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Minoranze arbėreshe:
il rapporto con l’altro:
identitą e alteritą
di Paolo Borgia
1. Non č pił il tempo di
rievocare la vita, che si svolgeva in situazioni dimensionali
stratiformi di quasi isolamento permeabile e di staticitą, in cui
tutto era pił semplice e pił chiaro. Ora la societą tutta
intersecata da dinamiche culturali sempre pił evidenti corrode la
nostra pelle e la nostra anima. La grande produzione standardizzata
planetaria consente il godimento di pił beni e servizi. La
conseguente concreta possibilitą di omogeneizzazione alimenta la
crescita del fenomeno di un grande senso di etnicitą. In questa
realtą complessa e problematica, per molti versi, sempre nuova e in
continua evoluzione, diventa indispensabile orientarsi. Cioč, come
possiamo vivere insieme, comunicare, esprimere idee condivise e
produrre azioni comuni?
Quant’č universale il complesso
del sapere, delle cose vere, belle e di sostanza d’Arbėria?
C’č un senso nell’insieme dei valori, delle tradizioni e dei costumi
che caratterizzano la vita sociale d’Arbėria? E’ adeguato il
patrimonio specifico di conoscenze e nozioni organicamente legate
fra loro che possediamo e che danno la sostanza alla nostra
personalitą Arbėreshe? Il nostro complesso di
conoscenze e pratiche specifiche della sfera del lavoro č adeguato
per la nostra competizione esistenziale?
Si! Diventa indispensabile per
noi capire quella sorta di grande anima cosciente e coerente
che attraversa tutto il nostro agire umano. La cultura non č
solo fenomeno accademico nella visione razionalistica. La cultura č
la sostanza di significato degli elementi per mezzo dei quali noi
pre – delineiamo il nostro agire “grande” quello che si
manifesta nella struttura sociale. Da questo collegamento stretto
tra la struttura sociale e la cultura, comprendiamo che questa non č
qualcosa di naturale, di biologico ma si produce in quanto viviamo
in societą, abbiamo rapporti con gli altri e interagiamo con loro.
Ci piace parlare della minoranza linguistica come del linguaggio in
cui ciascuno si riconosce e non come ad una lingua “costretta” dal
numero di parole fonemi grafemi che la compongono.
La lingua č una lingua che si
usa. La casa dell’essere č il linguaggio con cui si pensa si parla
si sogna si guarda si sente si tocca anche ciņ che non si puņ dire:
l’entusiasmo, il dolore, la fede, l’odio ecc… ma tutto questo si puņ
fare soltanto insieme ad un altro.
Di fatto nessuno esiste mai da
solo; per questo ogni persona che vive in un certo ambiente tende
naturalmente a essere “culturale”, perché la cultura č costituita
dalle forme di comunicazione dei valori di tale ambiente. E ogni
gruppo umano ineluttabilmente si trova a creare cultura e umanitą
specifiche. Cosģ vari sono i modi di essere, diverse sono le culture
e la appartenenza ad una di queste implica una specifica identitą.
Non č possibile
decontestualizzare la lingua o meglio il linguaggio d’un popolo.
Ogni forma linguistica perderebbe di senso e di espressione fuori
dal suo contesto. Il contesto č dato dalla rotonditą di una cultura
attraverso un’identitą che puņ manifestarsi solo davanti o di fronte
ad un interlocutore.
2.
L’alteritą č la presa di coscienza che si parla solo insieme ad un
altro. Laddove non c’č alteritą non c'č possibilitą di esprimere
identitą. Perché parlo, se non c’č qualcun altro? Il bisogno crea la
necessitą di parlare nel bambino. L’amore e la coscienza di sé fanno
maturare il bisogno in desiderio di espressione di sé in mezzo agli
altri. Fin quando esiste questo esisterą l’identitą nella alteritą.
Essere arbėresh č
prerogativa di chi parla la lingua arbėreshe? E allora quei
paesi, in cui si č perso l’idioma, perché si dichiarano arbėreshė?
Chi puņ dire per certo di conoscere la cultura arbėreshe?
Tuttavia una certezza c’č: ogni realtą, che si pensa si dice o si
fa, č spinta da un’intenzionalitą, che sia oggettiva o soggettiva,
conscia o inconscia non fa la differenza.
Sulla base di questa affermazione
chi si identifica come arbėresh lo č perché si sente tale.
Le occasioni sono molte e nei pił frequenti dei casi arrivano da
gesti consuetudinari o da incontri occasionali con tutto quello che
č diverso dal mondo arbėresh e quindi sempre.
In alcune espressioni o modi di
esprimerci arbėrisht si riscopre un atteggiamento di fierezza
del suo essere che si chiama orgoglio di appartenenza che non č da
confondersi con un sentimento preliminare di nazione o con un
atteggiamento patriottistico, ma piuttosto un sentimento a
livello personale, familiare, di gjitonia, paesano e
transpaesano che ha tuttavia la pretesa politica di chi vuole
esistere in quanto tale.
C’e una lingua che si pensa di
parlare e una che si parla. La prima č quella che identifica di
primo acchito l’origine geografica di un popolo. La seconda č pił
profonda, č quella che rende consapevole la persona che parla quella
lingua di appartenere ad un’identitą culturale cioč quella forza
della mente che spinge l’uomo ad azioni coerenti, alla quale egli
s’aggrappa nella convinzione consapevole o inconsapevole di essere
protagonista della sua storia. Chi si sente arbėresh č colui
che usa questi giochi linguistici e chi si ferma a pensare ad essi,
o chi pił semplicemente si commuove a sentire frasi o parole che
sentiva da suo nonno prima d’emigrare chissą in quale paese, o chi
ancora subisce il fascino del significato e del senso che si cela
dietro a questi accostamenti di parole come davanti ad uno specchio
in cui vede riflesso se stesso.
E cosģ sempre stupiti dall’archč
cerchiamo la ragione del tanto rumore che viene fatto intorno a
speculazioni scientifiche, al gran parlare d’identitą etnica, ai
festeggiamenti o cerimonie letterarie arbėreshe. Cosģ in
questa babele senza causa emerge questa riflessione o forse meglio
dire interrogativo. Qual č l’obiettivo della tutela di una minoranza
linguistica (o etnica) e quale principio di economia e di
soddisfazione persegue? Forse nel semplice ascolto di un anziano che
parla o di un bambino curioso che domanda si trova il senso della
ricerca delle origini di una cultura. Ciņ non vuole escludere nulla
ma sicuramente č lo spirito giusto dal quale trarre la fonte.
3. Dobbiamo affrontare il
difficile dialogo tra culture, mantenere vivo il sogno dell’unitą,
superare la mera registrazione del fenomeno, ribellarci ai
meccanismi della storia. Non č pił il tempo del confronto-scontro
tra grandi sistemi di opposte concezioni del mondo,
Weltanschauung, opposte visioni dell’uomo. Ora lo scenario č pił
complesso e diversificato. Ecco i miliardi di persone con le loro
culture fortemente caratterizzate! Il confronto con cinesi o indiani
non puņ che essere frutto di una elaborazione complessa. E d’altra
parte anche le loro culture cosģ forti e tipizzate devono fare i
conti col processo planetario di globalizzazione. Occorre perņ un
modello di confronto che non penalizzi le identitą particolari, che
non possono essere semplicemente ignorate per la loro endogena
debolezza: anche perché come vediamo qui oggi le identitą risorgono.
La memoria della tradizione dą forza allo sviluppo della persona per
percorrere il Mondo diventato Multiuniversale.
Dobbiamo saper ascoltare.
Ascoltare č persino pił difficile che parlare: per fare questo
occorrono i luoghi anche istituzionali. Per non scomparire occorre
fare i conti con la cultura di oggi, sapendo riscrivere le proprie
radici arbėreshe, rompere le catene senza rinunciare mai alla
ereditą arbėreshe, cogliere e valorizzare le nostre
“eccedenze” specifiche, quel molto di pił da tutelare.
La minoranza arbėreshe ha
la pretesa di curare e guarire il Mondo da una delle grandi malattie
odierne: la smemorataggine.
Non č un conservare museale, un
ripetere folcloristico ma un comprendere e un far rivivere il
passato. In certo senso, coltivare la memoria č operazione
innovativa capace di rendere l’uomo appartenente ad una minoranza
consapevole protagonista adatto, idoneo, competitivo, equipaggiato
di intelletto e carattere per la realtą globalizzata.
Un tempo superiori istituzioni
muovevano il Mondo, il quale poi ha iniziato a muoversi da solo e le
superiori istituzioni lo inseguono. Anche il linguaggio era coniato
dall’alto: basti pensare alla storia della lingua italiana. E il
linguaggio č il problema centrale!
E il linguaggio muta e le
superiori istituzioni lo inseguono disperatamente ma nel frattempo
il Mondo č gią cambiato. Sģ! Quando si muta il linguaggio, si muta
la struttura del pensiero. Non basta inseguire il “mezzo” con
semplici aggiornamenti tecnici. L’homo arbrescius quando
diventa homo telematicus diventa un nuovo fenotipo
esistenziale, cosģ come la comunicazione telematica non č soltanto
un fenomeno tecnico ma un fenomeno esistenziale.
In questo Mondo reale se non si
vuol esser travolti si deve riuscire a “comunicare”, riuscire a
parlare con questo uomo di questo tempo senza rinunciare ad una
rimodulazione personalistica ed umanistica sia in ampiezza –
spazio – che in frequenza – tempo – e senza perdere l’anima, cioč il
radicamento irrefutabile nella grandezza del nostro
messaggio. Pertanto l’obiettivo della tutela delle minoranze non puņ
che essere quello di fornire i mezzi che portano al superamento
dello stato di decadenza verso la serenitą esistenziale.
L’intervento della tutela delle minoranze nasce perché c’č chi ha
bisogno di ritrovare “casa” laddove le circostanze nel movimento
esistenziale dentro uno spazio – tempo hanno creato disorientamento.
La “casa” dell’essere puņ essere tutelata solo se contestualizzata
al luogo d’origine al momento storico e all’azione della storia. E
deve essere “visibile” perché č vera, č bella ed č di sostanza!
4. La vera tutela delle
minoranze persegue la loro piena emancipazione, la piena
uguaglianza. Le istituzioni siano il-luogo-delle-istanze del
soggetto politico, siano capaci di esprimere quello
spirito-di-servizio che si manifesta principalmente nel percorso
eudromico: il solo che soddisfa il vero principio di economia.
Si creino, cioč, abbondanti e democratiche procedure che nei
momenti decisionali mettano sempre in essere i fondamenti del senso
dei principi e le centenarie attese dei cittadini! Č tempo di
considerare come risorsa anche la dislocazione – e shprishur
– non pił dispersa ma diffusa appunto della presenza arbėreshe
sul territorio, su sei Regioni, che faccia superare la fase di
sconfortante degenerescenza grave spesso finale della realtą
arbėreshe.
Allora per salvare il
moribondo occorre predisporre una terapia d’urto, magari con effetti
collaterali negativi ma che consenta non solo una sopravvivenza in
perenne convalescenza ma la resurrezione
vitale delle peculiaritą
centenarie che sono state l’esistenziale strumento di questa, d’ogni
minoranza.
Oggi, dunque, occorre la
visibilitą. La visibilitą delle istituzioni esistenti ma spesso
deficitarie e quelle da costituire ineluttabilmente – penso a
comitati paritetici di decisione e controllo realmente
rappresentativi soprattutto della societą reale che opera – Organi
della Comunicazione Bilingue a mezzo stampa, radio, televisione
locale e progetti multimediali audiovisivi –, la visibilitą della
minoranza al suo interno per le proprie comunicazioni di ogni
conoscenza e necessitą e la visibilitą verso l’esterno, verso il
Mondo. Perché tutto questo c’č nel Mondo ma non ancora in Arbėria.
Se il Mondo – anche quello degli
emigrati – non sa della nostra esistenza, come fa a conoscerci? Come
fa a conoscere la nostra lingua? Come possiamo avere la pretesa di
chiedere alle Nazioni Unite di
dichiarare la nostra lingua
arbėreshe:
patrimonio immateriale dell’umanitą?
E’ pura follia
questa? Ma la conosciamo davvero bene l’Arbėria e la lingua
arbėreshe? |
pakicat arbėreshe:
marrėdhėnia
me tjetrin: njėjtėsģ dhe tjetėrsģ (identitet
e alteritet)
di
Paolo Borgia
1.
Ngė ė’ mė qėrņi tė rithėrresim prapa jetėn, ēė ndodhej nė situata
pėrmasore shtresa – shtresa, nė njė pothuaj veēim amull tė
pėrshkueshėm, ku gjithė ish mė i thjeshtė dhe mė i kthjellėt. Sot
shoqėria gjithė e kryqėzuame nga dinamika kulturore pėrherė mė tė
dukshme na gėrryen li/ėkurėn tė/onė e frymėn tėnė. I madhi prodhim i
standardizuam planetar bėn tė mė/undshme gjė/endje pėrdorimi mė tė
mėdhą gjėrash dhe shėrbimesh. Mė/undėsģa homogjenizimi – konsekuente
konkrete – tagjis rritjen e fenomčnit tė njėi ndjenje etniciteti. Te
ky realiteti kompleks dhe problematik, nga shumė anė, pėrherė tė ri
e nė evolucion tė vazhdueshėm, bėhet gjė e domosdoshme sa tė
orientohemi. Domethėnė, si mėnd “tė rrojmė bashkė, tė komunikojmė,
tė shprehim idč tė bashkėpranuame e tė prodhojmė vepra tė
pėrbashkėta”?
Sa karakter
universal ka te tėrėsģa e tė dijturit, tė gjėravet tė vėrteta, tė
bukura e me pėrmbajtje tė Arbėrģsė? Ka njė ndjenjė te tėresģa
e vleravet, tė traditavet e tė zakonevet ēė karakterizojnė jetėn
shoqėrore tė populit tė Arbėrģsė? Ė’ e pėrshtatshme pasurģa
specifike njohjesh dhe nocionesh tė lidhura gjithnjibashku/organikisht
ndėr ato ēė kemi e ēė japin substancėn vetėtģsė sėnė
Arbėreshe? Tėrėsģa jonė e njohjevet dhe tė pėrvojavet tė
sferės sė punės ė’ e pėrshtatshme pėr konkurrimin tėnė
ekzistencial?
Ėj! Bėhet gjė e
domosdoshme pėr ne tė ndėlgojmė atė llojč fryme tė madhe tė
vetėdijshme dhe koherente ēė pėrshkon gjithė tė bėrit tėnė
njerėzor. Kultura ngė ė’ vetėm fenomen akademik nė njė vizion
racionaliste. Kultura ė’ substanca ndėlgimi e elementevet me anė tė
tė cilėvet na para – pėrvijojmė tė bėrit tėnė “tė
madh” atė ēė shprehet te struktura shoqėrore. Nga kjo lidhje e
ngushtė ndėr struktura shoqėrore e kultura ndėlgojmė se kjo ngė ė’
gjagjė nga natyra, biologjike por prodhohet pėr sa rrojmė nė
shoqėrģ, kemi marrėdhėnie me tjerėt dhe ndėrveprojmė me atą. Na
pėlqen tė flasim pėr pakiēėn gluhėsore si pėr tė folurit ku ēdonjerģ
e njeh veten e jo si gluhė “e shtrėnguar” nga numri fjalėsh fonemash
grafemash ēė e pėrbėjnė.
Gluha ė’ gluha ēė
pėrdorim. Shpia e tė klėnit ė’ tė folurit me tė cilit mėndojmė
flasim ndėrrijmė vėrejmė ndiejmė ngasim edhč atė ēė ngė mėnd tė
thuhet: entuziazmi,dhėmbimi, besa, urrejtja etj... por gjithė kjo
mėnd tė bėhet vetėm me njė tjetėr.
De facto
mosnjerģ jeton kurrė vetėm; pėr kėtė ēdo vetė ēė rron nė njėfarė
ambient priret natyrisht pėr tė klėnė “kulturor”, sepse kultura
ėshtė e pėrbėrė nga format e komunikacionit tė vleravet tė tė
akcilit/tillit
ambient. E ēdo grup njerėzor pashmangėsisht gjėndet tė krijojė
kulturė dhe humanizėm tė posaēėm. Kėshtł, tė ndryshme janė mėnyrat e
tė klėnit, tė ndryshme janė kulturat dhe pėrkatėsģa njėi nga kėto
siell njė njėitėsģ/identitet
tė posaēme.
Ngė mėnd tė
dekontekstualizojmė gluhėn o mė mirė tė folurit tė njėi populli. Ēdo
formė gluhėsore do tė zbģrjė ndjenjė dhe shprehje jashta kontekstit
tė tij. Konteksti ė’ dhėnė nga rrumbullakėsģa e njėi kulture nėpėr
njė njėjtėsģ ēė mėnd tė shprehet vetėm pėrpara o pėrballė njėi
bashkėfolėsi.
2.
Tjetėrsģa ė’ tė marrit vetėdije se flasim vetėm bashkė mė njė
tjetėr. Atje ku ngė ka tjetėrsģ ngė ka mėndėsģ tė shprėhet njėjtėsģ.
Pse flas, nėse ngė ka ndo njė tjetėr? Lypsja krijon tė duhurit e tė
folurit nė fėmijėn. Dashuria e ndėrgjegja e vetes bėjnė tė rritet
lypsja nė dishirim shprehje tė vetes nė mes tė tjerėvet. Ngjera kur
ekziston kjo do tė ekzistojė njėjtėsģa te tjetėrsģa.
Tė klėnit
arbėresh ėshtė prerogativė tė atij ēė flet gluhėn e pakicės
arbėreshe? E ahierna ata vende, ku u zhduk idioma, pse quajnė
veten arbėreshe? Kush mėnd tė thotė me sigurģ se njeh
kulturėn arbėreshe? Megjithatė ka njė sigurģ: ēdo realitet,
ēė mendohet, thuhet o bėhet, ė’ shtyjtur nga njė qėllim, kloft ēė tė
jetė objektiv o subjektiv, i vetėdijshėm o i pavetėdijshėm ngė bėn
ndryshimin.
Mbi bazėn e kėtij
pohimi kush njėjtėsohet si arbėresh
ė’ aģ
sepse ndihet akcili. Rastet janė burģa dhe nė ndodhģtė mė tė
shpeshta arrijnė nga gjeste zakonore o nga pėrpjekje rastėsore me
gjithė atė ēė ė’ i ndryshėm nga bota arbėreshe e prandaj
ngaherė.
Nė disą shprehje
o mėnyra e tė shprehuri tė njėi arbėreshi rizbulohet njė qėndrim
krenarģe e tė klėnit tė tij ēė quhet mendjemadhėsģ pėrkatėsģe ēė ngė
ė’ tė ngatėrrohet me njė ndjenjė paraprake kombėtare o me njė
qėndrim patriotist, por mė mirė njė ndjenjė nė nivel vetjak,
familjar, gjitonģe, fshatar e ndėrfshatar ēė megjithatė ka
pretendimin politik tė atij(njerģu) ēė do jetojė si akcili.
Ka njė gluhė ēė
mendojmė tė flasim e njė ēė flasim. E para ė’ ajo ēė njėjtėson
menjėherė burimin gjeografik tė njėi populli. E dyta ė’ mė e thellė,
ėshtė ajo ēė bėn e vetėdijshme vetėn ēė flet atė gluhė se i pėrket
njėi njėjtėsie kulturore domethėnė ajo fuqi e mendjes ēė shtyjn
njeriun ndaj veprimeve koherente, tė cilės fuqi ai kapet nė bindje
tė vetėdijshme o tė pavetėdijshme tė jetė protagonist i historģsė sė
tij. Kush ndihet arbėresh ė’ ai ēė pėrdor kėto lozje
gluhėsore e kush qėndron tė mendojė pėr ato, o kush mė thjesht
mallėngjehet tue gjegjur fjalģ o fjalė ēė ndiejė nga tatėmadhi mė
parė se tė emigrojė kushedģ te cili vend, o kush vuan edhe
magjepsjen e domethėnies dhe tė ndėlgimit ēė ė’ i fsherur prapa
kėtyre afrime fjalėsh si pėrpara njėi pasqyre nė tė cilėn sheh e
reflektuame veten.
E kėshtł pėrherė
tė habitur nga arkč-ja kėrkojmė arsyen e zhurmės kaq e madhe
ēė ė’ bėrė rreth mendimeve shkencore, llafevet tė mėdhą pėr njėjtėsģ
etnike, kremtimevet o cerimonivet letrare arbėreshe. Kėshtł
te kjo babilonģ pa arsye del kjo pėrsiatje o ndoshta mė mirė tė
thuhet pyetje. Cili ė’ pikėsynimi e mbrojtjes sė njė pakicė
gluhėsore (o etnike) dhe cili parim ekonomģe dhe kėnaqėsģe kėrkon tė
arrijė? Thomse te tė zėnit vesh tė njėi plaku ēė flet o tė njėi
fėmije hulumtues ēė pyes gjejmė ndėlgimin e kėrkesės tė burimėvet tė
njėi kulture. Ky i sprasmi ngė do tė lėjė jashtė mosgjė por me
sigurģ ė’ shpirti i drejtė nga i cili mėnd tė marrim burimin.
3.
Duhet tė bėjmė ballė vėshtirėsģvet tė tė llafosurit ndėr kulturat,
tė mbajmė e gjallė ėndrrėn tė njėsģsė, tė vemi mė atej se tek i
thjeshti regjistrim tė fenomčnit, tė mos nėnshtrohemi mekanizmavet
tė historģsė. Ngė ėshtė mė qėroi tė krahasimit-sherrit ndėr sisteme
tė mėdhenj tė tė kundėrta botėkuptime tė Botės, Weltanschauung,
tė kundėrta vizione tė njeriut. Sot skenari u bė mė kompleks dhe i
ndryshuam. Shi! Miliarde veta me kulturat e tyre fortėsisht tė
karakterizuara! Krahazimi me kinezė dhe indianė mėnd vetėm tė jetė
fryt i njėi pėrpunimi kompleks. E nga njė tjetėr anė edhe kėtņ
kultura kėshtł tė forta e tė tipizuara duhet tė bėjnė kundet me
procesin planetar e globalizimit. Por i duhet njė model krahasimi ēė
ngė dėmton njėjtėsģtė tė veēanta, ēė ngė mėnd tė mos jenė njohur
thjesht pėr tė tyren endogjene dobėsģ: sepse si shohim edhe kėtu sot
njėjtėsitė ringjallen. Kujtesa e traditės jep fuqģ pėr zhvillimin e
vetės pėr udhėtuar Botėn e bėrė Shumėuniversale.
Duhet tė dimė tė
vėhemi nė gjegje. Tė vėhet vesh ė’ edhe mė vėshtirė tė flitet: pėr
tė bėrė kėtė i duhen vendet edhe institucionale. Pėr tė mos u
zhdukur duhet tė bėhen kundet me kulturėn tė qėroit tė vet, tue
dijtur tė rishkruhen rrenjėt e veta arbėreshe, tė ēahen
zinxhirėt pa hequr kurrė dorėn nga trashėgimi arbėresh, tė
mblidhen dhe tė vlerėsohen “tepricat” e veta tė posaēme, atė
shumė mė shumė tė mbrohet.
Pakica arbėreshe
ka pretendimin tė mjekojė e tė shėrojė Botėn nga njė nga mė tė
mėdhat sėmundje tė qėroit tėnė: harruashmėrģa. Ngė ė’ njė tė
ruajtur muzeal, njė tė pėrsėritur po folkloristik por njė tė
ndėlguar e njė tė bėrė sa tė ringjallet e kaluara. Tė lėvruarit
kujtesėn duhet tė jetė, nė njėfare ndėlgim, njė veprim pėrtėritės nė
gjėndje tė e bėjė njeriun, ēė i pėrket njėi pakice, tė vetėdijshėm
protagonist, tė pėrshtatshėm, tė aftė pėr tė konkurruar, tė pajisur
intelektualisht dhe karakterialisht te realiteti i globalizuar.
Njė herė
institucione tė sipėrme lėviznin Botėn, e cila pra zuri fill tė
vetėlėvizej dhe institucionet tė sipėrme i rrjedhin prapa. Edhe tė
folurit ish krijuar nga lart: mjafton tė mendojmė historinė e
li/ėtishtes. Dhe tė folurit ėshtė problemi qendror!
E tė folurit
ndėrron dhe institucionet tė sipėrme gjėnden tė e ndjekin me
dėshpėrim por ndėrkaq Bota ka ndėrruar. Ėj! Kur ndėrrohet tė
folurit, ndėrrohet struktura e mendimit. Ngė mėnd tė mendojmė se
mjafton tė ndiqet “mjeti” me pėrditime teknike te thjeshta. Homo
arbrescius kur bėhet homo telematicus bėhet njė fenotip
ekzistencial, ashtł si komunikacioni telematik ngė ė’ vetėm njė
fenomčn teknik por njė fenomčn ekzistencial.
Te kjo Botė reale
nėse ngė duam tė jemi vėnė pėrposh duhet tė ia dimė tė “
komunikojmė”, tė ia dimė tė flasim me kėtė njerģ tė kėtij qėroi pa
hequr dorėn pėr njė rimodulim personalist dhe humanist kloftė
nė gjerėsģ – hapėsirė kloftė nė dendurģ – qėrņ e pa zbjerrė
frymėn, domethėnė rrenjosjen e pakundėrshtuame te madhėsģa e lajmit
tėnė.
Prandaj objektivi
i mbrojtjes sė pakicavet ngė mėnd tė jetė tjetėr se ai tė pajisen
mjetet ēė lejojnė tė lėhet prapa gjėndja nė rėnie ndaj kthjelltėsģsė
ekzistenciale. Ndėrhyrja pėr mbrojtjen lehet sepse ka kujt i duhet
tė gjejė pameta “shpģ” atjč ku rrethanat te lėvizja e ekzistencės
brėnda njėi hapėsire – qėroi kanė krijuar ēorientim. “Shpģa” e tė
klėnit mėnd tė jetė mbrojtur vetėm nėse ė’ e kontekstualizuar me
vendin e tė zėnėt fill me momentin historģk e me veprėn e historģsė.
E duhet jetė “e dukshme” sepse ė’ e vėrtet, ė’ e bukur dhe ė’ me
substancė!
4.
Mbrojtja e vėrtėt e pakicavet ka si pikėsynim emancipimin e plot tė
tyre, barazimin e plot. Institucionet klofshin vendi-i-instacavet tė
subjektit politik, klofshin tė zotėt tė shprehin atė shpirt-shėrbimi
ēė shfaqet kryesisht nė udhėn eudhromike: e vetmja ēė
plotėson tė vėrtetin parim ekonomģe. U krijofshin, domethėnė, njė
burģ procedurash demokratike ēė te momentet vendimore vėnshin
pėrherė nė jetė kloftė themelet tė ndėlgimit tė parimevet kloftė
pritjet mė se njėqint/dvjeēare tė qytetarėvet!. Erdhi hera tė
pėrfillim si burim edhe vendosjen – e shprishur – jo mė e
spėrndajtur por e shpėrhapur tė pranģsė arbėreshe mbi
territorin, mbi gjashtė Krahina administrative, ēė bėftė tė shkojė
mbatanė fazės e degjenereshences se rėndė dėshperuese shpesh
pothuajse tė spovistė tė realitetit arbėresh.
Ahierna pėr tė
shpėtuar vdekėsin duhet tė parapėrgatitim njė terapi goditėse,
ndoshta me efekte anėsore negative por ēė lejon jo vetėm njė
mbijetesė nė konvaleshencė e pėrhershme por njė ringjallje jetėsore
tė veēantģvet mė se njėqintvjeēare ēė kanė klėnė vegla jetėsore tė
kėsaj pakice.
Prandaj sot i
duhet dukshmėria. Dukshmėria e institucionevet ekzistuese por
shpesh tė papunė e atņ ēė kanė tė krijohen pashmangėsisht – mendoj
pėr komitete paritetike vendimi dhe kontrolli vėrtet pėrfaqėsuese
mbi tė gjitha tė shoqėrisė reale ēė vepron – Organe tė
Komunikacionit Dygluhėsh nėpėr shtyp, televizion lokal dhe
audiovizive –, dukshmėria e pakicės nė brėndėsģnė e vet pėr
komunikacionet tė veta tė ēdo njohje dhe tė duhur e dukshmėria ndaj
anės tė jashtme, ndaj Botės. Sepse gjithė kėto i kanė te Bota por jo
te Arbėria.
Nėse Bota – edhe
ajo e emigrantėvet – ngė di gjė pėr ekzistencėn tėnė, si bėn tė na
njohė? Si bėn tė njohė gluhėn tėnė? Si mėnd tė kemi pretendimin tė i
lypim Kombėvet tė Bashkuame tė
DEKLAROJė GLUHėN TĖNĖ
ARBėRESHE: PASURI JOMATERIALE Tė NJERėZIMIT?
Ėshtė
lėnėsģ e plot dhe e kulluame kjo? Por e njohim vėrteta – vėrtet mirė
Arbėrģnė e gluhėn arbėreshe? |