“L’approvazione della legge
sulle minoranze accusa strascichi che sanno di clientelismo ed interessi
particolari, poiché non seguono un percorso coerente, in armonia con la
legge quadro nazionale, che tuteli veramente il patrimonio delle minoranze
della nostra regione”.
Questa è la chiave di lettura
del prof. Francesco Altimari prorettore dell’Unical, in merito
all’incredibile colpo di spugna gettato dalla classe politica calabrese
nell’ultima seduta del Consiglio regionale.
La fumata nera registratasi in
seno all’assise regionale che nella settimana scorsa si è riunita per
approvare la legge sulle minoranza linguistiche storiche calabresi,
conferma l’articolata e contraddittoria atmosfera nella quale la III
Commissione nello scorso 7 e 13 febbraio ha licenziato la bozza della
Legge Regionale in materia.
L’icerberg contro il quale è
andata a cozzare la nave della maggioranza regionale è stato la proposta
di emendamento all’art. 10 della bozza di legge unificata che prevede la
formazione di tre istituti regionali: a San Demetrio Corone per la
comunità arbëreshe, a Bova per la minoranza grecanica ed a Guardia
Piemontese per quella occitana.
Raffaele Senatore di F.I.,
ancora una volta, dopo le sue velleitarie richieste respinte dalla
Commissione preposta, ha chiesto al Consiglio Regionale di approvare un
emendamento per la formazione di un altro istituto a San Demetrio Corone:
l’Archivio Etnografico Internazionale del Centro Studi e Ricerche delle
Tradizioni Popolari con sede in Calabria e per la formazione di altri due
centri permanenti di cultura a Caraffa di Catanzaro ed a Vena di Maida.
Tale proposta ha creato una spaccatura nella maggioranza scatenando
l’indignazione della minoranza. Un vero e proprio colpo di scena che
offende ancora una volta una parte della Calabria che da trent’anni
aspetta di vedere riconosciuti i propri diritti.
“E cosi il consiglio regionale
– dichiara Francesco Altimari, prorettore dell’Unical e docente di Lingua
e Letteratura Albanese - invece di discutere le proposte di emendamenti
avanzate da organi istituzionali come le Province, i Comuni e
l’Università, continua a dare voce al clientelismo portato avanti da
singoli consiglieri che curano gli interessi di fantomatiche associazioni
legate al carro politico di turno, culturalmente deboli, politicamente
ricattabili e scientificamente incompetenti a discapito degli autentici
interessi delle comunità ”.
In effetti la Legge Quadro
approvata nel 1999 individua le province, l’università ed i comuni, come
i soggetti istituzionali di riferimento della regione. Nella bozza di
legge portata alla votazione del Consiglio Regionale, tale prerogativa è
appena menzionata e scavalcata da un fantomatico comitato composto dai
rappresentanti politici regionali.
Una presa di posizione, quella
del professore Altimari, che non vuole certamente invadere i compiti
affidati alla politica, ma che chiede di rispettare il ruolo di tutti i
soggetti istituzionali del territorio, compreso quello dell’Università.
Del resto le altre Regioni
interessate dalla legge 482/99 si sono mosse mettendo in campo adeguati
strumenti scientifici e culturali in forte sinergia con le Università, le
Province, i Comuni, le Fondazioni e gli Istituti culturali del proprio
territorio.
“Offesi ed indignati - conclude
Francesco Altimari - chiediamo al Consiglio Regionale di prendere nella
dovuta considerazione gli emendamenti presentati dalla Provincia di
Cosenza in qualità di ente di coordinamento dei comuni tutelati dalla
legge 482/99 e dall’Università della Calabria unica istituzione
scientifica che negli ultimi trent’anni ha lavorato per la promozione e la
tutela delle minoranza calabresi, affinché si possano veramente realizzare
le finalità previste dalla legge nazionale per dare la dovuta importanza
all’insegnamento, alla divulgazione, all’offerta di un adeguato servizio
radiotelevisivo per le minoranze. Chiediamo che venga rispettato il ruolo
delle altre istituzioni politiche, educative e culturali presenti sul
territorio, chiediamo che vengano aboliti i benefici personali
nell’ottica di offrire un adeguato strumento legislativo alle minoranze
linguistiche storiche calabresi.”
NICOLA BAVASSO
(articolo
pubblicato sul quotidiano La Provincia Cosentina del 10 ottobre 2003)