ARBITALIA 

Shtëpia e Arbëreshëvet të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 

L'opinione di Lino Luzzi

 

 

PIANI DI SALVATAGGIO CHE RECLAMO DA ANNI

  (L’Unone dei Comuni Arberia e i PISL)

di Lino Luzzi

 

L’obiettivo fondamentale di questa proposta di piano di salvataggio è quello di pervenire all’individuazione di un programma organico  e coordinato di progetti e interventi, capace di inserirsi nel quadro della programmazione regionale attraverso un processo virtuoso e di sviluppare importanti ricadute sul piano occupazionale, economico e gestionale del nostro ricco patrimonio storico, culturale e ambientale.

Non vi potrà essere un reale e duraturo sviluppo dell’Arberia se la sua classe dirigente  non sarà in grado di far valere le potenzialità e le risorse del proprio territorio nello spazio dei grandi interessi nazionali ,tutelando la preziosa diversità della nostra cultura locale, facendola  diventare risorsa.

Se si reclama da anni, a questo punto viene fatto chiedersi che cosa si è fatto di concreto fino ad ora per salvaguardare questo patrimonio e se esistono ancora margini di intervento utili a limitare i ritardi  e i danni causati alla popolazione arbereshe. Le nostre comunità arbereshe collocate in aree decisamente interne soffrono, come tutte le aree interne, problemi rilevanti : emigrazione, spopolamento e progressivo sgretolamento identitario che ha bisogno della residenzialità dei luoghi di nascita per essere tutelata e farla sopravvivere. Trovare dei possibili responsabili non è una impresa impossibile dal momento che i percorsi delle fasi decisionali sono state dirette da dirigenze politiche e scolastiche, con una “società civile”non partecipe, ma richiesta al momento di ratifiche.

Ma non è questo il punto,  la tracciabilità  dei fatti è così limpida da riempire svariate pubblicazioni da tramandare alla storia.

Ma quale sarebbe questo lavoro di salvataggio che andrebbe fatto? E’quello di non perdere anche il prossimo treno dei PISL Regionali riservato alle Minoranze Etniche. Dico anche, perché al treno precedente dei PIS ( 2001 – 2007) , l’Unione dei Comuni Arberia c’era salita, gestendo fondi molto importanti, ma  rinunciando e ritardando ulteriormente  tutti i processi di sviluppo  derivanti da un mancato PARCO CULTURALE PER GLI ARBERESH. E pensare che, finalità ed obiettivi, di incentivo alla residenzialità, fruibilità, erano stati chiaramente richiamati nelle misure  (PIS )  delle direttive comunitarie e quindi dei  POR Calabria.

I PIS del POR Calabria, ricordiamo sono partiti nel periodo dell’approvazione della legge Quadro Nazionale n°482 del 15 Dicembre 1999. Questo per dire che siamo già da 11 anni tutelati; per dire che all’indomani della 482,  una prima fase di battaglie e di istanze e di rivendicazioni costituzionali era terminata da anni, e che quindi, era giunto il momento di proporsi nella seconda fase, quella di pianificare, di agire, di mettere concretamente a risorsa il nostro patrimonio culturale come eventuale proposta occupazionale e propedeutico turismo culturale e sostenibile in alternativa alle storiche miopie politiche che ingurgitiamo da anni, proposte dai guru,  detentori dei saperi arberesh, nella visione dei loro piccoli orticelli.

Tutto ciò non ha giovato alla nostra Minoranza, ho abbastanza motivate ragioni storiche da poter definire , per alcuni versi, una posizione puramente strategica, demagogica, e liquidatoria, che persiste da anni.

Nella  nostra Arberia,  la tutela di Minoranza ha avuto e continua ad avere un andamento difficile e travagliato. Sono venuti a mancare i presupposti nell’asse politica e società civile, gli stessi che ci inducono a riflettere sulla disparità di atteggiamento e di vedute sui comportamenti e sulle cause dei ritardi, se non dei danni causati a questa minoranza arbereshe e sui mancati effetti dei processi evolutivi e produttivi della legge 482. Non è difficile scandalizzarsi poi degli Indiani  d’America, sul maxi indennizzo da 3,4 miliardi di dollari per il risarcimento di liquidazione di un caso giudiziario contro il governo USA per aver sprecato risorse destinati agli Indiani d’America, relegati da due secoli a vivere in riserve. Sono sicuro che gli arberesh un giorno, dopo il travaglio dello sport preferito, del piangersi addosso e di dare la colpa sempre agli altri arberesh litigiosi, un giorno, rifletteranno sulle vere ragioni storiche e politiche, sulle opportunità negate e mancate, sulle cause e  soprattutto su quei personaggi ambiziosi di essere ricordati dalla storia, senza sapere quale tipo di piedistallo li sosterrà, dopo aver causato uno sunami etnico, paragonabile solo a storiche memorie.

Diamo tempo al tempo. E’molto lungo l’elenco delle opportunità mancate che hanno inciso negativamente sulle nostre comunità già in fase di spopolamento, lungo da elencare e che sommate ai danni prodotti dalla miopia e dalle carenze evidenziate in termini dirigenziali e dai limiti creativi e progettuali, hanno fatto si che migliaia di ragazzi fossero educati nell’ignoranza identitaria e quindi di se stessi, sino a farli vergognare di parlare la lingua dei loro genitori e arrossire delle proprie origini popolari contadine, calabresi montanare e ridurli a stranieri nella loro terra. Una responsabilità che cade esclusivamente alle classi dirigenziali locali ed istituzionali che hanno consentito questa violenta potatura generazionale, ma non hanno lesinato chiedere fondi e sussidi per finalità discutibili, in nome e per conto della nostra diversità.

La vitalità dei paesi arberesh comincia a sbiadirsi così come il tessuto linguistico. In molti avevamo avvertito questa lenta agonia, e a dire la verità, con qualche iniziativa seria e a livello internazionale, abbiamo cercato di riossigenare il malato, nella speranza di un urgente intervento delle istituzioni locali attorno ad un tavolo comune. Ciò non è avvenuto, i ritardi si sono accumulati, e le speranze di un tentativo di salvataggio ancora una volta sfumato. Intanto i problemi si sono accumulati, ed oltre agli ultimi sondaggi della Svimez sulla Calabria,  la crisi economica globale e quella occupazionale, tranne quella perenne della “professione del politico e/o politicante “, frenano ulteriormente quella fase di transizione nella quale le nostre aree deboli non trovano ancora una funzione coerente da svolgere in un disegno più complessivo. La proposta di progetto che di seguito presento è dettata anche dalla mia ribellione, dalla constatazione che oggi con i PISL c’è necessità di rapida attuazione del nostro ciclo progettuale identitario, nella realizzazione di un parco culturale di progetti di rete, nel grado di mercato dei servizi, nell’offerta di parchi tematici, di polifunzionali  di servizi adatti a valorizzare il nostro patrimonio culturale e naturale creando percorsi virtuosi, anche, attraverso il turismo culturale e sostenibile e frenando lo spopolamento in atto nei nostri comuni. Questa mia proposta, trova ulteriore approvazione nella consapevolezza che deve finire in Calabria la distribuzione da parte dei” Mastri i ballu” di fondi destinati alla Cultura della Festa, e non alla Festa della Cultura, come ci saremo aspettati. Tra le tante leggerezze, il fatto di essere tutelati da oltre dieci anni senza un piano scolastico serio, forzatamente esteso a tutta L’Arberia nei vari cicli.  Questa nostra identità che da lunghi anni fa parte del patrimonio universale degli individui, merita più rispetto dalle istituzioni delegate, più rispetto per la fruizione dei risultati, più appartenenza, essere più vissuta e più partecipata  e non sepolta con  il cemento armato , o essere una condizione culturale esclusiva solo per archeologie accademiche.

 Non vi potrà dunque essere un reale e duraturo sviluppo dell’Arberia se la sua classe dirigente non sarà in grado di far valere le potenzialità e le risorse del proprio territorio nello spazio dei grandi interessi nazionali. Non c’è futuro se non saprà esprimere proprie politiche capaci di rafforzare il senso di appartenenza e lo sviluppo integrato fra i paesi alloglotti, e proprio in forza di queste politiche bisogna orientare le scelte in funzione di una coerente valutazione dei punti di forza, come vuole esprimere la mia proposta, non ultima con la necessità strategica di saper legare oltre alla mentalità collettiva, legarsi al pensiero che questa proposta non è dettata da campanilismo ma dalla ragionevolezza che i tempi di un progetto speciale per gli arberesh che noi intendevamo 20 anni fa è sfumato, meglio organizzarsi su una proposta coesa e che da garanzie, altrimenti i prossimi fondi 2013- 2020 arriveranno solo per constatare una Arberia in metastasi.

La gestione comune dei servizi nell’Unione dei Comuni Arberia, voluta da leggi dello Stato sull’accorpamento, non fà altro che facilitare la definizione di un quadro programmatico di sviluppo della nostra area come espressione di un unico progetto identitario, di una unica comunità storica in movimento.

 Ma a questa realtà che elenchiamo nei punti di forza, registriamo tra i tanti punti di debolezza  l’attribuzione e la mancanza di un luogo fisico centrale per tutti gli Arbereshe su cui si era potuto da molti anni lavorare e progettare il futuro, fino ad ora mai invocato . Sarà la storia ad occuparsi del fallimento e delle diseconomie prodotte nei nostri luoghi di rappresentanza, temiamo le nuove Fondazioni, nominate prima del loro statuto e senza portafoglio. Nonostante l’apprezzabile sforzo dell’attuale assessore regionale alla Cultura dott. Caligiuri di essersi occupato delle Fondazioni Calabresi, mi corre l’obbligo ricordare da arberesh doc, che alla nostra Fondazione Arbereshe, oltre all’attività di interagire, ovviamente, nelle classiche solidarietà con le altre Fondazioni calabresi, alla valenza di rappresentare una Minoranza etnica, occorre affiancare attività dinamiche, per esempio un polifunzionale con personale giovane adeguato, laureato , parlante e scrivente l’arberish e albanese, oltre un altrettanto team di giovani operatori culturali, validi per le necessità di programmazione sulle esigenze delle popolazioni messe a tutela. Con la finalità di raccogliere e  di catalogare, di elaborazione e distribuzione dati di un patrimonio culturale molto ampio, in parte, raccolto e detenuto nella maggior parte da privati. Purtroppo duole constatare che molti comuni, nel corso degli ultimi, 50 anni, si sono dimenticati!! di deliberare per ricerche sistematiche sul campo per il recupero della Memoria Storica sia locale che generale. Sono chiacchiere le giustificazioni che adducono alle esiguità di risorse economiche messe  a disposizione per la minoranza arbereshe anche prima del Progetto Cultura 2000 ,delle normative regionali, o delle leggi. Secondo la mia opinione, si sarebbe dovuta consorziare tutta l’Arberia e  organizzare prima le popolazioni sul senso di appartenenza ad una coscienza collettiva e iniziare man mano  ogni recupero sistematico dal momento che i detentori dei saperi , purtroppo, man mano vengono a mancare. Meno male che nel nostro mondo arbereshe associazioni, circoli, singole persone etc., abbiano fatto un lavoro utilissimo, surrogare totalmente l’assenza delle istituzioni, recuperando quando è stato possibile, anche se occorre catalogarlo sistematicamente. Occorre quindi, sia alla Fondazione che al Polifunzionale, personale indispensabile a gestire una identità, una popolazione etnica che vuole vivere il senso di appartenenza ed essere protagonista della sua storia, partecipare alle scelte e alle decisioni, vuole far sentire la propria voce in quanto humus dotale, convinta ormai da molti anni, anche, di essere diventata minoranza=maggioranza. Solo così continueremo a produrre, autorevolmente, cultura e progresso, da quel luogo distinto e privilegiato che è stato il complesso del Sant’Adriano di San Demetrio Corone.

 

I   PROGETTI   DI   SALVATAGGIO    CHE    RECLAMO   DA   ANNI.

Il Parco Culturale degli Arberesh dell’Unione Arberia.

Il progetto riservato alle comunità italo albanesi dell’Unione dei Comuni Arberia, viene estrapolato dal Progetto Generale Minoranza Arbereshe di Calabria, completato, nelle bozze, alla fine dell’anno  1998. Insieme ai soci dell’Associazione Culturale Shpirti Vendit, operante a S. Demetrio Corone, di cui mi onoro di essere il presidente, abbiamo circuitati nell’area degli arberesh della Sila Greca, tutti i punti di forza, utilizzando le metodologie classiche dell’antropologia culturale e della sociologia, ovverosia,” la ricerca sul campo” e la così detta “ osservazione partecipante”. Questi strumenti hanno consentito di aggregare, anche,  una serie di informazioni ed elementi integrati interdisciplinari (economici, sociologici, architettonici, etc.,). Questi lavori hanno consentito la costruzione del quadro di riferimento per l’elaborazione del progetto riservato agli arberesh della pre Sila Greca.

Tralasciando altri particolari, contenuti nelle varie relazioni del progetto, si precisa che l’individuazione delle aree di intervento, rientrano nella selezione generale delle aree tematiche geografiche storiche arbereshe. In provincia di Cosenza per esempio abbiamo suddiviso tre aree. : l’area Arbereshe della Pre Sila Greca, l’area Arbereshe del Pollino, l’area Arbereshe versante Tirreno, poi c’è l’Area Arbereshe Catanzarese, l’rea Arbereshe Crotonese. Ognuna di queste aree, nel corso dei secoli ha avuto peculiarità  varianti e specifiche, per cui si ritiene che alcune scelte in progetto sono suffragate dalle ricerche e da evidenti elementi storico-culturali giustificativi.

Una cosa va comunque tenuta sempre presente che, il nostro patrimonio identitario non è solo ricco di storia. Nella storia ci sono espressioni di civiltà che tracciano un percorso esistenziale di valori e di simboli. Elementi che costituiscono un raccordo fondamentale che vive nell’humus di una appartenenza che sono la testimonianza  di profondi radicamenti come quella della tradizione. Bisogna quindi non sottovalutare l’aspetto della Tradizione che veicola e traduce i sentimenti fondamentali della nostra etnia: Identità, memoria e sacralità. Questo progetto nasce nella consapevolezza che, la  nostra “ Questione Arbereshe”è sempre più un fattore culturale e per questo si inserisce in una dimensione di “ Organizzazione”, di “ Promozione”, di “ Progettualità Culturale”e quindi trova giusta collocazione con l’azione regionale e locale nel campo della valorizzazione ambientale, culturale e turistica.

Dagli anni 90 ad oggi, questa mia proposta si è sempre infranta nel solito muro(politicante) di gomma, e le giustificazioni non bastano, perché non si tratta sentimenti dettati da sola passione, è venuto a mancare il senso progressista della partecipazione della società civile. Ammesso che questa idea proposta venga presa in considerazione, rappresenterà nel modo migliore riconsegnare con dignità alla storia quei tratti distintivi e quei luoghi di eccellenza di cui il mondo arberesh, la Calabria e l’Italia , ne ha beneficiato non soltanto in termini culturali, ma anche economici.

 

L’Unione dei Comuni ARBERIA è composta da cinque paesi italo – albanesi ( Arberesh):

San Demetrio Corone – Santa Sofia D’Epiro – San Cosmo Albanese – Vaccarizzo Albanese – San Giorgio Albanese.

Un insediamento che ha una delle espressioni territorialmente più valide e compatte del patrimonio culturale. L’esistenza di insediamenti che conservano anche nella loro conformazione urbanistica, caratteristiche di forte tipicità, e la vicinanza geografica dei comuni, consente di dare maggiore concretezza a questa idea di proposta ad un progetto integrato di valorizzazione turistico – culturale della nostra etnia, creando un effetto di immersione ambientale, capace di stimolare il turismo culturale e sostenibile . Attualmente, la determinazione degli effetti distrettuali, ultimamente, anche scolastico dell’Unione dei Comuni Arberia , contribuiscono in modo stabile alla costituzione del parco culturale .

La proposta vuole contribuire ad inquadrare ed affrontare il problema della tutela e della valorizzazione della Minoranza Arbereshe in maniera innovativa e originale. Rappresenterà una esperienza pilota da sviluppare ed estendere ad altre situazioni territoriali dei rimanenti comuni dell’Arberia.

 

IL PARCO CULTURALE dell’Unione ARBERIA

 

Il Parco Culturale degli albanesi dell’Unione dei Comuni Arberia sarà un insieme di luoghi fisici all’interno dei quali sarà possibile vivere la cultura albanese:

gli edifici storici e monumentali, le piazze, gli angoli più caratteristici dei paesi, i paesaggi e gli itinerari naturalistici più attraenti, le testimonianze della civiltà contadina, i laboratori degli antichi artigiani, le biblioteche, i luoghi di culto, le taverne e i ristoranti tipici locali, i musei etnografici, centri iconografici . In questi luoghi deve essere possibile respirare, imparare a conoscere, sperimentare le mille forme di questa cultura millenaria fatta di musica, poesia, arte e tradizioni. Si tratta di definire dei percorsi innovativi e al tempo stesso semplici di fruizione, costituiti da eventi culturali, informativi, didattici, di incontro, di momenti di vita comune per la degustazione dei prodotti tipici enogastronomici e perché no per cantare e ballare insieme e attrarre nuovi flussi turistici lungo tutto l’arco dell’anno. Un impatto significativo in termini di coesione territoriale e quindi la determinazione di effetti distrettuali e di sistema per quanto riguarda l’offerta culturale.

Occorre quindi :

1          La corretta, qualificata e incentivante  destinazione d’uso dell’ex

COLLEGIO di SANT’ ADRIANO.

2          Potenziare e qualificare i luoghi predisposti alla divulgazione e diffusione dei contenuti   culturali .

3          Interventi per la valorizzazione e la diffusione diretta delle risorse.

Interventi per l’integrazione a livello di sistema territoriale locale delle risorse.

4    Interventi per il recupero e la messa in rete delle risorse.

5    Attivazione nei comuni dell’Unione Arberia di uno o più centri culturali, collocati lungo i percorsi tematici, come luoghi natii di poeti e scrittori, luoghi descritti da artisti e letterati, luoghi con rilevanti emergenze culturali ed ambientali.

6        Interventi di recupero di almeno una “ Gjitonia “ vicinato,come edilizia residenziale

(La struttura di architettura etnica più importante della cultura arbereshe.

All’interno della gjitonia avveniva tutta l’attività politica e sociale della famiglia e con leggi che si basavano esclusivamente sul rispetto dei ruoli).

Sarebbe auspicabile il ritorno dell’idea di “ paese albergo “utilizzando un centro storico in funzione, quindi insieme all’attuale popolazione insediata.

7        Qualificazione e valorizzazione di un insieme di aree di grande valenza paesaggistica presenti nei territori dell’Unione dei Comuni Arberia.

8        Interventi per la messa in sicurezza di aree storiche rurali individuate nei 9 percorsi turistici  nel territorio di San Demetrio Corone, con impianti complementari finalizzati a migliorarne le condizioni di accesso e fruibilità e la riqualificazione attraverso interventi di ingegneria forestale e naturalistica che privilegino il recupero della flora autoctona. Interventi estesi a tutti i percorsi interessanti dell’area dell’Unione Arberia.

9        La promozione dei prodotti tipici locali, l’enogastronomia, la “ Sagra del Suino nero di Calabria”, fanno parte del programma del Grande Evento delle “Giornate Medievali”.

L’approccio integrato al problema della valorizzazione delle risorse culturali, la messa a sistema e a reddito le risorse a livello locale, la centralizzazione in strutture qualificate delle fasi più complesse dei processi sono i modelli che sottendono l’approccio adottato in proposta ed esplicitato nelle relazioni.

 Per avere una architettura completa della proposta PARCO CULTURALE Unione ARBERIA, bisogna prendere in considerazione tutti gli anelli individuati per la realizzazione di quelle azioni che, per la loro complessità, per realizzare le giuste e le necessarie economie di scopo, di scala e di rete, per la loro valenza strategica nei confronti degli interlocutori esterni, devono essere necessariamente affidate a nuove strutture ubicate presso

  • IL COMPLESSO dell’ex COLLEGIO DEL SANT’ADRIANO, per ridare una corretta qulalificata e incentivante destinazione d’uso con un identificato

POLIFUNZIONALE DEL SANT’ ADRIANO

  • FONDAZIONE della MINORANZA ARBERESHE di CALABRIA che operi a livello regionale con adeguate professionalità come nodo di coordinamento e soprattutto di programmazione delle diverse realtà locali arbereshe della Calabria. Era da anni che predicavo su una struttura operativa permanente che desse garanzie di efficienza e professionalità nella concretizzazione di progetti culturali meritori e che ottimizzasse  e potenziasse le esperienze sinora condotte.Si auspicano, per correttezza, figure professionali , almeno, parlanti e scriventi l’arberish e l’albanese.
  • Un CENTRO POLIFUNZIONALE con funzione di raccolta , catalogazione, diffusione e messa in rete del patrimonio della cultura materiale e immateriale, di favorire, quindi l’accesso al patrimonio librario e archivistico della Minoranza al sistema bibliotecario archivistico nazionale,  
  • che integri al suo interno una BANCA  DATI , di testimonianze e materiali storici, urbanistico,archivistici, etnologici folklorici e sociologici, quindi di raccolta di diffusione e messa in rete.
  • Obiettivo di fondo è quello di pervenire alla realizzazione di un SERVER di banca dati informatizzata con redazione di produzione e post-produzione di materiali audiovisivi DVD – CD , pubblicazioni varie di documenti, di carte, variamente finalizzati al turismo, alla ricerca etc..
  • Un POLIFUNZIONALE che integri un CENTRO CULTURALE  per attività di ricerca, sperimentazione e documentazione sui problemi riguardanti la storia, l’economia, le tradizioni, il patrimonio culturale, artistico e linguistico, con la presenza di
  •  UN’ALTA SCUOLA da destinare nella recuperata e arredata ala nord-est del Sant’Adriano finalizzata ad aspetti socioculturali, soprattutto a temi non più trascurabili come : rapporto internazionale con l’Albania e gli altri paesi del Mediterraneo, come il RISORGIMENTO, la figura di SAN NILO (meriterebbe almeno una piazza o una via, se dovesse esserci già, renderla visibile) e affrontare seriamente il RECUPERO DEL ROMITORIO di San Nilo nel vallone di Sant’Elia .

UN’ALTA SCUOLA sul divenire della società, ambiente, agricoltura, sulle nuove vie dell’economia, dell’occupazione sul futuro dei giovani, far partire, quindi, attività seminariali , garanti di evidenti ripercussioni sul Turismo Congressuale, Culturale e Sostenibile.

  • Intervenire sulla cosiddetta casa del rettore ( ex scuola per l’agricoltura), per dare anche una funzionalità d’uso ai tanti indirizzi che non mancano in un complesso come il Sant’Adriano, e intervenire e mettere in sicurezza alcuni particolari sfuggiti alle attenzioni.
  • Nel recupero e valorizzazione dei luoghi dei beni artistici e monumentali, alla CHIESA DI SANT’ADRIANO  occorre incentivare la presenza di una guida turistica per arginare l’indecorosa attività di gratuite interpretazioni verso i visitatori e turisti. Qualche saggio si è vissuto su reti multimediali e anche attraverso canali televisivi privati, incentivati con soldi pubblici. Oltre l’incentivo guida, sarebbe non impossibile utilizzare i canali della moderna comunicazione, dell’uso multimediale cellulare,  a mezzo di gettone partecipativo , anche con cuffie individuali per essere informati su dati e notizie ufficiali sugli aspetti storico architettonici di questa chiesa, che merita rispetto. Per dipanare tutti gli aspetti, alla luce degli ultimi interventi interni di recupero, è stato inoltrato un progetto da parte dell’Associazione Culturale Shpirti Vendit alla Regione Calabria, in risposta anche ad un loro bando. Evidentemente prevale ancora la cultura della festa e non la festa della cultura.
  •  L’utilizzo dei mezzi innovativi a livello di informazione culturale,  potrebbe trovare collocazione in tutti i siti e luoghi di interesse.  La chiesa di Sant’Adriano, a tutt’oggi, soffre anche attraverso pubblicazioni sostenute da strafalcioni, frutto dell’ormai famoso travaso di bottiglie, originate anche qui dalle gratuite interpretazioni.
  • Si invita il Presidente pro tempore capofila dell’Unione dei Comuni Arberia di proporsi a conoscere il mondo associativo e del volontariato nei suoi territori e  di indire almeno una volta all’anno la “ Conferenza dei servizi di tutte le Associazioni legalmente costituite e  con atto pubblico per garantire una corretta pianificazione  di intenti e di attività e nel rispetto degli statuti comunali.

La possibilità di concentrare in un unico luogo ( Sant’Adriano) tutte le funzioni permette di garantire la piena fruibilità dei servizi a tempo pieno grazie alle economie di gestione che si andranno a realizzare.

  • Per gestire il polifunzionale e le attività derivanti dalla programmazione della Fondazione,  occorre la partecipazione delle istituzioni e solo in questo modo i fondi destinati alle minoranze avranno una loro logica e la legge 482 e il Coremil un loro significato. E consentirà all’Europa di continuare ad aiutarci e noi rispondere in modo responsabile e soprattutto produttivo. Altrimenti è meglio non prenderci in giro.!!!
  •  Saranno i normali canali legali-istituzionali con le manifestazioni di interesse estesi a tutti i comuni arberesh, ad individuare partner privati, cooperative e associazioni che dovranno gestire alcune attività del POLIFUNZIONALE , anche con sistemi di volontariato e dopo una formazione specifica,  

“NONOSTANTE QUALCHE AMMINISTRATORE URLI A NON VOLERE NEI PROPRI COMUNI,  ASSOCIAZIONI TRA I PIEDI “.

Data la valenza internazionale, il centro Polifunzionale si potrà dotare di un altro compito importante, quello periferico del nord-est regionale sulla catalogazione e messa in rete della Memoria Storica delle Tradizioni Popolari Calabresi, in funzione di un’idea d’Istituto Centrale Regionale, disegno molto a cuore e ipotizzato tanti anni fa, dal prof. Vito Teti per la nostra regione. Sarebbe una proposta come un ulteriore tassello di esempio di integrazione di popoli nello stesso luogo dove una minoranza è diventata maggioranza.

Rendiamo note altre linee guida  e le priorità che andrebbero osservate per consentire nel tempo la tutela e valorizzare le radici culturali e le tradizioni e per incentivare il turismo culturale e sostenibile.

 

CALENDARIZZAZIONE EVENTI CONSOLIDATI NEI PAESI DELL’UNIONE

  • Per consentire al Pisl un progetto integrato relativo al patrimonio etnoantropologico all’attrazione di nuovi flussi turistici lungo tutto l’arco dell’anno, si è pensato di calendarizzare  con una programmazione annuale , tutti gli eventi già consolidati nei cinque paesi dell’Unione, non escluse le nuove dinamiche di cooperazione transnazionali per altro già avviate dal Comune di Vaccarizzo Albanese e  paesi balcanici.

.

  • VACCARIZZO ALBANESE

Eventi:  Rassegna del Costume - Museo del costume – Suoni di Minoranza -

Concorso enologico, produzione annuale del vino di qualità – Appuntamenti della tradizione locale.

  

In risposta alle priorità che integrino l’azione sul patrimonio etnoantropologico con strategie chiaramente finalizzate alla valorizzazione turistica, all’aumento della qualità di vita ed alla coesione territoriale si è progettato un Grande Evento già cantierabile, come recupero di luoghi e  sostegno ad attività produttive pertinenti, un

  

LABORATORIO PRATICO DELLA MEMORIA STORICA

(della Cultura Materiale e Cultura Ideale)

  • I L  G R A N D E   E V E N T O

PROGETTO INTEGRATO STRATEGICO SUL TURISMO CULTURALE  SOSTENIBILE ED AGROALIMENTARE

S. Demetrio Corone e l’Unione dei Comuni Arberia

 

 T I T O L O

 

L E   G I O R N A T E   M E D I E V A L I

 

LA FIERA   DI SAN  BARTOLOMEO  E  IL PALIO DI SANT’ADRIANO “   

( VEXILLUM IUS REGALE )

 

    Rievocazione Storica annuale – San Demetrio Corone (CS) – Agosto, 23/28

 

Idea, Elaborazione, Pianificazione : Angelo  Luzzi

               Copyright 2009 ©                            

 

UN PROGETTO INTEGRATO E STRATEGICO LOCALE   SUL TURISMO

DI ALTO PROFILO SCIENTIFICO PER UN EVENTO ARTISTICO

 DI ASSOLUTO VALORE CULTURALE

 

La location  del Collegio italo – albanese di Sant’Adriano sarà un museo dinamico a cielo aperto, un teatro all’aperto dove il turista, lo spettatore, il visitatore diventa partecipe, assapora, consuma e vive l’effetto dell’immersione ambientale in un luogo ricco di distinzioni e di eccellenze, da dove più di mille anni si ripetono parte di queste gesta (iniziando dai Calligrafi di San Nilo, con l’imbrecciatura delle pelli, ai giorni nostri). Torneranno complete le scenografie degli avvenimenti preparate (maniacalmente) con la dovuta professionalità, e si ripeteranno nello svolgersi dinamico del tempo finalizzati a vivere una sorta di comunicazione arcaica; una macchina del tempo caratterizzata da un coacervo di funzioni, culture, messaggi simbolici che una cultura attraverso il canto, la corporalità e la gestualità condivide, comunica e definisce la propria identità, quella arbereshe e nonostante tutto, purtroppo, ancora sconosciuta alla maggior parte degli italiani e stranieri. Sarà quindi la rievocazione storica, questo  “Grande Evento” a interpretare in tutta la sua bellezza, storia, arte , scienza, religione, la cultura delle tradizioni popolari  e quella della produzione dei prodotti tipici e genuini e dell’enogastronomia , la cultura materiale e la cultura ideale di tutta la diaspora arbereshe.

Sedimenti vibranti di memoria da proporre sia per rafforzare e ritrovare i valori di una identità opacizzata,   sia perché il bene culturale possa riverberare nel vissuto di ognuno, anche nel turista informato, sia per una visione ancor più positiva del futuro da vivere in armonia, fatta di  concretezze in un panorama sociale europeo che, nell’esaltazione delle sue diversità, trova l’essenza più vera per la costituzione della sua Unità.

Il progetto sufficientemente articolato indicizza la sua elaborazione su alcuni sostanziali temi:

 

BASILIANESIMO, SAN NILO E SPIRITUALITA’ BIZANTINA – MEDIO EVO – RISORGIMENTO - IL DIVENIRE DELLA SOCIETA’ – TRADIZIONI POPOLARI,

promuove altresì

L’ENOGASTRONOMIA TURISMO CULTURALE E SOSTENIBILE – IL TURISMO RELIGIOSO E CONGRESSUALE,

ingloba

 UN COMITATO SCIENTIFICO e si orienta al raggiungimento dei suoi obiettivi attraverso la mediazione dell’analisi SWOTT : punti di Forza – Punti di debolezza –Obiettivi generali e specifici – Fattibilità – Rischi – Opportunità – Finalità.

 ll compito del recupero sistematico delle tematiche dell’evento viene affidato ad un Comitato Scientifico, attraverso il qualificato apporto di illustri accademici . Etnografi, etnomusicologi, socio antropologi, demologi storici, linguisti, economisti, letterati, esperti del turismo e delle istituzioni , registi, esperti delle tradizioni popolari,etc., Il materiale sarà raccolto e catalogato per la diffusione e la messa in rete , per la sua valorizzazione.

Per la realizzazione del progetto è occorsa una bibliografia di 85 testi , 25 relazioni tematiche, 19 progetti preliminari, di cui  tre strutturali per l’area evento.

Nella calendarizzazione dell’Evento,

un avvenimento che meriterebbe essere organizzato e rimodulato è che concorrerebbe ad arricchire il Parco Culturale è

  • IL FESTIVAL della CANZONE ARBERESHE, un contenitore , dopo i primi 5 anni, strutturalmente vuoto.

Sgomberando il campo e rigettando con forza il pettegolezzo, il sentir dire, le banalità che hanno come sede la strada, la piazza, il bar e invitando tutti ad una riflessione serena, al dialogo , al confronto, alla discussione e nelle sedi opportune, abbiate venia della mia tribolazione e consentitemi nella stesura di non tradire il mio carattere e la mia coscienza libera o la mia natura di anima ingenua.

Fin dalla sua prima manifestazione ho sempre sostenuto l’idea festival validissima. Con altrettanta sincerità, mi permetto di osservare che, ogni fatto umano non è perfetto e pertanto l’organizzazione festival, necessitava di correzioni e miglioramenti subito dopo i primi tre anni. Duole osservare che, a tutt’oggi si persevera negli errori, e nel pressappochismo festivaliero; addirittura l’accentrata invadenza politica e le evidenti attenzioni di uno sfrenato protagonismo edonista infarcito con acrobazie di millanteria culturale hanno ulteriormente incrementato la disaffezione della gente alla partecipazione e appesantito l’aria del consenso, tanto da affermare che, negli ultimi 25 anni si è concorso esclusivamente per arraffare i premi in palio, disponibilità permettendo, ignari dello spessore di una manifestazione mai decollata. Il calo delle presenze è stato tangibile fin da allora, e non è tardato l’esodo di figure artistiche che avrebbero potuto apportare sostanziali benefici al contenitore festival e all’intero settore musicologico e coreutico arbereshe. Non siamo in pochi ad affermare che  il sistema, ci ha privati della partecipazione “all’idea di quel disegno concreto che è l’anima metodologica e accademica di qualsiasi festival che si rispetti in Italia e nel mondo”. Di questo avevo parlato personalmente con il compianto avv. G. D’Amico in una riunione , non sono valsi neanche i miei appelli disinteressati dalle emittenti radio televisive. Solo il compianto avvocato G. D’Amico  e il prof. A. Solano avevano intuito la mia riflessione ed erano disponibili  ad una mia relazione, mentre per quanto riguarda i rimanenti, gli era venuto a mancare il terreno sotto i piedi ancor prima di dialogare.

Almeno l’ideatore del festival, nei primi anni, una giustificata soddisfazione l’aveva raggiunta  cioè quella di un momento aggregativo annuale degli Arbëresh della diaspora a San Demetrio Corone, e di aver fatto assurgere il Festival a simbolo degli Arbëresh e bandiera di tutte le battaglie che si sarebbero combattute. Mi propongo di pubblicare l’opinione completa sul Festival prossimamente nelle pagine della rubrica l’Opinione di Lino Luzzi su Arbitalia. Intanto, è doveroso inserire degnamente il Festival della Canzone Arbershe nel Parco Culturale e onorare fino in fondo la memoria dell’ideatore che ebbe a dire nel 1986 ”: Il festival è diventato il simbolo della nostra gente…e poiché è la bandiera di tutti gli Arbëreshë, non deve avere colorazioni politiche”. Santa ragione, sarà meglio evitare le invadenze politiche e indire da parte della competenza una vera e propria gara tra le associazioni ( di appalto) per la gestione organizzativa artistica e culturale con lo scopo di collaborare e coadiuvare il Comune di San Demetrio Corone, anche in risposta istituzionale agli avvenimenti e alla delibera comunale del 18 /7/89.

 

Un altro avvenimento che acquisterebbe un posto d’eccellenza nel Parco Culturale è la

                         

  • RASSEGNA BIENNALE D’ARTE CONTEMPORANEA MAGNA GRECIA

Solo se riuscisse a  non chiudere  i battenti con la presenta di 30 persone, compreso qualche artista.

Non si tratta di opinione velenosa, consideratela una mia critica costruttiva, perchè attraverso le osservazioni si può migliorare ed affrontare con maggior grinta i problemi; attraverso il sottaciuto e  i soliloqui non si è mai costruito nulla.

Le esperienze vissute in Italia e nel mondo, ogni tanto servono a qualcosa. La permanenza  lavorativa di prestazione professionale nell’isola di Saccasessola , difronte alla Giudecca, a Venezia per quasi due anni, mi hanno indotto, da buon capo-settore elettrico a trascorrere, a causa del…”.siete affamati, siete pazzi “, i fine settimana attraverso i beni monumentali ed artistici della città lagunare,  e con visite inevitabili e indispensabili alla biblioteca Marciana , alla chiesa di San Crisostomo e all’Arsenale della Biennale. Non sono riuscito a fare concorrenza a Sgarbi, ma una busta di plastica colma di qualche esperienza,  l’ho portata a casa.

Sulla Biennale d’Arte Magna Gecia mi propongo di pubblicare una opinione e la relazione di proposta sulle pagine, di Arbitalia. Intanto , so che nonostante tutto, il progetto “ Biennale” è ambizioso ma non  di difficile realizzazione se venissero attivate disinteressatamente forme di partecipazione su manifestazioni di interesse oppure organizzare incontri sotto forma di audizione. Per riuscire però anche a livello internazionale, occorre lavorare già da domani e renderla  particolare ed originale per il luogo di proposta e la filosofia dei temi anche per l’indotto( su questo versante non mancano le idee). Per esempio, per essere importanti le cose bisogna viverle, sentirle , esere attratti da interessi, vivere la Biennale pienamente e  ovunque, nell’arco dei due anni, a  cominciare con un “ bando di concorso per le scuole” riservato ai bambini  ed ai ragazzi delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado dei Comuni dell’Unione Arberia e di tutta la Calabria. Concorso per avvicinare i bambini al mondo dell’arte contemporanea , come conoscenza , fantasia, emozione, patrimonio, risorsa a cui tutti fin dalla giovane età  si dovrebbero avvicinare. Articolare la manifestazione con strategie di attrazione dettate da quel pò di inventiva e creatività sostanziale,  che vive in ognuno di noi . Pensare al Mediterraneo come linea di  frontiera dell’Arte tra il fascino del passato e la magia del futuro, se restare o andare avanti o trovare l’energia di volare da una situazione all’altra. Pensare di offrire  un panorama il più possibile vasto e vario dell’arte contemporanea, senza preclusioni, al di là dei settorialismi e sudditanze ai dettami della moda e del mercato, specialmente quello americano che, nonostante tutto,  detta legge. Ricordare le altre espressioni che si legano, l’Arte della musica, della fotografia, del video, Arte della Sovrapposizione etc….

Nonostante la Biennale Magna Grecia si avvia al suo decimo anno di vita, siccome fino ad oggi attraverso i vari cataloghi pubblicati non ho intravisto uno staff organizzativo, mi permetto di suggerire l’indispensabile presenza di un Presidente, di un Direttore Artistico, di un Comitato Organizzatore, di una Commissione Interna, un Consulente Esterno di Direzione, ed un Organizzatore dell’evento.

  • Completamento e fruizione del  TEATRO DEL FOLKLORE

Anello importantissimo delle strutture qualificate del Parco Culturale sarà il Teatro del Folklore, ormai giunto alle fasi della sua ultimazione. Una volta attivata  l’unità di gestione  e lo staff organizzativo di teatro stabile con direttore artistico, sicuramente esprimerà  al massimo il suo ruolo dinamico identitario nei diversi contesti della nostra cultura coreografica, musicale, comportamentale , nelle forme di rituali tradizionali, di rappresentazioni sacre , di teatro popolare. Sarà essenziale per la lingua, per tutta la cultura ideale nella rappresentazione della narrativa orale formalizzata, ai formalizzati cantati, nei canti collegati al ciclo della vita, ciclo dell’anno, canti di lavoro, nei canti narrativi, canti religiosi e sena dubbio nei canti lirico – monostrofici popolari come il “ Vjersh” ed altri.

E senza dubbio il teatro verrà certamente incontro ai diversi gusti del pubblico, anche qui nei diversi contesti. Un fatto è certo, la ricchezza del teatro è tale da rappresentare lavori multi – disciplinari in una continuazione infinita.

  • TURISMO CULTURALE E SOSTENIBILE – ENOGASTRONOMIA

Non ci sarà da stupirsi  se  nel Parco Culturale si colgo l’importanza del turismo culturale e sostenibile, l’enogastromia, agroindustria  come nuova frontiera per la nostra sopravvivenza etnica , seguendo, magari, qualche teoria di Paolo Leohn nel rapporto tra Innovazione, Economia e Beni Culturali e le indicazioni del prof. Tullio Romita.

. Certo il turismo da solo, come si è verificato in tutto il mondo, non può bastare a risollevare le sorti di una economia debole ed emarginata. Non è sufficiente ma è strategico, anche perché è risaputo, che in posti dove si sta bene in vacanza, tutti sono più disponibili lavorare e ad avviare nuove iniziative economiche. 

A questo punto in tutta l’area del Parco Culturale, cioè in tutti i paesi arberesh dell’Unione dei Comuni Arberia, occorre il completamento della toponomastica bilingue avviata e un

SISTEMA DI INFORMAZIONE TURISTICA

  • PROGETTARE LA TOPONOMASTICA TURISTICA – SERVIZI - IL DECORO E VERDE PUBBLICO.

Una bozza di progetto generale e molto particolareggiata “ Toponomastica Turistica – Unione dei Comuni Arberia “ è stata già approntato da:  Shpirti Vendit –Genius Loci - Associazione Culturale e di Promozione Turistica – Tradizioni Popolari . Si tratta di un progetto rispondente ad una vera e propria strategia della comunicazione su tutti i livelli e attraverso luoghi regionali e nazionali con specifiche modalità di segnalazione, oltre ai  consolidati punti informativi.

  SHPIRTI VENDIT – GENIUS LOCI

Associazione Culturale e di Promozione Turistica -Tradizioni Popolari

CF: 97022950782 Sede C/da Sepe n°4, CAP 87069, S. Demetrio Corone (Cs) Tel e Fax: +39 0984910711 –

Cel +39 3204856527 +39 3478167160 e-mail; linogeniusloci@libero.it

 

  • SISTEMA STRADALE E VIARIO

 

La tutela delle comunità linguistiche e culturali riguarda anche gli interessi socioeconomici e ambientali che formano il presupposto della loro esistenza e conservazione. Per cui intervenire sulla viabilità e quindi nel consolidamento e ampliamento del sistema stradale e viario diventa una necessità. Necessità anche per tutte le infrastrutture mancanti da sempre, come un’autostrada, un aeroporto, un porto funzionale, una ferrovia ad’alta velocità o due binari elettrici, direttrici viabili di comunicazione trasversale, metropolitane leggere che partono dall’Unical per raggiungere Cariati e Oriolo, o viabilità strategiche tipo Sibari Sila.

Sulla Sibari - Sila , la mia opinione prossimamente su Arbitalia. Sembra il progetto di un palazzo, iniziato, però, dal 3° piano.

 

  • RILANCIO del LICEO – GINNASIO di San Demetrio Corone

 

Nessuno ormai può tirarsi indietro alle dinamiche e moderne iniziative del Preside Jaconianni…

Dalla data del suo insediamento continua positiva la sua pianificazione, tanto da raggiungere in breve tempo, consenso, stima e partecipazione da parte di genitori e studenti, a dire il vero anche dall’opinione pubblica. La consapevolezza di frequentare un istituto di eccellenza come quello del Liceo – Ginnasio di San Demetrio Corone e l’accresciuta coscienza sul valore didattico, stanno spingendo questa scuola a riposizionarsi in classifica.

Privilegi ed eccellenze uniche in Calabria sulla storia di questi istituto, appannate negli anni e non sufficientemente difese . Sono luoghi  viventi di memoria storica, dove da sempre il pensiero, lo studio e la riflessione classica, diventano di forte attualità nel contesto di una società in crisi  e alla ricerca di una nuova identità. Questo istituto gode di una cattedra di insegnamento della lingua arbereshe.

  • Sulla questione dell’insegnamento della lingua messa a tutela dalle leggi, sarà bene adoperarsi velocemente a rendere obbligatorie le ore di didattica in tutte le scuole dei paesi arbereshe. Sui ritardi e sulle cause, la mia opinione quanto prima su Arbitalia.

 

  • L’EMIGRAZIONE

 

Senza una attenta lettura del passato non c’è futuro, e non c’è popolo essente dal fenomeno dell’emigrazione . La Diaspora Arbereshe in Italia, dopo le prime emigrazioni secolari, non è rimasta immune dal dramma del Mezzogiorno e della Calabria sulle emigrazioni. Nel Parco Culturale Unione Arberia non poteva mancare, anche nel rispetto degli indirizzi del POR FESR Calabria sui LABORATORI DELLA MEMORIA STORICA il capitolo di recupero sulla storia dell’emigrazione dai paesi italo – albanesi dell’Unione Arberia.

Sarà certamente un invito ad addentrarsi nello spaccato dell’emigrazione negli anni passati dei nostri paesani che hanno dovuto lasciare la terra d’origine per la seconda volta, per cercare altrove quel lavoro che in Calabria è sempre mancato per le condizioni oggettive che conosciamo e per i troppi e ripetuti errori dei politici. Costrizioni che uniti al fenomeno di quelle calabresi, anche sulla “ Mano Nera” o quelle sui drammi delle attraversate a realizzare il grande sogno americano, hanno interessato tante persone tanto da impoverire di più di due milioni di braccia e menti la Calabria nel secolo scorso. Dal 1876, primo anno di cui si hanno i dati, senza farne astratta sociologia, si ha una lettura non superficiale del dramma della Calabria,  si intuisce la politica del governo volutamente assenteista verso il sud e riteneva l’espatrio una valvola di sfogo e una opportunità per le casse nazionali dal flusso monetario che derivava dalle rimesse. Di sicuro quella quella eroica e drammatica emigrazione potrà costituire la riapertura di ferite mai guarite e momenti di ripensamento su quanto difficili fossero le condizioni di vita nei nostri territori, quando già l’Unità d’Italia era avvenuta da un bel pezzo , ma soltanto da un punto di vista politico- amministrativo e non di certo sociale.  Sarà bene chiedersi come mai prima e durante il Risorgimento il popolo calabro arberesh non era motivatamente insorto accanto alle nobili figure che ricordiamo del Risorgimento? Siamo sicuri di conoscere tutte  le ragioni culturali e socio-politiche, che nel tempo sono state le cause di abbandono della Calabria da parte di intere schiere di artigiani, muratori di braccianti e contadini espulsi da una vita di miseria nelle zone di montagna isolate  e senza risorse come le nostre, e che hanno aperto la grande Questione Meridionale mai risolta!!

Anche se in chiave diversa, è un tema, purtroppo di forte attualità, che deve essere ripreso però con il dovuto rispetto, iniziando dai percorsi di tutti e  di coloro che si sono affermati  e contribuito allo sviluppo economico sociale delle nazioni ospitanti.

Sono tante le nazioni che hanno ospitato e ospitano arberesh. Sarebbe un modo rispettoso di ricordare la nostra gente, con l’istituzione di un premio, o inserirli nel PREMIO ARBERIA, per alcuni versi già operante, anche a completamento dei tasselli che costituiscono  il nostro LABORATORIO DELLA MEMORIA STORICA. Altra proposta, indire serate tematiche dedicate ai temi delle personalità in questione, come può essere un filone di serate di ballo da  dedicare per esempio a  ENRIQUE CADICAMO, poeta del Tango Argentino di S. Demetrio Corone .Un evento dedicato al TANGO , al ballo più famoso e intrigante del mondo, provocherebbe richiami  nazionali ed internazionali non secondari. (Una piazza o una via a lui dedicata non pare visibile , nonostante sia stata un’impresa trovare la via dedicata a Corrado Alvaro,  avrebbe forse meritato di più).

L’elenco dei capitoli di proposta è ancora lungo, figuratevi le relazioni che ogni capitolo comporta.

Ma noi il tempo per leccarci le ferite l’abbiamo.

 

A completamento della proposta in calce, elenchiamo le zone dell’Arberia in Calabria, suddivise in aree tematiche:

  1. L’area Arbereshe della Pre Sila Greca: Presenza di ricco patrimonio storico monumentale – Documentazione  storica Risorgimentale e letteraria della cultura italo-albanese – Cultura Materiale – Cultura Ideale - Tradizioni popolari - Caratteri urbanistici – Insediamenti produttivi agroalimentari ed enogastronomici tipici.

San Demetrio Corone – Santa Sofia D’Epiro – San Cosmo Albanese – Vaccarizzo Albanese -    San Giorgio Albanese -

 

2        L’area Arbereshe Pollino: Conservazione della lingua antica e della struttura urbanistica –

Tradizione folkloristica – Tradizioni religiose e liturgiche – Musiche e canto popolare –

 Arte iconografica – Già strumenti di musica popolare.

Plataci – Castroreggio – Farneta : Conservazione della lingua antica e struttura urbanistica, già strumenti popolari.

Civita – Frascineto – Eiannina – San Basile – Spezzano Alb. : Tradizione folkloristica.

Lungro – Firmo – Acquaformosa :Tradizioni religiose e liturgiche, musica e canto popolare, arte iconografica.

 

                                                                                                                                                    

3         L’area Arbereshe versante Tirreno: Cultura materiale, artigianato, tradizioni popolari.

San Benedetto Ullano – Marri – San Giacomo di Cerreto – Cavallerizzo – San Martino di Finita – Santa Caterina Alb. – Cervicali – Falconara lb.

 

4        Area Arbereshe Catanzarese: Tradizioni popolari.

Caraffa di Catanzaro – Vena di Maida – Pizzeria. 

 

 

5        Area Arbereshe Crotonese: Tradizioni popolari

Carfizzi – San Nicola dell’Alto - Pallagorio

  

San Demetrio Corone, 15 Ottobre 2011

Lino Luzzi

 

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