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Logico č spirituale Logico č materiale
Logica
dellamore (Benedetto XVI)
Pure ti offriamo questo culto razionale e
incruento. Queste parole San Giovanni Crisostomo le mette in bocca
allofficiante pochi secondi dopo la consacrazione.
Quale rapporto dialettico ci puņ essere tra il
pił misterioso dei misteri la transustanziazione del pane e del vino
nel corpo e nel sangue del Cristo e questo culto da lui definito
razionale (loghiki), se non si fa riferimento alla Parola-Logos?
Sua, sempre di Boccadoro, č la conferma:
«Sebbene la Pentecoste sia trascorsa, la festa tuttavia non č passata;
ogni riunione infatti č una festa. Da dove risulta ciņ? Dalle stesse
parole di Cristo che dice: Dovunque sono due o tre riuniti nel mio
nome, io sono in mezzo a loro. Dunque, ogni volta che Cristo č
presente in mezzo ad una riunione, quale prova maggiore vuoi che
allora č festa?».
Trecento anni prima, nel giorno di Pentecoste,
gli apostoli si misero a parlare in altre lingue e ciascuno sentiva
parlare nella sua lingua nativa. La traduzione simultanea, come č
detto nella cronaca, č opera dello Spirito Santo il Respiro di Dio
(At 2,4.7 e 11).
E questo mostra quanto č importante, presso Dio,
la relazione delluomo con la Parola. Ricevere, trasmettere la Parola
per lanima delluomo, lanima del mondo. Parola udibile nel deserto,
nel silenzio, nel vuoto interiore, nel distaccato osservatorio
dellanima appassionata della vita. Voce buona di veritą naturalmente
gioiosa udibile specie negli anni della verde speranza. Parola che
rende divini: cioč, appartenenti e abbandonati a Dio e considerati e
amati da Dio. In un rapporto filiale, come tra Padre e figlio, tutto
permeato da affetto adulto, emancipato
Ecco dove vedo oggi lurgenza, anzi lemergenza.
La Parola al mondo non giunge pił: cč un guasto di trasmissione, la
Parola non viene sintonizzata, trasmessa bene.
E crisi ma č anche opportunitą, scommessa,
sfida, creoto virtuoso, cioč pista da seguire, guasto rimovibile in
un mondo che non crede, non spera, non ama.
La Chiesa č isolata allangolo? Dio č scomparso?
Cč un disadattamento cultural-esistenziale cattolico? Il semplice e
comprensibile linguaggio del concernere umano universale del Vangelo č
oggi incapace di germinare risposte di senso, sentimento, commozione,
trepidazione, presenza-parusia, tanto da richiedere la sua diffusiva
lettura intellettualistica? Cioč, che fine hanno fatto le parole
povere e semplici del Vangelo (C. Lubich)?
Perché le chiese sono chiuse, mute, deserte,
squallidamente vuote in Arberia?
Il mondo č pieno di parole. Le parole hanno in
sé il genio, la forza dellidentitą. Lidentitą nel mondo paga. Ma non
in Arberia.
Il mondo cerca la poesia delle parole povere e
semplici del Vangelo. Le parole di un dio di cui il mondo gią conosce
solo il nome da adorare. Perché allora il Dio rivelato e rivelatore
non parla?
Le recenti generazioni cercano lautentica
identitą. Ma sono isolati allangolo, perché non trovano il Padre
(logorroico). Vogliono abbandonarsi al Padre e alla sua Parola, e a
cui rivolgere la preghiera di dolore. Cercano chi puņ dire loro che:
-
la comprensione del mondo per
luomo č possibile solo se veritą e bene coincidono ontologicamente,
nellessere,
-
luomo in sé č fornito di
sensi-intelletto-volontą: facoltą attraverso le quali chi conosce č
luomo, uno, e poi distinto, nella globalitą di anima e corpo,
-
la conoscenza vera si ottiene
se si studia vivendo, se si studia solo quel tanto che aiuta lo
svolgersi e il chiarirsi di quello che si vive: con volontą, amore e
intelligenza,
-
il lavoro č anche un mezzo di
conoscenza della realtą, della vita senza categorie astratte e schemi
filtranti il dire schietto ed č anche un mezzo che ci aiuta ad uscire
dai libri e dai concetti vuoti e a trovare un pensare che sia vita,
essere, umanitą,
-
la relazione con laltro, col
pił umile, ci ricolma della sua saggezza esperita col contatto
faticoso con la vita e con la natura, e che della natura ci esprime
anche la concretezza, larmonia, la purezza e da questa persona
possiamo imparare molte cose su certi valori dellesistenza umana che
nessun libro potrebbe mai darci (cfr.P. Foresi 2006).
Questa azione complessiva di pensiero consente
la liberazione della ragione e lincontro con la fede.
La possibilitą illimitata di stabilire un legame
con Dio, richiede, perņ, una presa di coscienza quanto mai
impegnativa. Non si tratta, infatti, di soddisfare il bisogno di amare
insieme alla veritą soltanto ma di andare incontro al Cristo. Una
compagnia che non abbandona mai neanche nella morte (perché reca la
promessa). Essere, fare Chiesa č vedere il Signore.
Oggi č importante la santitą comunitaria,
lamore reciproco (anche se non corrisposto). La novitą (oggi
necessaria) č la reciprocitą. La chiesa deve appassionarsi alla vita
delluomo. Deve fare diagnosi, proporre incoraggianti rimedi, dare
messaggi di fiducia (D. Tettamanzi). La Chiesa č soprattutto lamarsi
reciprocamente, la libertą che si realizza nella comunione,
lobbedienza come valorizzazione reciproca, come servizio, come
ascolto sistematico (anche della gente, dei rappresentanti del
territorio) (E. Antonelli).
Si tratta di un amore sano, forte, libero,
capace di gioia ed eternitą e che reca il sigillo dellesagerazione
(E. Olivero), della totalitą: «come io ho amato voi». Ma il credente
laico deve stare in guardia dal pericolo della burocrazia
ecclesiatica (F. G. Brambilla) ed operare per un pieno
riconoscimento della paritą anche nella chiesa (S. Pezzotta) ed un
coinvolgimento attivo rappresentativo dei giovani (a Verona erano
minoranza, comč in parrocchia e nel Paese in esubero(?)).
Questa č la formazione del cristiano (e perché
no di tutti?). La vita intesa come continuo tirocinio, come comunione
quotidiana. Per vincere gracilitą della fede, stanchezza per una
generositą affannata, frustrazioni, chiusura delle comunitą in se
stesse (P. Bignardi). Per essere testimoni e missionari di Cristo,
salvezza di tutto luomo. Della sua identitą, della sua lingua e
perciņ della Parola, del Padre e del loro Respiro.
Perché credere oggi č tendere allunitą, dallio
al noi, con fede e coraggio. Con Pietro. E «logica dellamore»,
«pastorale dellintelligenza, anzi della persona», attuata da «uomini
credibili, preti credibili [che] rendono Dio credibile» (Benedetto XVI).
Paolo Borgia |
Logjik ėshtė shpirtėror Logjik ė material
Logjikė e
dashurisė (BenedettoXVI)
Tė dhurojmė edhe kėtė arsyeshme e tė pagjakme
flijė. Kėto fjalė ShėnJani Gojarti i vė nė gojė tė shėrbyesit pak
sekonde pas shugurimit.
Cili raport dialektik munt tjetė ndėr mė
misteriozin nga misteret transubstancimi i bukės e tė verės nė kurm
e nė gjak tė Krishtit e kjo flijė (kult) ēė ai pėrcakton arsyeshme (loghiki),
nėse ngė e hedhim fjalėn te Fjala Logos?
I tiji, ende i Gojartit, ėshtė vėrtetimi: «Megjithėse
Pendekosta tė ketė shkuar, festa megjithatė ngė ka sosur (kaluar); ēdo
mbledje nė tė vėrtetė ė njė festė. Nga ku del (buron) kjo? Nga tė
njėjtat fjalė tė Krishtit ēė thotė: Kudo janė dy o tre mbledhur nė
emrin tim, u jam nė mes atyre. Prandaj, ngaherė ēė Krishti ė i
pranishėm nė mes njėi mbledjeje, cilėn provė mė tė madhe do se ahierna
ėshtė festė?».
Treqint vjet mė parė, te dita e Pendekostės,
apostujt zurėn fill tė flisnin nė tjera gluhė e ēdonjeri ndiejė tė
folurit te gluha ėmėsore e vet. Pėrkthimi i njėkohshėm, si ė thėnė te
kronika, ė vepėr e Shpirtit tShenjtė Fryma e Perėndisė (Vap
2,4.7.11).
E kjo dėfton sa ė e rėndesishme, te Perėndia,
lidhja e njeriut me Fjalėn. Tė mirret, tė dėrgohet Fjala pėr zemrėn e
njeriut, zemrėn e botės. Fjalė ēė munt te gjegjesh te shkretėtira, te
heshtja, te zbrazėtia e brėndėshme, tek e (sh)kėputura pikė vrojtimi e
zėmrės kur djek dashurie pėr gjellėn. Zė i mirė vėrtetėsie vetvetiu i
hareshėm ēė munt te gjegjesh sidomos glatė vitevet tė sprėnxės sė
gjelbėr. Fjalė ēė na bėn hyjnor: do mė thėnė, pėrkatės dhe lėshuar nė
Perėndi dhe pėrfillur e dashuruar nga Perėndia. Te njė lidhje birnore,
si Atė-bir, gjithė e ngjyer me pėrzėmėrsi e rritur, emancipuar
Shi (ėshi, ja) ku shoh sot ngutin, o mė mirė
emerxhencėn. Te bota Fjala ngė arrin mė: ka njė defekt transmetimi,
Fjala ngė ė sintonizuar, transmetuar mirė.
Ėshtė krizė por edhe mundėsi, bast, sfidė,
kreotė i mirė, do me thėnė pistė tė vijohet, defekt ēė munt tė hiqet
te njė botė ēė ngė ka besė, ngė ka sprėnxė, ngė dashuron.
Klisha ėshtė veēuar mėnjanė te angona? Perėndia
u zhduk? Ka njė papėrshtatshmėri kulturore-ekzistenciale katolike?
Gluha e thjeshtė dhe e ndėlguashmė pėr tė pėrkiturit tė njeriut tė
pėrgjithshėm tė Vangjelit ngė ia di mė sot tė mbirė pėrgjegje ndėlgimi,
ndiemje, mallėngjimi, kujdesi, pranie-parusie, aq/ė sa ti duhet
zgledhja e tij e shpėrhapshme intellektualistike? Do me thėnė, ku vane
sosėn fjalėt tė varfra e tė thjeshta tė Vangjelit (ungjilit)(C.
Lubich)?
Pse klishėt janė tė mbyllme, tė pafolme (pafjalė),
mjerėsisht tė zbrazėta nė Arbėri?
Bota ė plot me fjalė. Fjalėt
kanė nė vete karakterin, fuqinė e njėjtėsisė. Njėjtėsia te bota
paguan. Por jo nė Arbėri.
Bota kėrkon poezinė e fjalėvet tė varfra e tė
thjeshta tė Vangjelit. Fjalėt tė njėi perėndie tė tė cilit bota ēė mot
njeh po emrin pėr te adhuruar. Pse ahierna Perėndia i dėftuam (zbuluam)
dhe dėftues (zbulues) ngė flet?
Tė sprasmet breza kėrkojnė njėjtėsinė autentike.
Por janė veēuar mėnjanė, pse ngė e gjejnė Atin (fjalmath, fjalėshumė).
Duan tė lėshohen tė Ati dhe te Fjala e tij, e tė cilit tė i drejtohen
me njė parkalesi dhėmbimi. Kėrkojnė kush munt ti the/otė atyre se:
-
ndėlgjimi i
botės pėr njeriun ėshtė i mundshėm vetėm nėse e vėrteta dhe e mira
pėrputhen ontologjikisht, nė tė klėnit,
-
njeriu nė
vete ė pajisur me shqisa-ndėlgim-vullim: aftėsi nėpėr tė cilat kush
njeh ėshtė njeriu, njė, e pra zbėrthyer, te tėrėsia shpirti e
kurmi,
-
njohja e
vėrtetė ia dihet tė kihet (arrihet) tue rruar (rrojtur), nėse
studiohet po aq sa ndih tu bėrit e tu sqaruar atė ēė rrohet: me
vullim, dashuri e mendim,
-
puna ė njė
mjet njohje e realitetit, tė gjellės pa kategori abstrakte e skema ēė
filtrojnė tė thėnit tė pastėr dhe ė edhe njė mjet ēė na ndih tė dalim
nga libret e nga konceptet tė zbrazėta e tė gjejmė njė tė menduar ēė
tė jetė gjellė, tė klėnė, njerėzi,
-
lidhja me tjetrin, me mė tė pėrunjmin, na
mbush me urtėsinė e pėrvuajtur me tu krahasuarit tė lodhshėm me
gjellėn e me natyrėn, e ēė tė natyrės na shpreh edhe konkretėsi,
harmoni, dėlirėsi dhe nga kjo vetė munt tė mėsojmė shumė gjėra pėr ca
vlera tė jetės njerėzore ēė mosnjéri nga libret munt tna japė (krh.
P. Foresi, 2006).
Kjo tėrėsore vepėr mendimi lehtėson lirimin e
arsyes dhe pėrpjekjen me besėn.
Por, pėr mundėsinė e pakufishme tė vendoset njė
lidhje me Perėndinė, duhet njė marrje ndėrgjegjeje e rėndėsishme sa
ngė munt tthuhet. Me tė vėrtetė, ngė bėhet fjalė pėr plotėsimin e tė
duhurit tė dashurohėt bashkė me tė vėrtetėn vetėm por tu qasur
Krishtit. Njė shoqėri ēė ngė tė lė kurrė edhe te vdekja (pse bie
premtimin). Tė klėnit, tė bėrit Klishė ėshtė tė shihet tėnZonė.
Sot ė e rėndėsishme shenjtėria e bashkėsisė,
dashuria njeri tjetri (edhe se pa pėrgjegjė). Gjėja e re (sot e duhur)
ėshtė reciprociteti. Klisha duhet tė ji/epet prapa gjellės sė njeriut.
Duhet tė bėjė diagnoza, tė propozojė rrugė-dalje guxim-dhėnėse, tė
japė lajme besimi (D. Tettamanzi). Klisha ė mbi tė gjitha tu
dashurit reciprokisht, liria ēė realizohet te bashkėsia, bindja si
vlerėsim reciprok, si shėrbim, si mėrrėveshje sistematike (edhe tė
gjindes, tė pėrfaqesuesvet tė territorit) (E. Antonelli).
Bėhet fjalė pėr njė dashuri tė pastėr, tė fortė,
tė lirė, ēė jep gėzim e pėrjetėsi dhe ēė bie vulėn e zmadhimit (E.
Olivero), tė tėrėsisė: «si uju desha mirė». Por besimtari laik
duhet tė rrijė nė rojė nga rrė/eziku i burokracisė klishtare (F.G.Brambilla)
e tė veprojė pėr njė rinjohje tė paraēsisė (barazisė) edhe te Klisha
(S. Pezzotta) e pėr njė bashkėtėrheqje vepruese pėrfaqesuese tė tė
rinjvet (Veronė ishin pakicė, si nė famulli e nė Vendin tė/onė nė tepricė(?)).
Ky ė formimi i tė krishterit (e pse jo i tė
gjithėve?). Gjella ndėlguar si periudhė mėsimi tė vazhdueshme, si
bashkėsi e pėrditshme. Pėr tė mundur dobėsi tė besimit, lodhje pėr
njė zėmėrgjerėsi pa frymė, pėrprishje, mbyllje tė bashkėsivet nė
vetvete (P. Bignardi). Pėr tė klėnė dėshmitarė dhė misionarė tė
Krishtit, shpėtim tė gjithė njeriut. Tė njėjtėsisė sė tij, tė gluhės
e prandaj tė Fjalės, tė Atit e tė Frymės sė tyre.
Pse tė kihet besė sot ėshtė tė kihet prirje pėr
njėsinė, nga u kah na, me besim e me zėmėr. Me Pjetrin. Ė «logjikė
e dashurisė», «baritore e mendimit, majdena, tė vetės», bėrė nga «njerėz
tė besueshėm, priftra/rinj tė besueshėm [ēė] bėjnė tė besueshėm
Perėndinė» (Benedetto XVI).
Paolo Borgia |