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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

I PERSONAGGI ILLUSTRI ITALO - ALBANESI: 

DOMENICO MAURO E LA DEMOCRAZIA NEL MEZZOGGIORNO

Di Giovanni Luca Baffa

“Ma quando l’Italia avrà recuperato il pieno possesso del suo senso morale e si avvezzerà a guardare dietro lo scrittore l’uomo, a guardare gli uomini non da quello che scrivono ma da quello che fanno; allora se vi sarà “un libro d’oro” dei grandi caratteri e dei grandi patrioti, non mancherà una pagina a queste virtù di Domenico Mauro”.

In poche parole Francesco De Sanctis, offre una plastica immagine della vita e delle opere di Domenico Mauro definito anche “l’idolo della gioventù”, punto di riferimento culturale e politico in Calabria. Su Domenico Mauro è obbligatorio ricordare la ricostruzione della vita e delle opere fatta dallo storico Domenico Cassiano nell’opera “Risorgimento in Calabria”, figure e pensiero dei protagonisti Italo Albanesi”. Domenico Mauro era nato in S. Demetrio Corone il 13 gennaio 1812. La sua famiglia apparteneva a quella borghesia terriera  che aveva un rilevante peso sociale e politico nel circondario dei paesi calabro arberesch della presila. Fino al 1831 compie i suoi studi nel Collegio di S. Adriano, dove venne educato agli studio di carattere umanistico, ma anche agli ideali civili, ispirati alla ormai consolidata tradizione illuminista e giacobina del Collegio.

Nel 1832 il Mauro si trasferisce a Napoli, per compiervi gli studi universitari in Giurisprudenza. La sua formazione culturale era già definita nei suoi indirizzi fondamentali: romantico in letteratura, democratico in politica ed è così che il Mauro diventa il punto di riferimento di tutte le insurrezioni in Calabria, dove stavano maturando le condizioni per preparare una lotta politica più incisiva e dove operava una nuova generazione di rivoluzionari  convinti che la soluzione del problema italiano andava ricercata nell’ambito del contesto europeo. Essi cioè volevano conquistare la libertà, distruggendo tutte quelle situazioni che di fatto e di diritto vi si opponevano. Mauro prese parte a tutti i moti rivoluzionari del 1843; arrestato a seguito del fallimento della rivoluzione, fu tenuto nel carcere cosentino del Castello per due anni. Rimesso in libertà, fu tenuto d’occhio e sorvegliato come persona pericolosa per l’ordine costituito. Nuovamente arrestato nel 1847, ottenne la liberazione all’epoca della concessione dello Statuto. Negli anni della detenzione, l’oggetto ricorrente delle sue riflessioni fu il popolo, “questo essere fantastico ed immenso col “suo silenzio pensoso”, nelle sue divisioni di classe e, particolarmente in quella “delle maestranze” e della “gente minuta”. Analizzando le ragioni del fallimento di tutte le precedenti insurrezioni fondate principalmente sull’apporto del ceto proprietario, pervenne alla constatazione che, se da un lato la classe proprietaria, non aveva mantenuto fede ai suoi impegni, dall’altro, gruppi di contadini, di artigiani e di appartenenti al ceto medio, avevano invece lottato con tenacia e coraggio. Per il Mauro non restava che sperare sul popolo.

Secondo Domenico Cassiano, “Mauro non era né comunista e neppure socialista e né in seguito lo sarebbe diventato, ma aveva compreso  che sul contadiname meridionale e sulle classi medie e sulla loro forza dirompente poggiava ogni speranza di rinnovamento politico, sociale e civile, perché se convenientemente guidate e stimolate, avrebbero potuto svolgere una importante funzione storica e dire una parola definitiva per la democrazia del nostro paese”.

Con l’unità d’Italia, il Mauro non si sottrasse all’ instaurarsi di una monarchia costituzionale  per ottenere l’unità e l’indipendenza. Purtroppo le sue speranze andarono deluse ed egli dovette constatare che era impossibile avere una armoniosa concordanza tra monarchia e rivoluzione.  Il Mezzogiorno era del tutto escluso dalla direzione politica del paese. Era quindi necessario, secondo il Mauro, il richiamo ai valori della democrazia che pure, in qualche modo, erano stati consacrati nel Plebiscito. I valori della rivoluzione, per Mauro, nient’ altro sono che quelli della democrazia. Con questo programma  venne eletto deputato nelle elezioni politiche del 1865 e  riconfermato nel 1867. Fino all’ultimo sostenne la necessaria partecipazione popolare allo svolgimento e alla progressiva evoluzione democratica della vita politica. Aveva intuito, quindi e perfettamente compresa la funzione riservata dalla storia al socialismo. Il suo linguaggio “radicale” aveva una precisa valenza di sinistra sociale, che non tarderà a trovare i suoi, pur difficili approdi, nei primi schieramenti socialisti, che il Mauro non vedrà per l’ immatura morte che lo colse a Firenze il 17 gennaio 1873.

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