ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëvet të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
Ndërhyrje kulturore / Interventi culturali
 

L’ONOMASTICA RISORGIMENTALE A SPEZZANO ALBANESE

di Francesco Marchianò

 

Il Risorgimento è quel processo storico della storia italiana, caratterizzato da moti di varia ispirazione, da scontri ideologici e da tre guerre d’indipendenza che, iniziato nel 1815,  è terminato con la presa di Roma, il 20 settembre 1870.

Come ogni processo storico, cruento o incruento, anche il Risorgimento ha avuto le sue figure predominanti, i suoi eroi, martiri, scrittori, artisti, …appartenenti ad ogni ceto sociale.

Questa fase della storia italiana, quindi, ha ispirato composizioni letterarie, opere d’arte di genere, canti ed inni che, esaltando figure eroiche o episodi di valore, diffondendosi tra il popolo, ne hanno creato il mito che nel futuro è stato sfruttato da varie parti politiche per avere il consenso delle masse.

Anche le comunità arbëreshe sono state coinvolte nelle lotte risorgimentali (dai moti del 1820-’21 fino alla 3a guerra d’Indipendenza) ed ognuna di esse ha dato un notevole contributo in sangue, persecuzioni ed anni di carcere.

Citiamo la loro partecipazione al fallito moto del 1844, promosso dai fratelli Bandiera che caddero assieme a molti Arbëreshë nel vallone di Rovito, alla rivoluzione del 1848, al tentato regicidio di Agesilao Milano contro Ferdinando II di Borbone nel dicembre 1856, all’impresa dei Mille nel 1860 e alla presa di Bezzecca nel 1866.

La comunità spezzanese non rimase esente da questi eventi, e proprio per la partecipazione di molti suoi cittadini, soprattutto alla Rivoluzione Calabra del 1848, alcune famiglie (Nociti, Mortati, Luci, Rinaldi,…) erano controllate dalla polizia borbonica.

Nel 1852 veniva nominato arciprete primicerio di Spezzano Albanese d. Paolo Nociti (1799-1871), carica che ambiva fin da giovane ma che gli venne preclusa per l’appartenenza alla Carboneria di suo padre Luigi, notaio e già giudice regio.

Il sacerdote, uomo molto colto, pio, di idee liberali e non conformista, non celebrò il rituale Te Deum e né lasciò una cronaca in merito quando il re Ferdinando II si fermò nel paese il 10 ottobre 1852, come fecero i suoi predecessori d. Vincenzo M. Cucci e d. Ferdinando Guaglianone sr. in occasione di decessi di sovrani o di loro visite nel paese.

Intanto si avvicinava il 1859!

Cavour aveva tessuto le sue trame per far intervenire la Francia accanto al Piemonte, Vittorio Emanuele II preparava l’esercito mentre Garibaldi si dava da fare nell’organizzare il corpo  dei Cacciatori delle Alpi: la seconda guerra d’Indipendenza poteva ormai scoppiare!

In pochi mesi le truppe franco-piemontesi ed i garibaldini ebbero la meglio sugli Austriaci che vennero sconfitti in memorabili e sanguinose battaglie riprodotte fedelmente nelle tele di molti artisti.

E nel Regno delle Due Sicilie?

A Ferdinando II, morto il 22 maggio 1859, succedete suo figlio Francesco II che, vedendo ex-regni e granducati italiani che si univano plebiscitariamente ai Savoia, a giugno, in seguito a tumulti, amnistiò anche i condannati politici e l’anno successivo concesse la Costituzione, pensando di conservare il trono ormai vacillante.

Alla fine del giugno 1859, gli amnistiati Vincenzo Luci e Gennaro Mortati fecero rientro a casa subendo però i rituali controlli di polizia.

A questo punto il primo passo coraggioso fu effettuato da d. Paolo Nociti il quale, informato degli eventi nazionali, e soprattutto dalla schiacciante battaglia di Solferino (24 giugno 1859), che arrise ai franco-piemontesi, volle festeggiare l’evento battezzando un infante, abbandonato alla ruota degli esposti, col nome e cognome di Francesco Solferino (30/7/1859).

Un altro gesto di sfida alle autorità viene compiuto da suo nipote D. Giuseppe  Angelo Nociti che, il 2 gennaio 1860, chiamerà Luigi Napoleone, in onore di Napoleone III,  un figlio avuto dalla moglie e cugina D. Anna Nociti.

Il 25 giugno 1860, Francesco II concede un’altra amnistia di cui godettero i benefici Giuseppe Marchianò e Orazio Rinaldi che fece ritorno nel paese trovandolo in fermento: il 16 luglio venne disarmata la gendarmeria borbonica, senza colpo ferire, mentre nel mese di agosto venne creata la Guardia Nazionale.

Essendo il paese ormai libero e controllato dai patrioti, a molti neonati vengono imposti nomi di battesimo che richiamano gli eroi ed i personaggi del Risorgimento.

Il 2 agosto D. Antonio Staffa e D. Emilia Mortati chiamano il proprio figlioletto Camillo Costantino Eugenio Garibaldi in onore di Cavour, di Nigra, del figlio di Napoleone III e dell’Eroe.

Il 18 viene battezzato Vittorio Emanuele Concistrè di Luigi e Rosina Magnocavallo.

Il 28 dello stesso mese d. Paolo battezza una neonata esposta col nome di Maria Garibaldina Amadio.

Il 1 settembre Garibaldi sosta nel paese per poi ripartire per Napoli:150 camicie rosse  spezzanesi si uniranno al suo esercito irregolare.

1l 9 settembre viene battezzato Vittorio Garibaldi Marino figlio del garibaldino Giuseppe e di Criseide Magnocavallo; tre giorni dopo Giovanni Garibaldi sarà il nome assegnato ad un bambino esposto.

Il 17 marzo 1861 viene proclamato il Regno d’Italia che ha come sovrano il re Vittorio Emanuele II di Savoia.

A Spezzano Albanese intanto continua l’imposizione di nomi patriottici ai neonati:

- (15/5/1861) Italia Fortunata Bellusci di Giovanni e Rachele Scorza come augurio alla bimba ed alla nuova Patria;

- (29/5/1861) Giuseppe Garibaldi Costantini del medico D. Carlo e di D. Caterina Liguori;

- (11/1/1862) Nicola Vittorio Emanuele Gallo di D. Vincenzo e D. Rosina Marchianò;

- (7/12/1862) Agesilao Garibaldi Greco di Pasquale e Letizia Tarsia;

- (19/3/1878) Nicola Cincinnato  Mazzini Luci di Alfonso ed Ortensia Cucci.

- (4/3/1864) Dionigi Vittorio Emanuele Frega di Ambrogio e Carolina Ajello  e Garibaldi Pagliaminuta di Francesco ed Anna Dorsa;

- (28/4/1865) Giuseppe Garibaldi Fiore (esposto);

- (9/9/1865) Menotti Mameli Rosolino Marino di Giuseppe e Criseide Magnocavallo. Il Marino, camicia rossa, ha voluto così onorare le memorie dei martiri e caduti Ciro Menotti, Goffredo Mameli e Rosolino Pilo.

E qui ci fermiamo con l’elenco che mette in evidenza lo spirito patriottico degli Arbëreshë di Spezzano Albanese che hanno lottato per il riscatto nazionale non solo con le armi e con le idee ma anche con gli affetti più intimi per perpetuare il ricordo di quell’epopea che fu per loro il Risorgimento italiano.

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