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L'ALBANIA MI HA
CONQUISTATO E DAL MIO CUORE NON SCAPPA!
IL VIAGGIO DI
ALESSANDRO CASTRIOTA SCANDERBEG
Sono attore e pianista
cantante jazz. Ho lavorato a teatro con varie compagnie di Napoli, Roma,
Milano e di Calabria, con il Teatro dell'Opera di Roma, l'Accademia
Chigiana di Siena, tra cui si conta una collaborazione con Katia
Ricciarelli, che è anche attrice, sino ad approdare l'anno scorso con la
produzione del Teatro Piccolo di Milano, fondato da Giorgio Strehler, con
'Vita di Galileo' di B. Brecht, nei panni di Galileo. In campo musicale ho
suonato nel pop italiano con Teresa De Sio, Mario Biondi, Ivan Cattaneo e
tanti altri ed ho suonato e cantato in sei cd. Ora è in preparazione un
cd, con il mio quintetto jazz (denominato appunto Scanderbeg Jazz Quintet,
se lo sapesse mio 'nonno'!) in cui sto pensando di introdurre un mio brano
cantato in albanese ed uno del repertorio tradizionale albanese
riarrangiato in chiave jazz.
Lei ha visitato per la
prima volta l’Albania : per lei è stata la realizzazione di un Suo sogno o
forse è stata un'altra la ragione che l'ha spinta a fare questo viaggio ?
La mia visita in
Albania è sempre stata per me una chimera, perchè nella mia immaginazione
ha sempre rappresentato una sorta di 'ritorno a Itaca' dopo le
peregrinazioni secolari della discendenza. Abito a Rossano Calabro, vicino
le comunità arbëreshë, ma ho sempre constatato di persona che non si sono
mai interessati alla discendenza di Gjergji (almeno i comuni con cui sono
venuto a contatto), e quindi pensavo che i secoli avessero sepolto per
sempre questo interesse per i suoi figli. Però qualche anno fa, nel '90,
incontrando i primi albanesi che venivano in Italia, rimasi colpito dalla
venerazione per il nostro eroe, ed uno, che ora lavora a New York,
addirittura si gettò letteralmente ai miei piedi, baciandoli. Solo allora
capii che per gli albanesi, di cui non sapevo nulla a causa della
dittatura, Skënderbeu era una semidivinità, proprio come io pensavo fin da
bambino quando leggevo le sue gloriose imprese, condotte con animo nobile
e umile. Skënderbeu lottò tanto per costruire lo stato albanese e tutto
invece si disintegrò in pochi anni: tanti shqipetari scapparono in Italia,
e trovarono una casa grazie alle amicizie del condottiero con i reali di
Napoli . Così come il figlio Jon e tutta la sua discendenza che furono
costretti a cambiare nazionalità, quando il territorio cadde in mano turca
per secoli. E questo mio viaggio rappresenta nella mia mente proprio
questo ritorno alle origini.
In tutti questi anni non
ho mai trovato un ponte per l'Albania, persone che mi accompagnassero, e
che 'sentissero' nel loro cuore le ragioni suddette per un degno 'ritorno'
in Albania. E così solo ora ho potuto finalmente realizzare il mio sogno,
ormai sopito da tempo, conoscendo queste persone, che mi hanno preso per
mano, con gli identici desideri, e condotto nelle nostre terre. Non posso
naturalmente negare di essere italiano, napoletano e calabrese insieme, ma
il mio padre putativo è sempre stato Skënderbeu, come egli è il mio 10
volte bis-nonno effettivo. Ed egli 'è' albanese.
Che emozioni ha sentito
il primo momento che ha toccato il suolo albanese ? Ha sentito veramente
una specie di ritorno alla sua vera patria?
Come mezzo di
trasporto che mi portasse in Albania ho voluto scegliere la nave, per
immedesimarmi nello stato d'animo di colui che torna alla sua terra dopo
una missione in Italia, come 600 anni fa succedeva a Lui, e Gjergji non
volava di certo sugli aerei. Semmai sul suo cavallo bianco fra le aquile
dei monti del nord. A me piace molto immaginare. Sono un'artista, un
attore, e rivivere emozioni è per me grandioso. E spesso rivivere le
imprese del nostro eroe è troppo. Sono partito da Bari alle 23. La mattina
dopo, all'alba, poco prima dell'attracco al porto di Durrës, con la
macchina fotografica ho fatto delle foto ogni minuto che passava per
fissare le immagini ed insieme alle immagini anche le emozioni. Avevo
dormito poco, durante la notte avevo riletto alcuni frammenti della vita
di Gjergji, erano le sette di mattina ed ero in quella dimensione onirica
fra realtà marittima, sogno, desideri, aspettative e stanchezza, ed il
cuore cominciava a battere. Entrati nel porto scorgevo un molo desertico,
poche persone che si affaccendavano intorno ad un carico su una nave che
batteva bandiera...ma.....nooo...turca?! Ho avuto qualche piccolo brivido.
Sul molo mi attendeva una nave turca? Ma come? Mi aspettavo le bandiere
albanesi, gli stessi stemmi della mia famiglia e invece...Eppure, dopo una
breve riflessione, ero contento che ora albanesi e turchi lavorassero
insieme. Poco dopo, come attraverso un ponte levatoio sui fossati
medievali, scesi dal castello di metallo galleggiante, avvolto nella
bandiera albanese che avevo portato in valigia e toccai e baciai il suolo
albanese, mentre qualcuno bisbigliava: "Ma questo è mezzo matto!"
Cosa ha saputo prima
sull’Albania e gli albanesi ?
Ora non ricordo bene
cosa sapessi prima; so quello che so adesso: la memoria che avevo
dell'Albania prima di questa visita è stata cancellata come quando si
riformatta un hard-disk di un computer. So che prima del '90 non sapevo
quasi niente. E siccome nessuna informazione passava, per gli italiani
l'Albania era un'ombra sulla carta geografica. Dopo la dittatura i primi
albanesi in Italia mi hanno raccontato di un pò di vicende. Delle cose che
non funzionavano e che a volte funzionavano in Albania. Mi ha colpito il
fatto che prima in Albania non esistessero auto private e le strade
fossero sgombre. Se penso al traffico infernale di Roma, mi viene da
pensare: che bello! Ma l'idea che non si potessero leggere libri degli
autori del mondo, ascoltare musica internazionale, vedere le televisioni,
un pò mi inorridisce. E questo è niente. Se poi parliamo delle carceri,
delle rappresaglie e delle fucilazioni, delle impiccagioni dei dissidenti,
lì precipitiamo sull'assurdità del male umano. D'altro canto dopo il '90
purtroppo in Italia sono successe cose poco piacevoli, fatti delittuosi,
furti, rapine commessi dagli albanesi. E questo non ha giovato certo
all'immagine che gl'italiani hanno dell'Albania. Ma sappiamo benissimo che
il male è dappertutto. Ieri, dopo essere tornato dalla mia prima visita in
Albania, parlavamo del Paese delle Aquile con mia sorella ed ella non era
molto entusiasta perchè erano albanesi coloro che avevano rubato l'auto di
un suo amico. Beh, io le ho risposto che anche gl'italiani sono famosi per
gli omicidi, i furti, la mafia, i politici corrotti, ecc.; lei mi ha detto
sarcasticamente: "Che fai ora, Scanderbeg, ti difendi i tuoi albanesi?".
Io ho riso perchè anche lei, nonostante tutto, è anche una Scanderbeg!
Dove si è concentrata
l’agenda della sua visita ?
La mia visita si è
concentrata su Tirane e Crujë: a Tirane, nella settimana di visita, ogni
volta che passavo nella 'mia piazza', così la chiamavamo scherzando,
salutavo il mio 10 volte bis-nonno. In questa città ho potuto conoscere
persone del calibro di Ylli Pango, il ministro della Cultura, con cui
abbiamo discusso di progetti artistici, Liri Belishova, una pasionaria
dell'Albania, i cui sofferti racconti del passato mi hanno commosso.
Cercherò in Italia un editore che stampi il diario e le liriche scritte
dalla figlia, Drita Çomo, una sorta di Anna Frank, andata via a soli 23
anni per un male incurabile, ma i cui versi sono pieni di amore per la
vita, nonostante la consapevolezza della morte vicina. Ho conosciuto a
Tirana tanti artisti come Lorenc Radovani, Ibrahim Madhi, Mario Guralumi,
Pellumb Vorpsi, Kastriot Tusha ed ho potuto conoscere meglio la grande
pianista Edlira Dedja, a cui devo di cuore tanta devozione per questo
appassionante viaggio. Per non parlare di tanti nuovi amici (vorrei
ricordare Rega, Mimoza, Andi, Frida, Gavrosh, Bardhi, Jolanda, Laureta,
Sokol, Edmund, Nora, Edlira Birko, e tanti altri) che mi hanno accolto
calorosamente. Infine l'eccentrico scultore ligneo Llesh Biba, che
l'ultimo giorno di permanenza a Tirane, all'interno del suo atelier
artistico, nel suo folle delirio di antico bardo, come un solenne e
dionisiaco cantore medievale, esaltava gli eroismi di Skënderbeu
attraverso le sue preziose sculture in legno, sciorinandole e
sbattendomele rumorosamente sul tavolo, al contempo decantando emozionato
e solenne le gesta del grande eroe. E successivamente mi spogliava dei
miei indumenti, sotto i miei occhi imbarazzati ma consenzienti, e mi
ricopriva di abiti tradizionali quattrocenteschi, dell'elmo caprino, del
mantello e della spada e mi invitava, con l'eccitazione negli occhi, a
rappresentare il perduto mondo. E lui impersonava il padre Jon, celebrava
il rito nuziale con una Donika in carne e ossa, facendole promettere amore
eterno attraverso il vino e il miele sacrificale! Un delirio durato due
ore, che mi ha divertito e insieme suggestionato tanto, anche perchè Llesh
era...profondamente serio! Spettacolare! La sua vita l'ha dedicata con la
sua arte a Skënderbeu. Un grazie di cuore.
Una chicca
indimenticabile poi è stata il viaggio a Crujë.
Lei ha visitato Kruja, la
città dove hanno vissuto i suoi antenati. Ha sentito un soddisfazione
particolare in quel primo contatto ?
Pensavo si trattasse
di una 'gitarella scolastica'. Non sapevo che sorpresa mi combinassero.
Arrivati a destinazione, dopo aver salutato mio 'nonno', fiero su un
imponente cavallo di bronzo, a piedi, insieme agli amici e ai giornalisti,
abbiamo cominciato il 'pellegrinaggio' verso la fortezza-museo. Per strada
salutavamo i ragazzi del liceo, le scolaresche delle elementari in fila
regolare con le loro insegnanti, gli artigiani da cui pian piano acquisivo
elementi del vestiario tradizionale, curiosi per strada con cui parlavo,
commercianti, e facevo foto-ricordo insieme a loro, finchè, giunto alla
soglia della scalinata dell'accesso al museo, con mia grande meraviglia,
venivo accolto in corteo, da vero Scanderbeg, dal sindaco di Crujë, dal
direttore del museo, dal gruppo di musica tradizionale 'Pleq Krutan' e da
giovani danzatori popolari, tutti con abiti tradizionali! Una vera festa!
Appena varcata la soglia del museo nell'atrio di fronte mi dava il
benvenuto una stupenda e imperiosa scultura in granito che rappresentava
il Grande con alcuni kapedan di ogni regione albanese. La visita al museo
è stata bellissima, condotta con maestria dal direttore del museo, che
oltre ad illustrarmi la storia ed i reperti albanesi, mi faceva prima
sedere sul trono, poi indossare l'elmo, sguainare la spada, sebbene fosse
vietato. Ogni volta che, insieme al giornalista e amico Andi, mi invitava
a fare queste cose, ero frenato, imbarazzato, sapendo che c'era il divieto
e che fossero oggetti comunque preziosi, nonostante fossero copie degli
originali. Ma egli mi diceva, sorridendo: "Fai , fai con comodo, non
preoccuparti. In fondo è roba tua!". Alla fine, arrivati sulla terrazza
del museo, il gruppo musicale, tra cui potevo intravedere un fiero cantore
che tradiva con la sua forza espressiva la sua veneranda età, intonava
inni sulla gloria di Skënderbeu, mentre la coppia di imberbi danzatori
eseguiva antichi passi di danza ed un fanciullo coraggioso declamava con
sanguigna passione uno stralcio di poema cavalleresco sulle imprese del
Grande. Insomma una giornata grandiosa, indimenticabile! E un
ringraziamento va a Mehmet Llubani, che si è prodigato nell'organizzazione
impeccabile. In questa giornata ho avuto anche l'onore di conoscere due
icone del cinema e del teatro albanese: Marieta e Rikard Larja, il cui
carisma fendeva l'aria intorno, lo potevi sentire a pelle. Una grande
giornata! Quindi parlare di 'soddisfazione particolare', mi perdoni, è
meno che poco.
Anche se la sua
permanenza in Albania è stata breve, quali sono le sue impressioni sui
giorni che ha trascorso lì ?
Le mie impressioni
sono tante, alcune non proprio positive, non posso negarlo. Già facendo i
percorsi Durres-Tirane e Cruje-Tirane in macchina, mi sono accorto che mi
sembrava tutto un cantiere aperto e costruito senza una pianificazione
ambientale-architettonica. Tra queste città sull'autostrada è tutto una
infinita congèrie di costruzioni. Non c'è campagna, se non distante. La
gente a piedi attraversa tranquillamente da un lato all'altro la strada,
non illuminata e piena di buche. Più di una volta stavo investendo
qualcuno. C'è molto caos. Tutto ciò è pericoloso. Il quartiere dove
abitavo a Tirane lo chiamavo Beirut, perchè per arrivarci bisognava quasi
avere un mezzo di trasporto anfibio. Ma si creano anche situazioni
surreali e curiose: antistante l'abitazione che mi ospitava c'era un
parcheggio dove le auto si ammassavano senza una regola. Per uscire dal
parcheggio bisognava citofonare qualcuno per cercare il proprietario
dell'auto che ostacolava l'uscita! Poi per le strade sentivo a pelle
l'odore del piombo della benzina. Insomma l'idea che mi sono fatto è che
in generale in qualsiasi aspetto della vita albanese, non si rispettino o
non ci siano molte regole.
Per quanto riguarda tutto
il resto, non ho mai visto persone più calorose degli albanesi. Ospitali,
calorosi e passionali. Ho visto una partita in televisione di calcio
albanese: si lanciavano tutti sulla palla come satanassi, impressionante,
il sangue che ribolliva nelle vene. Peccato che l'Albania non giunga mai
alle fasi finali dei mondiali, ma verrà il tempo. Ho visto a Tirane negozi
restare aperti fino alle tre di notte, non si è mai visto da nessuna
parte. Ho visto vecchi per strada giocare a scacchi. Questo in Italia ora
lo puoi solo sognare. Nei ristoranti con musica dal vivo ho visto ballare
focosamente anche i più anziani. Ognuno parla più di una lingua, sono
intelligenti e imparano subito qualsiasi cosa. Insomma ho avuto
l'impressione che gli albanesi siano un popolo molto attivo, molto caldo,
pieno di energia, di voglia di fare, molto genuino. E questo è
stupefacente in un epoca in cui purtroppo il mondo è anestetizzato. Forse
che il segreto sta nel raki? L'ho assaggiato e l'esofago stava cominciando
a fumare. Qualcuno ha detto: "Ma come, uno Scanderbeg che non ha il
coraggio di bere raki?". Sa, dopo 600 anni le membra si indeboliscono e le
ossa cominciano a farmi un pò male!
Lei è il secondo
discendente della famiglia Castriota, che ha visitato la terra degli
antenati. Ci sono altri discendenti di questa famiglia? Se sì, come sono i
legami tra di voi ? Esistono i documenti che attestino l’albero
genealogico della famiglia Kastrioti ?
Se esiste la
famiglia Scanderbeg in Italia bisogna ringraziare i padri del 1800, il mio
bis-bis-nonno Giorgio e soprattutto il figlio Francesco, nato nel 1840,
che ebbe otto figli maschi, tutti con prole. Tra il '500 e l'800, la
famiglia ha sempre rischiato di estinguersi, poichè era sempre e solo uno
colui che dava la discendenza, perchè allora si moriva con più facilità e
più giovani. Sono passate da Gjergji quattordici generazioni; il figlio
Giovanni, che si stabilì in Puglia e che morì nel 1514, generò Ferrante,
che morì nel 1561, che generò Pardo, che morì nel 1596, che generò Fabio
Costantino, che morì nel 1615, che generò Costantino Alessandro, che morì
nel 1643, che generò Vitantonio, che morì nel 1716, che generò
Alessandro, che morì nel 1743, che generò Vitantonio, che morì nel 1811,
che generò Alessandro, che morì nel 1803, che generò Giorgio, che morì nel
1846, che generò Francesco, che morì nel 1905, che generò Luigi, che si
spostò a Napoli e che morì nel 1954, che generò Costantino, che generò me,
nato a Napoli ma abitante in Calabria. Da parte di mio nonno Luigi, oggi
ci sono undici Scanderbeg. Non ci sono legami tra la nostra e le altre
famiglie in Italia, ma sarebbe bello se si riuscisse a fondare una sorta
di lega della discendenza di Scanderbeg. So che, insieme ad altri, c'è un
altro Alessandro, un medico, che è quello che prima di me ha visitato
l'Albania, con cui abbiamo lo stesso padre, Giorgio, morto nel 1846. Mio
zio Giorgio, di Napoli, partecipa nell'ambito dell'università partenopea a
convegni sulla discendenza della famiglia e mio cugino Roberto, essendo
uomo di legge, è colui che ha studiato e continua a studiare negli archivi
storici, e che mi documenta di continuo. Sono esistenti tutti i documenti
nell'archivio di Napoli e di Lecce che attestano la discendenza da Gjergji.
Ma sicuramente, soprattutto negli immensi archivi di Roma e Napoli,
esistono tanti altri documenti, che renderebbero ancora più interessante
la storia della discendenza. C'è stata un grande poetessa nei Castriota
Scanderbeg, Isabella, morta nel 1749, tanti uomini e donne appartenenti al
clero e due uomini (tutti e due i Vitantonio) che hanno sposato le
rispettive cugine Scanderbeg (Isabella e Doneca). In genere gli Scanderbeg
sono sempre stati animati da uno spirito libertario. Parteciparono ai moti
rivoluzionari del 1848, il mio bisnonno Francesco era un ufficiale di
Giuseppe Garibaldi, mio zio Luigi era un partigiano nella Seconda Guerra
Mondiale e fu fucilato dai nazisti nel 1944. Oltre ad aver liberato
l'Albania, gli Scanderbeg hanno liberato anche l'Italia.
Lei pensa, forse, che
questo incontro con la sua terra e il suo sangue cambierà almeno un pò i
piani del futuro ? Se sì, cosa cambierà concretamente ?
Ha già cambiato
qualcosa, in verità. Ora non posso dire qui, ma qualcosa è già cambiato.
Per me è stata una grossa sorpresa l'accoglienza degli albanesi, non me
l'aspettavo così calorosa. Ci sono ora allo studio vari progetti
artistici, e per me, ma credo per tutti, sarebbe stupendo se si riuscisse
a mettere in scena un dramma o un film su Skenderbeu: sarebbe la
realizzazione di quello che sognavo fin da piccolo, Scanderbeg
interpretato da uno Scanderbeg! Sarebbe clamoroso. Al vaglio ci sono anche
delle idee che riguardano la musica. Ma non c'è fretta, l'Albania
finalmente mi ha conquistato e dal mio cuore non scappa. Un'altra idea che
mi è balenata è quella di poter creare una sorta di 'lega di Lexhe' per
poter richiedere al museo di Vienna la spada e l'elmo di Skenderbeu, che
in fondo sono oggetti di famiglia, e poterli riportare a Cruje, nel loro
vero luogo d'origine. Chissà. Poi, perchè no, un giorno potrebbe accadere
l'evento: riportare il sangue di Scanderbeg di nuovo in Albania, dopo
secoli. Quando sono approdato a Bari , al ritorno dall'Albania, ho fatto
venti minuti di fila per la dogana. Giunto alla cabina del doganiere mi
sono sentito dire: "Lei lo sa che secondo le norme poteva evitare di fare
la fila?". Io gli ho risposto che non capivo. E lui: "Ma come? Lei è
italiano, poteva passare prima. Perchè ha fatto la fila insieme agli
albanesi?". Questo mi sembra un segno!
Anche perchè sono passati
pochi giorni dal suo ritorno in Italia, sente un pò di nostalgia per
l’Albania ? Ha progettato prossimamente un'altra visita in Albania o negli
altri paesi dove vivono gli albanesi ?
Sì, sento la
mancanza dell'Albania. Ancora mi devo riprendere. In Italia, alla fine di
qualche spettacolo teatrale del 'Vita di Galileo', in cui interpretavo il
grande scienziato pisano, qualcuno ogni tanto veniva ad aspettarmi dietro
le quinte per conoscermi, per farmi i complimenti. Ed ogni volta il
regista rimaneva di stucco. Mi diceva sempre: "Non mi è mai capitata una
cosa del genere. Non sei una star come Brad Pitt, eppure ti vengono a
salutare perchè sei il discendente di uno? Boh!". E sì, perchè in Italia
in genere conoscono il suo nome, ma non la sua storia e così non possono
capire la grandezza dei prodigi compiuti. Lo sanno poche persone in
Italia, come quelle che mi salutano dietro le quinte, sotto lo sguardo
interrogativo del regista. Lo sanno i fieri albanesi sulla loro pelle. E
mi dispiace che quasi tutti i libri di storia in Italia non danno neanche
un accenno. In Albania ho potuto sperimentare quanto ci tengano al loro e
al nostro eroe ed è importante che l'animo degli albanesi sia infervorato
dalla grandezza morale dell'eroe e di un'altra figura oramai mitica: Madre
Teresa "d'Albania", che in Italia non si sa che sia albanese. Ma saranno
eternamente dei fari luminosi sull'universo. Comunque, io tornerò a
trovare i miei nuovi amici verso settembre-ottobre. In fondo li sento
vicini, da me è più vicina l'Albania che Roma. Basta solcare le sponde
dell'Adriatico. E poi sto imparando i rudimenti della lingua, che è
difficilissima.
Forse lei ha qualcosa da
aggiungere che non ho potuto approfondire con le mie domande?
No, penso di aver detto
abbastanza. E comunque La ringrazio dell'intervista
Arta Mezini
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