ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëvet të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  

 

1 – 15 settembre 2003   Pag. 14  Cultura

Dopo un millennio sono tornati in Calabria i monaci dell’Athos: un evento straordinario

La presenza della Chiesa Ortodossa nei luoghi del monachesimo italo-greco

Bivongi ed il monastero di S. Giovanni Therestì. Gerace ed il santuario di S. Giovannello

di Alfredo Frega

In uno degli angoli più nascosti della Grecia, nella penisola Calcidica, aggrappata alle pendici del Monte Athos, tra scenari naturali di incomparabile bellezza, c’è una repubblica unica al mondo, costituita da un migliaio di monaci ortodossi che vivono nei numerosi monasteri da oltre un millennio. Vivono nella preghiera, nel lavoro, ma soprattutto nella semplicità. Là dove anche il respiro è preghiera. “Signore, ti preghiamo per l’atmosfera che respiriamo”, dicono i monaci.

Uno di questi monaci, un bel giorno, precisamente otto anni fa, decise di lasciare quei luoghi santi. Spinto dalla fede e dalle memorie storiche, volle attraversare lo Ionio e raggiungere una terra anch’essa santa, la Calabria. Lo faceva mille anni dopo che la Sacra Montagna dell’Athos aveva accolto il calabrese Niceforo, discepolo di San Fantino che aveva concluso la sua vita terrena a Thessalonica. Il monaco è Padre Cosma. Il luogo da lui scelto è in una delle aree interne calabresi,  Bivongi, nella vallata dello Stilaro, dove tra il VIII e il IX secolo si sviluppò il monachesimo bizantino, quando l’intera regione era sotto la giurisdizione ecclesiastica del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli. La chiesetta diroccata che l’accolse è quella bizantina dedicata a San Giovanni Therestìs (dal greco il mietitore), risalente all’XI sec., restaurata per l’occasione dalla Regione Calabria ed ufficialmente consegnata alla Chiesa ortodossa. Oggi è sacro monastero ortodosso, vsitato anche dal Patriarca Ecumenico Bartolomeo I e meta di pellegrinaggi provenienti soprattutto dalla Grecia.

Il restaurato piccolo monastero si articola in alcune celle ed una cappella, dove si accede attraversando un grande portale in granito. In fondo vi sono i ruderi del vecchio monastero. La basilica presenta un misto di elementi architettonici bizantini e normanni. Dopo secoli di abbandono, questo sacro luogo ora risuona dei melodiosi canti liturgici bizantini, di preghiere e di silenzi.

Gli abitanti di Bivongi vivono molto intensamente questi avvenimenti. Hanno accolto, non senza emozione, il primo monaco Padre Cosma. In molti hanno assistito alla prima liturgia bizantina avvenuta il 24 febbraio del 1994. Il piccolo comune di Bivongi rappresenta anch’esso un luogo da visitare. Posto alle falde del monte Consolino, tra colline dolci e distensive che sono coltivate a vite. Un tempo non lontano si produceva la seta, si lavoravano i metalli e la pietra, si produceva energia elettrica e si estraeva dalle miniere il molibdeno. Oggi prevale l’agricoltura, ma il suo vino rimane ancora uno dei migliori della Calabria. Si possono acquistare originali coperte dette “pezzane” fatte con ritagli e cascami di stoffe. Interessante il centro abitato che conserva l’originale struttura medioevale e che si articola su di un colle, con le case costruite le une sopra le altre, con le scale esterne, rovine di vecchi muri e di archi. Ricercata la cucina locale, specialmente il ghiro ripieno con olive verdi. Ma attenzione! Questo grazioso animale è oggi specie protetta, quindi…

Ed ora si fa un salto a Gerace, uno dei siti più conosciuti della Calabria. La città delle cento chiese. Antica sede arcivescovile, oggi unita a quella di Locri. Famosa la sua cattedrale, il più grande edificio sacro della regione. Tre navate rette da colonne provenienti dal vicino parco archeologico di Ephizefiri (Locri). Essa fu consacrata nel 1045. Poi il castello del XII sec., l’arco delle bombarde, le porte dei vescovi e del Borghetto. Tra le tante altre chiese, tutte belle e ben conservate, vi è quella di S. Giovanello, gioiello dell’architettura sacra ad unica navata con abside semicircolare e monofora centrale. La liturgia greca, in uso in questi luoghi fino al 1480, dopo cinquecento anni, nel 1993, ha ripreso ad echeggiare proprio in questa piccola chiesa, elevata di recente a santuario ortodosso pan-italico. Ma Gerace offre al visitatore, oltre che l’interessante itinerario delle “cento” chiese, anche un centro storico di tutto rispetto. Da visitare le botteghe artigiane dei vasai scavate dalle pareti di tufo, le piazzette e le stradine con palazzi storici che conservano bifore e ringhiere in stile spagnolesche. Da assaggiare il famoso vino Greco di Gerace che presenta un colore giallo ambrato, circa 17 gradi, liquoroso.

Fine del nostro itinerario che vale la pena di percorrere, sia per ritrovare un angolo del mondo ortodosso in occidente e sia per riscoprire una parte di Calabria così ricca di storia, di monumenti e di paesaggi davvero inconsueti.

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