|
La «Parola» e il «Libro»
Rapporto
1. Possiedo un libro prezioso, ricevuto in
dono per posta.
Una ventina di anni fa mi giunse un pacco
spedito dallAlbania. Sullimballaggio il mittente: SHTĖPIA BOTUESE E
LIBRIT SHKOLLOR - TIRANĖ (Casa Editrice Dei Libri Scolastici). Una
cosa strana, perché non avevo ordini in sospeso. Il contenuto del
pacco era un libro strano, formato 11x18,5 in brossura plastificata
(come i quaderni di scuola di una volta) color ciliegia senza nessuna
scritta sulla copertina. Sul frontespizio, in prima pagina interna il
solitario titolo: DHIATA E RE (Nuovo testamento). Nonostante
lincontenibile eccitazione cercai qualcosa: editore, curatore, cittą,
data. Niente. Mah! E la fattura, poi? (Perché i libri glieli pagavo
dopo il ricevimento dallAlbania: in fiducia, con assicurata, in
dollari: 1$ per 1Lek). Allora, come estremo tentativo, mi misi a
sfogliare svelto tra indice e pollice le pagine ed ecco che esce fuori
un bigliettino con il nome e lindirizzo del mio caro amico Ilir H..
Un evento prodigioso! Una pazzia! Per questa
spedizione quante persone hanno sfidato la censura postale e rischiato
almeno il campo di concentramento!
Dopo alcuni anni, Ilir, col quale mantenevo una
rada corrispondenza epistolare, in un incontro rocambolesco, durante
unincursione a Tirana mi confessņ che quel libro me lo aveva mandato
in segno di gratitudine. Era stato sospettato di non essere vero
comunista e per questo si aspettava da un giorno a un altro di essere
mandato a lavorare in un avamposto alpino lungo la frontiera con la
Macedonia, per rinsavire. Fu allora che giunse una mia lettera, letta
come tutte le altre dalla censura. Scrivevo che da qualche tempo da
noi cera qualche problema di disoccupazione e di ordine pubblico:
queste parole bastarono a far sģ che venni accreditato come amico
dellAlbania. E fu sufficiente per salvare Ilir dallesilio.
Lessi il libro qua e lą come fa la gazza, per
rubare qualcosa della lingua impiegata. E scritto in un fresco
albanese popolar-letterario odierno, cosģ simile al discorrere solenne
e antico di Shaban Demiraj. Come, quando egli parla delluomo: Ēėshtė
gjuha. Gjuha ėshtė njė mjet, me anėn e tė cilit njerėzit merren vesh
dhe shkėmbejnė mendimet midis tyre: i shfaqin nėri-tjetrit njė mendim
a njė dėshirė, kėrkojnė mendimin a ndihmėn e njėri-tjetrit nė jetėn e
pėrditshme (nė familje, nė punė etj.). Trad.: Che cosa č la lingua.
La lingua č un mezzo, grazie al quale gli esseri umani si ascoltano e
si scambiano i pensieri reciprocamente: manifestano reciprocamente un
pensiero o un desiderio, cercano il pensiero o laiuto reciproco nella
vita quotidiana (in famiglia, nel lavoro ecc.). Parole queste,
semplici ed eterne, che qualunque analfabeta arbėresh come me intende;
cosģ inizia la Gramatika e gjuhės shqipe pėr shkollėn e mesme
pedagogjike(1971). Trad.: Grammatica della lingua albanese per la
scuola pedagogica secondaria. E forse per queste ed altre parole - il
parlare di un tecnico - non volle rendere agevole la propria carriera
accademica ma proprio per questa profonda dignitą nel suo pertinace
esserci-lģ, resta cosģ vicino e nel cuore di tutti coloro che lo
hanno sentito parlare, lo hanno letto, per il coraggio: quando per il
vivere albanese il pensare non era sempre il dire.
Mi parve un po singolare. In questo
anonimo-orfano Nuovo Testamento le frasi, infatti, non
corrispondevano a quelle del testo italiano: erano diverse, ogni tanto
cerano anche aggiunte esplicative, sia tra parentesi sia in nota al
capitoletto e qualche volta, specie nellApocalisse, sempre in nota
prossima, il traduttore apponeva anche un bel tekstualisht -
letteralmente - con la versione letterale.
Propongo due soli esempi per agevolare la
comprensione, la ragione della loro scelta spero risulterą pił chiara
nel seguito:
1. In italiano: In principio era il Verbo, e il
Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso
Dio (Gv 1,1.2, in La sacra Bibbia, 1976, Ed. Paoline).
In albanese: Nė fillim, (kur Perėndia krijoi
gjithēka), tashmė ekzistonte Ai qė quhet Fjala. Ky kishte qenė
gjithmonė me Perėndinė dhe vetė ishte Perėndi. (Gjatė krijimit) ky
ishte (nė veprim) pranė Perėndisė. (Gjn 1,1.2, in Dhiata e re,
Ed. anonimo). Traduzione: In principio, (quando Dio creņ tutto), gią
esisteva Colui che si chiama Parola. Questi era sempre stato con Dio
e lui stesso era Dio. (Durante la creazione) questi era (in azione)
presso Dio.
2. In italiano: «Seguimi» (Gv 1,43, in La
sacra Bibbia, Ed. Paoline, Roma).
In albanese: «Eja me mua» (Gjn 1,43, in
Dhiata e re, Ed. anonimo), trad.: Vieni con me.
Nel primo esempio č evidente un intento
spiccatamente essoterico del testo albanese assente in quello
italiano, nel secondo limperativo italiano implica una subalternitą
che il verbo albanese semplicemente non ha o puņ prendere solo dal
tono con cui viene pronunciato. Confrontando i due testi con la
versione latina e greca, in Novum testamentum, United Bible
Societies, London,1969 si puņ notare che:
1. nel primo esempio cč corrispondenza con la
versione italiana ma non con quella albanese;
2. nel secondo esempio la versione italiana
corrisponde allautoritativo latino sequere me, mentre la
versione albanese forse si adegua spiritualmente allamistale greco άκολούθει
μοι (confronta anche con Fjala e TYnzoti, rivista
settimanale, diretta da Antonio Masi, dal 25.2.1912 al 28.2.1915,
Palermo. Per una palpitante trattazione poetica ed esaustiva vedi Zef
Schirņ Di Maggio, Il dolce idioma di Fjala e TYnzoti, in Atti
del XXVIII Congresso internazionale di studi albanesi - 5 secoli di
cultura albanese in Sicilia - 16 - 19 Maggio 2002, Facoltą di Scienze
della Formazione - Scienze Filologiche e Linguistiche, Palermo).
2. Intanto si concluse il Concilio Vaticano
II, fu abbattuto il muro di Berlino e si esaurģ lateismo di stato e
crollņ lo stato in Albania.
In Italia si pubblicņ La Bibbia - Traduzione
interconfessionale in lingua corrente, 1985, Ed. Elle Di Ci,
Torino e Alleanza Biblica Universale, Roma, curata da esperti del
calibro di J. De Waard, O.Rauch, C. Bozzetti, C. M. Martini, E.
Galbiati. Lultima edizione si trova in ogni libreria e a modico
prezzo.
Come somigliava alla mia anonima-orfana Dhiata
e re!
In Jugoslavia venne alla luce, spero, ma fu
comunque dato lannuncio accompagnato da uno scampolo, da me letto, di
un Djata e re (NuovoTestamento), che prendeva come base il secolare
testo di Kristoforidhi traslitterato e con loccasione convertito in
ghego.
Dello stesso periodo sono le pubblicazioni di
testi sacri, tradotti in albanese unificato da Don (o Dom) Simon
Filipaj e pubblicate da Ed. Drita, Ferizaj:
1. Shėn Mateu, 1974; 1991. Trad. San
Matteo.
1.
Bibla e ilustruar pėr tė rinj, 1978; 1988. Trad. La
Bibbia illustrata per i giovani.
2.
Besėlidhja e Re, 1980; 1991. Trad. La nuova
alleanza.
3.
Bibla, 1994. trad. La Bibbia.
Tutte queste pubblicazioni seguivano la lettera
di Girolamo ma non lo spirito del nostro anonimo autore clandestino
albanese e tanto meno si aprivano alla visione postconciliare, gia
emerso concretamente, per es. nella appena citata Traduzione
interconfessionale in lingua corrente. Di conseguenza unEja-mbas-meje(trad.
Vieni dopo di me). corrisponde con coerenza al remoto concetto di
sottomesso acritico seguace ma non allEja-me-mua(trad
Vieni con me) nella visione postconciliare, e gią paolina e giovannea,
del credente, visto come responsabile soggetto storico con dignitą
divina, che aderisce al messaggio di amore rivelato dal Dio-Amore (per
una trattazione esaustiva vedi la cristallina e frizzante Lettera
enciclica Deus caritas est del Sommo Pontefice Benedetto XVI
ai vescovi ai presbiteri e ai diaconi alle persone consacrate e a
tutti i fedeli laici sullamore cristiano, 25.12.2005; Ed.Vaticane,
26.1.2006).
Inoltre, la parola Dio nei primi tre testi viene
tradotta Hy-u e nella Bibla del 1994 Hyj-i, credo per la
stringente azione di lettura linguistica curata dalla scuola di Prishtina.
3. La parola Hy
La parola Hy-Dio non lho trovata in
Buzuku, egli usa Zot-Signore (dove la sua zeta č simile al
simbolo uomo: un sovrapposto a Λ, come quello su 1).
Non cč in A. Leotti, LALBANESE PARLATO
(dialetto ghego), Ed. U. Hoepli, Milano, 1916, dove troviamo
Perėndi-ja, Zot-i - pl. ėna e le frasi mir se tė prū
Zot-żnė : Ben ti portņ, ti condusse il nostro Signore,
Perėndija tė martōft kjillģmet: Dio esaudisca i tuoi desideri
(scopi), Zoti t-a prūft mār: Dio te lo conduca (un affare) a
buon fine, e Zóti tė marrōft : Dio ti svergogni, Zóti tė
prēft: Dio ti tagli a pezzi. Nel Dizionario
albanese-italiano dello stesso autore, edito dallIstituto per
lEuropa Orientale, a Roma nel 1937 compare la voce: Hyj -
s. m. deitą, divinitą; Giove. La voce Perėndi : Dio
occupa 246 righe. La voce Zot occupa 326 righe nei
significati di Signore/Dio, signore, padrone, capace e libero.
Eqrem Ēabej, Studime Gjuhėsore, Ed.
Rilindja, Prishtinė, 1976 alla voce hyj attribuisce il solo
significato di entrare (pag. 242, Vol. I), ma nel Vol. II
quando illustra le possibili origini della parola Perėndi-a -
della declin. in -a di gen. gramm. maschile - egli
impiega hyjni-a = divinitą derivato dal nome comune
hyj-i = dio a cui, perņ, non riconosce alcuna rilevanza
storica nella lingua albanese e che perciņ non ha la dignitą per
essere menzionata. Per esempio: Hynitė greke (le divinitą
greche), hyji Manitu (il dio Manitł) o anche hyji Perėndi
(il dio Perėndi). Ciņ evidentemente in un contesto propositivo di
sviluppo di una lingua nazional-letteraria albanese.
Odette Marquet, Piccola Sorella di Gesł,
dottoressa in Scienze Orientali alla Universitą della Sorbona - Parigi
e laureata in lingua e letteratura albanese, nel tradurre Xavier
Léon-Dufour, Vocabulaire de Théologie Biblique, 1970, Les
Editions du Cerf, Paris (Fjalor i teologjisė biblike, Ed.
Chiriaco, Napoli, 03/2005) per la voce Dio sceglie Hyji,
omette la voce Perėndia, che, perņ, usa nel testo dalla prima
colonna (2 col. per pagina) allultima (1628). Lomissione della voce
forse č una scelta dellUfficio delle Traduzioni della Conferenza
Episcopale di Albania che lo ha esaminato. La traduttrice ci fa capire
che non condivide tale scelta, sapendo leggere tra le righe,
specialmente con la nota del trad. a pič pagina apposta alla voce
Hyji (col. 471 - 472) e con il provvidenziale refuso del
Fjalorth (Vocabolarietto) di sussidio, allegato allopera. Qui
finalmente troviamo a pag. 24, terzo rigo la voce Perėndi-a e
il rimando a Hyj-i e a Zot-i. Ma per fatal combinazion,
guarda caso non č al posto giusto, non č messo in ordine alfabetico
bensģ dopo pėrdėllčj, pėrdėllim, pėrdėllestar (consolare,
consolazione, consolatore): ciņ facendo, la nostra amata voce non la
puoi trovare pił perchč salta nella pagina successiva, dove, di certo,
non ti viene in mente di cercarla perché č tra le voci che, come
abbiamo visto, iniziano in pėr-.
Lopera č stata finanziata dal Cammino
Neocatecumenale di Puglia e di Albania, responsabile il Dott.
Silverio Cartolano (italiano), con lapprovazione del Presidente
della Conferenza Episcopale dAlbania S.E. Angelo Massacra (italiano)
Arcivescovo Metropolita di Scutari.
4. Ho appena ricevuto un libriccino formato
10,5x14,5.
Offerto gratuitamente, č uno speciment,
un saggio di futura opera. Si tratta del Vangelo di Giovanni -
Ungjilli sipas Gjonit, Ed. Societą Biblica Britannica & Forestiera
e Shoqėria Biblike Ndėrkonfesionale e Shqipėrisė, 01/2006. Le pagine
non sono numerate. Dopo il frontespizio unico č data la versione
italiana con a fronte quella albanese, preceduta da due prefazioni.
Nelle ultime due pagine troviamo le coordinate editoriali complete.
Nella prefazione italiana si dichiarano gli
intenti: «A che cosa serve questo libretto? Una persona
albanese che vive in Italia, quando sente una frase del Vangelo in
italiano, che perņ ricorda soltanto in albanese, puņ andare a vedere
in questo libretto come la stessa si dice in albanese. E cosģ la
comprende pił facilmente. Quando un albanese che vive in Italia vuole
dire a una persona italiana una frase del Vangelo, che perņ ricorda
soltanto in albanese, puņ andare a vedere come quella frase si dice in
italiano. E cosģ si fa capire pił direttamente». Il testo italiano
corrisponde alla sopraccitata traduzione interconfessionale in lingua
corrente (riedizione del 2000).
Nella prefazione albanese al terzo capoverso dal
fondo, se ho ben capito, si dice cosģ, traduco testualmente: «Noi
siamo consapevoli di una cosa, che il testo in italiano č diverso da
quello albanese non solo per cause note ma anche perché i traduttori
si sono basati su due modelli diversi di traduzione. I traduttori del
vangelo in italiano sono pił inclini a quella traduzione del testo
quanto pił comprensibile per il lettore nella sua lingua odierna,
mentre quelli del testo albanese sono impegnati a trovare una [via
inter]media tra la lingua odierna del lettore e del fedele rispetto
alla forma e alla lingua originale del vangelo. Questa č la ragione
principale, [per] la quale in alcuni casi sembrerą come se cč grande
differenza tra le due traduzioni».
Propongo ora il confronto tra le 2 versioni del
libretto per gli stessi esempi che abbiamo fatto sopra:
1. Gv 1,1.2 In principio, cera colui che č «la
Parola». Egli era con Dio, Egli era Dio. Egli era al principio con
Dio.
Gjn 1,1.2 Nė fillim ishte Fjala. Fjala ishte me
Perėndinė. Fjala ishte Perėndi. Fjala ishte qė nė fillim me Perėndinė.
Trad. In principio era la Parola. La Parola era con Dio. La Parola era
Dio. La Parola gią in principio era con Dio.
2. Gv 1,43 «Vieni con me».
Gjn 1,43 «Ndiqmė!». Trad. Seguimi ( ma:
tallonami, taccheggiami, inseguimi, perseguitami)
Come si puņ notare abbiamo segnato un punto, un
goal, e non da poco, ma si gioca solo in difesa. Finalmente in Albania
o meglio per gli albanesi che vivono in Italia cč un solo «Perėndi»
che comunque spero nazionale e planetario. Che poi sia filiazione di «perėndim»
o adattamento, alla maniera di zotėri, di «perėndor» o
evoluzione-elaborazione di «PerunЪ» o direttamente da «Parjanya» o,
ancor prima, da «Innanna» o - perché no? - etruscamente o pił
semplicemente da «(Anna) Perenna + Diell o + dita» o forse
direttamente introdotto dalla scuola illiro-cristiana non fa la
differenza. (Per scuola illiro-cristiana intendo quella guidata Dauno,
che stilņ a Nicea lAtto Apostolico Costantiniano, professato da tutti
i cristiani e che Liturgija Hyjnore e Shejtit Joan (Gjon) Hrisostomit
(Sacra Liturgia di S.Giovanni Crisostomo) fa precedere da amiamoci
gli uni gli altri, affinché in unitą di spirito, professiamo la nostra
fede). Certo č che Dio č «Perenne-dio» in sé, oltretutto,
dappertutto e per tutti.
E allora! Se ci amiamo, perché questo «Ndiqmė!»,
reso ancor pił perentorio dallaggiunta del punto esclamativo. Che
senso ha? Perché, allora Gesł direbbe: «14 Ju jeni miqtė
e mi, nėse bėni ato qė ju urdhėroj. 12 Ky ėshtė
urdhėrimi im: duajeni njėri-tjetrin ashtu siē ju desha unė juve.
15 Nuk ju quaj mė shėrbėtorė, sepse shėrbėtori nuk e di ēbėn
i zoti. Por unė ju kam quajtur miq, sepse ju bėra tė njohur
gjithēka qė dėgjova prej Atit tim»(Gjn 15) (trad. Voi siete i miei
amici, se fate le cose che vi ordino. Questo č il mio
comandamento: amatevi reciprocamente cosģ come ho amato io a
voi. Non vi chiamo pił servi, perché il servo non sa che cosa fa
il padrone. Ma vi ho chiamato amici, perché vi ho fatto
conoscere tutto ciņ che intesi dal Padre mio).
A un amico non si puņ ordinare, lo si invita:
«Andiamo insieme. Vieni con me. Accompagnami. Fammi compagnia».
Per un amico si dą la vita. Ed č quello che Gesł
fa per luomo, sulla Croce.
Per questo, essere amico di Gesł fa essere uomo
libero attraverso la conoscenza della veritą: quella senza e oltre gli
esoterismi, quella che fa diventare adulti i bambini, quella che dą
senso alla mia esistenza consapevole della sua finitezza e, nel
contempo, aperta a possibilitą illimitate.
Gesł ci sta facendo dal principio una
confidenza per mezzo della quale sappiamo «perché esistono gli
enti e non piuttosto il nulla» (G. W. Leibniz). Cosģ sappiamo che «il
senso della vita, cioč il senso del mondo, possiamo chiamarlo Dio. E
collegare a ciņ la similitudine di Dio qual padre» (L. Wittgenstein).
Pregare, perņ, non č il solo pensare al senso
della vita. No! La preghiera non č solo elevazione mentale: non
solo. Se Dio č amore, il senso della vita lo dą forse il solo
intelletto occidentale? O dobbiamo raggiungere il senso della vita con
tutto il nostro essere? Cioč col cuore inteso non di certo come
sentimentalismo ma come, nel patrimonio spirituale orientale, lunione
di tutte le facoltą delluomo. E pregare, dunque con i due polmoni,
tra amici lAmico che si č immolato per dare la vita, lAmico dal
grande Sacro Cuore.
Torniamo alla caritą. Poniamo fine,
dunque, al perenne scandalo delle vergognose liti pelose. E
preghiamolo il Perenne Dio, lIndicibile Icona, il Padre di
tutto, affinché venga il suo Santo Spirito su di noi e ci
purifichi (Lc 11,2D), alla maniera del martire per la sua
fede cristiana Pavel A. Floreskij:
Chiamandolo, adorandolo attraverso il Nome del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. |
«Fjala» dhe «Libri»
Raport
1.
Kam njė libėr margaritar, marrė me postė si dhuratė.
Pak o shumė ēė njė zet vjet prapa mora njė pak
tė dėrguar nga Shqipėria. Mbi amballazhin adresa e dėrguesit: SHTĖPIA
BOTUESE E LIBRIT SHKOLLOR - TIRANĖ. Njė ēudģ, sepse ngė kisha
urdhėrata pezull. Pėrmbajtja e pakut ish njė libėr i ēuditshėm, formąt
11x18,5 nė broshurė e plastifikuame (si kartularet s(h)kolle tė nji
here) ngjyrė qershģe pa njė tė shkruame mbi faqe-pėshtrimin (kapakun),
tek e para faqe e brendshme vetmitari titull: DHIATA E RE. Me gjithė
ngazėllimin e tėrbuam kėrkova [ndo](gja)gjė: botues, pėrgatitės,
qytet, datė. Mosgjė. E ēė! E fatura, pra? (Sepse libret ia paguaja pas
marrjes nga Shqipėria: nė mirėbesim, me letėr e siguruar, me dollare:
1$ pėr 1Lek). Ahierna, si tentativė e sprasme, u vura tė shfletoja me
glishtin i math e me atė tė drejtimit faqet e librit dhe, shģ, se del
jashta njė lėpushėzė me em(b)rin dhe me adresėn e mikut tim Ilir H.
Njė ndodhģ e mrakullueshme! Njė lėnėsi! Pėr kėtė
dėrgim sa veta kanė bėrė ballė censurės sė postės dhe rrėzikuar me
paka fushėn pėrqendrimi!
Pas disa vjetsh, Iliri, me tė cilin mbaja njė
korrespondencė tė rrallė, te njė pėrpjekje rokamboleske, glatė nji
inkursioni Tiranė mu skomollis (hapi zėm(b)rėn) se atė libėr me kish
dėrguar si shenjė haristisjeje.
Kish rarė (rėnė) nė druetimė se ngė ish komunist
i vėrtet e pėr kėtė ai prisjė sot-nes(t)ėr tė ish dėrguar tė punojė te
njė posicion i pėrparuar mbi Alpet glatė kufirit me Maqedonģnė, pėr u
riurtėsuar.
Kle ahierna ēė arriti njė nga letrat e mia,
zgledhur si gjithė tjerat nga censura. Shkruaja se ka ca qėro ēė tek
na ka ndonjė problem papunėsie dhe rendi publik: kėto fjalė mjaftuan
pėr tė bėrė ēė tė isha akredituar si mik tė Shqipėrisė. E mjaftoi pėr
tė shpėtuar Ilirin nga dėbimi.
Zglodha librin aty-kėtu si bėn grifsha (laraska),
pėr tė vjedhur [ndo](gja)gjė nga gluha e pėrdorur. Ė shkruar me njė
tė freshkėt gluhė shqipe popullore-letrare tė sotme, kėshtu e afėrme
me tė llafosurit [kujtņ: lifje e (l)lafje, discussioni e frange]
hijerėndė (hieratik, solemn) dhe tė lashtė tė Shaban Demirajit. Si,
kur flet pėr njeriun: Ēėshtė gjuha. Gjuha ėshtė njė mjet, me anėn e
tė cilit njerėzit merren vesh dhe shkėmbejnė mendimet midis tyre: i
shfaqin nėri-tjetrit njė mendim a njė dėshirė, kėrkojnė mendimin a
ndihmėn e njėri-tjetrit nė jetėn e pėrditshme (nė familje, nė punė etj.).
Fjalė kėto, tė thjeshta dhe tė pėrjetshme, ēė cilido arbėresh
analfabet si u ndėlgon; kėshtu ze fill: Gramatika e gjuhės shqipe
pėr shkollėn e mesme pedagogjike(1971). E ndoshta pėr kėto dhe tjera
fjalė - tė folurit teknik - ngė deshi tė lehtėsojė karrierėn e vet
akademike por pikėrisht pėr kėtė dinjitet tė thellė te tė
klėnit-prani-aty tė ngurosur, qėndron kėshtu ndanxė e te zėm(b)ra
e gjithė atyre ēė e kanė gjegjur tė foluri, e kanė zgledhur, pėr
trimėrinė: kur pėr tė rruarit shqiptar tė menduarit ngė ish pėrherė tė
folurit.
Mu duk pak-pak jashta zakonės. Te kjo
anonime-e paprind (jetim) Dhiata e Re fjalģtė, nė tė vėrtetė, ngė
pajtoheshinė me ato e tekstit liti: ishėn tė ndryshme, here herė
kishėn edhe shtojca ēė shpjegojnė, kloftė nė parentezė kloftė si
shėnim nė fund tė kapitullthit e ndonjėherė, sidomos tek Apokalipsi,
pėrherė nė shėnim tė afėrm, pėrkthyesi i vėjė njė tė bukur
tekstualisht me pėrkthimin fjalė pėr fjalė.
Nxier vetėm dy shembuj pėr tė lehtėsuar
ndėlgimin, arsya e zglidhimit tė tyre kam sprėnxė (shpresė) tė dalė
qartė mė pėrpara:
1.
Litisht: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio,
e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio. (Gv 1,1.2, in
La sacra Bibbia, 1976, Ed. Paoline).
Shqip: Nė fillim, (kur Perėndia krijoi gjithēka),
tashmė ekzistonte Ai qė quhet Fjala. Ky kishte qenė gjithmonė me
Perėndinė dhe vetė ishte Perėndi. (Gjatė krijimit) ky ishte (nė veprim)
pranė Perėndisė. (Gjn 1,1.2, in Dhiata e re, Ed. anonimo).
2.
Litisht: «Seguimi» (Gv 1,43, in La sacra Bibbia, Ed.
Paoline, Roma, 1976). Shqip: «Eja me mua» (Gjn 1,43, in Dhiata e
re, Ed. anonimo).
Tek i pari shembull shihet qartė njė qėllim
eksoterik tė theksuar tė tekstit shqip ēė lipset tek ai liti, tek i
dyti mėnyra urdhėrore litire siell njė vartėsģ ēė folja shqiptare
thjesht ngė e ka o mund tė marrė vetėm nga toni me tė cilin ė
shqiptuar. Tue krahasuar tė dy tekstet me versionin latin dhe me atė
grek, in Novum testamentum, United Bible Societies, London,
1969 mund vėhet re se:
1.
tek i pari shembull ka pajtim me versionin liti por jo me atė
shqip;
2.
tek i dyti shembull versioni liti pajtohet me urdhėruesin
latin sequere me, kurse versioni shqip ndoshta pėrputhet me
shpirtin e tė pėrzėmėrtit grek άκολούθει μοι
(krahasņ edhe me Fjala e TYnzoti,
revistė e pėrjavshme, drejtuar nga Antonio Masi, nga 25.2.1912
njera 28.2.1915, Palermo. Pėr njė regėtuese trajtesė poetike dhe
shteruese shih Zef Schirņ Di Maggio, Il dolce idioma di Fjala e
TYnzoti, in Atti del XXVIII Congresso internazionale di studi
albanesi - 5 secoli di cultura albanese in Sicilia - 16 - 19 Maggio
2002, Facoltą di Scienze della Formazione - Scienze Filologiche e
Linguistiche, Palermo).
2. Ndėrkaq pėrsosi Koncili Vatikan II, kle
gorromisur muri i Berlinit dhe u [l]jos ateizmi
i shtetit e u dėrrmua shteti nė Shqipėri.
Nė Italģ u botua La Bibbia - Traduzione
interconfessionale in lingua corrente, Ed. Elle Di Ci, Torino e
Alleanza Biblica Universale, Roma, 1985, e kujdesur nga eksperte me
kalibrin e J. De Waard, O.Rauch, C. Bozzetti, C. M. Martini, E.
Galbiati. Tė sprasmin botim e gjen te ēdo libreri e me ēmim tė ulėt.
Sa i glisjė Dhiatės sė Re anonime-pa tatė sime!
Nė Jugosllavģ erdhi te drita, kam sprėnxė, por
sido kloftė kle dhėnė lajmi shoqėruar me njė skampull, ēė u zglodha,
tė nji Dhjate tė re, ēė mirrjė si bazė shekullorin tekst tė
Kristoforidhit transliteruar e me ndodhjen shndėrruar gegėrisht.
E sė njėjtės periudhė janė botimet e tekstevet
tė shejte, pėrkthyer nė gluhėn shqiptare e njėsuar (unifikuar) nga Don
(o Dom) Simon Filipaj e botuar nga Ed. Drita, Ferizaj:
1.
Shėn Mateu, 1974; 1991.
2.
Bibla e ilustruar pėr tė rinj, 1978; 1988.
3.
Besėlidhja e Re, 1980; 1991.
4.
Bibla, 1994.
Gjithė kėto botime vejnė pas rrymit tė letrės sė
Xhėllormit por jo me shpirtin e anonimit autor klandestin shqiptar
tėnė edhe mė pak hapeshin pamjes paskonciliare, shpirt nani dalė
jashta konkretisht, p.sh. tek e cituara pak mė lart Traduzione
interconfessionale in lingua corrente. Prandaj njė Eja-mbas-meje
pajtohet me pėrputhje (koerencė) stėrlashtit ndėlgim (intelecion) tė
tė pėrunjmit akol pagjykim por jo me Eja-me-mua te pamja
paskonciliare, dhe ēė mėpara e Palit dhe tė Janit, tė besimtarit,
vrejtur si vetė e pėrgjegjshme, subjekt historik me dinjitet hyjnor,
ēė bashkohet lajmit dashurie rrėfyer nga Perėndia-Dashuri (pėr njė
trajtesė shteruese shih shkrimin e pastėr dhe tė gjallė Lettera
enciclica Deus caritas est del Sommo Pontefice Benedetto XVI
ai vescovi ai presbiteri e ai diaconi alle persone consacrate e a
tutti i fedeli laici sullamore cristiano, 25.12.2005; Ed.Vaticane,
26.1.2006).
Pėrveē, fjala Perėndi ė pėrkthyer te tė parėt
tri tekste Hy-u e te Bibla tė 1994 Hyj-i, kam besė pėr
shtrėnguesin veprim tė zgledhjes gluhėsore kujdesur nga s(h)kolla e Prishtinės.
3. Fjala Hy
Hy ngė e gjeta te Buzuku, ai pėrdor
Zot (ku z-ja e tij i glet simbolit burrė: njė i
vėnė mbi njė Λ, si ė ai mbi 1).
Ngė e ka A. Leotti, LALBANESE PARLATO
(dialetto ghego), Ed. U. Hoepli, Milano, 1916, ku gjejmė
Perėndi-ja, Zot-i - pl. ėna e fjalģtė mir se tė prū
Zot-żnė, Perėndija tė martōft kjillģmet, Zoti t-a prūft mār e
Zóti tė marrōft, Zóti tė prēft.
Te Dizionario albanese-italiano e tė
njėjtit autor, botuar nga Istituto per lEuropa Orientale, Roma mė
1937 del zėri: Hyj - s. m. deitą, divinitą; Giove.
Zėri Perėndi mban 246 rringje (rreshta). Zėri
Zot merr 326 rringje me domethėniet Signore/Dio, signore,
padrone, capace e libero.
Eqrem Ēabej, Studime Gjuhėsore, Ed.
Rilindja, Prishtinė, 1976 zėrit hyj i jep vetėm
domethėnie u-vete-brėnda, entrare (faq. 242, Vol. I), por te
Vol. II kur shpjegon cila mund tjetė prejveshtarja e fjalės
Perėndi-a - e lak. nė -a e gjin. gramm. mashk. - ai
pėrdor hyjni-a = divinitą ēė rrjeth nga em(b)ri i
pėrgjithshėm hyj-i = dio por tė cilit ngė ia njeh ndonjė
spikatje historike te gluha shqiptare e ēė pėrandaj ngė ka dinjitet
pėr tė klėnė pėrmendur (munduartur). Pėr shembull: Hynitė greke,
hyji Manitł a edhe hyji Perėndi (il dio Perėndi). Kjo,
si duket qartė, te njė kontekst i mirėqėllimshėm zhvillimi tė njė
gluhe kombėtare-letrare shqiptare.
Odette Marquet, Motrėzė e Jisłit, doktoreshė nė
Shkencat Lindore, Universitet i Sorbonės - Paris, e diplomuar nė
gluhėn e letėrsinė shqiptare, nė tė pėrkthyerit Xavier Léon-Dufour,
Vocabulaire de Théologie Biblique, Les Editions du Cerf, Paris,
1970 (Fjalor i teologjisė biblike, Ed. Chiriaco, Napoli,
03/2005) pėr zėrin Dieu zgleth Hyji, ngė vė zėrin
Perėndia, ēė, por, e pėrdor te teksti nga e para shtyllė (2 sht.
pėr faqe) njera tek e sprasmia (1628). Kapėrcimi (lėnja jashta) e
zėrit ndoshta ė njė zgledhje e Zyrės sė Pėrkthymevet tė Konferencės
Ipeshkvore tė shqipėrisė ēė e ekzaminoi. Pėrkthyesja na bėn tė
ndėlgojmė se ngė ka ēė tė ndajė me zgledhjen e tillė, tue dijtur tė
zglidhet nė mes rringjevet, mbi tė gjitha me sh. pėrkth. nė
kėmbė-faqe vėnė zėrit Hyji (sht. 471-472) e me providencialin
gabim te Fjalorth-i ndihme, bashkėlidhur me veprėn. Kėtu, nė
fund, gjejmė nė faq. 24, tek i treti rring zėrin Perėndi-a e
ridėrgjimin te Hyj-i e Zot-i. Por pėr fatal
kombinacion, pa shih!, ngė ė te vendi ēė i nget, ngė ė vėnė nė rend
alfabetik por pas pėrdėllčj, pėrdėllim, pėrdėllestar (ngushlloj,
ngushllim, ngushllimtar): tue bėrė kėtė, zėrin tėnė tė dashur ngė mund
tė gjesh mė sepse kapėrcen te faqja e pastajme, ku, pa dyshim, ngė tė
shkon pėr krei te kėrkosh pse ėshtė ndėr zėrat ēė, si kemi parė, zėnė
fill me pėr-.
Vepra kle finanancuar nga Ecja Neokatekumenale
e Puljas dhe tė Shqipėrisė, pėrgjegjės Dr. Ing. Silverio Cartolano
(liti), me aprovim tė Presidentit tė Konferencės ipeshkvore tė
Shqipėrisė S.E. Angelo Massacra (liti) Arqipeshkėv Metropolit i
Shkodrės.
4. Sapo mora njė libėrth format 10,5x14,5.
Dhėnė si dhuratė, ėshtė njė speciment,
njė sprovė vepre tė ardhsme. Bėhet fjalė pėr Vangelo di Giovanni -
Ungjilli sipas Gjonit, Ed. Societą Biblica Britannica & Forestiera
e Shoqėria Biblike Ndėrkonfesionale e Shqipėrisė, 01/2006. Faqet ngė
janė tė numėruara. Pas njė balline tė vetme ė dhėnė pėrkthimi liti e
pėrballė ai shqiptar, prirė (preceduto, pri-j, -va, -ft) nga dy
parathėnie. Te tė sprasmet dy faqe gjejmė koordinatat botėrore tė tėra.
Te parathėnia litisht shfaqen qėllimet: «A
che cosa serve questo libretto? Una persona albanese che vive in
Italia, quando sente una frase del Vangelo in italiano, che perņ
ricorda soltanto in albanese, puņ andare a vedere in questo libretto
come la stessa si dice in albanese. E cosģ la comprende pił
facilmente. Quando un albanese che vive in Italia vuole dire a una
persona italiana una frase del Vangelo, che perņ ricorda soltanto in
albanese, puņ andare a vedere come quella frase si dice in italiano. E
cosģ si fa capire pił direttamente». Teksti liti pajtohet me pėrthimin
ndėrklishtar e cituar pak mė lart nė gluhėn e zakonshme (ribotim i
2000).
Te parathėnia shqiptare tek i treti paragraf nga
fundi, nėse ndėlgova mirė, thuhet kėshtu, pėrkthej tekstualisht: «Noi
siamo consapevoli di una cosa, che il testo in italiano č diverso da
quello albanese non solo per cause note ma anche perché i traduttori
si sono basati su due modelli diversi di traduzione. I traduttori del
vangelo in italiano sono pił inclini a quella traduzione del testo
quanto pił comprensibile per il lettore nella sua lingua odierna,
mentre quelli del testo albanese sono impegnati a trovare una [via
inter]media tra la lingua odierna del lettore e del fedele rispetto
alla forma e alla lingua originale del vangelo. Questa č la ragione
principale, [per] la quale in alcuni casi sembrerą come se cč grande
differenza tra le due traduzioni».
Nxier nani krahasimin ndėr tė dyja pėrkthimet e
libėrthit pėr tė njėjtit dy shembuj ēė kemi bėrė sipėr:
1.
Gv 1,1.2 In principio, cera colui che č «la Parola». Egli
era con Dio, Egli era Dio. Egli era al principio con Dio. Gjn 1,1.2
Nė fillim ishte Fjala. Fjala ishte me Perėndinė. Fjala ishte Perėndi.
Fjala ishte qė nė fillim me Perėndinė.
2.
Gv 1,43 «Vieni con me». Gjn 1,43 «Ndiqmė!».
Si mund tė vėhet re kemi bėrė njė pikė, njė gol,
por luhet vetėm nė mbrojtje. Mė nė fund nė Shqip o mė mirė pėr
shqiptarėt ēė jetojnė nė Itali ka njė i vetėm «Perėndi», ēė sido
kloftė kam sprėnxė kombėtar dhe planetar. Ēė pra tė jetė mbirje (nga
mbin - germinare) nga «perėndim» o pėrshtatje e «perėndor», si bėn
zot me zotėri, o evoluim-shndėrrim e «PerunЪ» o drejt nga «Parjanya»
o, edhe mėparė, nga «Innanna» o - pse jo? - etruskisht o mė thjesht
nga «(Anna) Perenna + Diell o + dita» o ndoshta futur drejt nga
shkolla illiro-krishtere nge bėn ndryshimin. (Pėr shkollė
illiro-krėshtere dua tė them atė prirė nga Dauni, ēė hartoi nė Nikč
Simbolin e Apostujvet Kostandinian, shpallur nga gjithė tė krėshterėt
e ēė Liturgjia Hyjnore e Shėn Jan Gojartit (Shejtit Gjon Hrisostomit)
bėn tė prijė nga duhemi mirė njeri tjetrin, sa gjithė nji mendje te
ligjirojmė). Me siguri Dio ėshtė «Perenne-dio» nė vet, mbatanė
gjithė, gjithasajtėn e pėr tė gjithė.
E pastajna! Nese duhemi mirė, pse ky «Ndiqmė!»,
bėrė edhe mė tė prerė nga pikėēuditja! Ēė do me thėnė? Pse, ahierna
Jisui dejė tė thėsh: «14 Ju jeni miqtė e mi, nėse
bėni ato qė ju urdhėroj. 12 Ky ėshtė urdhėrimi im: duajeni
njėri-tjetrin ashtu siē ju desha unė juve. 15 Nuk ju
quaj mė shėrbėtorė, sepse shėrbėtori nuk e di ēbėn i zoti. Por unė
ju kam quajtur miq, sepse ju bėra tė njohur gjithēka qė dėgjova
prej Atit tim»(Gjn 15).
Nji miku ngė mund ti japėsh urdhra, ai grizet:
«Vemi bashkė. Eja me mua. Shoqėromė. Bėjmė shoqėri».
Pėr njė mik jipet gjella. Dhe ė atė ēė Jisui
bėn pėr njeriun, mbi Kryqen.
Pėr kėtė, tė jesh mik i Jisuit bėn tė jesh njeri
i lir nėpėr njohjen e tė vėrtetės: ajo pa e mbatanė esoterizmevet, ajo
ēė bėn tė rriten fėmijėt, ajo ēė jep domethėnie eksistencės sime tė
vetėdijshme pėr papėrsosurinė dhe, tek i njėjti qėro, hapur mundėsive
tė pakufizuara.
Jisui ėshte na rrėfyen ēė nga fillimi njė e
fshehtė tė tij nėpėrmjet sė cilės dimė «pse jetojnė klėniet
(enti, tė-klėnit-essere, klėnėsi-essenza) e jo pėrkundra mosgjėja» (G.
W. Leibniz). Kėshtu dimė se «domethėnia e gjellės, ēė ėshtė domethėnia
e jetės, mund te thrresim Perėndi. E lidhim kėsaj shėmbėlltyre tė
Perėndisė si atė» (L. Wittgenstein).
Por tė luturit ngė ėshtė tė vetmit tė menduar
pėr domethėnien e gjellės. Jo! Lutja ngė ė vetėm ngrėjtje tė
mendjes: jo vetėm! Nėse Perėndia ėshtė dashuri, domethėnien e gjellės
e jep ndoshta e vetmja mendje perėndimore? Apo duhet te zėmė domethėnien
e gjellės me gjithė tė-klėnit tėnė? Ēė ėshtė kjo: me zėmbrėn,
ndėlguar me siguri jo si sentimentalizėm por si, te qosma shpirtėrore
lindore, bashkim i tė gjitha zotėsitė (tė ndėlguarit, tė dashurit, tė
vepruarit). E tė luturit, prandaj, me tė dy mushkritė, me miqtė Mikun
ēė dha gjellėn, Miku me tė madhen Zėmbėr Shejte. Kthehemi nė
Dashurinė. Japim fund, pra, tė pėrjetshmit skandal tė grindjevet
tė turpshme pėr ēdo qime. E i lutemi tė Pėrjetshmit Perėndi, tė
Parrėfyeshmės Ikonė, tė Atit tė tė gjithtit, ēė tė vijė
Shpirti i tij i Shejt mbi na e tė na dėlirė (Lc 11,2D), nė
mėnyrėn tė thėni tė dėshmorit pėr besėn e tij e krėshtere Pavel A.
Floreskij:
Tue e thrritur, tue e adhuruar nėpėrmjet
Embrit tė Atit, tė Birit e tė Shpirtit Shejt. |