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MINORANZE IN CALABRIA
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Al nord si crede a qualche nipote, al sud ai
miracoli e alla bacchetta magica !! -
di Lino Luzzi
I MIRACOLI DELLA POTENTE MEDICINA CALABRESE
COREMIL
…In quel tempo, recente, alle nozze di Cana, dei fondi POR,
dei PISL e dei PISR, milioni di euro solo per le minoranze,
“avvenne la moltiplicazione dei pani”. Una delle tre minoranze ,
inferiore agli Arbėreshe prima delle leggi di tutela, passa oltre alle
4oo.ooo unitą, grazie al miracolo COREMIL, la potente medicina
calabrese.
Le
confezioni pare siano distribuite in confetti, capsule e soprattutto in
supposte. Come tutti i medicinali puņ causare effetti collaterali e
indesiderati, sebbene non tutte le persone li manifestino .
Pare
sia consigliato di tenere il medicinale lontano dalla vista e dalla
portata dei bambini e delle associazioni.
GLI ARBĖRESH
Per
le popolazioni arbėreshe mai rappresentate dal basso, dopo il danno e
la beffa, non rimane che il risorgimento per la sua unitą.
Per
gli Arbėresh, troppe opportunitą mancate, continuiamo a non avere
rappresentanza. Ogni fiducia riposta nelle istituzioni č disattesa.
Duole verificare il netto fallimento della politica a cui il
legislatore, quasi con esclusiva, ha concesso la gestione del
regolamento di entrambe le leggi di tutela delle minoranze linguistiche
storiche. A quasi 12 anni dalla legge di tutela 482, nonostante ingenti
somme spese dalle istituzioni, non riscontriamo sostanziali risultati
prodotti, anzi, oltre alle diseconomie prodotte alle casse del governo e
dell’Europa, riscontriamo un arretramento identitario agevolato, anche,
da fenomeni di iniziative, tipiche di scimmiottature e di
dequalificazione culturale ed artistica. Il danno identitario č
enorme, perché stravolgono l’autenticitą e favoriscono i messaggi
di arrivismo, di conformismo, di sub cultura, di aggressivitą ed
incentivano la crescita di generazioni allenate alla superficialitą,
perché impastati in un disegno generatore di spasmodica ansia imitativa
che, riducono e alimentano comportamenti unificanti e distruttivi di
ogni memoria storica. Certo la“ Tradizione” č dinamica, ma ricordarsi
anche delle nostre tradizioni del passato e non richiamarle solo per
convenienza , significa onorare una legge di tutela faticosamente
raggiunta con immensi sacrifici anche da coloro che in tempi non
sospetti hanno sempre creduto e operato. La beffa č che noi
Arbėresh siamo tutelati da una legge nazionale da circa 12 anni, gestiti
dalla politica, ma in realtą, noi non contiamo nulla. Basta vedere cosa
hanno combinato al Coremil i nostri rappresentanti. Non abbiamo mai
creato una direzione di riferimento, mai avuto un luogo dove tutta l’Arbėria
potesse sedimentare processi ed iniziative proprie di una etnia. Siamo
un popolo alloglotta gestito dai Letir. Siamo una rappresentanza di pił
di 100.000 persone in Italia, tutelata ma, per usare una parola
forte, non autodeterminata in senso lato. In molti sapevamo che i
rischi derivanti dalla politica c’erano, specialmente dopo la legge
regionale sulle Minoranze, ma che si arrivasse dopo 12 anni a questo
punto č come certificare un tassello dell’irrisolta questione
meridionale, con il detto manzoniano: “Mala cosa, nasce povera “ .
Culturalmente povera, povera di rispetto, di creativitą, di
appartenenza, di pianificazione, di progettualitą, di guardare oltre
l’orizzonte proprio. Partecipazione, Associazioni, Societą Civile non
contano per i politici, nonostante gli Statuti comunali, gli obiettivi e
le finalitą delle leggi di tutela e le direttive europee. Il richiamo a
Don Sturzo ci sembra giustificato: “Un regime nel quale non esiste la
Partecipazione cosciente del cittadino”, dice Don Sturzo, “non č un
regime democratico, ma un regime oppressivo”.
L’
appartenenza non č una aggregazione casuale di persone, ma un sentire
gli altri dentro di se, per dare un senso al proprio rapportarsi, quindi
passione del senso di appartenenza. La politica non puņ e non deve
essere “ ambizione e potere”, ma “passione” vera, senza la quale diventa
la pił vuota delle attivitą umane. Pare proprio necessario, a questo
punto, un “risorgimento “ degli Arbėresh per una liberazione.
Liberazione dai cialtroni alloglotti e non, dai faccendieri della
politica e dai “guru dei saperi e delle veritą presunte” che parlano e
decidono per te senza averti mai ne visto e ne sentito. Occorre liberare
la nostra macchina alloglotta e difendere il nostro patrimonio culturale
identitario da tutta quella zavorra che inceppa gli ingranaggi , oleati
dai nostri avi, dai nostri nonni, dai nostri genitori ed arrugginiti da
12 anni di inerzia progettuale. Sono aspirazioni dettate da quella
stessa anima ingenua, credulona e utopica, quando diffondeva e manteneva
con mezzi di comunicazione il nostro ricco patrimonio culturale e
combatteva per la legge di tutela della quale oggi, non pochi, si
nutrono dei benefici. La mia anima ingenua sa bene che la storia va
alimentata anche con le utopie. Sono modelli immaginari di intuizioni
che molto spesso si realizzano, sono sicuro, ne sentiremo ancora non
solo parlare ma, č anche un ‘idea liberatoria di augurio per queste
feste . Sopratutto sarą il traguardo di un percorso che si raggiungerą
non con i voli pindarici, ma camminando sulla strada del reale, evitando
gli scontri e favorendo gli incontri, portatori di novitą e di
cambiamenti, e comunque di ricchezza culturale di cui potersi alimentare
per crescere in civiltą. Auguri
!!!!!
San Demetrio Corone
, 25 Dicembre 2011.
Lino Luzzi
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