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La Casa degli Albanesi d' Italia  

 

L'Editore Armando: meritocrazia ed etica del lavoro

di Antonio Sassone

Accolgo con un senso di tristezza ed insieme di gratitudine l'invito rivoltomi dagli attuali responsabili della Casa editrice a contribuire alla rievocazione della figura del compianto prof. Armando. Con tristezza, perché l'occasione mi costringe a constatare, con il peso di ogni parola scritta, che un Amico non č pił tra i vivi. Con gratitudine, perché parlarne č come illudersi di richiamarlo in vita.

Prima di conoscere personalmente il prof. Armando, nel 1977, lo conoscevo per fama attraverso tre canali: quello pubblico della stampa , quello  semi-pubblico dei commenti informali degli ambienti della Sinistra, dalla quale provenivo, e quello privato dei miei colloqui con un Suo vecchio compagno di scuola. Dalle informazioni orali e dai documenti scritti, ricevuti da quest'ultimo  canale, venni a conoscere, tra l'altro, alcuni aspetti della biografia giovanile di Armando: Seppi che l'"Albo d'onore " del Collegio salesiano di Villa Sora, a Frascati, dove Armando aveva frequentato , nel 1922, la III Normale, registrava, puntualmente, ogni quindici giorni, il Suo nome, in cima alla graduatoria degli studenti che si i erano distinti  per l' eccellente profitto e la buona condotta. Ancora Suo era il primo posto (con dieci e lode) nella graduatoria dei primi tre classificati agli esami semestrali di profitto.  L'autoritą scolastica del Collegio usava tributare agli studenti l' " onore al merito '> con attestati pubblici e con forme di premiazione materiale. In una di queste occasioni, Armando visse un'esperienza rivelatrice della sua gran passione per i libri e della sua vocazione editoriale: ricevette in premio dei capi di vestiario, mentre i suoi compagni ricevettero dei libri. Utilizzando come mezzo di scambio gli indumenti ricevuti in premio, riuscģ ad accumulare una pila di libri.

Confrontando questi tratti biografici con la sua battaglia editoriale in difesa dei valori meritocratici, capii le ragioni della Sua costante e .tenace richiesta di selezione dei talenti, di assegnazione di premi ai meritevoli; praticava lo stesso sistema di rinforzi pedagogici che aveva sperimentato su di sé, nel corso degli studi giovanili.

Negli ambienti intellettuali della Sinistra cosiddetta storica, dalla quale provenivo, la fama che Lo circondava e che aveva mediato la mia conoscenza di Lui, prima del 1977, era quella di un "reazionario ", "fascista ", "passatista", " di Destra", " nostalgico".

Confesso che, inizialmente, cosģ prevenuto, nonostante la mia simpatia e il mio segreto rispetto per l'esempio di severitą negli studi che aveva saputo dare da giovane, e che io conoscevo attraverso i colloqui con il Suo vecchio amico e attraverso la lettura dell'"Eco di Villa Sora ", ebbi una certa esitazione a far figurare i miei scritti nel Suo periodico.

Man mano che si sviluppava la mia esperienza di collaborazione con Lui, constatavo che questo strano " reazionario " pubblicava libri di marxisti ortodossi ed eterodossi, di comunisti, di socialisti, socialdemocratici, liberali e liberi pensatori. Mentre coloro che si autodefinivano progressisti e " di Sinistra " e che, in quanto tali, ritenevano di possedere il monopolio della libertą di espressione  (il  che equivale alla assurda pretesa di ridurre il tutto ad una delle sue parti) censuravano i miei scritti prima di pubblicarli, mi costringevano all' auto-censura o li respingevano considerandoli

" eccessivamente radicali ", non senza averli prima lodati per la loro impostazione logica, Lui. l'Editore Armando, che io conoscevo come " reazionario , mi dava prova di un sacro rispetto per la libertą di parola, non toccando una sola virgola delle cose che scrivevo. Ad onor del vero, devo ammettere che mi rimproverava di determinare, con l'eccessivo uso di virgole, un aumento del costo della stampa, poiché  - usava dire   - una sola virgola stampata migliaia di volte in altrettante copie di un  libro sarebbe costata centinaia di migliaia di lire .

Il suo sacro rispetto, come io sperimentai, per l' autonomia intellettuale dei suoi Autori non era quello passivo del non intervento e della non censura, ma quello attivo e militante della difesa dagli  attacchi altrui. Ne ebbi una prova quando scese in campo per difendere la mia libertą di espressione e la moralitą intellettuale che essa presupponeva dagli attacchi di una " ballerina " accademica che, esercitata a danzare sui materassi della partenogenesi delle idee, nonostante la sua professione di fede materialistico-storica, accusava di conservatorismo il mio libro Il giornale fuori sede,  L 'Editore respinse energicamente l' accusa ritorcendola contro il mittente .

Era indubbiamente un accentratore, ma un accentratore che non esitava a decentrare il potere di cui disponeva a vantaggio dei disubbidienti che dimostravano di aver ragione.

Profondo conoscitore della condizione degli insegnanti dei gradi pre-universitari della scuola, da quella materna a quella secondaria superiore, riservava loro, nella sua attivitą editoriale, un ampio spazio; sapeva stimolare in loro lo spirito di ricerca, la produzione intellettuale e il desiderio di ascesa professionale, umiliati, corrugati e spenti dagli ambienti istituzionali; sapeva trovare le parole giuste nel momento giusto, per stimolare, gratificare l'intelligenza e l'impegno dei collaboratori; era mosso dalla convinzione che qualsiasi progetto di riforma della scuola non potesse essere concepito, avviato e realizzato senza l'apporto degli " addetti ai lavori "; si adoperava per valorizzare la loro capacitą con l'intento di contribuire a farli uscire dal " silenzio degli insegnanti ", come dice il titolo di un articolo pubblicato sull' ultimo numero del " Servizio " da Lui curato.

Non aveva alcuna soggezione dei potenti, fossero essi signori della scienza, della politica o della finanza; era umile con gli umili e sprezzante con i superbi.

Celebrava la severitą degli studi come esercizio alla severitą della vita; viveva il lavoro con spirito calvinistico, come impegno etico, come condizione di dannazione alla salvezza. Avrebbe potuto vivere gli ultimi anni in un ozio agiato, ma ha preferito non conoscere riposo, e ha fatto di tutto per ignorarlo, perfino sotto la costrizione opposta della malattia. Alle soglie degli ottant' anni,  pur vistosamente indebolito nelle forze fisiche, suscitava stupore per il suo dinamismo, la sua creativitą, la sua infaticabilitą intellettuale e la sua resistenza morale. Si capiva che voleva chiudere i suoi giorni, cadendo sul lavoro.

Antonio Sassone

(Da Servizio Informazioni AVIO, anno XXVIII, n. 1 , 1986, p. 34.35)

 

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