Come sono finite le armi di Skanderbeg nel Museo di Vienna?
(di Kasem
Biçoku, trad. di Francesco Marchianò)
Le armi del nostro eroe
nazionale Giorgio Castriota-Skanderbeg, sono i suoi unici oggetti
personali che si conservano fino ad oggi.
La conoscenza della storia di
queste armi non è semplice curiosità, essa è una testimonianza dell’eco
profonda che ha avuto la figura di Skanderbeg in diversi paesi.
La storia della conoscenza di
queste armi si collega all’attività dell’Arciduca del Tirolo,
Ferdinando, e del suo consigliere e segretario Jakob Schrenke.
Con la morte dell’Imperatore
d’Austria, il suo secondogenito, Ferdinando, ha ereditato il Tirolo
assieme alla metà delle armi dell’armeria imperiale di Vienna. Nell’anno
1567 egli si trasferì nella capitale del Tirolo, Innsbruk, risistemò il
castello Ambras e si dedicò alla raccolta di oggetti artistici di valore
e di curiosità. Il suo segretario Schrenke raccolse soprattutto armi e
li conservò nel castello Ambras. L’Arciduca, con l’aiuto di Schrenke,
scrisse lettere alle illustri personalità dell’epoca ed agli eredi di
coloro che erano deceduti affinché gli inviassero abbigliamento
militare, armi, strumenti di guerra, pitture e biografie, perché
intendeva esporli come ricordo eterno nell’armeria del castello.
In questo modo il castello
Ambras si riempì di armi, ritratti e oggetti storici di valore che
Schrenke inventariò negli anni 1585, 1593, 1596 e su questa base
pubblicò in latino, nel 1601, l’opera : “Verissime figure de’ imperatori
augusti, di re et molto illustri archiduchi, princepi, et inoltre di
conti, baroni, nobili et scritti de’ loro gesta, le cui armi truovansi
ne l’armeria del castello Ambras”. Grazie a quest’opera si è resa
possibile la conoscenza del padrone delle armi e della loro storia.
Dopo la morte di Ferdinando,
il castello di Ambras, assieme a tutti gli oggetti storici, venne
venduto nel 1605 all’Imperatore d’Austria e le armi lasciate quindi nel
castello. Nel 1806 furono portate a Vienna dove, nel 1814, vennero
esposte nel castello Belvedere e, nel 1888 passarono nella nuovo
edificio del Museo.
Questa strada hanno seguito
le armi del nostro eroe nazionale Giorgio Castriota Skanderbeg.
Per la prima volta si citano
le sue armi in una lettera del 15 ottobre 1578, con la quale il Duca di
Urbino informava Ferdinando che gli avrebbe inviato le armi di
Skanderbeg. Oltre a questa lettera si ha anche la sua risposta del 15
maggio 1579 con la quale ringraziava il Duca di Urbino per le armi di
Skanderbeg che gli aveva promesso di inviargli.
Sembrava che egli avesse
parte delle armi dell’eroe albanese perché in una lettera del 25 luglio
1588, il Duca di Arezzo scriveva di essere proprietario di armi di
Skanderbeg.
Nell’inventario di Schrenke
del 1585, le armi di Skandebeg non sono citate, mentre in quello
dell’anno 1593 è annotato: “Due spade e l’elmo di Skanderbeg”.
Dalle lettere sopra citate e
dall’inventario si capisce che le armi di Skanderbeg sono finite in mano
di Ferdinando tra il 1588 ed il 1593, con l’intermediazione del Duca di
Urbino e di Arezzo.
Nell’inventario dell’anno
1596 di Schrenke con numero 71 è schedato l’elmo e con i numeri 92 e 145
le due spade. Nella sua opera, stampata nel 1601, per mezzo di
un’incisione è rappresentato Skkanderbeg in piedi che impugna nella
mando destra la spada con numero 145, e sotto, vicino al piede sinistro
è poggiato l’elmo. Le armi mostrate nell’incisione assomigliano molto a
quelle che si trovano nel Museo di Vienna, dunque è chiaro che esse sono
note fin dalla fine del XVI sec. come appartenenti a Skanderbeg e sembra
che siano state consegnate dalla stessa persona.
L’elmo di con la forma che ha
e col suo peso di £ kg non sembra sia servita all’Eroe come strumento di
difesa in guerra. Sembra che quella o l’abbia usata in occasione di
cerimonie, o la teneva come reliquia, donatagli in Italia, che gli
ricordava la storia degli Epiroti, con la quale si vantava scrivendo di
essere loro discendente. Per il re degli Epiroti, Pirro, si diceva che
avesse avuto come decorazione una testa caprina.
La spada che è rappresentata
nell’incisione del libro di Schrenke, ha forma diritta, con taglio
bilaterale e la lunghezza nella parte tagliente è di 88,5 cm, mentre la
lunghezza è di cm 5,7. Essa pesa 1,3 kg ed il fodero 1,9 kg. Mentre
l’altra spada ricurva ha una lunghezza di circa 121 cm e pesa 3,2 kg.
Il ritrovamento delle armi
del nostro Eroe in Italia non è occasionale.
Dopo la sua morte, si sa che
la grande ondata di emigrazione che scoppiò in Albania coinvolse anche
la famiglia di Skanderbeg che si stabilì in Italia.
Per loro non poteva esserci
altro ricordo più grande e prezioso che il possesso delle armi
dell’Eroe, che ricordavano non solo la loro persona più amata ma anche
il dovere che avevano verso la patria. E questo esse lo esprimono. Negli
anni ’80 del XV sec. il figlio di Skanderbeg, Giovanni, ritorna in
patria e si mette alla testa dei rivoltosi albanesi ristabilendo il
Principato dei Castriota. La stessa cosa fece agli inizi del XVI sec.
suo figlio, Skanderbeg junior. Ma fin dai primi decenni del XVI sec. non
si sono avuti altri eredi dei Castriota nella linea maschile. In queste
circostanze, le armi di Skanderbeg, per coloro che li avevano
ereditati, sono stati oggetto di valore che potevano essere venduti.
Attraverso tale via sembra che esse siano passate per le mani del Duca
di Urbino e di quello di Arezzo. Dopo di che la loro storia si può
seguire.
(Studio scelto e tradotto da
Francesco Marchianò, tratto da:
AA.VV.: Studime
për epokën e Skënderbeut - (Akademia e Shkencave e RPS të Shqipërisë –
Inst. i Historisë) – Shtypshkronja “8 Nëntori” - Tirana, 1989).