Mirë se erdhe...Benvenuto...
ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
  Le Legge e l' Arbëria - L' Arbëria e la Legge  

 

MINORANZE LINGUISTICHE: UNA PROPOSTA DI LEGGE CONFUSA E PASTICCIATA
 
(Articolo del prof. Francesco Altimari, docente UNICAL)

Gli organi di stampa, locali e nazionali, e le emittenti radiotelevisive hanno riportato negli ultimi tempi serrate critiche indirizzate all’operato del nostro Consiglio regionale, critiche che sarebbero anche ovvie e scontate se rispondenti a una diversa valutazione politica, naturalmente legata al modo di interpretare gli interessi che si intende legittimamente rappresentare. Il problema, che dovrebbe però preoccupare e far riflettere non poco i nostri consiglieri regionali è che molto spesso questi attacchi e queste polemiche non riguardino affatto – cosa del tutto scontata nella dialettica politica – una diversità di opinioni politiche, ma essenzialmente la “qualità” dei provvedimenti discussi e approvati in Consiglio.

Sempre attraverso la stampa veniamo a sapere che qualche avveduto consigliere regionale sta prendendo le opportune contromisure e, prima che si licenzino taluni impegnativi provvedimenti, come quelli che riguardano la riforma dello Statuto regionale, sagacemente propone ai suoi colleghi di coinvolgere, attraverso conferenze, seminari e stages di approfondimento, anche specialisti “esterni” al Consiglio.

Altri consiglieri, invece, da quanto leggiamo in questi giorni sulla stampa locale e on-line nei resoconti dei lavori delle competenti Commissioni regionali, non sembrano invece mostrare analoga sensibilità e attenzione nell’affrontare tematiche altrettanto impegnative e specialistiche, come quelle che riguardano le minoranze linguistiche regionali. Il risultato di tale approccio “fai da te” è agli occhi di tutti.

Il nuovo testo di legge unificato, approvato in questi giorni in Commissione con una maggioranza molto eterogenea che va da Rifondazione Comunista ad Alleanza Nazionale, con qualche distinguo da parte di qualche forza politica, sia della maggioranza che dell’opposizione, rappresenta il risultato di un disomogeneo assemblaggio di tre proposte legislative, in gran parte mutuate - nell’ architettura “esterna”, non certo nei contenuti - dalla buona proposta di legge presentata nella passata legislatura dall’ on. Marilina Intrieri, iniziativa che era riuscita ad aggregare un vasto consenso politico e consiliare e non giunta in porto solo per la sopraggiunta fine della consigliatura.

Per effetto di tale pasticciato assemblaggio, prodotto dalla III Commissione regionale nelle sedute del 7 e del 13 febbraio 2003, capita così:

di vedere storpiata per non conoscenza dei termini la stessa intitolazione della proposta di legge, rivolta alle “minoranze linguistiche e storiche”(sic!) invece che alle “minoranze linguistiche storiche”;

di imbattersi in più o meno…amene disquisizioni sulla “retrocessione” a “parlate” (art.1) di quelle che la legge n.482/1999 aveva definito “lingue” delle minoranze linguistiche e sulla pontificale e democratica elucubrazione all’art.2 su che cosa i cittadini calabresi di “parlata”albanese, grecanica ed occitana debbano intendere per “bene culturale”minoritario, concetto meramente soggettivo, a quanto pare, suscettibile di progressivi e personalissimi aggiustamenti e capace di mettere sullo stesso piano valori ritenuti equamente identitari come la lingua minoritaria e l’olio extra-vergine d’oliva, l’opera letteraria di Girolamo De Rada e “tumacët shpie”(pasta fatta in casa);

di vedere cancellato, in barba alla legge n.482 a cui pure formalmente ci si richiama, il ruolo delle Università, essendo stato “neutralizzato”con un ridicolo e giuridicamente insostenibile “La Regione può sostenere” (forse se…si comporta bene?) all’art. 7 ”le attività di insegnamento, formazione e ricerca promosse dal sistema universitario regionale”, emendamento che, con ben altro intendimento era stato direi coraggiosamente - visto il “clima” creatosi in Commissione - proposto dallo stesso presidente, on. Salvatore Vescio e sostenuto, come si legge dalla cronaca del dibattito riportato sul sito regionale on-line, da pochi altri consiglieri come l’on. Michelangelo Tripodi;

di vedere sostanzialmente “abrogati”, assieme alle Università, tutti quei soggetti istituzionali (Province, Comuni, Fondazioni, Istituti, ecc.) ritenuti forse politicamente e socialmente “pericolosi” per il controllo dell’operazione, controllo invece certo più agevole nei riguardi di comode Associazioni legate al carro politico di turno, culturalmente deboli, politicamente ricattabili e scientificamente incompetenti;

di veder drenare, vista la centralità assunta oggi dal “mercato”, nel nome della promozione dell’associazionismo, ad imprenditori, sia privati che associati, alberghieri e ristoratori, risorse destinate alle attività culturali (art. 14);

di far passare per promozione della cultura l’erogazione di contributi a pioggia per ogni genere di attività promossa in tutti i campi dello scibile umano, nell’ambito dei Comuni interessati (art.15);

di arrivare ad ipotizzare all’art.19 un intervento speciale di  1.000.000 di euro (circa 1.936 milioni di lire), non certo per sostenere eventi culturali speciali e significativi come ad esempio il centenario deradiano, quanto per pagare le spese legali ai cittadini che volessero cambiare nomi e cognomi (sic!) – operazione già prevista e finanziata dalla Legge quadro nazionale (cf. il suo Regolamento attuativo, art.7) -, far archiviare (sic!) dalle associazioni riconosciute (sempre…i soliti noti!) addirittura le parlate locali come se fossero dei reperti da museo (e il dilettantismo conditio sine qua non per…la loro l’archiviazione!), affidando a Comuni e Province,  espropriati di compiti politico-istituzionali, il non troppo commendevole compito di installatori di cartelloni stradali;

di introdurre all’art.21 una pericolosa discriminante etnocentrica tra Comuni calabresi minoritari e Comuni calabresi non-minoritari, arrivando al punto di prevedere che i piani di programmazione economica, sociale e urbanistica e la loro esecuzione nei territori abitati dalle popolazioni di cui alla presente legge debbano attenersi al principio di non alterare il carattere etnico e culturale dei territori (sic!), ipotesi scientificamente infondata, culturalmente mistificante e politicamente pericolosa, sviluppata ulteriormente all’art.22, dove si introduce una pretestuosa e mistificatoria esigenza di difesa dell’ “etnicità” nella operazione di contribuire alla “orientalizzazione dell'architettura e dell'iconografia sacra orientale” delle chiese delle comunità albanesi di rito bizantino, ricorrendo al sostegno finanziario regionale!

Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca, infine, la dichiarazione di principio riservata (art.23) alla tutela per legge regionale del vicinato (sic!), definito addirittura una specificità “albanese e greca”(sic!) e organismo antropologico, sociale e urbanistico del villaggio italo-albanese, scientificamente riconosciuto come unico intreccio di urbanistica e vita sociale di tipo orientale” (sic!).

In conclusione, non pensavamo che occorresse aspettare tanto  (quasi 30 anni!), né che ci fosse a questo punto bisogno della legge 482 del 1999, impropriamente chiamata in causa per giustificare il provvedimento in discussione, per poter arrivare a proporre, con la benedizione consociativa, una riposta così pasticciata e regressiva, con preoccupanti derive etnocentriche.

Se siamo intervenuti in questo dibattito, lo abbiamo fatto non certo  per difendere interessi costituiti o da costituire, né perché aspiriamo ad essere messi nella lunga lista d’attesa, sostanzialmente già preconfezionata e a numero chiuso, dei tanti potenziali clienti  di turno, dato che, come ha giustamente evidenziato la nota inviata qualche giorno fa dall’Amministrazione Provinciale di Cosenza ai capigruppo politici della Regione, la proposta di “legge regionale approvata dalla Commissione sembra avere per obiettivo prevalente se non addirittura unico quello di introdurre una categoria di fruitori di contributi, agevolazioni, incentivazioni che la 482/1999 aveva escluso e cioè la pletora delle associazioni, organizzazioni, agenzie, laboratori, studi professionali, ecc. ecc. di carattere assolutamente privato oppure in misura marginale partecipato da enti pubblici”.

 Siamo qui solo per difendere  come Università il nostro ruolo istituzionale, ruolo che non spetta certo al consiglio regionale calabrese “sostenere o non”, essendo esso riconosciuto dalla legge quadro nazionale, ma soprattutto vogliamo qui difendere la nostra dignità scientifica e culturale che viene spesso e volentieri calpestata da taluni comportamenti discriminanti, arroganti e prepotenti.

Non ci sogniamo certo di invadere i compiti affidati alla politica, ma sarebbe forse anche opportuno chiedere a certi valenti amministratori regionali di non andare al di là delle loro funzioni e di rispettare il ruolo di tutti i soggetti istituzionali del territorio, compreso quello dell’Università.

 Invece di fare inutili polemiche, sarebbe forse molto più utile partire dal recepimento dell’avanzata legislazione in materia già in vigore nelle altre Regioni, non accontentandosi solo di ciò che offre la propria....cucina, per attenerci ad un registro linguistico molto sensibile, vista la centralità della gastronomia ‘etnica’ quale bene culturale minoritario (art.2). Non sarebbe infatti molto difficile consultare anche on-line quanto sinora lodevolmente prodotto dalle altre  Regioni interessate (cf. il Friuli-Venezia Giulia, la Sardegna, il Piemonte, ecc.), che si muovono in questo campo con ben altri strumenti scientifici e culturali e con ben altre sensibilità politiche, in forte sinergia con le Università, le Province, i Comuni, le Fondazioni e  gli Istituti culturali del proprio territorio.

Francesco Altimari

docente UNICAL

Priru / Torna