Finalmente la Terza Commissione
regionale, dopo tanto patire, ha partorito il progetto di legge unificato
che detta “Norme per la tutela e la valorizzazione della lingua e del
patrimonio culturale delle minoranze linguistiche storiche della
Calabria”. Un lavoro quello della Commissione che in sostanza è una
risultante di compromessi tra i gruppi politici che hanno presentato le
tre proposte, due della maggioranza, di cui una della giunta, e una
dell’opposizione.
Almeno per quanto riguarda gli
ambienti delle comunità albanesi di Calabria, il disegno di legge
unificato sta provocando un intenso dibattito, anche perché questo
strumento, che dovrà pur diventare legge regionale, era molto atteso.
Polemiche e prese di posizione non mancano. Se ne parla e se ne discute
tra gli operatori culturali, tra le associazioni ed istituzioni politiche,
amministrative e universitarie.
Da una prima lettura, il
progetto si presenta troppo articolato, anche rispetto al testo della
legge quadro nazionale n. 482/99, che pur doveva essere d’attuazione nei
confronti di quest’ultima. Invece siamo di fronte ad un testo che in linea
di massima ha riassunto le tre proposte giacenti da tempo nella competente
Commissione.
Per esempio si sarebbe potuto
ovviare all’art. 3 che definisce il “bene culturale”. C’è bisogno di una
legge per stabilire cosa è o non è bene culturale? Un bene culturale non
può essere né arbëresh, né grecanico e né
occitano, ma universale. Anche sulla programmazione scolastica la legge
quadro nazionale detta precise norme in proposito e, in questo caso quella
proposta dalla Regione, dovrebbe chiarire ancora meglio la progettazione
degli strumenti didattici e la formazione dei docenti. Per quel che
riguarda l’istituzione del Comitato Regionale per le minoranze
linguistiche, in particolare quella albanese, avremmo visto bene una
rappresentanza della Chiesa bizantino-cattolica, per il ruolo che questa
ha svolto e continua a svolgere tra gli albanesi per la conservazione
della cultura e della tradizione. L’art. 15 elenca in modo molto
parcellizzato gli indirizzi programmatici e le iniziative culturali delle
diverse aree disciplinari ed artistiche. Una legge dovrebbe lasciare
spazio invece alle emergenze che possano scaturire in ciascun territorio.
Il secondo comma dell’art. 16 prevede la istituzione di un Centro della
musica e del canto popolare arbëresh, senza che
sia indicata la sede come per gli istituenti Centri culturali (una delle
tre proposte, quella presentata dal consigliere Mario Albino Gagliardi
proponeva Lungro come sede del centro, uno dei comuni albanofoni dove è
più radicato e meglio conservato il patrimonio etnico musicale). Manca
qualsiasi riferimento al patrimonio della melurgia bizantina che, proprio
a Lungro, per la presenza dell’Eparchia e di un valido Coro, ne
giustificherebbe la scelta quale sede del Centro stesso. Se con questa
proposta legislativa la Regione s’impegnerà a finanziare singole
manifestazioni culturali, non si vede perché l’art. 16, primo comma,
stabilisce il riconoscimento del pur benemerito Festival della canzone
arbreshe di S. Demetrio C., mentre avrebbe potuto benissimo riconoscere,
per esempio, le famose Vallje di Civita che da sempre hanno rappresentato
il meglio dell’autentico patrimonio delle tradizioni, del canto, della
danza e del costume degli arbëreshë
d’ Italia.
I nostri sono
degli spunti non polemici, per carità, ma voluti per dare avvio ad un
dibattito su questo giornale da parte dei nostri lettori che sappiamo
interessati alla cultura ed alle tradizioni degli Albanesi di Calabria. Il
progetto, certo, contiene molte positività frutto di diversi contributi
offerti da tanti nel corso di questi ultimi anni. Se nel dibattito in
Aula, che speriamo avvenga nel più breve tempo possibile, dovessero
arrivare emendamenti tali da snellire il testo del progetto di legge,
tanto meglio. Si avrebbe così una legge regionale propositiva ed operativa
nell’interesse dello sviluppo economico, sociale e culturale di questa
parte di Calabria e delle sue genti, che sono le vere depositarie del
patrimonio da salvare.
Alfredo Frega