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Il culto della Madonna di La Salette in Spezzano
Albanese
(di G. C. De Rosis – F. Marchianņ)

Molti anziani, purtroppo alcuni ancora oggi, in preda
ad eccessi di ira imprecano impropriamente, in idioma albanese, contro
la Madonna mediante un particolare epiteto “Maneja Shėn Mėria e
Sallets”!
La sua traduzione rimanda immediatamente alla Madonna
di La Salette (Grenoble) apparsa, nel 1846, a due pastorelli, nella
suddetta localitą francese, Mélanie Calvat e Maximin Giraud.
Il messaggio che la Beata Vergine ha consegnato ai
due fanciulli invita i Cristiani a non bestemmiare il nome del Redentore
e a santificare le feste, pena catastrofi e calamitą naturali su tutta
l’umanitą.
Ritornando alle bestemmie, purtroppo, bisogna dire
che i blasfemi locali non risparmiano alcun santo del posto di cui nel
paese vi č memoria.
Mentre, quindi, puņ risultare “comprensibile”
nominare gli epiteti della Patrona, del Bambinello e di santi e sante,
abbastanza singolare ci č apparso udire l’appellativo di cui stiamo
trattando.
Ebbene, occorre rilevare che di recente č venuta alla
luce una statua della Madonna di La Salette, con le fattezze tipiche
della scuola scultorea napoletana, ascrivibile agli inizi del secolo
scorso e che un devoto, il compianto m° Michele Libonati (1932-2009),
diceva commissionata a Napoli dall’arciprete d. Ferdinando Guaglianone
(1843-1927) per il culto collettivo.
Il prelato, di formazione gesuita, fu poeta e
compositore di inni sacri alla Vergine, insigne predicatore e redattore
de “La Civiltą Cattolica”, esperto di quella pratica della
Teologia Dogmatica, detta Mariologia.
Alla morte di suo fratello arciprete, d. Ferdinando
gli subentrņ nella carica dal 1901 alla morte distinguendosi, nel corso
degli anni, per l’abbellimento e consolidamento degli edifici sacri e
per l’accoglienza di Missionari per i panegirici della Settimana Santa.
Non č da escludere, nonostante i dovuti benefici del
dubbio, che la provenienza del culto di La Salette sia riconducibile a
qualche gruppo di missionari legati a questa Madonna.
Alla morte del Guaglianone, i suoi successori hanno
fatto, forse involontariamente, scivolare nell’oblio il culto della
Vergine di La Salette e accantonando in un angolo il relativo simulacro,
che ora fa bella mostra nel salotto di una famiglia che la custodisce
gelosamente.
Per ciņ che concerne la statua, di ridotte
dimensioni, rileviamo che ci č pervenuta mutila della figura di Maximin
Giraud; la postura della Vergine č uguale, identica e tale alle tipiche
raffigurazioni che narrano l’apparizione; il capo non č coronato e non
presenta supporti per una corona o diadema; il volto evidenzia notevoli
crepe; le mani della sono riposte sotto ampie maniche decorate, per
tutta la lunghezza dell’avambraccio, da motivi floreali abbastanza
grossolani; il manto č di colore verde, spezzato da un altro fregio
identico a quello descritto precedentemente; il secondo colore
prevalente č il blu del grembiule.
La figura di Mélanie Calvat si presenta in piedi alla
sinistra della Vergine in atteggiamento orante.
La poca cura ed eleganza del colore fa postulare
un’improvvisa decorazione o, tutt’al pił, alle mani di un inesperto.
L’intero gruppo č in cartapesta ed un
eventuale azione di restauro, compreso il non impossibile reperimento
della figura mancante, restituirebbe l’opera se non al culto alla scarna
ma cara storia dell’arte spezzanese. |