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SPORTELLO LINGUISTICO VOLTO AL RECUPERO DELLE TRADIZIONI
“Che lingua parlate?” - “Noi parliamo l’arbėresh” di Maria Cianciaruso
Questa č una delle domande pił solite, che i parlanti di questa lingua
strana e a tratti impronunciabile, sentono porsi mentre spesso parlano
tra di loro. L’ arbėresh č una lingua che ha vagato per secoli, ed č
arrivata fino a noi con sostanziali modifiche, č la lingua parlata dai
nostri antenati, ma č anche la lingua che parleranno i nostri figli, per
questo motivo va preservata e conservata. Grazie alla legge 482/1999
molto č stato fatto per tutelare questo idioma, e non solo, anche per
tutelare gli usi, i costumi e le tradizioni, che dall’Albania sono
arrivate in Italia, tutela, che per tre piccoli paesi isolati dal resto
dei paesi arbėreshė, come Carfizzi, San Nicola dell’Alto e Pallagorio,
vale molto. Grazie a tale legge č stato possibile istituire negli anni
passati, e ancora adesso, lo sportello linguistico, volto al recupero
del grande patrimonio linguistico e culturale, ma anche sociale e civile
di questi tre popoli. A Carfizzi lo sportello linguistico quest’anno č
gestito da Maria Cianciaruso e Nikoleta Panajoti (che ha partecipato a
tutti i precedenti anni dello sportello), e le nostre attivitą sono
rivolte verso il recupero delle tradizioni e di usi che stanno
scomparendo. Attivitą che comprendono anche giornate di accoglienza nei
confronti di gruppi che vengono a visitare il paese. Attraverso alcune
ricerche lessicografiche, infatti, si stanno riportando alla luce
espressioni che sono scomparse o stanno scomparendo, come i giorni della
settimana, oramai italianizzati, il bucato fatto lungo il fiume, che
rivive nelle parole di un’anziana signora, registrate e poi trascritte,
cosģ come la settimana delle nozze, che fa rivivere tradizioni e usi
persi, forse, per sempre. Noi operatrici stiamo svolgendo, inoltre, un
lavoro che possa far vedere le modifiche che la lingua arbėreshe di
Carfizzi, ha subito e sta subendo nel corso degli anni, e questa “presa
di coscienza” vuole, in un certo senso mostrare la progressiva perdita
dell’idioma originario, in seguito a una costante esposizione a input
che provengono dalla lingua italiana, e cercare di frenare, per quanto
possibile queste modifiche, per preservare il pił possibile la nostra
lingua. Patrizia Curcio, che si occupa, invece, dello sportello
linguistico di San Nicola dell’Alto, dopo aver svolto ricerche
lessicografiche negli scorsi anni di istituzione dello sportello, quest’anno
intende rivalutare l’aspetto turistico del paese, svolgendo una serie di
attivitą che favoriscono la proiezione di San Nicola dell’Alto, in un
circuito turisticamente pił vasto, che parte dalle visite guidate, per
arrivare ad incontri istituzionali, come la visita che le tre comunitą
del crotonese hanno ricevuto, dai partecipanti del porgetto VATRA.
Infatti il 17 luglio i partecipanti delle Scuole Estive Internazionali a
Camigliatello, organizzate nell’ambito del progetto VATRA, per il
dialogo interculturale tra Italia e Balcani, organizzato dal
Dipartimento di Linguistica dell’Universitą della Calabria, hanno
visitato le tre comunitą, rimanendo colpiti dell’accoglienza ricevuta, e
soprattutto, della conservazione di un tratto distintivo delle comunitą
balcaniche, ovvero il dono dell’ospitalitą. Nei tre paesi sono stati,
infatti, ricevuti dalle istituzioni comunali e dalle operatrici
linguistiche, che si sono adoperate per l’ottima riuscita dell’evento.
A
Pallagorio, invece, le attivitą dello sportello linguistico sono
iniziate solo a partire dal 15 luglio, ma nonostante il breve lasso di
tempo, l’operatrice Spina Cristina, si č gią adoperata per lo
svolgimento di ricerche che vanno dalle forme augurali alle forme di
saluto, con uno sguardo attento alla grammatica.
Tutti al lavoro, insomma, per tentare di salvaguardare quella che č la
nostra storia, quelle che sono le nostre radici, per non dimenticare mai
da dove proveniamo, anzi per essere consapevoli che la diversitą č
sinonimo di ricchezza. Che il parlare questa lingua strana č un tratto
distintivo delle nostre personalitą, che ci distinguerą per sempre, e
farą di noi delle persone diverse e forse speciali. Vivere in un paese
arbėresh č un’esperienza unica, perché in questi piccoli borghi, vivono
e convivono elementi eterogenei, che riescono ad amalgamarsi in un
connubio di colori, emozioni, e paesaggi che rimangono invariati
nonostante l’inesorabile trascorrere del tempo. Ma la vera ricchezza di
queste piccole oasi, in cui passato e presente convivono, sono le
persone, dotate di una sensibilitą unica, persone per cui l’accoglienza
e l’ospitalitą non sono solo parole, ma sono tratti distintivi del loro
modo di essere, del loro vivere quotidiano.
Perciņ ciņ che tutti noi dobbiamo fare č portare avanti questi nostri
tratti distintivi, il nostro appartenere alla comunitą arbėreshe deve
essere una ricchezza, deve essere il nostro punto di forza per uno
sviluppo culturale e sociale che possa essere la vera fonte di
valorizzazione delle immense risorse dei nostri paesi.
Maria Cianciaruso |