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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

CULTURA: GLI ITALO - ALBANESI ILLUSTRI:

L’ATTUALITA’ DEL PENSIERO COSTITUZIONALE DI COSTANTINO MORTATI

IL POPOLO ELETTORE COME PROTAGONISTA POLITICO

Di Giovanni Luca Baffa

Costantino Mortati apparteneva – come Antonio Gramsci – ad una famiglia della minoranza di lingua albanese del Cosentino; ad una delle tante famiglie della piccola borghesia delle professioni intellettuali, che tanto avevano contribuito al Risorgimento nazionale e che si erano schierate su avanzate posizioni di cattolicesimo liberale o democratico – repubblicane. Il padre Tommaso era di Civita e la madre , Maria Tamburi, di S. Basile. Costantino nacque a Corigliano nel 1981, dove il padre esercitava funzioni di Pretore.

Studiò nel Collegio italo – albanese di S. Adriano, dove conseguì la maturità classica  nel 1910. Si laureò in giurisprudenza alla Sapienza  di Roma nel 1914. Tre anni dopo conseguì anche la laurea in Lettere e Filosofia.  Nel 1936 vince la cattedra di diritto Costituzionale. Partecipò alla resistenza a Roma durante il periodo di occupazione nazista, manifestando simpatie e convergenze con il partito della Democrazia del Lavoro. A partire dal 1945, per influenza di Rossetti, ai cui orientamenti si sentiva molto vicino, aderì alla Democrazia Cristiana, nelle cui liste sarà eletto in Calabria deputato dell’Assemblea Costituente.

Intensa fu la sua attività sia nella Commissione dei 75, sia nel Comitato di redazione che nella stessa Assemblea Costituente. Come membro della Commissione per la Costituzione – che aveva il compito di predisporre un progetto per l’organizzazione costituzionale dello Stato Repubblicano –  Mortati presentò, nel settembre del 1946, una sua relazione, distinta in tre parti, nella quale affronta il problema della essenza dello Stato democratico e della struttura stessa dello Stato e dell’organizzazione e del funzionamento del potere legislativo. Alla base di ogni effettiva democrazia vi è il popolo, la cui partecipazione vivifica le istituzioni. Il popolo è il vero protagonista: elegge i suoi rappresentanti nei vari organismi e, nei momenti di crisi, esso è l’arbitro supremo. Ad esso deve essere anche riconosciuta la possibilità effettiva di esprimere le proprie opinioni mediante proposte di legge e mediante referendum.

Secondo lo storico Domenico Cassiano, che a Mortati dedicò una parte considerevole nelle sue opere sugli albanesi in Calabria, “il costituzionalista di Civita non nutriva una fiducia illuministica nella bontà dei congegni istituzionali. Era invece, dell’opinione che le istituzioni hanno una loro solida base solo se corrispondono ai bisogni reali della società civile”. Mortati propone il sistema parlamentare bicamerale, distinto in una Camera, nella quale siano eletti i rappresentanti dei partiti ed un’altra che sia rappresentativa di tutte le categorie o classi sociali, in cui la ripartizione dei seggi doveva essere fatta a base regionale, ma sempre in rappresentanza delle varie forze sociali.

Nel sistema costituzionale di Mortati,  sempre secondo Cassiano, “il popolo è considerato l’ago della bilancia; ad esso bisogna fare ricorso per sciogliere eventuali conflitti tra potere legislativo e potere esecutivo. Egli aveva anche intuito e sottolineato che uno stabile sistema democratico non è tanto garantito dall’esistenza dei partiti, quanto dagli organismi di partecipazione diretta del popolo”.

Nel dicembre del 1960, fu nominato dal Presidente della Repubblica, Gronchi, giudice della Corte Costituzionale.  Si battè per l’autonomia e l’autogoverno del potere giudiziario a garanzia dei diritti della libertà e di uguaglianza dei cittadini. Nel saggio “Problemi del Mezzogiorno(1948)” si occupò della  “questione meridionale”, sostenendo che essa  “ è un passaggio fondamentale ed imprescindibile per il consolidamento della democrazia in Italia”. Secondo Mortati, non sarebbero state sufficienti solo l’eliminazione delle ingiustizie e lo svecchiamento, ma occorreva anche la passione civile, la presa di coscienza di dovere profondamente innovare nel costume e nella mentalità. Nell’ambito dello stato nazionale, egli riconosce la rilevanza delle minoranze linguistiche come espressione di forze sociali reali, che debbono trovare apposita tutela in uno stato democratico nei confronti dei detentori del potere.

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