ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëvet të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
Ndërhyrje kulturore / Interventi culturali
 

DUE OPERE DI GIUSEPPE DEL GAUDIO PUBBLICATE NEL COSSOVO

PUBBLICATO NEL “CROTONESE” N. 15 DEL 23-26.02.2007

 

Giuseppe Del Gaudio, arbresh di San Nicola dell’Alto, è stato uno dei poeti più prolifici del Novecento. La sua vasta produzione letteraria ha conosciuto due momenti importanti nella vita del poeta, quello giovanile, durante il quale nacquero le opere in lingua italiana, e quello maturo, con le opere in lingua albanese.

Il “vate”, giovanissimo, sposò la musa della poesia: aveva appena 27 anni quando fu pubblicata la sua prima raccolta di versi “Disperatamente”. Seguirono “Luci ed ombre”, “Canti vecchi e nuovi”, i “Canti dell’amore e dell’odio”, “Canti Calabri” ed il suo primo dramma “Francesco, giullare di Cristo”.

L’incontro con Giuseppe Gangale, l’illustre glottologo di Cirò e studioso della lingua albanese, fu determinante. Da quel momento Del Gaudio non smise di amare l’Albania, il popolo albanese e la sua lingua e così numerose furono le opere, in particolare i Drammi, che tendono a mettere in luce la tragedia vissuta dal popolo albanese.

Di particolare bellezza e suggestivo fascino sono la “Trilogia di Scanderbeg” ed “I martiri albanesi (1846-1848)”, scritti in albanese e tradotti in italiano dall’autore stesso, pubblicati nel Cossovo, a Pristina, il primo nel 2005 ed il secondo l’anno successivo, a cura di Don Gjergj Gijergji Gashi e di Anton Nike Berisha, due ottimi studiosi e appassionati cultori della letteratura arbereshe.  

Don Gjergj è stato parroco della Chiesa di Cirò Marina per alcuni anni, durante i quali ha profuso energie a favore della comunità, senza trascurare però l’amore per la sua terra d’origine, ricca di cultura. Fu in questa occasione che conobbe il “vate” arbresh, al quale promise la pubblicazione delle due opere.

Anton Nike Berisha, docente collaboratore del Prof. Francesco Altimari, titolare della cattedra di Lingua albanese presso l’Università degli Studi della Calabria, è noto per alcune pubblicazioni che mi piace ricordare: l’“Antologia della poesia contemporanea italo-albanese” e l’“Antologia della poesia orale arbëreshe”, preziosi contributi alla conoscenza della storia e della letteratura albanese.

Le storie che compongono la “Trilogia di Scanderbeg” sono La chiamata della patria, Mosè di Dibra e Le Nozze insanguinate, che raccontano l’esultanza del popolo albanese nell’armarsi contro l’esercito turco invasore, il tradimento di Mosé, l’eccidio degli albanesi, la riorganizzazione militare di Scanderbeg e la costituzione della lega, mentre i racconti de “I martiri Albanesi” sono La parola, la Via Crucis e La gloria, che trattano della parola, la parola data, della besa, la promessa, della fede e della  condanna dei cristiani albanesi, del martirio a causa della persecuzione turca e della loro gloria in Paradiso.

Sono tutti racconti in albanese letterario in cui si riscontrano anche versi di grande lirismo: “Dite e bukur ajo me te vertetë/dhe i lumit ai cë mund të shohë!”, così esclama il popolo quando Scanderbeg promette la vittoria.

Di altrettanta suggestiva bellezza è la preghiera finale della prima storia: “Për këte botë të prishur dhe pa paqe/na të lusim, o Zot!/Mos qofshin me të mundur dhe fitimtare/as të dobet as të fortë, as të shtypur as sulmues/por gjithë të jenë të vellazeruar/nga dashuria kontinentet”.

In ogni storia prevale il sentimento patriottico, che si accompagna ora a quello religioso, ora a quello dell’amore e della famiglia, dell’amicizia, della fedeltà e della solidarietà.

L’impostazione letteraria è quella del dramma teatrale, genere letterario che molto si presta per rappresentare la tragedia di Scanderbeg, cantata più volte nel Settecento da scrittori europei, quali il francese Paul-Ulric Dubuisson, l’inglese Thomas Wincop o lo svedese Rudbeck. Oggi, a distanza di oltre cinque secoli, Scanderbeg continua a suscitare le stesse emozioni e così nascono sempre più opere nuove, l’ultima è “Il Sole di Kruja” di Francesco Cosco, noto filologo calabrese, della provincia di Crotone.

Entrambe le Trilogie, come tutte le opere di Del Gaudio, contengono la traduzione letterale in italiano, per dare modo al comune lettore arbresh di avvicinarsi alla lingua albanese e conoscerla meglio.

Lo scopo dell’autore ha raggiunto, così, ancora una volta l’obiettivo, grazie agli studiosi kossovari che, con sacrificio, abnegazione e soprattutto passione, hanno dato alle stampe le ultime fatiche del “vate”, che non sarebbero state mai conosciute, se non avessero mantenuto la parola, la promessa, la besa, fatta all’autore qualche anno prima che questi ci lasciasse.

Salvatore Bugliaro Vice-Presidente Comitato Tutela Cultura Arbereshe – USR Calabria

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