ARBITALIA 
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CIRCA “LE VIE DEI SANTI”: INDAGINE ANTROPOLOGICA SULLE ORME DEL SACRO

E’ con particolare soddisfazione e vivo compiacimento che accolgo l’invito dell’amico prof. Francesco Marchianò di recensire il testo “Le vie dei Santi” di Aldo Platarota. E’un libro “composto” seguendo un rigore scientifico veramente strabiliante, e non si tratta, come dimostro, di un complimento di circostanza. Il sottotitolo “Edicole votive e pietà popolare a Rossano” ci rivela il contenuto del testo. Le nicchie votive possono essere considerate, per il significato che racchiudono, mirabili “perle” e testimonianze del nostro passato ma anche identità del nostro presente.

Il saggio non ha certo bisogno delle mie umili note, poiché, già la pregiatissima prefazione e l’eccellente postfazione, che recano due autorevoli firme, esprimono quanto di più alto e significativo il libro contiene. Le edicole sono diffuse in Calabria e particolarmente espressivo mi è parso un passaggio della prefazione del prof. Giorgio Leone, mio docente all’Università della Calabria e del quale conservo un ottimo ricordo. Egli scrive:Le edicole, con le loro icone, si incardinano nella storia e nella vita della nostra gente, ma anche nel tessuto urbano. Esse svelano, tuttavia, non solo aspetti della religiosità popolare, ma anche la struttura e l’organizzazione sociale e politica della città (cfr.pag 14).

Negli ultimi anni sta emergendo la ferma e decisa volontà di sviluppare e penetrare sempre più a fondo il fenomeno della pietà popolare.

Ignazio Schinella ritiene che le forme della pietà popolare costituiscono il termometro della teologia dell’epoca in cui si esprimono. Esse sono una chiara forma documentale di quella teologia del passato di cui tanto si parla. Le forme della pietà popolare sono parte della “dottrina cattolica” , cioè del patrimonio di vita e di fede che in un determinato momento storico si predica come comune al popolo di Dio. Sono una chiara testimonianza teologica che si assicura la traditio fidei et vitae. Per cui, pur nella sua semplicità, che è costituiva della sua identità, la pietà popolare, nelle sue diverse espressioni è una teologia colta. Che le tradizioni popolari, come in questo caso allestire edicole e nicchie, siano parte della dottrina cattolica lo affermò anche il papa Paolo VI, di venerata memoria, il quale nella Costituzione Apostolica “Petrum et Paulum Apostolos”, del  22 Febbraio 1967, così si esprime: “Il culto delle sacre tradizioni, elemento precipuo della spiritualità cattolica, stimola la memoria, accende lo spirito, suggerisce i propositi (…), infonde il desiderio della reviviscenza delle antiche venerate vicende, e apre lo sguardo sull’orizzonte del tempo passato e futuro”.

Altra cosa che mi preme sottolineare è che edicole votive sono diffuse molto anche nella comunità di origini albanesi dove, ad eccezione di SpezzanoAlbanese, è radicato il rito greco.

Il Platarota spiega le ragioni di questa sua preziosa ricerca con un paragrafo che precede diverse altre schede storiche validissime per la comprensione globale del fenomeno inerente le edicole votive.

Mi viene spontaneo ricordare, anche perché la circostanza lo richiede, l’intervento che ha tenuto il senatore Giulio Andreotti in un recente convegno tenutosi a Castrovillari . L’ex premier ha sottolineato, in merito alle ben note radici cristiane del nostro Paese, che uno studioso ha da poco ultimato un’accurata indagine dal quale emerge che in Italia e soprattutto nel meridione, buona parte dei borghi, delle strade, delle piazze sono dedicate a figure di santi e credo ciò trovi pieno riscontro con quello che Platarota nel volume dimostra.

Infine, non poteva non sorprendere la dotta postfazione di mons. Francesco Milito, che, con perizia e meticolosità quasi “maniacali”, analizza un fenomeno che non è solo di natura storica, ma anche artistica e soprattutto antropologica. Milito, in altra sede, affermava che il mondo della pietà popolare, fondamentalmente, è l’ossigeno della religione della gran parte della gente di Calabria, qualunque sia il grado di rapporto con il sacro. Ciò spiega perché è stato e resta un campo di studi incrociati.

Ottavio Cavalcanti ci insegnava che l’erezione di altarini, edicole e altro rientra nelle pratiche devozionali degli ex – voto che in qualche misura fanno parte del ciclo ideale della vita dell’uomo.

L’autore, poi, non è sconosciuto. Si è, infatti, interessato sempre di storia e cultura popolare. Su questo tipo di d’argomento ha scritto numerosi articoli di vaglia  per periodici locali e regionali, tra questi la celeberrima “Calabria Letteraria”. Del 1996 è il volume monografico: “Caloveto, profilo storico dalle origini al Duecento” .

Nel volume “Le vie dei Santi” Aldo Platarota segue, come ho detto in apertura, un rigore scientifico e lo dimostra il lavoro certosino che ha pazientemente condotto e che si evince facilmente, lo dimostrano le firme della prefazione e della postfazione, lo dimostra la bibliografia in appendice, la fa palese la traiettoria metodologica che va offrendo una panoramica analitica e globale dell’argomento, lo dimostreranno gli studiosi che si cimenteranno in questo tipo di studio.

Giulio Cesare De Rosis

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