agli storici di consultare l’Archivio Nazionale di Tirana mettendo così in luce importanti documenti sulla seconda guerra ed i suoi aspetti in Albania, come quello della situazione degli Ebrei durante l’occupazione italiana.

In un interessantissimo articolo (“Corriere della Sera”, 1 marzo 2005),  il giornalista Dario Fertilio ci informa che il prof. Giuseppe Vacca (Istituto Gramsci) ed il prof. Michele Sarfatti, hanno scoperto una serie di documenti in cui risulta che le autorità militari e di polizia italiane hanno aiutato, assieme a quelle di Tirana, gli Ebrei albanesi e quelli provenienti dalla Dalmazia e Kosova, circa un migliaio, a sfuggire allo sterminio avviato dai nazisti nella Penisola Balcanica.

Nel territorio della Grande Albania, controllato dal governo fascista albanese di Mustafà Kruja, gli Ebrei locali non subirono alcuna prevaricazione né da parte delle milizie fasciste locali e né dai musulmani, mettendo in evidenza lo spirito di pacifica convivenza che contraddistingue gli schipetari.

La situazione, però, mutò all’indomani dell’8 settembre 1943, quando tutta l’Albania finì sotto il tallone dei nazisti che trovarono un solerte collaboratore nel francescano Andon Harapi, fucilato poi dai comunisti per crimini di guerra.

Scrive l’articolista:”A Tirana si insediò un governo ancora collaborazionista, ma questa volta dei tedeschi; le perquisizioni ed i rastrellamenti incominciarono, però fallirono a causa dell’atteggiamento della popolazione. Nelle città e nelle campagne, senza distinzione fra cristiani e musulmani, gli albanesi nascosero centinaia di ebrei; una ulteriore opera di assistenza venne fornita dai partigiani, sicchè, quando l’ombra del Reich si allontanò da Tirana, si scoprì che, da quelle parti, l’Olocausto di fatto era stato scongiurato”.

Il bravo Dario Fertilio, inoltre, ci informa che i documenti, circa 600, verranno pubblicati in un volume bilingue che potrà essere consultato nell’Archivio Centrale a Roma.

Come i lettori ben sanno, quest’anno per la prima volta il governo di Tirana ha decretato, il 27 gennaio, la “Giornata della Memoria”, per ricordare la Shoah e, alla luce di questi importanti e preziosi documenti inediti, il popolo albanese può farlo con onore al pari degli altri popoli liberi dell’Europa unita, democratica e multirazziale.

Francesco Marchianò

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