
Teletirana
esiste: in Italia. L'incredibile nazione Arbitalia.
Scritto da Giuseppe Genna Il 16/06/2008
Reale
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L'Arberia
e la sua televisione antispettacolare: la celebrazione dei defunti in un non-tempo calabrese, i Diavoli di San Demetrio Corone, il
pittore Ndoc Martin Camaj. E' la persistenza dell'estetica di Tv Koper Capodistria e dell'elvetico Gatto Arturo...
[ATTENZIONE: SI CONSIGLIA
VIVAMENTE DI CLICCARE TUTTI I LINK NEL TESTO, ONDE EVITARE DI PERDERE MOMENTI
MEMORABILI DELLA PROPRIA ESISTENZA]
A volte è questione di sincronicità. L'altro giorno incontro per strada il mio parrucchiere, un uomo che si
legge tutti gli articoli del Corriere
della sera ogni giorno, ha settant'anni e
dimostra dieci di meno, è comunista, si fa la tinta, ha diretto
"Come si chiama il tuo paese?"
"Carfizzi".
"Allora vieni, andiamo a vedere Carfizzi".
Lo porto a casa mia, dove quel giorno Fastweb
funzionava, e gli faccio vedere Carfizzi da
satellite. Non esiste mappa satellitare di Carfizzi.
Allora con Google images
identifico alcune immagini di Carfizzi: il
parrucchiere Tonino è entusiasta, di colpo, perché riconosce la sua casa,
quella dell'infanzia e in una vecchia foto rivede il suo maestro (il secondo da
sinistra). E' commosso (si commuoverà ancora di più quando,
per esibire le potenzialità del Web, gli mostro il filmato
dell'ultimo comizio di Berlinguer a Padova,
nel 1983, quando viene colpito da ictus e continua a parlare, impastato, in
tragicissima difficoltà, non smette mai, è uno strazio). Il parrucchiere
Tonino, però, deve chiarire a me un inesplicabile fatto: nelle ricerche su Carfizzi in Calabria, io incontro pagine scritte in una
lingua incomprensibile.
"E' albanese" mi dice. "E' dal 1470 che parliamo albanese".
"Perché?, cos'è accaduto nel 1470?"
"Gli albanesi sono fuggiti per l'avanzata dei turchi e hanno invaso
No, non lo so: né che a Lungro si parli albanese e
nemmeno che esista un posto chiamato Lungro. Non
indago oltre.
Però sono costretto a farlo, perché il giorno successivo, colmo di entusiasmo contagioso, un geniale amico mi segnala
l'impensata, incalcolabile, surreale esistenza di un sito fatto con html 0.0 (compreso il loop del disturbantissimo sfondo
sonoro composto in midi), il rovescio
della spettacolarità in cerca di consenso che appare in streaming
su YouTube,
un accrocchio di improbabilità che mina la purezza
supposta della gens italica e
che realizza un sogno privato: quello di tornare alle visioni di Tv Koper Capodistria, televisione
jugoslava in lingua italiana, un'emittente da Bulgaria del
19,55 L'angolino dei
ragazzi: documentario: "Seguiamo una traccia", della serie
"Conoscere per sapere" (a colori).
20,10 Zig-zag, pubblicità (a colori).
20,15 Telegiornale (a colori).
20,35 Documentario: "I paesi non allineati: Nepal" (a colori).
21,00 Musicalmente: "L'orchestra Jack Parnell",
seconda puntata (a colori).
22,05 Zig-zag, pubblicità (a colori).
22,10 Passo di danza, ribalta di balletto classico e moderno: "Preludio
oscuro", "Passacaglia", musica di Anton Webern, coreografia di
Sonja Kastl e Neevenka Bidjn, corpo di ballo di Zagabria, solisti Vesna Butorac e Stefan Furjan (a colori).
Ricordo perfettamente la serie di documentari sui "Paesi
non allineati". L'emitttente di Lubiana emetteva
un'estetica che se la giocava con certi apici della Tv Svizzera (soprattutto lo show pedagogico Scacciapensieri condotto dal Gatto Arturo, inquietante figura di macrofelino elvetico, nevroticamente mimico in
quanto muto, vestito con un abito che gli arrivava in fondo alle zampe come
un'enorme calza della befana senza il piede, a strisce multicolori; un essere
mutageno altissimo, che vagolava per i campi a mostrare, a vantaggio degli
spettatori piccini, cosa facesse un contadino, il quale rispondeva sempre nel
tipico italiano inflesso dei Grigioni).
Ora il sogno della
persistenza antispettacolare di queste tv degli albori
resiste su Web. E mette in luce una sorta di inattesa énclave in
piena Italia. Esiste infatti una comunità
albanese-italiana che ha un suo sito comunitario e una sua tv che abbatte ogni
scorribanda mediatica di Wcip tv. Questa nazione nella nazione, locata in Calabria, si chiama Arberia. Il suo Omero è Pino Cacozza,
che produce l'epica di questa popolazione costretta, come i Dori, a migrare
altrove, ponendo le fondamenta di un'altra civiltà. La musica-poesia di Pino Cacozza è rinvenibile in un un sito promozionale dall'ineffabile sentore di già
visto sul Web del 1995. Il titlo dell'Iliade arbitaliota
è Historia
con l'accento sulla seconda "i". Bisogna attendere perché parta l'impagabile spot
vocale. Il retrocopertina del cd è spettacolare: al
centro c'è il Passator Cortese, in alto un Bambino
Triste degli anni Settanta, in basso un'emulazione dell'Eurofestival
(attualmente trasmesso in eurovisione da Capodistria:
sull'Eurofestival bisognerà tornare). Esiste anche
uno scatto che riprende Pino Cacozza insieme a Ernesto Iannuzzi e
l'extralinguistica persona detta Shqiponjat, che si
scoprirà, a un'attenta navigazione, essere un gruppo di canto etnico, ma non
come i Tazenda e nemmeno come i Tenores
sardi. Compare il compianto Pierangelo Bertoli.
Si entra in un universo parallelo e sconosciuto, fittissimo di notizie spiazzanti, come quella riferita da Johhny Fusca, che annuncia ambiguissimamente un evento, e cioè che LA PRO LOCO DI SPEZZANO ALBANESE PREMIA IL CONCITTADINO GULLO IN BRASILE, oppure quella riferita da Engjell Koliqi per cui NDËRROI JETË ARTISTI I MADH - MBRETI I KOMEDISË ITALIANE - ALBERTO SORDI, del quale si dice, durante una premiazione voluta dall'allora Capo di Stato non dell'Arberia, Carlo Azeglio Ciampi, che "Alberto Sordi ishte një artist shumë i madh në mesin e të mëdhenjve, të një gjenerate të shkëlqyeshme". Notizie anche da Lungro, che è il posto indicatomi dal parrucchiere Tonino, una sorta di piccolo Vaticano ortodosso in piena Calabria: si tratta di bollettini ecclesiastici dell'"Eparchia di Lungro"
.Come sottolineato, però, l'evento importante è
quello televisivo. L'Arberia è in
possesso di un'emmittente. Essa si contrappone
a qualunque protocollo spettacolare vigente in Occidente e anche in Oriente. I
suoi servizi, spesso improntati al sociale, equivalgono per l'etere televisivo
a ciò che i film di Andy Warhol sono stati per il cinema. Non è tanto la sigla umana in loop,
a fare di Arberia Tv un
bastione contro le propaggini devastanti del mostruoso spettacolo catodico
contemporaneo. Il caso più emblematico
è l'inenarrabile servizio (che infatti è inennarrato)
S. O. S. AFFRESCHI DEL PITTORE ALBANESE
NDOC MARTIN CAMAJ, privo di qualunque informazione, messaggio o
nozione su dove siamo, chi sia Ndoc Martin Camaj, mentre la
telecamera procede secondo i dettami di Dogma di Lars
Von Trier in una località
ignota che sembra un paese dove Zingaretti trova un
cadavere in qualche Montalbano,
si odono pesanti passi sulla ghiaia ammesso che sia ghiaia, si entra in una
villa dismessa in cui, irragionevolmente, si apre una
porta su una stanza in cui campeggiano due cavalletti ginnici di epoca fascista
e una bara, per poi inquadrare affreschi post-raffaelliti
in cui spunta una raffigurazione del Colosseo e una
veduta veneziana, il ritratto di Dante e Michelangelo, mentre all'esterno parte
un motorino senza marmitta. Il video è esperibile qui. Risulta assolutamente impossibile portare soccorso agli
affreschi di Ndoc Martin Camaj.
Ritengo tuttavia
inarrivabile, da qualunque tv, la realizzazione del mockumentary
o fiction horror a low budget o documento di etnologia, intitolato I DIAVOLI A SAN DEMETRIO CORONE, un lungo filmato privo
di trama che ha per protagonisti degli hooligan danesi sotto la pioggia,
vestiti con pellame da Mamutones, che trascinano
barattoli arrugginiti sotto la pioggia, sull'asfalto delle strade di un paese
che, se non sapessimo che si chiama San demetrio
Corone, potrebbe essere indifferentemente nei dintorni di Skopije o in Cecenia. Chi sono questi Diavoli? Sono Diavoli? Perché
ad apertura di trasmissione muggiscono? Qui si invera il rovesciamento de L'Esorcista, del Libro tibetano dei morti e di qualunque fenomeno di satanismo
occulto: guardare per non credere.
Vero è che, avviliti dai Diavoli di San Demetrio Corone, ci si può tirare su
l'animo con allegri inauditi canti popolari, prima però di riprecitare
nell'avvilimento grazie alle riprese della COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI A SAN DEMETRIO CORONE,
laddove, con il solito barocco commento della voce fuoricampo, si entra in una
magione cosentina che ha il forno per il pane
sull'uscio della porta, dove è acceso un lumino cimiteriale, mentre dentro tre
signore cucinano nel 1923 piatti caloricamente
inavvicinabili che sono tutti da mangiare per ricordare i morti, in una cucina
sulla cui soglia pende un mazzo di peperoncini rossi e la luce al neon crea un
effetto straniante: il video sta qui.
Un'ultima
notazione. Tra link che rimandano a pagine vuote o
che danno il familiare "Errore 404", ho
provato a vedere il codice con cui è fatta la homepage
del sito Arbitalia: conta 104.224 caratteri spazi inclusi. E' la metà del mio
libro Medium. Ciò conferma che
gli Albanesi hanno anch'essi il loro Iannozzi [a destra], il quale ha una homepage che è composta
da 422.196 caratteri, cioè 198 pagine di Word, vale a dire due volte il
mio romanzo - ed è solo la homepage... Su Iannozzi, che vi
invito a visitare, a seconda delle vostre esigenze, sono disposto a scrivere un
post dedicato: si tratta del blogger più invasivo di
tutta