“IL
CONTRIBUTO ALBANESE AL RINASCIMENTO EUROPEO”
di Mikel
Prenushi
(Argomento
scelto e tradotto da Francesco Marchianò)
Il Rinascimento ha marcato
nella cultura europea il passaggio dal medioevo all’epoca moderna
ponendo l’uomo al centro della speculazione filosofica e scientifica e
liberando il sapere dalle pastoie della religione e della teologia.
Anche in campo artistico
nacquero nuove tendenze e nuovi stili che fecero emergere artisti come
Donatello, Michelangelo, Leonardo da Vinci, ecc.
Questo periodo fu
caratterizzato in tutta Europa dalle guerre di predominio tra Spagna,
Francia ed Impero Tedesco nonché dalla minaccia dell’espansionismo turco
nei Balcani ed in tutto il bacino del Mediterraneo.
La caduta di Costantinopoli
(1453) e la successiva invasione dell’intera penisola balcanica
determinò la fuga di molti uomini di cultura verso le corti d’Europa e,
soprattutto verso quelle italiane dove, grazie a potenti mecenati, si
affermavano gli ideali dell’Umanesimo e del Rinascimento che riportavano
in auge la classicità greco-romana nel campo delle lettere ed in quello
delle arti.
Fra questa schiera di dotti,
impregnati di cultura greca emergeva un gruppo di intellettuali albanesi
fuggiti dalla madrepatria invasa dai Turchi: i fratelli Giovanni e Paolo
Gazulli, il poeta Michele Marulli, il cronista Marino Barlezio, il
filosofo Leonik Tomeu ed altri importanti.
Il Prof. Mikel Prenushi, che
ho avuto il piacere di conoscere personalmente nell’agosto 1992 a
Scutari, autore dell’opera “Kontribut shqiptar ne Rilindjen europiane”
ha ricostruito fedelmente il periodo storico, le vicende umane e le
opere di questi intellettuali albanesi basandosi su una ricca ed attenta
bibliografia, attingendo da biblioteche italiane ed europee nonché da
riviste specializzate sull’argomento.
Tra le tante biografie
contenute nell’interessante libro del Prenushi, diamo, qui di seguito,
la traduzione dall’albanese della vita e delle opere del grande pittore
Vittore Carpaccio le cui opere sono esposte a Parigi, Vienna e Venezia e
del quale pochi sanno della sua origine albanese.
Il saggio, scritto durante il
regime enverista, ha costretto l’autore ad evitare termini e riferimenti
politici e religiosi che altrimenti avrebbero impedito la diffusione di
questa pregevole opera che getta anche nuova luce circa la presenza
degli Arbereshe.
Per i cultori di
uniformologia del passato, inoltre, le opere del Carpaccio, sono
importanti perché ha raffigurato, soprattutto nel ciclo delle “Storie di
Sant’Orsola”, il probabile abbigliamento degli stradioti albanesi
arruolati dalla Serenissima. Per ulteriori informazioni su Vittore
Carpaccio rimandiamo al sito
www.artinvest2000.com\carpaccio
(Francesco Marchianò).
Vittore Carpaccio nacque a
Venezia nel 1455. I suoi genitori venivano dall’Albania, da Korça ,
stabilitisi nella Repubblica di Venezia nel XV sec. la sua famiglia
viveva nella comunità di Venezia ma nella stirpe dei Carpaccio ce
n’erano altri stabiliti in Romania.
Carpaccio era un cognome
albanese che si conserva ancora oggi e proviene dalla parola albanese
karpë (masso, rupe).
L’origine albanese di questo
grande artista viene certificata da tutta la sua vita e dalla sua
attività artistica. Fu contemporaneo e stretto collaboratore di grandi
artisti del Rinascimento italiano: Gentile e Giovanni Bellini.
Il primo si ricorda per aver
ritratto dal vero Skanderbeg quando questi venne in Italia. Vittore
Carpaccio considerava Gentile Bellini come suo unico e rispettabile
maestro.
Diversi studiosi hanno posto
Vittore Carpaccio alla stessa stregua dei geni della pittura veneta del
Rinascimento come Andrea Mantegna, i citati Bellini, Carlo Crivoli,
Lazzaro Bastiani, ecc., ma hanno lasciato nell’oblio la sua origine
albanese e la sua attività creativa come albanese.
Egli è considerato
ingiustamente come un pittore veneto. Tutta la sua vita ed opera
mostrano chiaramente che egli fu albanese e patriota.
Nel dizionario “Larousse”
leggiamo queste parole: “Quando si ammira l’opera di questo semplice
pittore, di talento ed affascinante, dispiace veramente che non si
sappia nulla della sua vita”.
Uno scrittore, Luigi Correia,
aveva sottolineato nel proprio lavoro “Elogio di Carpaccio”, letto
nell’Accademia di Venezia, le difficoltà che emergono nella biografia
del pittore.
Noi, di fatto, non abbiamo su
Carpaccio che alcuni rari documenti e questi, anzi sono sparsi in più
luoghi. Il suo talento ha illustrato la seconda metà del XV sec. , che
dà origine al secolo aureo nella pittura. Il critico d’arte italiano
Zanetti (1921) diceva: “ Carpaccio aveva nel cuore la verità”.
I critici e gli storici
dell’arte in Italia ed altrove unitamente hanno scritto sulle sue opere
ed hanno dato giudizi, naturalmente in modo positivo, ma nulla sulla
sua vita ed origine albanese nel momento in cui per i suoi contemporanei
e pittori meno validi, sono stati riportati invece dati minuziosi.
Nella nebbia dei secoli, a
quanto pare non senza fini, viene nascosta la sua albanesità.
Negli studi e pubblicazioni
anteguerra fatti in Albania viene messa in evidenza l’attività di
Vittore Carpaccio nella confraternita albanese di Venezia. In questa
città, Vittore Carpaccio era, fin dall’inizio del XVI sec., uno tra i
membri più attivi della confraternita “Scuola degli albanesi”.
Questo centro culturale
albanese operò a favore della liberazione della patria e per la tutela
delle migliori tradizioni libertarie e culturali albanesi.
Gli albanesi emigrati a
Venezia erano numerosi. Sei quartieri della città portavano nomi
albanesi e l’attività politica, economica e soprattutto quella culturale
degli albanesi era vivace.
Ancora oggi in questa città
si conserva il nome di una strada a ricordo degli albanesi che vi
risiedettero ( Calle degli Albanesi).
Numerose sono le pitture, i
quadri di grandi dimensioni che creò il pennello di Carpaccio, ma, tra
questi occupano un posto fondamentale le opere artistiche con argomento
albanese. Così, quando nel 1502 fu costruita la Scuola degli Albanesi,
nella facciata principale, tra due finestre scolpì un bassorilievo con
tema albanese, un ricordo molto significativo per la patria. In esso si
rappresentava l’assedio di Scutari: al centro il castello che
simboleggia la resistenza albanese e, di fronte, in basso, con le loro
armi ingloriose, il sultano Maometto e il Gran Visir. Sopra il
bassorilievo è scolpito l’anno MCCCCLXXIIII (1474), anno del primo
assedio e dell’eroica difesa.
Questo bassorilievo,
conservato fino ad oggi è considerato come una delle rare e preziose
opere del Rinascimento che sono diventate eco dei grandi avvenimenti
dell’epoca.
Il Carpaccio ha documentato
la sua origine albanese anche col rivestimento in marmo fatto alla
facciata della Scuola degli Albanesi e soprattutto con l’abbellimento
dei suoi maestosi quadri, opere d’arte, dove si vedono chiaramente le
tracce dei motivi albanesi. E’ evidente che Vittore Carpaccio fosse un
noto pittore, ma fu per i bisogni della confraternita albanese anche
scultore, come si evidenzia dal bassorilievo menzionato, inoltre vi
lavorò come architetto e direttore dei lavori per il rivestimento in
marmo della scuola.
Dei sei quadri di questo
pittore albanese, elaborati con gusto ed ispirazione per la Scuola degli
Albanesi di Venezia, quando egli era al culmine della sua maturità
artistica, i due migliori furono presi per ordine di Metternich, quando
gli austriaci occuparono Venezia e che ancora oggi si conservano a
Vienna mentre gli altri si trovano nell’Accademia di Venezia ed in altre
città italiane. Oltre a questi sei quadri, Vittore Carpaccio ha anche
molte altre opere di notevole valore artistico.
Nella sua creazione
pittorica, accanto ai temi non religiosi ci sono anche temi religiosi
cosi come nelle opere dei suoi contemporanei. La sua arte,
indipendentemente dalla tematica, è umana, personale ed incantevole.
Egli appartiene agli inizi
del secolo aureo della pittura. Vittore Carpaccio è noto come pittore
delle “Storie di S.Giorgio” nell’omonima chiesa di Venezia, dove si
radunavano i patrioti provenienti dall’Albania terra d’origine del
pittore.
Nella galleria dell’Accademia
di Venezia ed altrove ci sono anche altri suoi lavori che, pur essendo
di contenuto religioso, col loro aspetto realistico e vitale, hanno dato
un colpo, alla pari delle altre grandi opere dell’arte rinascimentale,
all’ideologia religiosa medievale, al misticismo, all’arte religiosa
oscurantista in generale.
Paragonando Donatello, grande
artista rinascimentale italiano, con Vittore Carpaccio la critica
d’arte, Paola Giulini, nel 1939 scriveva: “Ricordate l’eroe donatelliano,
creato strettamente con la semplicità olimpica dei santi
cristiani…guardate, invece il cavaliere furioso tratteggiato dal
pennello di Carpaccio. Il cavallo è un cavallo di fuoco, battagliero e
nero e, l’intera composizione, assomiglia alle nostre raffigurazioni
immaginarie dei semplici cavalieri tanto popolari nelle visioni e sogni
fantastici. Sicuramente questa è una figura molto decorativa”.
Questo apprezzamento viene
riconosciuto alla tela di San Giorgio che uccide il drago, nel quale
Carpaccio ha raffigurato con caratteri reali la lotta contro il male,
contro il brutto ed il trionfo del positivo, naturalmente attraverso
un’allegoria semileggendaria. Al centro egli ha posto la figura di un
guerriero con tutta la sua vitalità ed abilità bellica. Dunque, anche
nelle rappresentazioni con argomento religioso egli ha preferito sempre
quelle più comprensibili e popolari.
Giudizi molto positivi
vengono dati ai quadri di questo pittore albanese. Cosi per la pittura
di Vittore Carpaccio dal titolo “Storie di Sant’Orsola” (figura quasi
fiabesca), abbiamo questo apprezzamento della Giulini: “E’ la luce che
entra dalla finestra aperta che ha qualcosa dal vero cielo. I colori
delicati cantano …”.
Un altro quadro di Vittore
Carpaccio di grandi dimensioni e di argomento non religioso è “La
partenza” che si conserva ancora oggi nell’Accademia di Venezia. In esso
l’artista ha dipinto con colori vivi, tinte gradevoli, con realismo, la
partenza di un gruppo di cittadini dalla riva. Forse qui c’è qualcosa
della sua nostalgia per la partenza dall’altra parte dell’Adriatico,
dalla sua amata patria che era occupata. In questo quadro abbiamo una
visione di festa. La bellezza e l’armonia nell’aspetto delle persone,
dei mezzi di navigazione, caratteristici per questa città circondata dal
mare come anche altri dettagli di questo quadro documentano le rare
abilità e la fantasia creativa di questo pittore, il suo umanesimo
espressivo e vivo la sua maestria nell’uso dei colori, ecc. Carpaccio è
noto anche come maestro completo del paesaggio.
Numerose sono le pitture di
Vittore Carpaccio, una parte delle quali viene riconosciuta come uno
spaccato vivo della vita veneta dell’epoca, ma i lavori di pittura e
scultura per la Scuola degli Albanesi sono senza dubbio le sue opere
migliori. Per essi egli ha lavorato intorno agli anni 1502 – 1510. Delle
opere di Carpaccio viene valorizzato molto il ritratto di giovane con
zuccotto rosso. In uno dei suoi quadri viene raffigurato anche il
tamburello che, come si sa, venne portato per la prima volta in Italia
dagli Stradioti albanesi e greci.
Vittore Carpaccio si spense a
Venezia nel 1526, a 71 anni. Lavorò senza posa fino agli ultimi anni
della sua vita.
In tutte le pubblicazioni
della storia dell’arte rinascimentale, nelle enciclopedie speciali ed
universali il suo nome si cita con particolare rispetto ed i suoi quadri
sono riprodotti come modello dell’arte avanzata realistica del
Rinascimento.
Alcuni suoi affreschi nel
palazzo ducale di Venezia sono scomparsi, ma le opere principali si
conservano ancora oggi nella Galleria delle Arti di questa città e della
provincia, a Chioggia, nella pinacoteca di Ferrara, a Milano e perfino
nella Cattedrale di Zara. Opere dell’albanese Vittore Carpaccio sono
anche in alcune città europee, a Berlino, Vienna, Parigi (Louvre), ecc.
sono considerate come rari capolavori dell’arte del XVI sec.
Le opere di Carpaccio sono
esposte in molte esposizioni internazionali come New York e Philadelphia.
Con questo pittore di talento
del passato, l’Albania è stata rappresentata degnamente nell’arte del
Rinascimento Europeo.
- Scheda bibliografica:
- Mikel Prenushi: “Kontribut
shqiptar ne Rilindjen europiane”
- Shtepia botuese “8 Nentor”
- Tirana, 1980.