Il Gruppo consiliare regionale
di Rifondazione Comunista ha promosso un incontro , svoltosi nel Teatro
del Collegio di Sant’Adriano a San Demetrio Corone, per l’illustrazione
dell’articolato del disegno di legge unificato per la tutela delle
minoranze linguistiche di Calabria , licenziato recentemente dalla Terza
commissione consiliare regionale, e per “il suggerimento - come indicato
dall’on. Damiano Gagliardi nella lettera d’invito – di eventuali
emendamenti migliorativi da sottoporre in sede di dibattimento in aula”.
Aprendo i lavori, il
dirigente provinciale di Rifondazione Comunista Adriano D’Amico, ha
ripercorso la storia delle battaglie politiche per arrivare alla Legge di
tutela che esalta il lavoro di quelli che, senza pennacchi, hanno
consentito alla cultura arbereshe di superare il terzo millennio,
manifestando apprezzamento per il riconoscimento al Festival della Canzone
arbereshe che da vent’anni è un efficace strumento di creatività e di
coinvolgimento degli strati popolari alle problematiche delle “piccole
patrie”.
Il consigliere regionale
Damiano Guagliardi, italo-albanese di nascita e da sempre operatore
culturale per la promozione e la difesa dell’etnia albanese, ha lamentato
la scarsissima ricaduta, sia nelle scuole e sia negli altri settori, della
legge nazionale di tutela per mancanza di un organismo di controllo. Non
basta, quindi, una buona legge.
“C’è in questi giorni –
ha sostenuto il consigliere regionale di Rifondazione, presentatore
insieme al collega Tripodi di una proposta di legge in buona parte
recepita dalla Terza commissione – una canea fatta soltanto da quattro o
cinque persone che, difendendo soltanto i loro interessi e mostrando
astiosità politica, non sono entrati affatto nel merito della legge e ai
suoi principi ispiratori, ma si sono soltanto preoccupati della sua
gestione”.
“La legge approvata in
commissione – ha poi detto l’esponente del partito di Bertinotti –
riconosce alle tre minoranze presenti in Calabria, una serie di diritti
non solo linguistici, definisce il concetto di bene culturale, riconosce
il giusto ruolo ai protagonisti storici della tutela (Chiesa, associazioni
e sindaci), non offusca la legge nazionale. Ma ci sono anche limiti:
mancano i rappresentanti delle Province e delle Chiese locali, sono state
inserire comunità che non sono insediamenti storici e sono poi necessari
un osservatorio e un Centro di collegamento con l’Albania”.
Il senatore Cesare
Marini, sindaco di San Demetrio Corone, ha ricordato sinteticamente il
grande lavoro, a partire dagli anni Sessanta, per il riconoscimento, a
livello nazionale e regionale, dei diritti degli alloglotti.
“Pur non essendo
completamente di mio gradimento, questa legge, eccessivamente comprensiva
di tutto, inizia a soddisfarmi. Devo però sottolineare – ha continuato il
senatore dello Sdi - alcuni elementi di disturbo che si sono messi in
moto : l’Università che deve pensare ad occuparsi di ricerca , la
Provincia che vuole ad ogni costo rappresentare i Comuni italo-albanesi e,
inoltre, tutti quei soggetti privati che vogliono inserirsi nella gestione
senza averne titolo”.
Ricco di
suggerimenti il dibattito che ha registrato gli interventi di Giuseppe
Siciliano, presidente della Lidma; Andrea Muglia e Vincenzo Minisci,
sindaci rispettivamente di Guardia Piemontese e San Giorgio Albanese; i
cantautori Alfio Moccia e Pino Cacozza; l’ex sindaco di San Nicola
dell’Alto, Vincenzo Pace e il presidente della locale pro loco, Gianni
Macrì.
Pasquale De Marco