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GLI
INSEDIAMENTI ALBANOFONI
di Atanasio
Pizzi

Nell'ordinamento Albanese ciò
che non ricade nella sfera statale o militare ricade nella sfera
religiosa.
Il contraltare istituzionale
dello Stato non è la società civile bensì la comunità religiosa.
In linea di principio lo Stato
ha come interlocuzione la comunità e non con gli individui.
Il tessuto residenziale
dell’agglomerato è articolato in piccole comunità o quartieri dette
gjitonie vero e proprio mini stato a cui risponde l’intero gruppo.
Esse furono inizialmente
distinte e organizzate attorno ad un emblema religioso, sia nel periodo
fondativo e in seguito in espansione, l'urbanizzazione in questi sistemi
è sinonimo di formazione di nuove gjitonie.
Gruppi omogenei di contadini o
immigrati da altri centri urbani, fondano nuovi quartieri insediandosi
in gruppi di poche famiglie accomunate dalla provenienza etnica e
all'appartenenza allo stesso corpo sociale e religioso.
Vi è spesso la figura di un
fondatore, capo carismatico religioso o semplicemente per le suo
capacità dinamiche e gestionali che da il nome al sito.
In particolare nelle fasi che
precedono l’ondata di profughi dall’Albania nel secolo XV°,
l'insediamento individuale è un evento raro e di cui non si ha nota.
L’agglomerato non ha luogo per
il lento addensarsi di singole case; nella cartografia le case sparse
sono rarissime, ma sono dotati di rudimentali sistemi aggregativi oltre
che di alcuni elementi pubblici e collettivi quali l'edificio di culto,
gli orti o le aie, queste ultime non necessariamente sempre presenti,
come invece lo sono sicuramente le fontane e i luoghi di
approvvigionamento idrico.
I paesi albanofoni sono piccoli
insediamento comunitari, i cui componenti discendono da antenati,
uomini, di valore morale e di grande spessore spirituale, che oggi si
cerca di raffigurare in totemici steli.
Questa discendenza verticale
monolineare si è accresciuta in senso orizzontale con legami di
parentela naturali, consanguinei o acquisiti con forme cerimoniali
collaterali: i comparizi connessi con funzioni religiose, quali i
battesimo, le comunioni, le cresime, e i matrimoni mirati a costituire
vincoli di fraternità o di associazione personale e familiare. Cosi come
si sono sviluppati gli insediamenti edilizi, che nel primo periodo hanno
assunto forma e consistenza verticale e quando i legami sono cresciuti
si sono aggregati in senso orizzontale e apparentemente disomogeneo.
Nuove relazioni interfamiliari
si stabiliscono negli spazi comuni adiacente alle residenze.
Il vicinato, Gjitonia,
costituito da abitazioni che si aggregano lungo o attraverso un medesimo
spazio dettato dalla espressione orografica, il cui ideale fulcro è
occupato da interessi comuni di convivenza e cooperazione parentale ed
extraparentale.
Luogo di convergenza fisica e
sociale delle famiglie che vi abitano, tra le quali si costituisce, per
bisogni comuni, un rapporto di reciproco aiuto e controllo, che crea
generalmente solidarietà, ma non è esente da momenti di tensione e
ostilità.
Un paese antico, come quello
rilevabile nelle colline della Calabria, è formato da vicinati,
Gjitonia, struttura mantenuta fino agli anni sessanta del secolo appena
trascorso.
Essa si era insediata e aveva
avuto l’umus ideale per la sua proliferazione grazie al sistema
economico e sociale in atto in quel periodo nel meridione d’Italia e di
seguito quando il sistema per l’assegnazione dei terreni fu modificato,
se per un limitato numero di famiglie vi fu un evidente salto di
quantità economica, per tutti gli altri la gjitonia divenne luogo a cui
aggrapparsi per il sostentamento fatta di cooperazione e solidarietà.
La rete parentale e
paraparentale che lega gli abitanti degli agglomerati, che essendo in un
numero maggiore a quello originario, mette in moto un sistema di
riconoscimento indiretto attraverso il rapporto con uno o più referenti
(Ciruzi è figlio di Piccipicci, zio di Jokati) ciò riduce il numero e il
valore dei cognomi, che vengono sostituiti da nomignoli o soprannomi,
che diventano più indicativi dei nomi e dei cognomi stessi.
In una comunità omologata anche
nominalmente, essi costituiscono il mezzo espressivo più rapido, sicuro
e mirato per distinguere le persone.
I Soprannomi sono costruiti su
misura del fisico e dei comportamenti abitudinari o da singolarità
connotativa anche del gruppo familiare stesso.
Come si è anticipato prima la
campagna costituisce la fonte primaria e fondamentale da cui produrre
economia, in funzione della quale si svolge tutta l'attività
dell’agglomerato.
Il rapporto con la campagna è
finalizzato al buon raccolto, per cui è direttamente legato alla
imprevedibilità, degli esiti, dell'andamento meteorologico, la pioggia,
la siccità, la grandine o fattori legati alle epidemie degli animali,
alle malattie specie se lunghe e debilitanti come la malaria, che ha
rappresentato il flagello delle popolazione meridionale e non solo, fino
al tempo in cui si intervenne con le bonifiche prima pianificate e poi
dirette da Manlio Rossi Doria.
Lo stato d'animo che per anni
drammaticamente incerti, hanno accompagnato le genti albanofone
oscillando, tra ansie e angosce esistenziali, ha trovano luoghi per il
giusto conforto, nelle capienti cantine o magazzini e nelle parrocchie;
cellule del mondo contadino albanofone che si placavano con rituali
religiosi quali, processioni, pellegrinaggi all'interno degli
agglomerati, nei sagrati delle chiese, per le strade, nelle gjitonie o
in quei luoghi ritenuti scenari di suggestivi e mitici avvenimenti.
L'autosufficienza economica cui
si ispira la vita degli albanofoni comportava l'allevamento di animali
domestici, quali, galline, maiali, capre, piccioni, conigli in genere,
che costituiscono un comparto necessario di sussistenza e scorta
alimentare.
La vita della popolazione
arbëreshë, all’interno dei loro gruppi era vissuta con grande dignità e
regolata da tradizioni rigidamente tramandate da padre in figlio.
Stretti percorsi, Rugath,
collegavano fra di loro disordinati agglomerati edilizi, ispirati da
antichi legami familiari e dall’orografia che non era mai casuale ma
scelta con metodo e perizia.
Anfratti naturali posti tra le
isoipse 350 e 600 metri sul livello del mare, consentivano di usufruire
della duplice opportunità economiche e logistiche che offriva la valle e
la montagna, preservandoli dal soccombere alle famigerate zanzare che
infestavano le aree paludose.
La posizione collinare scelta
sempre in lieve declivio, consentiva il facile defluire delle acque
luride e meteoriche, queste ultime avevano il naturale compito di
disinfettare le superfici più vissute nella parte anteriore dell’unità
abitativa, evitando così facili focolai infettivi.
Le unità abitative in cui viveva
gran parte della popolazione erano più che altro veri spazi
addomesticati, il cui compito era di svolgere al loro interno le utili
attività atte al sostentamento familiare.
I paramenti murari costruite in
pietra, regolarizzati da impasti di calce e sabbia, su cui poggiava il
tetto sorretto da un’orditura primaria in travi e la secondaria in
panconcelli, entrambi di essenza di castagno.
Queste ultime sostenevano la
lamina di tegole, adagiate con orditura del coppo e contro coppo, la
falda unica era inclinata nella stessa direzione del declivio.
Il paramento di tegole,
garantiva la pulizia dell’uscio e la possibilità di approvvigionarsi di
acqua nei periodi piovosi.
Va sottolineato che la gran
parte dei telai a sostegno del manto di copertura, non teneva conto
dell’effetto spingente sulle murature, provocando facili crolli delle
dimore, dovute alla grave negligenza strutturale.
I moduli abitativi avevano
sviluppo orizzontale,(vissuto dal gruppo familiare di costituzione
verticale), composti di due ambienti, il primo prospiciente la strada o
pianoro (Sheschi i …….) il secondo che dipendeva completamente e si
accedeva dal primo; la ventilazione del secondo ambiente era garantita
da una piccola finestra posta in alto, e a pochi decimetri dal declivio
su cui era incastonato il modulo.
La distribuzione planimetrica
del modulo consentiva la duplice funzioni residenziale e quella non meno
importante di trasformazione e conservazione dei prodotti stagionali.
L’unita era come una piccola
azienda agricola in cui gli spazi venivano razionalizzati in funzione
delle attività agricole e della pastorizia, fonti di sostentamento
principali delle comunità arbëreshë.
In alcune zone dei centri
storici resistono ancora intere testimonianze di queste vere e proprie
cellule rurali, esse conservano ancora, le caratteristiche
funzionali-architettoniche facilmente leggibili tali da poter decifrarne
in modo chiaro la vita di quel periodo di patimenti.
Il sedile (Sieti), posto di
fianco all’ingresso, caratteristica esterna del modulo abitativo,
realizzato con materiali di spogliatura, regolarizzato nelle facce
esterne e sulla seduta, esso garantiva la partecipazione del nucleo
familiare alle attività sociali della gjitonia, era anche l’ideale
cattedra ove gli anziani, tramandavano storie, regole di vita e leggende
alle nuove generazioni.
L’ingresso al modulo avveniva
attraverso il varco principale il cui dissuasore, ovvero la porte, era
realizzato da tavole in legno di castagno ben squadrate dai maestri
d’ascia.
L’infisso a doppia anta
orizzontale consentiva il giorno ad assicurare l’adeguata illuminazione
con la parte superiore, invece la parte inferiore assolveva al compito
di vera e propria porta o limite invalicabile della proprietà privata.
La porta finestra così
realizzata per queste abitazioni era il confine che nella famiglia di
tipo allargata era rappresentato dalla porta del cortile che evolvendosi
da inizio alla nascita della Gjitonia.
Non è più la famiglia di tipo
allargato che utilizza questo spazio privato ma quello della famiglia
intesa come gruppo urbano la quale mantiene i suoi rapporti sociali
all’interno dell’area posta innanzi all’ingresso.
È in questo periodo che
l’economia di tutto il meridione cambia sostanzialmente di tendenza,
l’assegnazione delle terre da parte dei principi avviene non più in una
miriade di piccoli possedimenti, che comportava una difficile
riscossione dei tributi, ma si affidano grandi aree a unici proprietari
referenziati,i quali devono rispondere direttamente ai Principi
attraverso contratti, che contengono la novità che consiste nell’
agevolazione di eventuali rimandi annuali per i pagamenti dovuti. |