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Articolo
apparso su “L’Osservatore Romano” di domenica 22 aprile 2007
UN NUOVO MUSEO DELLA TRADIZIONE
BIZANTINA
TRA GLI ARBËRESHË DI CALABRIA
Eleuterio F. Fortino
Con dichiarati intenti
storico-didattici è stato organizzato a Frascineto il “Museo delle
icone e della tradizione bizantina” in una sede di nuova costruzione.
Questa cittadina si trova alle falde del Monte Pollino, presso lo svincolo
di Frascineto-Castrovillari dell’Autostrada del Sole e quindi di facile
acceso. L’iniziativa è lungimirante e originale per il territorio. Il
contesto in cui sorge il museo è tradizionalmente bizantino, attualmente
abitato da comunità arbëreshe, cioè italo-albanesi di tradizione bizantina
emigrate in Italia nel secolo XV. Ma già nel primo millennio in questa
zona fiorirono rinomate comunità italo-greche della Magna Grecia e della
dominazione bizantina. Non distante da Frascineto si trovava l’antica
Sibaris, in cui sono in corso da anni scavi archeologici, nonché Cassano
e Rossano questa al finire del primo millennio era metropoli bizantina e
che conserva tuttora opere insigni come il Codex purpureus, l’icona
dell’Odigitria Achiropita, la Chiesa bizantina di S. Marco. E’ qui
che è nato e ha fatto le prime esperienze eremitiche S. Nilo di Rossano,
fondatore del Monastero di S. M. di Grottaferrata (1004).
In questa realtà tradizionalmente
bizantina di respiro bimillenario (italo-greca e italo-albanese) si
inserisce la nuova creazione culturale in un tempo in cui si rischia
l’amnesia della propria identità e la facile omologazione. Secondo i
promotori il museo costituisce “un polo di attrazione culturale dedicato
all’arte, alla spiritualità, alla storia e alla liturgia bizantina”. Si
aggiunge inoltre che l’intento dell’istituzione non è solo espositivo, ma
anche informativo “sulla funzione dell’arte in rapporto al culto”.
Il museo intende costituire “il primo
momento di acquisizione delle conoscenze strettamente legate all’ambiente
circostante italo-albanese di tradizione bizantina”, ma è inserito nella
“tradizione bizantina” più ampia. Le icone, infatti, provengono dalla
Russia, Grecia, Bulgaria, Romania, Serbia e coprono un periodo che va dal
secolo XVIII ai nostri giorni.
Gli organizzatori danno una descrizione
della struttura del museo che traduce i loro intenti, ponendo il museo
come componente dell’ambiente culturale circostante.“Il suo percorso -
pertanto - è interno ed esterno”. Quello interno è articolato in tre
livelli che materialmente costituiscono i tre piani dell’edificio. Il
primo rappresenta un carattere propedeutico e didascalico che introduce
nel mondo bizantino e nel metodo e nella tecnica dell’arte dell’icona. Nel
secondo vi sono esposte le icone. Non mancano particolarità e pezzi rari.
Il terzo ha diversi settori: icone in
bronzo usate dai vecchi credenti russi, e su smalto, arredi sacri e
paramenti liturgici di foggia greca e russa. Vi sono esposte anche rare
edizioni di libri liturgici dei secoli XVII-XX”. Quanto esposto trova
risonanze e specificità nell’ambiente circostante. Gli organizzatori lo
notano, quasi fosse parte del museo, comunque è il contesto vitale e lo
propongono come “percorso esterno”. Si nota: “Il percorso esterno permette
di vedere tradotte nella realtà quotidiana le conoscenze acquisite
sull’icona e la tradizione bizantina. Si possono visitare quindi la Chiesa
attigua dell’Assunta (sec. XVIII), la chiesa di S. Basilio ad Ejanina e la
chiesa di S. Pietro, monumento nazionale (sec. X-XI)”. Si è quindi di
fronte ad una iniziativa culturale intelligente che propone un museo
integrato nel territorio e aperto alla grande tradizione bizantina
Nell’ultimo mezzo secolo la diocesi
italo-albanese di Calabria ha conosciuto una straordinaria fioritura
iconografica con l’apporto di artisti greci, cretesi, albanesi e di nuove
leve locali. E’ stato già fatto un censimento e il primo tentativo di
sistematizzazione degli influssi e dei risultati (Daniela Moccia,
Iconografia neobizantina nell’eparchia di Lungro, Castrovillari,
2002). Tutte le chiese sono ora affrescate con tecnica bizantina e
ciascuna è dotata di splendide iconostasi. Il museo costituirà una
sollecitazione creativa e un confronto critico nell’ambito della più vasta
tradizione bizantina.
Non sarà esente da
influssi nella cultura e nella mentalità locale. L’icona è appello al
progresso dell’uomo il cui destino fondamentale è la sua trasfigurazione
ad immagine e somiglianza di Dio, cosa che comprende la realizzazione
della sua piena dignità personale e comunitaria.
Eleuterio F. Fortino
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