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Ndërhyrje kulturore / Interventi culturali
 

SAN FRANCESCO DI PAOLA A 500 ANNI DALLA MORTE

di  Pierfranco Bruni

      San Francesco di Paola, il fondatore dei Minimi, ha lasciato delle testimonianze importanti nella cultura popolare e nella religiosità del quotidiano. Il Santo che amava il mare ma che intraprendeva pesanti cammini lungo le strade di terra. Giunse fino in Francia dove morì. Era nato in Calabria. Il Tirreno e i monti.

      La vita di San Francesco di Paola, a 500 anni dalla morte, (nato il 27 marzo del 1416 e morto in Francia, a Tours, il Venerdì Santo 2 aprile del 1507, all'età di anni 91) è stata una vita avventurosa. Resta un Santo popolare ma il suo culto si diffuse soprattutto dopo la canonizzazione, voluta, tra l'altro, dalla regina Anna di Bretagna per aver miracolato la figlia, principessa Claudia, che porta la data del 1° maggio del 1519. Infatti dopo questa data vennero erette, in suo nome, chiese, conventi e venne proclamato patrone di diverse città. Napoli lo proclamò Patrono solennemente l'11 novembre del 1625 e Torino lo nominò Patrono della città nel 1706.

      Nella sola Italia meridionale le città che lo hanno proclamato patrono sono ben ventidue. In Francia e in Spagna è una presenza i cui richiami miracolosi sono impressionanti. Tra l'altro è Patrono della Gente di mare della Nazione Italia. Lo volle Pio XII mentre Giovanni XXIII lo proclamò Patrono speciale della Calabria.

      Fondatore dell'Ordine dei Minimi. Nel testo di Padre Francesco Russo si legge: "L'ordine dei Minimi, iniziato da S. Francesco di Paola nel 1453, ha avuto uno sviluppo prodigioso nel secolo XVI ed ha toccato l'apice alla metà del secolo XVII.

     "Alla morte del Santo Fondatore, avvenuta il 2 aprile del 1507, i conventi esistenti in Italia, Francia, Spagna e Germania erano una trentina. Al primo Capitolo Generale, tenuto a Roma nel 1507, si ebbe la prima divisione in Provincie, che furono sette: 2 in Italia, 3 in Francia, una in Spagna e una in Germania. Un secolo dopo le Provincie erano salite a 20 con 380 conventi. Durante il secolo XVII furono create altre Provincie e un Vicariato, con un complesso di altri 251 conventi. Sicché alla fine del secolo XVII si aveva un complesso di 33 Provincie, tre Vicariati, 640 conventi e circa 14 mila Frati" (P. Francesco Russo, Il Santuario - Basilica di Paola, Monografia storica e guida illustrata, Edizioni Santuario Basilica San Francesco di Paola, 1966).

      La sua lunga vita è stata contrassegnata da intrecci che si muovono tra il sacro e la leggenda a cominciare proprio dai segni profetici che annunciano la sua nascita. I luoghi della sua presenza sono ormai consegnati al documento. Dal suo giaciglio nella grotta di Paola alla grotta a San Marco Argentano, da Paterno a Corigliano Calabro ci sono i tasselli della sua presenza sino al Parco reale di Plessis in Francia.

      Questo Santo che non smise mai di considerarsi un minimo. Si considerava un "minimo dei minimi servi di Gesù". Perché minino vuol dire secondo la concezione del paolano "ultimo". La sua umiltà nel segno di un simbolo che recita Charitas.

      Martire, umile e martirizzato. Cinquantacinque anni dopo la morte il corpo sepolto nella chiesa di Tours, trovato intatto, venne bruciato dalla rabbia degli Ugonotti il 13 aprile del 1562. Il Santuario di Paola è un'immensa memoria che conserva i luoghi della sua presenza. La sua dimora, il percorso sul ponte, il posto del diavolo, l'acqua santa, la bomba che cadde e non esplose.

      C'è un'epigrafe sul portale di Paola che ricorda come la città sia stata salvata, protetta dal Santo, dal terremoto del 27 marzo 1638. Un'altra epigrafe affissa sulla casa natale lo ringrazia per il terremoto dell'8 settembre 1905. Oggi è una passeggiata tra i segni di una spiritualità che racconta tanta umiltà. E' uno spazio per conoscere ma anche per essere penitenti e diventare uomini oranti.

      Ci sono Conventi che imprimono il suo sigillo. Ce ne sono altri che sono stati eretti dai suoi figli spirituali, anche dopo la sua morte. Il suo ordine è sparso in tutto il mondo. Non è solo una testimonianza di fede ma soprattutto di carità. Tutti i Conventi dei frati Minimi hanno una somiglianza straordinaria soprattutto a primo acchito. Ma poi ci sono particolari che ci fanno apprezzare l'eterogeneità dell'impatto. Un luogo della spiritualità e della devozione.

      Un intreccio di stili e di materiali che danno però un senso alla struttura. Una struttura che era stata eretta su un "sistema di pozzo" i quali, alcuni di questi, si trovavano ad essere intercomunicanti. Perché è la struttura che recita nel decorativo di un secolo che è il 1500 l'idea religiosa di un Santo che ha costruito la sua vita e il suo ordine nella dimensione dell'umiltà e della carità.

      Anche le strutture abitate dai Minimi non possono che dare questa espressione di semplicità e non di esuberanza. Infatti non c'è esuberanza. Ma uno stile di vita che rispecchia lo stile dell'Ordine. A volte anche austero. Ma in quell'umiltà e in quella semplicità dei Conventi vi si trova tutta l'autorevolezza di un Santo che ha saputo sempre contrapporsi alle nefandezze dei potenti.

      I Conventi, infatti, rispecchiano una realtà che è quella della tradizione popolare. Avvicinare gli uomini alla preghiera attraverso la carità. O viceversa. Si intrecciano qui religiosità e profezia in una dimensione che è metafisica e culturale. Metafisica perché coinvolge gli spazi dell’animo. Culturale perché si realizza un incontro che diventerà fondamentale che è quello tra Occidente ed Oriente nel quale la storia del Cristianesimo diventa chiave di lettura per le civiltà che pongono come dato di meditazione l’uomo come testimonianza.

      I percorsi culturali o i luoghi culturali in questo caso sono sempre luoghi sacri. Si legano religiosità popolare e sete di conoscenza, di sapere, di apprendere. In questa religiosità c’è la pietà popolare, oltre che una cultura del turismo religioso, che si accosta liturgicamente ai simboli che sono quelle forme di appartenenza che danno il senso alla ricerca di verità.

      Scrive Nicola Misasi nel suo Francesco di Paola (1907 e ora 1981): "Francesco di Paola fu il primo che intese la carità come obbligo, come istituzione, come virtù civile, la carità cioè che compendia ogni altra virtù; innanzi al mare sonante egli trovò la parola nuova, la nuova religione, perché di una nuova religione egli sentiva prepotente ed urgente il bisogno, e lo dice in una delle lettere al suo dilettissimo Simone Dell'Alimena: 'Non passeranno anni molti - egli diceva nel suo rozzo, ma efficace linguaggio - che la Divina Maestà visiterà il mondo con una nuova religione molto necessaria, la quale farà più frutto che tutte le altre insieme. Sarà l'ultima e la migliore di tutte'. E quale religione era molto necessaria in quel secolo di nefandezze, di ferocie, di iniquità se non quella dell'amore? E certo alla religione dell'amore e della carità voleva alludere, e certo Ei vedeva con lo spirito profetico i templi di tale nuova religione, cioè gli asili, gli ospedali, le scuole, i brefotrofi, i ricoveri, gli ospizi".

      Luoghi dell'accoglienza, di riposo, di educazione. Luoghi di una partecipazione profonda questi citati da Misasi. Mentre i luoghi della contemplazione e della preghiera restano i Conventi. Questi Conventi che richiamano fede ma anche speranza. Non furono fondati solo in Italia e in particolare in Calabria. Ma c'è una devozione che tocca territori e paesaggi che vanno chiaramente oltre confine. "Il Servo di Dio, fiorendo di virtù in virtù, fondò in Francia, in poco tempo, vari magnifici Conventi (per esempio, a Tours, ad Amboise, a Gien, a Parigi, Chatellerault, ed altri altrove), grazie al contributo generoso dei Principi e alla prestazione di lavoro dei fedeli". Così si legge in Vita di San Francesco di Paola scritta da un discepolo anonimo suo contemporaneo nelle Edizioni del Santuario - Basilica di S. Francesco, Paola 1967.

      Ma il trasporto religioso orientale non è cosa a sé dalla cultura cristiana vissuta in Occidente. Sembra un intreccio di elementi ma è piuttosto un assorbire istanze storiche che il mondo religioso ha ben saputo raccogliere. Questi Conventi sorgono, la maggior parte, intorno ad uno spessore di identità culturale mediterraneo e i paesi, i luoghi, i territori, soprattutto nel Sud, sono realtà storiche ed esistenziali che hanno vissuto l'incrocio di civiltà.

      La filosofia del raggiungimento dei luoghi o la filosofia già del luogo (il Convento per esempio) d’altronde è la filosofia del mistero che “crea” rivelazione. Un mistero che accomuna i popoli che vogliono andare oltre il deserto con la certezza che la speranza è il cammino verso la salvezza. Un bisogno di redimersi dai peccati.

      Cosa sono in fondo i luoghi dell'accoglienza e della preghiera? Si avverte la nostalgia del perdono che non è solo una nostalgia individuale, personale, soggettiva. Ma coinvolge la coscienza dei popoli. Una nostalgia che si impossessa dei cuori dei popoli. San Francesco di Paola è nella grazia e nel messaggio di una cristianità viva sui territori.

PIERFRANCO BRUNI

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