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IL CONTRATTO DI SERVIZIO
RAI E LE MINORANZE LINGUISTICHE DI CALABRIA
Secondo le stime del Ministero dell'Interno, circa il 5% della popolazione
italiana ha un idioma diverso dall'italiano come lingua materna, che
contribuisce, insieme con le tradizioni popolari, religiose, con la storia
e la memoria, alla costruzione dell’identità collettiva. La salvaguardia
di questo patrimonio è essenziale se si vuole tentare di frenare il lento
depauperamento lessicale delle lingue meno diffuse e non si può trascurare
il mezzo radiofonico e televisivo per la valorizzazione delle lingue delle
minoranze.
Periodicamente, il Ministero delle Comunicazioni, stipulando con la RAI il
Contratto di servizio, stabilisce i diritti e i doveri della missione di
servizio pubblico, che comprendono anche iniziative a favore delle lingue
del nostro Paese. A gennaio è stato reso noto il contratto per il triennio
2007-2009 che, nell’articolo 11, prevede l’assegnazione di adeguati spazi
televisivi e radiofonici ai gruppi minoritari presenti in Italia. Di
fatto, la RAI prevede la stipula di convenzioni in ambito locale affinché
sia garantita una programmazione rivolta alle diverse realtà etniche del
Paese.
Attualmente, solo le minoranze “di confine”, grazie all’appartenenza a
regioni e province a statuto speciale, usufruiscono di trasmissioni
giornalistiche e documentaristiche radiofoniche e televisive in lingua. E’
esemplare, in questo senso, il caso “Sender Bozen”, il canale RAI
attualmente diffuso sul territorio altoatesino della provincia di Bolzano
- ma anche via internet - che produce e trasmette notiziari e programmi in
tedesco e ladino. Lo stesso avviene per la programmazione radiofonica in
lingua friulana e slovena per la province di Udine, Pordenone e Gorizia e
in lingua francese per il territorio della Valle d’Aosta.
Ancora una volta, però, nel Contratto di servizio - che in questi giorni
sarà ufficialmente approvato dal Consiglio di Amministrazione della RAI -
manca alcun riferimento alle minoranze storiche della nostra Regione -
italo-albanese, greca e occitana – tutelate dall’articolo 6 della
Costituzione e dalla sua legge di attuazione (482/99).
La
denuncia parte dal CONFEMILI (Comitato nazionale federativo minoranze
linguistiche d’Italia), che da anni si batte, soprattutto in ambito
istituzionale, affinché la legge di tutela sia attuata. La delegazione del
CONFEMILI, presieduta da Domenico Morelli ha più volte incontrato il
ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni durante audizioni consultive
per la stesura del Contratto di servizio con la RAI, proponendo
l’istituzione di una Commissione paritetica in collaborazione con le
associazioni delle minoranze, allo scopo di individuare le sedi RAI cui
attribuire le attività di programmazione. In particolare, si chiede di
concedere ad ogni regione la facoltà di contrattare autonomamente le
convenzioni per avviare programmi o trasmissioni giornalistiche nelle
lingue ammesse a tutela.
Secondo Morelli, infine,“sarebbe opportuna una revisione dell’articolo 11
del Contratto di servizio per evitare le recriminazioni degli organismi
internazionali che denunciano la mancata attuazione della legislazione
nazionale nel settore della tutela delle minoranze linguistiche. Per la
prima volta nella normativa italiana, - continua Morelli - viene
introdotta la Carta europea delle lingue regionali e minoritarie. Lo Stato
potrebbe così promuovere la creazione di un’emittente radiofonica e di un
canale televisivo, o almeno incoraggiare una programmazione specifica.”.
Le
proposte avanzate dal CONFEMILI trovano appoggio negli emendamenti che la
Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla RAI ha stilato e che
contengono tutte le modifiche affinché il Contratto di servizio sia
valido.
A
livello regionale, l’idea di una conferenza fra istituzioni e operatori
dell’informazione è stata ripresa dal Club dei Giornalisti Arbëreshë, un
sodalizio nato due anni fa proprio per sostenere le ragioni e i diritti
delle comunità alloglotte. Il club si è recentemente proposto
all’onorevole Nicola Adamo, vice presidente della Giunta Regionale e
assessore delegato alle Minoranze Linguistiche, per progettare contenuti
radiotelevisivi per italo-albanesi, greci e occitani.
Maria Frega
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Le lingue si salvano in
tv
Secondo le stime del Ministero dell'Interno, circa il 5% della popolazione
italiana ha un idioma diverso dall'italiano come lingua materna, che
contribuisce, insieme con le tradizioni popolari, religiose, con la storia
e la memoria, alla costruzione dell'identità collettiva. La salvaguardia
di questo patrimonio è essenziale se si vuole tentare di frenare il lento
depauperamento lessicale delle lingue meno diffuse e non si può trascurare
il mezzo radiofonico e televisivo per la valorizzazione delle lingue delle
minoranze.
le lingue minori si salvano in radio e tv Periodicamente, il Ministero
delle Comunicazioni, stipulando con la Rai il Contratto di servizio,
stabilisce i diritti e i doveri della missione di servizio pubblico, che
comprendono anche iniziative a favore delle lingue del nostro Paese. A
gennaio è stato reso noto il contratto per il triennio 2007-2009 che,
nell'articolo 11, prevede l'assegnazione di adeguati spazi televisivi e
radiofonici ai gruppi minoritari presenti in Italia. Di fatto, la Rai
prevede la stipula di convenzioni in ambito locale affinché sia garantita
una programmazione rivolta alle diverse realtà etniche del Paese.
A livello regionale, l'idea di una conferenza fra istituzioni e operatori
dell'informazione è stata ripresa dal Club dei Giornalisti Arbëreshë, un
sodalizio nato due anni fa proprio per sostenere le ragioni e i diritti
delle comunità alloglotte.
Il club si è recentemente proposto all'onorevole Nicola Adamo, vice
presidente della Giunta Regionale e assessore delegato alle Minoranze
Linguistiche, per progettare contenuti radiotelevisivi per italo-albanesi,
greci e occitani.
meglio nei territori di confine Attualmente, solo le minoranze ''di
confine'', grazie all'appartenenza a regioni e province a statuto
speciale, usufruiscono di trasmissioni giornalistiche e documentaristiche
radiofoniche e televisive in lingua.
E' esemplare, in questo senso, il caso ''Sender Bozen'', il canale Rai
attualmente diffuso sul territorio altoatesino della provincia di Bolzano
- ma anche via internet - che produce e trasmette notiziari e programmi in
tedesco e ladino. Lo stesso avviene per la programmazione radiofonica in
lingua friulana e slovena per la province di Udine, Pordenone e Gorizia e
in lingua francese per il territorio della Valle d'Aosta.
l'handicap calabrese Ancora una volta, però, nel Contratto di servizio -
che in questi giorni sarà ufficialmente approvato dal Consiglio di
Amministrazione della Rai - manca alcun riferimento alle minoranze
storiche della regione calabrese - italo-albanese, greca e occitana -
tutelate dall'articolo 6 della Costituzione e dalla sua legge di
attuazione (482/99).
La denuncia parte dal Confemili (Comitato nazionale federativo minoranze
linguistiche d'Italia), che da anni si batte, soprattutto in ambito
istituzionale, affinché la legge di tutela sia attuata. La delegazione del
Confemili, presieduta da Domenico Morelli ha più volte incontrato il
ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni durante audizioni consultive
per la stesura del Contratto di servizio con la Rai, proponendo
l'istituzione di una Commissione paritetica in collaborazione con le
associazioni delle minoranze, per individuare le sedi Rai cui attribuire
le attività di programmazione. In particolare, si chiede di concedere ad
ogni regione la facoltà di contrattare autonomamente le convenzioni per
avviare programmi o trasmissioni giornalistiche nelle lingue ammesse a
tutela, con una programmazione specifica.
Maria Frega |