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ARBITALIA 
Shtėpia e Arbėreshėve tė Italisė
La Casa degli Albanesi d' Italia  

 

Il testo arbresh allegato viene attribuito ad un Anonimo lungrese del secolo XVIII.

I DASHURI DASH

Ndė  mest avullis,

Tra i vapori della cucina,

me shpin piot karēironja,

in una casa piena di detriti,

Piqiqi na mbitonej

Pichichi ci ospitava

tė  pijim verin  tė rč

per farci assaggiare il vino nuovo

e tė haim mish e vč.

e per farci mangiare carne e uova fresche.

Pas ēė na kish ēifosur njė ditė tė tėrė,

Dopo averci resi sazi, rimpinzandoci per un giorno intero,

me pjėnsin tė fritur si dirqė kashetje,

con lo stomaco pieno dei maiali all'ingrasso,

lėjim  triesin pjot me llikuxhģ,

lasciavamo la tavolata ancora colma di ogni ben di Dio

e ikėjim ture qeshur e ture thėn:

e fuggivamo ridendo e cantando in coro:                                 

"ikmi se nėng ė mė gjė".

"Corriamo via, ché non c'č pił niente da mangiare".

Skustumatra  si ishim,

Screanzati  quali noi eravamo,

kishim shkurtuar udhin

avevamo annullato le distanze

ndir trutė, grika e bitha.

tra cervello, ganasce e posteriore .

U ēė jam mė  skustumat se ju,

Io che sono ben pił scostumato di voi,

par se t' ikėnj ka trjesa ime

prima che corriate via dalla mia tavola

kit pirsjend ju vė  pirpara,

vi blocco  il passaggio con questa bella pietanza

e me kit vjersh dosje  ju stis gatarin:

e con queste scrofe di strofe vi metto in trappola:

"I zura  cimbet ndė kucietit  shapivet,

Ho dato pizzicotti sul collo ai ramarri

i digėlisa bėrrulet  qerjerinavet

ho grattato per celia  i gomiti alle cornacchie

i pengova thundrat hardhėlavet,

con un laccio lento ho azzoppato le lucertole per farle saltellare

kuqjarta cinxėrat

ho fatto copulare le cicale

se tė shinja nd'im kėcinej dega.

per vedere se scattava anche il mio ramo.

J firkova ksistrin skrapixhavet ,

Ho strofinato la pialla ai sottaceti,

shamararta  kallashinet tė purtunevet

ho pozzangherato i batacchi dei portoni

e j pursullova fėēėkezin,

e ne ho bruciacchiato il chiavistello

se tė nxėrrarshin  tė bėgatrat

per far dispetto ai ricchi,

e mė shum se gjithė dhėn ēiēill Martinit.

pił che a chiunque altro, a don Cicillo Martino.

Pas se ēė nxora lacin kallashinit

Dopo aver ritirato il laccio dal batacchio

i vura penjn tė gjat ndir kėmbit vauvilės

ho assicurato un lungo filo ad una zampetta della coccinella

se tė fijuturonej ket donja u

per farla volare  dove piaceva a me

e se t'e shinja ndir ndilat e dģellit

e vederla sfavillare ai raggi del sole

e veshur tė shėkilqģer me atą stolji dejti

nel suo sfarzoso tegumento da cerimonia color blu-mare

Kėshtł pa pasur aroplane elėme tė pundarshin

Cosģ, senza aerei né piste di atterraggio

Bėfsha pėrsėdreqt

svolgevo ugualmente il ruolo

controllor tė  fiuturimėt

di controllore di volo

Qindrova

In una pausa,

e i kalladepsa ksizin skorcavecit tim.

ho potato l'ombelico al mio cetriolo.

Majallinari grastarti gėthėlat

Il porcaro  ha  devirilizzato i granchi,

i nguli grriepshin ndė bithėt grifshis .

ha infilato un gancio nel culo del rapace.

I vu titarotin ndė kollorinėt brethkosavet

ha bucato il colon delle ranocchie con una cannuccia

se t'i frinej si fucka njerim sa tė pilsisjjin.

per gonfiarle fino a farle scoppiare.

Sinku Rrodhies i kėrrusi trikuzin vurdunarėvet,

Il Sindaco di Rodi ha corrugato la fune ai forestali,

u j zėdrodha qimezin karramunxis,

io ho attorcigliato la setola di porco alla zampogna,

se tė mbanja mend shėtierrin

per onorare la memoria dell'agnello

ēė j la lėkurin,

che ci ha lasciato la pelle,

zura me maballambersa pulin

ho preso a ceffoni la gallina

e i  kirsita nj fikofjak

e le ho affibbiato un cazzotto

se tė mė lėshonej nj vč me di kroke.

per convincerla a farmi un uovo con due tuorli.

Pula mbajiti pirsiendin e ngė foli fare,

La gallinella ha assorbito il colpo senza fiatare,

se e  dinej  se nj mos kish furnuar

ben sapendo che, diversamente, avrebbe fatto la fine

si dhģa ēė gjegji Dhėn Oraxin se thonej ,

della  capra di Don Orazio, che  si č sentita  apostrofare

kur thėrriti si ajņ dhģ ēė ish

per aver belato, come solo una capra sa fare,

se pa patrunin ndė stalit

alla vista del padrone  nella stalla

me nj saraqinote pirposh

disteso sopra  una signora di Saracena:

"Rri qet, bithėshėqerr dhģe,

"Chiudi il becco capra sgualdrinella,

njė mos ja shkul  kėsaj

sennņ  stappo questa

e t'e pallakąr tji",

e tappo te",

Qindrova njetir herė  e pč

In una seconda pausa, ho visto

njė krģe rriminata  Kapuēinėrash:

un groviglio di birichinate tipiche dei frati Capuccini:

arukullrat strokollistin sagullin e tirve

i birbantellii hanno fatto dondolare la loro corda,

i shkultin simixhjat sholės,

hanno estratto i chiodini dalla suola delle scarpe,

i kumbistin kėrrabin brumbullit,

hanno assestato una  bastonata allo scarafaggio,

i kushulljuan lapat kėmillit,

hanno lisciato le rughe  al lombrico,

i shulartin nėngjet mirmagavet,

hanno sbrogliato i nodi alla ragnatele

e i kėnduan:

e le hanno intonato questo canto:

shkafshit, ēiafshit rrolezit e bakullat,

Possiate scivolare  e rompervi le rotule e le giunture,

rrrashkarshit bėrrulet,

possano graffiarsi vostri i gomiti

ju ardhėshin rrofa e zeksi ,

possiate contrarre l'asma  per puntura di tarantola

votoqishtit kunjet ndė bithėt,

possiate rivoltare le pezze al culo,

i bėfshit ndingėndingun ēinxhinelėvet

possiate far tintinnare i campanelli

samarit

sulle bardature

mushėkės Fuxhilats

del mulo di Fugilata.

Qindronj  tė llutmin herė e ju thom:

Nell'ultima pausa, vi dico:

Ju dalt njė koqe

Che vi prenda un colpo

juve  e sat viefir.

a voi e a vostra suocera.

E mos mė thuaj "i dashur"

Non chiamatemi "caro"     

se ng'jam  i bjrj   nji dashi

ché non sono figlio di un porcaro

e ngė kam fuqģ

e non ho  la bravura

tė tė thom rroēėkarģ

per darvele a bere

mė  tė mardha

pił grosse

se kėtą dardha

di queste pere.

Antonio Sassone

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