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  Le Legge e l' Arbëria - L' Arbëria e la Legge  

 

TESTO DI LEGGE UNIFICATO - INCONTRO DI ILLUSTRAZIONE DELL'ARTICOLATO E PER IL SUGGERIMENTO DI EVENTUALI EMANDAMENTI MIGLIORATIVI
 
(Sabato, 8 marzo, ore 16.00, Collegio di S. Adriano, San Demetrio Corone (CS))

Il Gruppo consiliare regionale di Rifondazione Comunista ha promosso un incontro , svoltosi nel Teatro del Collegio di Sant’Adriano a San Demetrio Corone, per l’illustrazione dell’articolato del disegno di legge unificato per la tutela delle minoranze linguistiche di Calabria , licenziato recentemente dalla Terza commissione consiliare regionale, e per “il suggerimento  - come indicato dall’on. Damiano Gagliardi nella lettera d’invito – di eventuali emendamenti migliorativi da sottoporre in sede di dibattimento in aula”.

     Aprendo i lavori, il dirigente provinciale di Rifondazione Comunista Adriano D’Amico, ha ripercorso la storia delle battaglie politiche per arrivare alla  Legge di tutela che esalta il lavoro di quelli che, senza pennacchi, hanno consentito alla cultura arbereshe di superare il terzo millennio, manifestando apprezzamento per il riconoscimento al Festival della Canzone arbereshe che da vent’anni è un  efficace strumento di creatività e di coinvolgimento degli strati popolari alle problematiche delle “piccole patrie”.

      Il consigliere regionale Damiano Guagliardi, italo-albanese di nascita e da sempre operatore culturale per la promozione e la difesa dell’etnia albanese, ha lamentato la scarsissima ricaduta, sia nelle scuole e sia negli altri settori, della legge nazionale di tutela per mancanza di un organismo di controllo. Non basta, quindi, una buona legge.

      “C’è in questi giorni – ha sostenuto il consigliere regionale di Rifondazione, presentatore insieme al collega Tripodi di una proposta di legge in buona parte recepita dalla Terza commissione – una canea fatta soltanto da quattro o cinque persone  che, difendendo soltanto i loro interessi e mostrando astiosità politica,  non sono entrati affatto nel merito della legge e ai suoi principi ispiratori, ma si sono soltanto preoccupati della sua gestione”.

        “La legge approvata in commissione – ha poi detto l’esponente del partito di Bertinotti – riconosce alle tre minoranze presenti in Calabria, una serie di diritti non solo linguistici, definisce il concetto di bene culturale, riconosce il giusto ruolo ai protagonisti storici della tutela (Chiesa, associazioni e sindaci), non offusca la legge nazionale. Ma ci sono anche limiti: mancano i rappresentanti delle Province e delle Chiese locali, sono state inserire comunità che non sono insediamenti storici e sono poi necessari un osservatorio e un Centro di collegamento con l’Albania”.

      Il senatore Cesare Marini, sindaco di San Demetrio Corone, ha ricordato sinteticamente il grande lavoro, a partire dagli anni Sessanta, per il riconoscimento, a livello nazionale e regionale, dei diritti degli alloglotti.

      “Pur non essendo completamente di mio gradimento, questa legge, eccessivamente comprensiva di tutto,  inizia a soddisfarmi. Devo però sottolineare – ha continuato il senatore dello Sdi -  alcuni elementi di disturbo che si sono messi in moto : l’Università che deve pensare ad occuparsi di ricerca  , la Provincia che vuole ad ogni costo rappresentare i Comuni italo-albanesi e, inoltre, tutti quei soggetti privati che vogliono inserirsi nella gestione senza averne titolo”. 

       Ricco di suggerimenti il dibattito che ha registrato gli interventi di Giuseppe Siciliano, presidente della Lidma;  Andrea Muglia e Vincenzo Minisci, sindaci rispettivamente di Guardia Piemontese e San Giorgio Albanese; i cantautori Alfio Moccia e Pino Cacozza; l’ex sindaco di San Nicola dell’Alto, Vincenzo Pace e il presidente della locale pro loco, Gianni Macrì.

Pasquale De Marco

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