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ARBITALIA 
Shtėpia e Arbėreshėve tė Italisė
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

INTERVISTA A PAPAS EMANUELE GIORDANO

di Orjeta Hashorva

Una personalitą: tra passato e futuro
Colloquio con il protopapas Emanuele Giordano, parroco di Eianina

Papas Emanuele Giordano č una nota personalitą della cultura arbėreshe, conosciuto anche a livello internazionale. La sua opera pił importante č il “Dizionario degli Albanesi d’Italia”, ma importanti sono anche le altre pubblicazioni. Ho deciso di intervistarlo proprio per questa sua popolaritą.
Questa intervista č stata registrata in arbėrisht-albanese il 2 dicembre 2005 presso la canonica di Eianina, nello studio del papas Emanuele Giordano.

· Quando č nato e che cosa ci puņ raccontare della sua infanzia?
Io sono nato il 27 giugno 1920. All’etą di cinque anni, i miei genitori mi portarono a scuola a Frascineto, ma ero ancora troppo piccolo e non fui accettato perché gli altri genitori si opposero. Quando avevo sei anni invece, non ci andai perché la mia famiglia aveva il gregge e dovevo aiutarla. Cosģ iniziai a studiare all’etą di otto anni. Comunque, anche quell’anno, non frequentai per sei mesi, perché fui impegnato nelle faccende familiari e perciņ rifeci il mio primo anno scolastico.

· Dove ha continuato i suoi studi?
Quando finii la scuola elementare ho sostenuto l’esame di ammissione al ginnasio di Castrovillari. Partecipammo in dodici di Frascineto ed Eianina, ma lo superammo in due, un mio amico Giuseppe Scornavacca di Frascineto ed io.
In seguito, desideravo continuare i miei studi al Seminario di Grottaferrata, poiché sin da piccolo seguivo il prete nelle sue attivitą, mi piaceva ascoltare la Buona Novella e studiavo anche i canti tradizionali della nostra chiesa.
Il vescovo di allora era Giovanni Mele, al quale chiesi di entrare in Seminario. Il tempo passava e ad ottobre sarebbero iniziate le lezioni e durante tutto il mese di settembre attesi con ansia la risposta del vescovo. Allora, mia madre che conosceva gią il vescovo, in quanto veniva spesso da mio zio, gli chiese di darci una risposta. Lui le disse che la mia ammissione era un po’ difficile perché io avevo gią tredici anni (l’etą massima era undici, dodici anni per accedere al Seminario) e che mio zio aveva abbandonato i suoi studi nel Seminario. In seguito intervenne il sacerdote di Frascineto Vincenzo Frascino, il quale, quando vide che ancora non mi avevano convocato, scrisse al vescovo. Dopo pochi giorni il vescovo ci rispose mandandoci tutta la documentazione necessaria.
Era il 1933 ed io ero in montagna con mio padre. Quella notte avevamo dormito lģ assieme ad altri pastori. Nella mattinata mi arrivņ la notizia della mia ammissione. Chiamai mio padre, il quale stava tagliando la legna nel bosco: “Papą, papą, potrņ andare a Grottaferrata!!!”. Mentre mi stava rispondendo io non stetti ad ascoltare e gli dissi: “Stammi bene, che io sto partendo!” e in un’ ora e mezza mi trovai in paese. Mia madre fu molto felice e assieme a mia sorella andarono al mercato di Spezzano Albanese e mi comprarono dei vestiti. Cosģ il 3 ottobre, giorno della partenza per Roma del “Pellegrinaggio calabrese per l’Anno Santo”, in quanto 33 erano gli anni di Cristo, fu il giorno della mia partenza, accompagnato da mio padre, dalla stazione ferroviaria di Spezzano Albanese. Come ho gią detto era l’Anno Santo e quella notte dormimmo a Roma.
L’indomani mattina andammo in Piazza San Pietro, sentimmo la messa celebrata dal Papa e poi partimmo per Grottaferrata. Nel pomeriggio mio padre sarebbe ripartito e quando ci salutammo mi disse: “ Figlio mio se ti comporterai bene lo farai per te stesso, altrimenti sai che lavoro ti aspetta.”

· E durante gli anni del Liceo?
A diciotto anni andai a Roma per frequentare il Liceo e seguire anche gli studi di “Filosofia e Teologia” al Collegio Greco. A Grottaferrata i miei insegnanti erano monaci basiliani, i quali mi insegnarono le materie del ginnasio: il greco, il latino, il francese e altre materie. Quando finii a Grottaferrata, mi mandarono in vacanza. Arrivato a Frascineto guardavo quelle case cosģ piccole e le paragonavo con i grandi edifici di Roma. Quell’anno mia sorella assieme al figlio partģ per l’Argentina, dove raggiunse il marito. Le mie vacanze durarono pił o meno un mese e quando ritornai a Roma iniziai il Liceo e gli studi di filosofia che dovetti seguire contemporaneamente per due anni. Quando finii gli studi di Filosofia ebbi di nuovo una licenza per ritornare a Frascineto. Dopo questi giorni di riposo, ritornato a Roma, iniziai gli studi di teologia. Qui conobbi molte persone con le quali diventai amico: messicani, argentini, spagnoli, etc. Cosģ insieme a loro iniziai a parlare in spagnolo e in francese con i francesi. Nel frattempo le lezioni all’universitą si tenevano in lingua latina, il greco invece lo avevo imparato a Grottaferrata e lo continuai a praticare con la Santa Messa e la liturgia e infine parlavo anche il greco moderno con gli amici greci, i quali studiavano in Collegio.
Terminati gli studi di teologia (morale e dogmatica) feci la tesi: sintesi di venticinque tesine che io avevo preparato durante ciascun anno di studio. Cosģ conseguii anche la licenza in Teologia il 30 maggio 1946. Potevo proseguire i miei studi con il dottorato, ma non lo feci perché pensavo che non era necessario per la preparazione del parroco di un piccolo paese.

· Quando e come ha iniziato a scrivere e leggere l’albanese?
Iniziai a studiare l’albanese, quando andai a Grottaferrata, dove mi ero portato anche i manoscritti di Bernardo Bilotta. Cosģ studiai la lingua che ci insegnavano al Collegio e quella arbėreshe che appresi dilettandomi sui manoscritti di Bilotta. Lessi tutti i suoi manoscritti, pił di centomila versi e li studiai approfonditamente.

· Come č riuscito a conciliare la sua attivitą di pastore e quella di cultore arbėresh?
Quando ritornai nel Collegio, durante il viaggio, mandai un telegramma al vescovo: “Esame superato”. Eianina all’epoca non aveva un parroco e il vescovo, il giorno dopo il mio telegramma, mi nominņ parroco di Eianina: sine ullo examine, senza nessun esame. Nel 1946 ci fu il referendum: monarchia o repubblica, cosģ venni qui sin dal 10 giugno per votare. Il 16 luglio, festa della Santa Maria del Carmine, iniziai la mia attivitą di parroco di Eianina. Da allora sono ancora in questa parrocchia!
Durante questi anni che cosa ho fatto? Si sa. Iniziai ad essere prete all’etą di 26 anni, nonostante mi mancasse l’esperienza di stare in mezzo al popolo e di rapportarmi ad esso. Fu il prete di Frascineto papas Giuseppe Ferrari che mi guidņ nel mio modo di comportarmi tra la gente. Nello stesso tempo, assieme a papas Ferrari ci appassionammo allo studio sempre pił approfondito della nostra lingua e cultura arbėreshe. Nel 1953, studiammo insieme e pubblicammo i “Canti Sacri”.

· Quale fu il suo ruolo nella traduzione della “Santa Liturgia di San Giovanni Crisostomo”, pubblicata nel 1968 dall’Eparchia di Lungro?
Io cantavo la messa in albanese, quando ancora non si poteva fare. La intonavo, assieme a un mio amico albanese Pietro Llazar Izaku, da quando ero al Collegio. Poi io preparai una messa arbėreshe, sulla quale si basņ la traduzione della Commissione dell’Eparchia di Lungro che tradusse quella Liturgia. Quella commissione era composta da tre persone: papas Francesco Solano, papas Domenico Bellizzi ed io.
Io portai la base ed assieme abbiamo cambiato alcuni termini. Rimase la mia messa, quella che io dicevo dal 1946. Dal 1968, fino ad oggi, questa messa si puņ cantare in tutte le chiese albanesi.

· Come nacque l’idea di scrivere il Dizionario degli Albanesi d’Italia?
Spesso a casa di papas Giuseppe Ferrari era ospite il professor Ernest Koliqi. Lo conobbi in quella casa e gli dissi che ero intenzionato a compilare un dizionario italiano-arbėrisht. Allora il professor Koliqi mi consigliņ di farlo arbėrisht-italiano, in modo che si potesse sapere quanti lemmi arbėreshė avevo raccolto. Allora iniziai a raccogliere il materiale, iniziando dalla lingua scritta: Bilotta, De Rada, Serembe, Anselmo Lorecchio, Argondizza, aggiungendo anche quei termini che conoscevo e quelli che avevo ascoltato da altri parlanti.
Ci misi otto anni a finire questo dizionario, in quanto non ci lavoravo ogni giorno perché il mio impegno di pastore mi impediva di dedicarmi totalmente a questo lavoro. Questi otto anni corrispondono a un anno intero di lavoro. Cosģ nel 1963 pubblicai il dizionario a Bari nella casa editrice Paoline.

· Qual’ č il ruolo di questo dizionario oggi, quando molteplici sono i dibattiti per quanto riguarda la scrittura e la standardizzazione della lingua arbėreshe?
Quando ho pubblicato il dizionario la lingua si stava perdendo. Oggi con la possibilitą di insegnare questa lingua nelle nostre scuole, con i molti studiosi che si interessano del futuro dell’arbėrisht, io credo che questa lingua si stia risvegliando. Soltanto al Comune di Frascineto ho venduto 25 dizionari e ho ricevuto delle richieste anche da altri comuni arbėreshė. Ciņ significa che la lingua si sta diffondendo e si sta insegnando sia nelle scuole che tra gli adulti con i corsi di alfabetizzazione organizzati nei diversi comuni e questo dizionario risulta essere un utile supporto in questo processo di alfabetizzazione.

· Come nacque la rivista “Zёri i Arbėreshvet” e perché venne interrotta la sua pubblicazione? Che cosa pensa della stampa odierna arbėreshe?
Quando terminai il lavoro del dizionario, pensai assieme a mio nipote Agostino Giordano di dar vita ad una rivista. La pubblicazione di questa rivista iniziņ nel 1972 e continuņ per dieci anni, sino al 1982. La sua pubblicazione si interrupe per mancanza di fondi.
“Jeta arbėreshe” invece č nata da tre anni. Questa rivista non prosegue sulla stessa scia di “Zėri i Arbėreshvet” in quanto essa raccoglie tutte le parlate dei paesi albanofoni. Chi vuole scrivere scrive nella propria parlata, invece “Zėri i Arbėreshvet” aveva un carattere pił culturale in quanto scrivevamo noi e quelli che erano pił interessati nel campo culturale arbėresh. Il fine di “Jeta arbėreshe” č la divulgazione e la conoscenza della lingua arbėreshe, in qualsiasi modo essa si parla, cioč in tutte le sue varianti, senza escludere gli errori di una lingua parlata. Gli arbėreshė sono liberi di scrivere la loro lingua, cosģ come essi la conoscono. Ma su “Jeta arbėreshe” si pubblicano anche articoli scritti bene in forma letteraria.
Io credo che oggi stiamo vivendo un rinascita della cultura arbėreshe. Durante gli anni settanta la lingua arbėreshe stava per scomparire, ma gli studiosi arbėreshė di quel periodo diedero un grande contributo per la sua conservazione. In primo luogo Ernest Koliqi, il nostro maestro, che ci guidņ con la sua rivista “Shejzat”. Dopo di lui, a San Benedetto Ullano iniziņ la pubblicazione della prima rivista arbėreshe “Risveglio” e poi arrivarono le altre riviste come “Katundi ynė”, “Zėri i Arbėreshėvet”, “Zjarri”, “Vatra”, etc.
Oggi la cultura arbėreshe č circondata da molti studiosi e inoltre la lingua si puņ anche imparare nelle scuole. Sono in molti che conoscono la lingua e lavorano per la sua conoscenza e diffusione: come Nicola Tocci che ha pubblicato “Il Calendario degli Arbėreshė” e molti altri non solo della nostra regione ma anche della Sicilia. Ma oggi viviamo una rinascita culturale anche nelle altre regioni, dove ci sono i paesi arbėreshė come nel Molise, in Basilicata e in Puglia. La pubblicazione di “Kamastra”, ad esempio č un passo verso un nuovo futuro con un particolare interesse per la lingua arbėreshe.

- Lei ha collaborato anche per la realizzazione del testo scolastico “Alfabetizzazione arbėreshe”, nel quale, tra l’altro, si esprime l’idea della creazione di una koiné del Pollino? Concorda con questa corrente?
Io ho sempre pensato che, finché noi arbėreshė abbiamo una lingua comune, si devono raccogliere le parlate di tutti i paesi arbėreshė e da esse deve nascere una lingua basata su una delle parlate, come avvenne per la lingua italiana, la quale si basņ sulla parlata di Firenze. Cosģ come accadde in Albania, dove gli insegnanti si recarono in varie zone dell’Albania del nord e di quella del sud e raccolsero le varie espressioni della lingua e assieme a Tirana studiarono e crearono la lingua albanese, basata sul dialetto tosco. Questo č ciņ che dobbiamo fare anche noi arbėreshė. Dobbiamo selezionare la terminologia migliore e unirla in un'unica lingua. Le espressioni migliori sono quelle pił vicine alla lingua albanese odierna. La parlata pił vicina alla lingua albanese standard č quella di Frascineto e non perché io sia frascinetese, ma proprio perché questa č la parlata che conserva un lessico pił vicino alla lingua albanese standard.

· Per quanto riguarda l’alfabeto e l’uso del grafema y, il quale lei utilizza nel Dizionario degli Albanesi d’Italia, ma che in quest’ultimo testo citato non č riconosciuto come lettera dell’alfabeto arbėresh, qual č la sua posizione?
L’alfabeto č lo stesso. Nel dizionario utilizzai il grafema y per semplificare la lingua arbėreshe per gli albanesi. Ma noi, nel nostro sistema fonetico, abbiamo solo il fonema i. Nella lingua scritta arbėreshe quella lettera non deve essere utilizzata, perchč noi non l’abbiamo, non l’abbiamo portata dall’Albania e non esisteva in Albania, quando gli Arbėreshė partirono per l’Italia. In seguito, probabilmente la y č entrata nell’albanese dalla lingua turca.
La lingua arbėreshe ha un altro fonema, che non esiste nella lingua albanese, parliamo della hj di derivazione greca e lo troviamo in alcuni lemmi come: hje, ahjak, ecc.

· Come mai secondo lei Frascineto ed Ejanina hanno avuto una cosģ vasta espressione dell’intelligentia arbėreshe con notevoli personaggi come: papas Giuseppe Ferrari, papas Antonio Bellusci, papas Francesco Solano, papas Domenico Bellizzi, Bernardo Bilotta, Vincenzo Dorsa?
Abbiamo anche altri come Domenico Bellusci, colui che risvegliņ la lingua arbėreshe al Collegio di San Demetrio Corone. Frascineto ha nutrito sempre un particolare entusiasmo per la lingua e la cultura arbėreshe. Tra i tanti personaggi che si interessarono del mondo albanese, Frascineto ebbe anche due professori universitari: Giuseppe Ferrari e Francesco Solano. Credo che Frascineto sia un centro della cultura arbėreshe. Altrimenti com’č possibile che da Frascineto siano usciti tutti questi studiosi che nutrono tanto entusiasmo per la lingua arbėreshe?

· Quali sono le sue pubblicazioni sino ad oggi e quali quelle che sta preparando per il futuro?
Ora queste sono le mie ultime pubblicazioni, perchč la vecchiaia si fa strada e ci aspetta la Cittą di Tutti. Nel 2000 ho dato alle stampe la traduzione del Vangelo di San Matteo e quello di San Marco l’ho pubblicato a episodi sulla rivista “Jeta arbėreshe”. Per completare la traduzione dei quattro Vangeli ho preparato anche il Vangelo di San Giovanni e quello di San Luca.
Poi ho preparato una “Grammatica arbėreshe”, la quale č in stampa e uscirą a breve. Quest’anno ho pubblicato “Inni arbėreshė: La musica bizantina, una raccolta dei canti religiosi”. Un’altra pubblicazione che desidererei fare č la raccolta dei canti arbėreshė in musica occidentale, una sintesi di tutti i nostri canti popolari.

· Infine, ringraziandola vivamente le chiedo come vede il futuro della lingua arbėreshe e pensa che la legge L.N. 482/99 darą i frutti sperati?
Bernardo Bilotta nei suoi scritti disse:
“ coloro che oggi leggono questi miei canti, tra cento anni non potranno pił farlo, perchč saranno dominati dal miele del genio italiano”. Djalli per lui č il genio. Un secolo non č passato ancora, aspettiamo e vedremmo. Comunque io penso che la lingua arbėreshe verrą conservata ancora in Italia, perchč vedo che l’arbėrisht di oggi va verso la rinascita. La legge ha reso possibile non solo l’insegnamento della lingua arbėreshe nelle scuole ma anche l’alfabetizzazione degli adulti.
Io sono convinto che questa nostra lingua ancora non morirą!
Njė personalitet: midis tė kaluarės dhe tė sė ardhmes
Bisedė me protopapasin Emanuele Giordano nga Ejanina

Papas Emanuele Giordano ėshtė njė personalitet i shquar i kulturės arbėreshe, i njohur edhe nė nivel internacional. Vepra e tij mė e rėndėsishme ėshtė “Fjalori i Arbėreshėvet”, por tė ēmueshme janė edhe botimet e tij tė tjera.
Vendosa ta intervistoja pėr popullaritetin e tij.
Kjo intervistė u regjistrua nė gjuhėn arbėrisht-shqipe mė 2 dhjetor 2005 nė qelinė e Ejaninės nė studion e papas Emanuele Giordano.

· Kur keni lindur dhe ēfarė mund tė na thoni rreth fėmijėrisė suaj?
Unė kam lindur mė 27 qershor 1920. Nė moshėn pesėvjeēare mė dėrguan nė shkollė nė Frasnitė, por isha akoma i vogėl dhe nuk mė pranuan sepse prindėrit e tjerė kundėrshtuan. Kur isha gjashtė vjeē nuk hyra nė shkollė, sepse ne kishim bagėtitė, dhe mė duhej tė ndihmoja familjen. Kėshtu qė hyra nė shkollė nė moshėn tetėvjeēare. Megjithatė atė vit nuk vajta nė shkollė pėr gjashtė muaj, sepse duhej tė ndihmoja familjen dhe kėshtu m’u desh tė pėrsėrisja vitin e parė.

· Ku i keni vazhduar studimet?
Pasi mbarova shkollėn fillore, bėra provimin pėr tė hyrė nė gjimnazin e Horės (Castrovillari).
Ishim dymbėdhjetė vetė nga Frasnita dhe Purēilli qė bėmė provimin por e kaluam vetėm dy vetė: njė miku im, Scornavacca Giuseppe nga Frasnita, dhe unė.
Pastaj unė doja tė vazhdoja studimet nė Seminarin e Grotaferratės, sepse, qė kur isha i vogėl, i shkoja gjithmonė mbrapa priftit dhe nė kishė mė pėlqente tė dėgjoja Fjalėn e mirė dhe mėsoja kėndimet e kishės (tradicionale).
Peshkopi i atėhershėm ishte Giovanni Mele, tė cilit i bėra kėrkesė pėr tė hyrė nė Seminar. Koha kalonte dhe nė tetor fillonin mėsimet nė Seminar dhe gjatė gjithė shtatorit prisja me ankth pėrgjigjen e peshkopit. Mamaja, qė e njihte peshkopin, sepse ai vinte shpesh herė te xhaxhai im, i tha qė tė na jepte njė pėrgjigje. Ai iu pėrgjigj qė pranimi im ishte pak i vėshtirė, sepse isha trembėdhjetė vjeē (mosha mė e madhe ishte njėmbėdhjetė, dymbėdhjetė pėr tė hyrė nė Seminar) dhe pastaj tha qė xhaxhai im nuk i kishte pėrfunduar studimet nė Seminar. Atėherė, ndėrhyri prifti i Frasnitės Vincenzo Frascino, i cili, kur pa qė nuk po mė thėrrisnin, i shkroi peshkopit. Pas pak ditėsh peshkopi na u pėrgjigj duke na dėrguar dokumentet qė duheshin pėrgatitur.
Ishte viti 1933 dhe unė isha nė mal me babain. Atė natė kishim fjetur nė mal bashkė me barinjtė e tjerė. Nė mėngjes mė erdhi lajmi i pranimit. I thirra babait, i cili po priste dru nė pyll: “Oi ta, oi ta, mund tė shkojė atje, nė Grotaferratė!!!” Kur ai po mė pėrgjigjej unė nuk e dėgjova fare dhe i thashė: “ Rri mirė, se unė po iki!” dhe pėr njė orė e gjysmė u gjenda nė katund. Mamaja ishte shumė e kėnaqur dhe bashkė me motrėn time vajtėn te pazari i Spixanės dhe mė blenė rrobat e reja.
Kėshtu mė 3 tetor, dita e nisjes pėr nė Romė tė “Pelegrinazhit kalabrez pėr vitin e shėnjtė”, sepse 33 ishin vitet e Krishtit, qe dita e nisjes sime bashkė me babain nga stacioni i Spixanės. Si thashė ishte viti i shenjtė dhe atė natė fjetėm nė Romė. Tė nesėrmen nė mėngjes vajtėm te Sheshi Shėn Pietrit, dėgjuam meshė e Papės dhe pastaj u nisėm pėr nė Grotaferratė. Pasdreke babai do tė nisej pėr t’u kthyer nė shtėpi. Kur po ndaheshim mė tha: “Ti biri im ndėse sillesh mirė e bėn pėr veten tėnde, sepse e di vetė ēfarė pune tė pret.”

· Po vitet e Liceut?
Nė moshėn tetėmbėdhjetėvjeēare vajta nė Romė pėr tė bėrė Liceun edhe studimet pėr “Filozofi dhe Teologji” nė Kolegjin Grek. Nė Grotaferratė mėsuesit e mi ishin kallogjerėt, tė cilėt mė mėsuan lėndėt e gjimnazit: greqishten, latinishten, frėngjishten dhe lėndė tė tjera. Pasi mbarova nė Grotaferratė, mė dėrguan nė shtėpi me pushime. Kur arrita nė Frasnitė shikoja shtėpitė e vogla dhe i krahasoja me ndėrtesat e mėdha tė Romės. Atė vit, motra ime bashkė me tė birin u nis pėr nė Argjentinė, ku gjendej i shoqi. Pushimet zgjatėn pak a shumė njė muaj dhe kur u ktheva nė Romė, fillova Liceun bashkė me studimet pėr Filozofi dhe m’u desh ti vazhdoja pėr dy vjet tė dyja bashkė. Kur mbarova studimet pėr Filozofi mė dhanė pėrsėri liēencėn pėr t’u kthyer nė Frasnitė. Pas kėtyre pushimeve, kur u ktheva nė Romė, fillova Teologjinė. Kėtu njoha shumė njerėz dhe lidha miqėsi me meksikanė, argjentinas, spanjollė, etj. Kėshtu, bashkė me ta, fillova tė flisja spanjishten dhe frėngjishten me francezėt. Gjithashtu, mėsimet e universitetit ishin nė gjuhėn latine, kurse greqishten e kisha mėsuar nė Grotaferratė, vazhdova ta studioja nė Kolegj dhe e praktikoja me Meshėn dhe Liturgjinė dhe, sė fundi, greqishten moderne e flisja me shokėt grekė qė ishin nė Kolegj.
Kur mbarova Teologjinė (Morale dhe Dogmatike) bėra tezėn. Kjo tezė ishte pėrmbledhja e njėzet e pesė tezinave qė unė kisha pregatitur gjatė ēdo viti. Kėshtu mora edhe Liēencėn nė Teologji, nė 30 maj tė vitit 1946. Ishte mundėsia tė bėhej edhe doktorata, por unė nuk e bėra, sepse mendoja se nuk ishte e nevojshme pėr priftin e njė katundi tė vogėl.

· Kur dhe si keni filluar shkrimin dhe leximin e arbėrishtes?
Arbėrishten fillova ta studioja kur vajta nė Grotaferratė. Kur vajta atje mora me vete dorėshkrimet e Bernard Bilotės dhe i studiova. Kėshtu qė studiova gjuhėn qė na mėsonin atje, por edhe gjuhėn arbėreshe, duke u argėtuar me dorėshkrimet e Bilotės. I lexova tė gjitha dorėshkrimet e tij: mė se njėqindmijė vargje dhe i studiova thellėsisht.

· Aktiviteti juaj si prift dhe ai si kultor arbėresh, si janė lidhur midis tyre?
Kur u ktheva nė Kolegj, gjatė rrugės, i bėra njė telegram peshkopit: “Kam kaluar provimin”. Ejanina atėherė, ishte pa prift dhe peshkopi tė nesėrmen e arritjes sė telegramit mė emėroi famullitar tė Ejaninės: sine ullo examine, pa asnjė provim. Nė vitin 1946 u bė referendumi: monarki apo republikė, kėshtu qė erdha kėtu qė prej datės 10 qershor pėr tė votuar dhe nė 16 korrik, festa e Shėn Mėrisė sė Karmunit, fillova zyrtarisht aktivitetin tim si famullitar i Ejaninės. Qė atėherė jam akoma nė kėtė famulli!
Gjatė kėtyre viteve ē’bėra? Dihet ē’bėra. Fillova nė moshėn 26-vjeēare edhe pse mė mungonte pėrvoja e drejtpėrdrejt e famullisė nė mes tė njerėzve. Qe prifti i Frasnitės papas Sepė Ferrari qė mė udhėhoqi nė mirėsjelljen time si famullitar. Ndėrkohė bashkė me papas Sepė Ferrari kishim kėnaqėsi tė madhe tė studionim gjithmonė e mė thellė gjuhėn dhe kulturėn tonė arbėreshe. Nė vitin 1953, studionim bashkė dhe botuam “Kalimeret”.

· Cili qe roli juaj nė pėrkthimin e “Liturgjisė sė shenjtė tė Shėn Janit Gojartit”, botuar nė vitin 1968 nga Eparkia e Ungrės?
Unė thoja meshėn arbėreshe kur akoma nuk mund tė thuhej. Qė kur isha nė Kolegj me Pjetėr Llazar Izakun, njė shoku im shqiptar, thonim meshėn nė gjuhėn shqipe. Pastaj unė bėra njė meshė arbėreshe, si ėshtė ajo e sotmja, mbi tė cilėn u mbėshtet pėrkthimi i Komisionit i Eparkisė sė Ungrės. Ky Komision ishte i pėrbėrė prej tre vetėsh: papas Francesco Solano, papas Domenico Bellizzi ed io. Unė solla bazėn dhe sė bashku ndėrruam pak fjalė. Qėndroi mesha ime, atė qė unė thosha qė prej vitit 1946. Nga viti 1968, deri mė sot, ajo mund tė pėrdoret nė tė gjitha kishat arbėreshe.

· Si lind ideja e hartimit e “Fjalorit tė Arbėreshvet t’ Italisė”?
Nė shtėpinė e papas Sepė Ferrarit vinte shpeshherė Ernest Koliqi, kėshtu qė e njoha atje dhe i thashė qė doja tė bėja njė fjalor italisht-arbėrisht. Atėherė, profesor Koliqi mė kėshilloi tė bėja njė fjalor arbėrisht-italisht, sepse kėshtu mund tė dallohej se sa fjalė arbėreshe kisha mbledhur. Atėherė fillova tė mblidhja materialin duke filluar nga gjuha e shkruar: Bilotta, De Rada, Serembe, Anselmo Lorecchio, Argondizza, dhe i shtova ato fjalė qė unė dija dhe qė dėgjoja nga tė tjerėt.
M’u deshėn tetė vjet qė tė mbaroja kėtė fjalor, sepse nuk punoja ēdo ditė me fjalorin, nga qė isha i zėnė edhe me punėn e priftit. Kėto tetė vjet janė sikur tė kishin qenė njė vit i plotė pune. Kėshtu, nė vitin 1963, botova fjalorin nė Bari nė shtėpinė botuese Paoline.

· Cili ėshtė vendi i kėtij fjalori sot, kur tė shumta janė debatet pėr sa i pėrket shkrimit dhe njėsimit tė gjuhės arbėreshe?
Kur botova fjalorin, gjuha po humbte. Sot me lejen pėr tė mėsuar kėtė gjuhė nė shkollat tona, me studiuesit e shumtė qė interesohen pėr tė ardhmen e arbėrishtes, unė besoj qė kjo gjuhė po zgjohet pėrsėri. Vetėm Bashkisė sė Frasnitės i kam shitur 25 fjalorė, gjithashtu kam pasur edhe kėrkesa nga bashkitė e tjera arbėreshe. Kjo do tė thotė qė gjuha po pėrhapet dhe po mėsohet jo vetėm nėpėr shkolla, por edhe midis tė mėdhenjve, me kurset e alfabetizimit, tė organizuara nga bashkitė e ndryshme arbėreshe dhe fjalori ėshtė njė mjet ndihmės nė kėtė proces alfabetizimi.

· Si lindi revista “Zėri i Arbėreshvet” dhe pse u ndėrprenė botimet e tij? Ē’mendoni pėr shtypin e sotėm arbėresh?
Kur mbarova fjalorin, bashkė me nipin tim Agostino Giordano menduam tė bėnim njė revistė. Botimi i saj filloi nė vitin 1972 dhe vazhdoi pėr dhjetė vjetė deri nė vitin 1982. Botimi i kėsaj reviste u ndėrpre pėr arsye ekonomike.
Revista “Jeta arbėreshe” ka tre vjetė qė ka lindur. Kjo revistė nuk vazhdon nė drejtimin e “Zėri i Arbėreshvet”, sepse ajo ėshtė njė revistė qė pėrmbledh tė gjitha tė folmet e katundeve arbėrishtfolėse. Kush do tė shkruaj, shkruan nė tė folmen e tij, kurse “Zėri i arbėreshėvet” kishte njė karakter mė kulturor sepse shkruanim ne dhe ata qė ishin mė tė interesuar nė fushėn kulturore arbėreshe. Qėllimi i revistės “Jeta arbėreshe” ėshtė pėrhapja dhe njohja e gjuhės arbėreshe, sido qė flitet, domethėnė nė tė gjitha variantet, pa pėrjashtuar nga ajo edhe gabimet e njė gjuhe tė folur. Arbėreshėt janė tė lirė tė shkruajnė gjuhėn e tyre ashtu si e njohin. Por te “Jeta arbėreshe” botohen edhe artikuj tė shkruar mirė nė formė letrare.
Unė besoj qė ne po jetojmė njė ringjallje tė kulturės arbėreshe. Gjatė viteve shtatėdhjetė gjuha arbėreshe ishte gati per t’u zhdukur. Por studiuesit arbėreshė tė asaj periudhe dhanė njė ndihmė tė madhe pėr ruajtjen e saj. Nė radhė tė parė, Ernest Koliqi qe mjeshtri ynė qė na drejtoi me revistėn e tij “Shejzat”. Pas tij, nė Shėn Benedhitė filloi botimi i sė parės revistė arbėreshe “Zgjimi”, dhe kėshtu me radhė erdhėn revista tė tjera, si “Katundi Ynė”, “Zėri i Arbėreshėvet”, “Zjarri”, “Vatra”, etj.
Sot kultura arbėreshe ėshtė e rrethuar nga shumė studiues dhe gjuha mund tė mėsohet edhe nė shkollė. Sot janė shumė njerėz qė njohin gjuhėn dhe punojnė pėr njohjen dhe pėrhapjen e saj: si Nikolla Toēi i cili botoi “Kalendarin e Arbėreshėve” dhe shumė tė tjerė jo vetėm tė krahinės sonė por edhe tė Siqilisė. Por sot po jetojmė njė ringjallje kulturore edhe nė krahinat e tjera, ku gjenden katunde arbėreshe si nė Molize, nė Bazilikatė, nė Puliet. Botimi i “Kamastrės”, pėr shembull, ėshtė njė hap drejt njė tė ardhmeje tė re ku lind njė interes i veēantė dhe i ri pėr gjuhėn arbėreshe.

· Ju keni bashkėpunuar edhe me tekstin shkollor “Alfabetizzazione arbėreshe” ku, ndėr tė tjera, shprehet mendimi pėr krijimin e njė koineje tė Pullinit? A jeni dakord me kėtė qėndrim?
Unė kam menduar gjithmonė se, qė ne arbėreshėt tė kemi njė gjuhė tė pėrbashkėt, duhet tė mblidhen tė folmet e tė gjithė fshatrave arbėreshė dhe, prej tyre, duhet tė lindė mė pas, njė gjuhė e mbėshtetur nė njė nga tė folmet, siē u bė me gjuhėn italiane, e cila u mbėshtet mbi tė folmen e Firences. Ashtu si u bė edhe nė Shqipėri, ku mėsuesit u shpėrndan nėpėr gjithė Shqipėrinė e Veriut dhe tė Jugut dhe mblodhėn shprehjet e ndryshme tė gjuhės dhe sė bashku, nė Tiranė, studiuan dhe krijuan gjuhėn shqipe, tė mbėshtetur mbi dialektin tosk. Kėshtu duhet tė bėjmė edhe ne arbėreshėt. Marrim shprehjet mė tė mira dhe i bashkojmė nė njė gjuhė. Shprehjet mė tė mira janė ato mė tė afėrta me shqipen e sotme. E folmja mė e afėrt me gjuhėn shqipe ėshtė ajo e Frasnitės dhe jo sepse unė jam frasnjot, por, sepse kjo e folme ruan njė leksik mė tė afėrt me atė tė shqipes standarde.

· Pėr sa i pėrket alfabetit dhe pėrdorimit tė grafemės shqipe y, tė cilėn ju pėrdorni nė Fjalorin e Arbėreshvet, por qė nė kėtė tekst nuk ėshtė e mirėnjohur si germė e alfabetit arbėresh, cili ėshtė mendimi juaj?
Alfabeti ėshtė njėsoj. Te fjalori unė pėrdora grafemėn y pėr tė thjeshtėzuar gjuhėn arbėreshe pėr shqipėtarėt. Por ne, nė sistemin tonė fonetik, kemi vetėm fonemėn i. Nė gjuhėn e shkruar arbėreshe kjo germė nuk duhet pėrdorur, sepse ne nuk e kemi, nuk e sollėm nga Shqipėria, nuk ishte nė Shqipėri kur arbėreshėt u nisėn pėr nė Itali. Pastaj, ndoshta y-ja ka hyrė nė shqipen nga gjuha turke.
Gjuha arbėreshe ka njė fonemė tjetėr, qė nuk ėshtė nė gjuhėn shqipe, flasim pėr hj, me rrjedhė prej greqishtes dhe e gjejmė te fjalėt si: hje, ahjak, etj.

· Si qe e mundur sipas jush qė Frasnita dhe Purēilli pati njė shprehje kaq tė gjerė tė intelligentia-s arbėreshe me njerėz tė shquar si: papas Giuseppe Ferrari, papas Antonio Belluscio, papas Francesco Solano, papas Domenico Bellizzi, Bernardo Bilotta, Vincenzo Dorsa?
Por kemi edhe tė tjerė si Domenico Bellusci, ai qė ringjalli gjuhėn arbėreshe nė Kolegjin e Shėn Mitrit. Frasnita ka pasur gjithmonė njė entuziazėm tė veēantė pėr gjuhėn dhe kulturėn arbėreshe. Midis njerėzve tė shquar, Frasnita pati edhe dy profesorė universiteti: Sepė Ferrari dhe Francesco Solano. Besoj qė Frasnita ėshtė njė qendėr e kulturės arbėreshe. Si mund tė dilnim tė gjithė kėta studiues tė vendit qė kanė kaq entuziazėm pėr gjuhėn arbėreshe?

· Cilat janė botimet tuaja deri mė sot dhe cilat ato qė po pėrgatisni pėr tė ardhmen?
Tani kėto janė botimet e mia tė fundit, sepse pleqėria pėrparon dhe na pret Qyteti i tė Gjithėve. Kam botuar nė vitin 2000 pėrkthimin e Ungjillit tė Shėn Mateut dhe atė tė Shėn Markut e kam botuar nė pjesė nė revistėn “Jeta arbėreshe”. Pėr tė pėrfunduar pėrkthimin e tė katėr Ungjijve, kam pėrgatitur edhe Ungjillin e Shėn Janit dhe tė Shėn Lukės.
Pastaj kam pėrgatitur njė “Gramatikė arbėreshe”, e cila ėshtė nė shtyp dhe qė do tė dalė sė shpejti. Sivjet kam botuar “Himne arbėreshe: Muzika bizantine, njė pėrmbledhje e kėngėve fetare”. Njė botim tjetėr qė dėshiroj tė bėj ėshtė pėrmbledhja e kėndimeve arbėreshe me muzikė perėndimore, njė pėrmbledhje e tė gjitha kėngėve tona popullore.

· Sė fundi duke ju falenderuar pėrzemėrsisht, si e shihni tė ardhmen e gjuhės arbėreshe dhe a mendoni qė ligji 482/99 mund ta pėrmirėsojė atė?
Bernardo Bilotta nė shkrimet e tij tha: “ata ēė djovasjėn kėta vjershėt e mi, kėtu e njėqind vjetė s’mund t’i djovasjėn mė, se i vu pėrposhtė mjaltė e djallit lėti”. Djalli pėr tė ėshtė gjeniu italian. Njė shekull nuk ka kaluar akoma, le tė presim dhe do tė shohim. Megjithatė unė besoj qė gjuha arbėreshe do tė ruhet akoma nė Itali, sepse unė shoh qė ditėt e sotme tė arbėrishtes janė ditėt e ringjalljes. Ligji bėri tė mundur jo vetėm mėsimdhėnien e arbėrishtes nė shkollė, por edhe alfabetizimin e tė rriturve.
Unė jam i bindur qė kjo gjuha jonė akoma nuk do tė vdes!


 

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