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Gennaro Cassiani
Uno statista nella difesa della
storia Arbereshe
Gli Italo – Albanesi come
realtà nel Regno di Napoli
di Micol Bruni
Un costituzionalista che ha
segnato un percorso importante nella storia della tutela degli Italo –
albanesi è stato certamente Gennaro Cassiani. Una figura di primo piano
nella rilettura storica e politica di quel Regno di Napoli che ha
rappresentato non solo un modello di civiltà ma soprattutto un
riferimento per quei legami tra il Mediterraneo e l’Adriatico. E questi
riferimenti si sono trasformati in atti istituzionali. Arbereshe,
Cassiani è riuscito a portare nella questione nazionale (e non solo in
quella meridionale) una chiave di lettura che ha interessato tutta la
storia e l’identità Italo – albanese guardando con molta attenzione al
rapporto tra Occidente ed Oriente. Ci sono passaggi che restano
indelebili.
Come questo: "Nel caso del
Mezzogiorno, la storia regionale ha un suo valore inconfondibile. Non
solo e non tanto per la divisione che caratterizza l'Italia, ma anche
per la tradizione delle regioni meridionali di fronte a quelle del
nord". Una prima cesellatura che pone all'attenzione un rapporto
improntato tra rilettura politica della questione meridionale, identità
storica e modelli innovativi. Gennaro Cassiani, in fondo, un arbereshe
nella storia della democrazia e della politica contemporanea.
Gennaro Cassiani, politico,
penalista, statista, scrittore, meridionalista, uomo di pensiero. Una
personalità che va ricontestualizzata in un processo di
reinterpretazione della storia d'Italia e soprattutto di quella storia
meridionale che è contrassegnata da luci e ombre. Una storia che vive
all’interno delle sfaccettature politici e costituzionali del Regno di
Napoli.
Ricostruzione e rilettura.
Soprattutto in una temperie come quella che stiamo vivendo oggi. Nella
cultura sociale - cristiana, grazie ad una lettura politica degli
avvenimenti e ad una interpretazione storica dei fenomeni, la figura di
Gennaro Cassiani (Spezzano Albanese, 1903 - Roma, 1978), in un contesto
tra gli anni Trenta e Sessanta, riveste una particola importanza sia per
gli incarichi che ha rivestito sia per la stimolazione dialettica che è
stato capace di innescare. Attraverso un confronto serrato tra istanze
politiche e percorsi culturali la sua presenza ha lasciato dei segni
tangibili proprio in un legame tra culture Adriatiche e Regno di Napoli.
Un modo di pensare la politica al
di là degli schematisni che un partito può imprimere, nonostante fosse
uomo di partito. Dalla cultura alla politica. Il sentimento
dell'appartenenza (appartenere è creare modelli di identità) trova in
Cassiani dei riferimenti storici ed umani significativi. Il suo essere
Arbereshe è una componente che arricchisce, che motiva confronti, che
stimoli raccordi tra il presente e la tradizione. I suoi scritti su
Scanderbeg (le sue commemorazioni, in particolare), i suoi scritti in
omaggio ad un maestro della letteratura albanese come Ernesto Koliqi
rappresentano tappe fondamentali in quel costante confrontarsi con la
memoria delle radici, ovvero con il tempo della storia e della
tradizione di un popolo al quale si è sempre riferito.
Riferendosi proprio a Koliqi, in
un articolo dal titolo: "Ritratto del più grande scrittore cattolico
dell'oriente", apparso sul numero speciale di giugno della rivista
"Shejzat" ("Le Pleiadi") dedicato alla scomparsa di Koliqi, nel 1975,
Cassiani affermava: "Egli mi svelava i misteri fascinosi del mondo
orientale, mi accompagnava per mano lungo l'erta della montagna albanese
e mi diceva delle leggi raccolte dal Codice della Montagna,
particolare e misterioso, facendomi penetrare così in un mondo che per
me aveva del fiabesco. E per intanto egli mi metteva a nudo l'anima sua,
che non consentiva ripieghi subdoli o viltà nascoste. Così forse si può
comprendere come particella del mio spirito sia finita con lui".
Una testimonianza che si porta
dentro un vissuto e una indelebile matrice non solo culturale ma
chiaramente umana il cui senso è rappresentato dal sentimento
dell'appartenere, dal sentimento delle origini. Un aspetto non
trascurabile che è parte integrante della sua formazione. Cassiani parte
da una visione culturale e umana della politica. Ovvero la politica è
all'interno della cultura attraverso esempi e partecipazione.
Ci sono aspetti significativi
nell'impegno di Gennaro Cassiani. Aspetti che si sono esplicati non solo
su un piano istituzionale ma anche (e nella prima fase soprattutto) su
quello di una cultura militante. La sua è una formazione militante che
si sviluppa, sin dalle prime esperienze, attraverso un costante rapporto
con la realtà territoriale, con le realtà territoriali. E queste realtà
si trovano sempre in quel suo rapportarsi con le Istituzioni, con la
politica alta, con le sue metodologie espressive in quelle sue
esperienze nei vari settori nei quali si è trovato ad operare e nei vari
problemi con i quali si è quotidianamente confrontato.
La politica come modello di
comunicazione alla cui base doveva esserci, comunque, un sistema di
valori che avevano come riferimento l'uomo. Una matrice profondamente
cristiana che è maturata negli anni la cui centralità è stata sempre
rappresentata dagli ideali della politica. Una politica come servizio
per l'uomo, per la crescita dei territori, per lo sviluppo delle
comunità all'insegna di una dignità e di una profonda consapevolezza nei
confronti di quel tempo nuovo che si affacciava all'orizzonte. La
questione arbereshe era un orizzonte nel suo essere e manifestarsi uomo
delle istituzioni.
Capire i tempi nuovi e la storia
che avevamo davanti già a partire dagli anni turbolenti della primo
periodo nel quale si preparava la stagione post - fascista. Ebbene,
Cassiani nel concetto di ribellione (termine e definizione ben studiata
nella sua tesi di laurea del 1925) manifestava non soltanto una
sottolineatura giuridica ma un essere dell'esistenza che congiungeva il
pensiero morale con l'atto politico. Un rapporto che è stato un tassello
necessario per comprendere la società dagli anni Cinquanta in poi. Un
rapporto che trovava la sua dimensione comportamentale nell'idea etica.
L'etica della politica nella
visione morale dei problemi che andavano affrontati e risolti. Ma non
oltre la politica. Sempre all'interno della politica perché la politica,
per Cassiani, partiva da una testimonianza spirituale, da un sentimento
che focalizzava le questioni vere, le radici problematiche dell'essere
uomo in una comunità di uomini. Forse anche in questo stava il suo
raccordo con la cristianità della cultura di un popolo.
Nei suoi saggi, nelle sue
conferenze, nei suoi discorsi non viene mai meno la funzione di un
dialogo tra la politica come testimonianza costante e l'uomo come
portatore dei principi fondamentali di solidarietà e di comunanza. Una
politica come umanesimo dell'uomo. Nella Presentazione al suo saggio
Le pietre (Studi Meridionali, 1977) si legge: "I giovani mi
insegnano con i fatti che la vita non è materia, ma spirito, non è
egoismo, ma slancio verso i nostri simili". Comunanza spirituale e
testimonianza. La lezione crociana da una parte e il popularismo
sturziano dall'altro, mutuati in una meditazione che trova in Jacques
Maritain (1882 - 1973) quel pensiero pensante che ha offerto un
contributo notevole al cattolicesimo politico moderno, costituiscono un
tracciato storico e filosofico che ha caratterizzato, in fondo,
l'operare di Cassiani.
L'approccio ai problemi non aveva
quasi mai un immediato sostegno pragmatico. Partiva da una elaborazione
che costituiva un vero esercizio metodologico. Quando si trovò ad
affrontare la questione meridionale sul piano istituzionale (ovvero da
incarichi ministeriali) diede un esempio di sicura lungimiranza nel
sostenere la valorizzazione dei territori affidando alle risorse
vocazionali un ruolo prioritario. Riferendosi alla Calabria in un suo
discorso cesellava: "In Calabria si potrebbero suscitare tutte le
industrie naturali derivanti dall'agricoltura. Chi parla di altre
industrie non conosce la Calabria, non ne ha un'idea nemmeno
approssimativa…".
La Calabria come tutto il
Mezzogiorno. Una tesi ancora attuale e che è costantemente motivo di
discussione. Ma ciò non può che avere una sua logica disquisizione in
una antica questione affrontata, anche in termini storici, più volte da
Cassiani e che sancisce in molte pagine del saggio Le pietre (già
citato) i capisaldi per una ricontestualizzazione storica ed ideologica
del fenomeno riferito al capitolo inerente la politica sul Mezzogiorno.
Tema sempre caro a Cassiani sin
dai suoi primi scritti e sin dai suoi primi impegni politici e
parlamentari. Ma le sue tesi sembravano esprimere una visione
problematica del fenomeno ma in realtà avevano una chiarezza proprio per
la conoscenza degli aspetti ben vissuti direttamente da Cassiani e
definiti in un prospetto che non esulava la consapevolezza storica e la
natura del territorio.
La sua impostazione della
politica, pur non concedendo nessun improvvisato subdolo impatto con il
dato pragmatico, si affidava sempre alla conoscenza e il rapporto con la
realtà attraverso fattori di concretezza. Si pensi al dibattito sul
ruolo dei cattolici in politica, si pensi ai suoi interventi giuridici
anche negli anni difficile del fascismo, si pensi alla funzione svolta
nel periodo che resse il dicastero della Marina Mercantile, si pensi ai
suoi tanti contatti con i paesi esteri, si pensi al suo amore per la
cultura delle minoranze.
Proprio in riferimento alla
questione delle minoranze, Cassiani, Arbereshe di Spezzano Albanese, ha
portato avanti una politica in difesa della lingua e della tradizione
italo - albanese. Non solo scrivendo su questioni riferite al mondo e ai
personaggi Arbereshe (come si è già detto) ma anche attraverso la
focalizzazione di normative precise. La norma era un punto di
riferimentop. Bisognava stabilire delle regole attraverso una legge.
Questo era il punto centrali sul quale si dibatteva Cassiani. Uomo
politico e uomo giuridico.
Nel testo di Gabriella Fanello
Marcucci (Gabriella Fanello Marcucci, in Gennaro Cassiani 1903 -
1978, penalista, umanista e politico della Calabria, edito da
Rubbettino) si legge: "La sua attenzione verso le comunità albanesi
divenne adesione attiva quando nel 1969 fu costituita l'Unione delle
Comunità Italo - Albanesi, con sede nel Collegio S. Adriano in San
Demetrio Corone, l'istituto nel quale Cassiani aveva conseguito la
maturità classica". E poi più avanti: "Cassiani aveva presentato in
Parlamento la prima proposta per l'insegnamento della lingua albanese
nelle scuole delle comunità dell'Arberia, che finalmente nel 1999, con
la legge 204 è divenuta realtà". Anche su questi aspetti una visione
della politica tra innovazione e tradizione.
Una visione, pertanto, della
politica tra conoscenza e meditazione, ovvero consapevolezza della
realtà e delle idee in una temperie di dura dialettica con le
opposizioni, sempre all'insegna di una partecipazione democratica in una
ampia libertà di espressione. Una politica sempre pensata in un pensiero
mai improvvisato. E' su questo tracciato che Cassiani, oltre alle
testimonianze delle opere, ha lasciato segni indelebile nel panorama
della politica calabrese e nazionale. Un dato identitario dal quale non
si può sfuggire. Se Cassiani ha inserito la problematica, nella realtà e
nella storia, degli Arbereshe in una questione istituzionale, in anni
ormai non vicini, significa che quella eredità era portatrice di
interpretazioni profondamente legati a tutto ciò che si è sviluppato
intorno alla storia del Mezzogiorno.
Il Sud per Cassiani era Regno di
Napoli, compresa la problematica relativa agli Arbereshe. Quindi come
tale andava argomentato. D’altronde non gli sono mai sfuggiti i rapporti
che Giorgio Castriota Scanderbeg aveva intrattenuto proprio con il Regno
di Napoli. Gli Italo – albanesi sono dentro il Regno di Napoli. Non si
può prescindere da ciò.
Credo che da questa
considerazione occorre ripartire per affrontare, in una dimensione più
ampia, una interpretazione Italo – albanese che non può interessare
soltanto una dimensione linguistica o etno – antropologica ma deve
sempre più riguardare il legame tra diritto alla tutela e diritto alla
valorizzazione di una identità che vive all’interno della storia e della
cultura dell’Italia. Punto di riferimento, ancora una volta, la storia
del Regno di Napoli. Dentro questa storia gli Arbereshe non sono un
popolo in fuga ma una civiltà che tutela la propria identità nel
rispetto elle norme.
Micol Bruni |