
16 – 31 luglio 2003 – Pag.
14 Cultura
Dove si parla l’antica “glossa”
ellenica
I grecanici dell’Aspromonte, da sempre
in lotta per salvaguardare la lingua, la cultura ed il territorio
di Alfredo Frega
Di
quello che fu la Magna Grecia oggi, testimoniano i resti delle grandi
città che in quel tempo dominavano il Mediterraneo. Vi sono altre
tracce, forse poco visibili ma poco note, che sono ancora custodite da
alcune popolazioni che stanziano in particolari siti del nostro Sud e
che costituiscono delle aree ben circoscritte, per le diversità delle
origini, della storia, della cultura e non ultimo della loro specificità
linguistica. Le aree dove ancora resistono queste differenziazioni sono
due. La prima è quella della cosiddetta “Grecìa Salentina” in terra di
Puglia e la seconda quella chiamata “Grecanica” dell’Aspromonte nella
provincia di Reggio Calabria. Due regioni Puglia e Calabria che hanno in
comune questa peculiarità molto importante dal punto di vista storico e
linguistico. Noi, in questo servizio, vi proponiamo l’area greca della
Calabria.
Una terra amara - Molte le vicissitudini che hanno portato negli
ultimi cinquanta anni del secolo appena trascorso, un duro colpo a
queste comunità, composta di 15.156 abitanti (censimento1961) il cui
territorio, già “uno sfasciume pendulo sul mare” (v. Giustino
Fortunato) ha subìto ogni sorta di violenza della natura, determinando
l’esodo in massa delle popolazioni e l’abbandono dei paesini arroccati
sui contrafforti aspromontani, erosi dalle fiumare in piena. Nel
successivo censimento del 1971, Condofuri, con la frazione Amendolea/Amiddalia
e Gallicianò, Roccaforte del Greco/Vunì, Roghudi/Richudi, Chorio di
Roghudi/Chorio tu Richudi, questi i paesi grecanici, colpiti
specialmente dalle piogge torrenziali dell’inverno 1971-72 che
provocarono dissesti e grandi frane. Solo Bova Superiore/Vua e Bova
Marina sono rimasti quasi fuori del cataclisma naturale. Molte famiglie
dovettero per sempre abbandonare i loro villaggi trasferendosi a Melito
Porto Salvo ed a Reggio Calabria.
La Grecità – Per chi oggi visita questi luoghi e sono in molti,
specialmente studenti e ricercatori, ma anche turisti in cerca di ciò
che di più antico custodisce la Calabria, la grecità si manifesta prima
di tutto con l’aspetto linguistico. Anche se parlata da pochi, dagli
anziani, sono molti i giovani e gli adulti che frequentano i corsi di
greco moderno e “grico” in vari centri come a Bova Marina per esempio,
presso il Centro Culturale di Studi Ellenici. I linguisti concordano nel
dire che la loro parlata è uno dei quattro dialetti del greco moderno,
dove si riscontrano arcaismi e forme classiche che la rendono molto
interessante. L’origine storica, comunque, è molto antica, come
affermava il linguista tedesco Gerhard Rohlfs che ha condotto numerose
ricerche sul campo sia nel Salento che nell’Aspromonte. Egli la fa
risalire all’epoca della Grecia antica, mentre il prof. Battisti la
colloca più tardi, nel periodo bizantino. Di questo periodo rimangono
tracce dell’Oriente Cristiano, come il culto dei santi italo-greci,
delle chiese rupestri, degli echi dell’antica liturgia bizantina di cui
la tradizione conserva alcuni aspetti. La gente di qui partecipa
volentieri alle funzioni greco-ortodosse che di tanto in tanto si
svolgono grazie all’impegno di papàs e monaci di rito orientale.
La comunità grecanica vive sino in fondo le tradizioni che è riuscita a
tramandare. Nei mesi estivi si organizzano manifestazioni popolari molto
seguite dagli etnomusicologi e dai turisti. Particolarmente significati
i canti e le danze, accompagnati dai suoni di cornamuse dalle lunghe
canne, confezionata con pelle ovina, e dai suoni emessi da un tamburello
percosso a mano. Strumenti tipici questi dell’area mediterranea. La
poesia in lingua è molto diffusa, ora anche fra i più giovani.
Ci piace ricordare il cantore per eccellenza dei greci
d’Aspromonte Bruno Casile, scomparso alcuni anni fa, strenuo propagatore
e difensore dell’antica lingua greca. Componeva direttamente in greco,
come questi espressivi versi:
Mi chatì i magni glossa / ene i glossa ti jemìa,
echi chronu ce chronu tossa / ti irte ode sta
chorìa.
To prozzimi emì to échome / arte meni assà
pedìa,
ti échite to alevri / ce larga ene i jerusìa.
Che non si perda la bella lingua, / è la lingua
della stirpe,
sono tanti e tanti anni / che è arrivata in
questi paesi.
Il lievito noi lo abbiamo / ora spetta a voi
ragazzi
Che avete la farina / e lontana è la vecchiaia.
Pier Paolo Pisolini, che tanta passione aveva per le altre
culture, ci ha lasciato un bel ritratto del solitario poeta di Bova,
conosciuto a Trieste in occasione della Conferenza sulle minoranze
nazionali, dove ha fatto sentire la voce della sua lingua “grikana”,
oggi parlata da poco più di tremila persone. “Ora Bruno Casile…
piccolo, tarchiato, la faccia bruciata dal sole… è tornato a casa
lasciando il suo arrivederci a chi aveva scoperto che in Italia vivono
anche tremila “grikani”.
L’immagine della grecità, oltre che nella cultura sostenuta
da numerosi circoli ed associazioni, si può ricercare anche sul piano
gastronomico grazie a particolari piatti originali, come la “curcudia”,
specie di polenta a base di latte, il ragù di capra, i “caratonfuli”
specie di tartufi, le pere “lisciandrune” e tanto altro ancora.
Oggi per questa gente calabrese, d’altra cultura e lingua,
protetta dalla legge quadro nazionale di tutela n. 482/99, ci sono dei
progetti che vanno sostenuti e che offrono, valorizzando le risorse così
originali e specifiche, all’imprenditoria giovanile spunti e occasioni
per creare iniziative di lavoro. E’ la sola speranza perché queste
comunità tornino a rivivere e gli antichi borghi, appollaiati sulle
creste che si ergono tra le fiumare, tornino a ripopolarsi.
Che non si dica mai al viaggiatore e al turista che arriva
sin lassù, godendosi lo straordinario paesaggio aspromontano, che “in
queste terre un tempo abitavano i “grecanici” che parlavano la lingua
più antica del Mediterraneo: il greco”.