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Ndërhyrje kulturore / Interventi culturali
 

La devozione degli emigrati e le tracce di santità in Calabria si ritrovano nelle immaginette sacre. E c’è chi sogna un museo

LA STORIA DELLA FEDE RACCONTATA DAI SANTINI

di ANDREA GUALTIERI

Il Quotidiano della Calabria sabato 8 novembre 2008 – pagina 54 Culti e Comunità

 

CI SONO santini che costano fino a quattrocento euro. Si chiamano canivet, hanno il bordo merlettato e spesso in controluce nascondono un’altra immagine. Demetrio Guzzardi, però, preferisce quelli che definisce “santini locali”. Quelli poveri, insomma, che raccontano la storia della devozione calabrese: quelli che gli emigranti portavano con sé per continuare a pregare davanti all’immagine del patrono del paese o quelli che le suore stampavano per ricordare il volto del fondatore della loro congregazione. Ne ha raccolti più di ventimila e con un migliaio di essi ha deciso di organizzare una mostra che nella prossima primavera ha già tre appuntamenti: a Cosenza, a Briatico e a Catanzaro. Ma l’obiettivo finale è ancora più intrigante: Guzzardi ha in mente un museo regionale di iconografia religiosa in piccolo formato. «È un modo per non perdere queste tracce che ora sono in mano solo ai collezionisti e che svelano il patrimonio di santità della Calabria» spiega l’editore appassionato di santini. Sentendolo parlare si afferrano le ragioni del suo entusiasmo: «C’è sempre troppo poco tempo per raccontarle, ma ci sono storie affascinanti » dice. E lui le studia tutte, le storie che si nascondono dietro a un’immagine sacra. Da quella del reggino Gaetano Catanoso, il primo santo proclamato da Benedetto XVI, fino a quella di suor Semplice Berardi di Castrovillari, che santa non lo è e neppure venerabile, ma che cinquant’anni dopo la morte continua a essere ricordata da gruppi di preghiera.

I fondatori di congregazioni, però, restano i più gettonati e così Guzzardi ha scoperto che a inizio Novecento furono addirittura dodici i calabresi che ispirarono un carisma religioso femminile: da Elena Aiello di Montalto Uffugo a Brigida Postorino di Catona, da Giuditta Martelli di Locri a Vincenzino Idà di Gerocarne. Sempre nello stesso periodo, la devozione viaggiava insieme alla gente costretta a lasciare la propria terra per cercare fortuna nei continenti lontani. E inseguendo gli emigranti vengono fuori i santini con la riproduzione in bianco e nero della statua della Madonna dei poveri di Seminara o di quella della Vergine del Rosario di Bonifati che poi è stata riprodotta identica anche a Buenos Aires. Una lettera datata 1911 e rintracciata da Guzzardi accompagnava l’invio di santini agli emigranti di Briatico, affinché li distribuissero ai loro nuovi concittadini. Perché tutti portavano con sé San Francesco di Paola, ma poi c’erano i santi del proprio paese. E così si scopre ad esempio che tra le mille parrocchie calabresi, metà sono dedicate al culto mariano e tra le altre spicca San Nicola, presente in 130 località: «È il vescovo buono - spiega Guzzardi -, ma è anche il santo che lega Oriente e Occidente ed è il patrono di molte zone della Puglia, terra che ebbe influenza sulla nostra area jonica». Tra le immagini calabresi più venerate nel mondo c’è poi quella di San Domenico di Soriano, davanti alla quale ha pregato anche il giovane Karol Wojtyla nella sua chiesa di Cracovia. Ma la ricerca è infinita e appassionante. Un avvocato di Scalea, Biagio Gamba, ha intitolato il suo blog “collezionare santini”. Guzzardi invece ha creato un sito (www.premiocassiodoro.eu/santinicalabresi): un punto di incontro moderno per chi coltiva una devozione antica.

 

 

TRA SACRO E PROFANO

Fascismo e referendum, anche la politica si camuffa dietro alle immagini religiose

L’IMMAGINE era venerata da secoli: la Madonna col randello è quella del Soccorso che scaccia il demonio. In epoca fascista, però, tutto veniva letto nella prospettiva del regime e così anche alla Vergine è stata imposta un’etichetta imbarazzante. Demetrio Guzzardi, nella sua ricerca, ha rintracciato un santino datato 1928 nel quale la Madonna del Soccorso diventa la Madonna del manganello, «protettrice dei fascisti». Appena tre anni dopo, nella primavera del 1931, Mussolini ruppe definitivamente i rapporti con la Chiesa e sciolse le associazioni cattoliche. I santini fascisti, a quel punto, sparirono dalla circolazione. Tranne qualcuno, che rimase custodito in qualche cassetto e ora aiuta a scoprire uno spicchio di storia. «Si ricostruisce il passato guardando le immagini, ma anche leggendo le didascalie e soprattutto ciò che è scritto sul retro del santino» spiega Guzzardi. Preghiere, ricordi di manifestazioni, dalla missione popolare alla prima comunione o all’ordinazione sacerdotale. Anche per la prima messa pontificale di Joseph Ratzinger ne venne stampato uno con un dipinto che richiamava il suo ministero petrino. Un capitolo a parte meritano però le immagini natalizie: «L’inno più gettonato dietro ai santini di Natale resta Tu scendi dalle stelle» racconta il collezionista di immagini sacre sfogliando il suo raccoglitore. Ognuno, però, dietro al santino scriveva quello che voleva. E così la politica è tornata più volte a insinuarsi. Come quando, senza arrivare agli eccessi fascisti, dietro a un’immagine fu stampata una frase: «Il Sacro Cuore di Gesù ti ispiri nel dare il voto il 2 giugno». Era il 1946, l’anno del referendum che portò la repubblica.

 

LA CURIOSITA’

La Madonna di Farima nella grotta di Lourdes

Quanti errori nascosti nell’«atelier» di Maria

I CANONI ci sono ma non è detto che vengano rispettati. E così capita, ad esempio, che in una grotta di Lourdes venga raffigurata una Madonna di Fatima. È successo in un convento di Acri, nel cosentino, e un santino lo testimonia. Scorrendo le immagini della devozione popolare si trova una iconografia religiosa alternativa alla tradizione. E così a Vigne di Castrovillari, la Vergine addolorata, in genere vestita di scuro, indossa un brillante abito rosso, tipico della Madonna del Rosario. Anche a Pedace, alle porte di Cosenza, il nero non va giù e così Maria sofferente viene rappresentata con i colori bianco e azzurro dell’Immacolata Concezione. Sono importanti, i colori, in quello che il collezionista di santini Demetrio Guzzardi definisce l’«atelier di Maria». E quindi è strano vedere la Madonna del Carmelo con vesti diverse da quelle che oggi indossano le monache di clausura, caratterizzate da diverse tonalità di marrone. A Guardavalle, però, non la pensano così e hanno preferito rappresentarla con un abito azzurro, che spicca anche nel santino distribuito ai fedeli. «Per la grande devozione Maria è considerata come una figura del luogo e quindi si tende a caratterizzarla allontanandosi dai canoni» spiega Guzzardi. Per fortuna però restano gli attributi, cioè i simboli che circondano o sono retti dalla figura sacra. I santini, alla fine, si classificano così.

 

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