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ARBITALIA 
Shtëpia e Arbëreshëve të Italisë
La Casa degli Albanesi d' Italia  
 
  Le Legge e l' Arbëria - L' Arbëria e la Legge  

 

UNA PROPOSTA DI LEGGE DELUDENTE E SOSPETTA
 
(Intervento di Luigi Ladaga, assessore provinciale ai rapporti istituzionali)

                Giorni fa, con grande clamore e molta enfasi, è stato annunciato che la 3° Commissione consiliare della Regione aveva licenziato, alla quasi unanimità, una legge a sostegno delle attività di tutela e valorizzazione delle comunità linguistiche minoritarie storicamente presenti in Calabria e che il Presidente Vescio si apprestava a trasmetterla al Consiglio per la definitiva approvazione.

                Si trattava, in effetti, di un evento storico anche se per ragioni diverse da quelle accampate dai Consiglieri che dell’approvazione menavano gran vanto.

                Storico, infatti, può essere definito il passo in avanti compiuto per la prima volta in una Regione che pure ospita il maggior numero di comunità alloglotte. Non deve essere dimenticato che queste comunità sono in Calabria ben trentasette. In esse si parla l’occitano (a Guardia Piemontese, in provincia di Cosenza), il grecanico (in sei Comuni, tutti in provincia di Reggio Calabria) e l’albanese (in cinque Comuni della provincia di Catanzaro, tre della provincia di Crotone e ben 22, tra Comuni e frazioni, in provincia di Cosenza).

                Ebbene, in Calabria, durante trenta anni di vita della Regione, mai un provvedimento legislativo a favore di queste comunità aveva superato l’esame di una Commissione consiliare.

                Le minoranze linguistiche hanno visto schierati a loro tutela i Comuni, tutti molto attivi e combattivi, alcune Province (tra le quali quella di Cosenza) e, quelle albanesi, l’Eparcato di Lungro e soprattutto l’Università della Calabria che ha addirittura organizzato un proprio Dipartimento, non solo stabilendo diretti rapporti con le singole comunità, ma facendo anche da ponte con le organizzazioni culturali della Repubblica di Albania.

                Nel frattempo è intervenuta, dopo complessa gestazione e per il robusto impegno di alcuni parlamentari soprattutto calabresi, l’approvazione della legge nazionale 842 del 15 dicembre 1999 che però in Calabria ha avuto scarse ricadute. La Provincia di Cosenza è stata la prima in Italia a stabilire la perimetrazione degli ambiti di applicazione della legge, in dipendenza della quale però del tutto trascurabili sono risultati gli incentivi ottenuti dai Comuni interessati.

                Di qui la importanza di una legge regionale che avrebbe dovuto, sia pure in ritardo, rappresentare quasi un elemento di supplenza o almeno di complementarietà  rispetto ai mancati interventi nazionali. E di qui anche la delusione che la proposta approvata dalla 3° Commissione ha suscitato soprattutto nei settori sinora più direttamente  e più efficacemente impegnati. E’ vivacemente insorta l’Università della Calabria che si è vista declassata dal ruolo prioritario che la legge nazionale le aveva assegnato. Critiche serie ha avanzato anche la Provincia di Cosenza (le altre hanno invece taciuto) sia in proprio, sia in rappresentanza dei Comuni soprattutto arbresce duramente penalizzati.

                La proposta approvata dalla Commissione, volutamente ignorando il lungo e spesso vivace confronto tra Istituzioni locali e Assessorato regionale alla cultura su un testo da quest’ultimo presentato, rovescia infatti la impostazione della legge nazionale alla quale pure afferma di ispirarsi e cioè scavalca le istituzioni (Province, Comuni e Università) per immettere tra i beneficiari delle scarse risorse poste a disposizione (2.500.000,00 euro all’anno, più 1 milione di euro per un “Intervento speciale”, fatto di cose in gran parte inutili da realizzare nel biennio 2003 - 2004) un fiume di organizzazioni, associazioni, fondazioni, istituti,  enti, alcuni dei quali anche nominativamente citati, per la più gran parte privati, alcuni anche a composizione mista pubblico-privato che patrocinano le più varie attività ed iniziative.

                E’ questo appunto il dato più preoccupante della proposta trasversale che sta per giungere al Consiglio. In Calabria ancora volta purtroppo si conferma che i provvedimenti trasversali proposti o approvati da tutti i gruppi risultano spesso i peggiori. Su di essi grave l’ombra della spartizione clientelare, che tacita tutti e tutto confonde.

                La Provincia di Cosenza perciò crede di aver fatto il proprio dovere invitando tutti i gruppi, quelli di maggioranza come quelli di minoranza, a non precipitare approvazioni che potrebbero alimentare e confermare sospetti, ma a riprendere il confronto Assessorato regionale - Istituzioni locali dal punto in cui era stato lasciato e a proseguirlo, tenendo in debito conto i pareri e le osservazioni di queste ultime.

                Non è certo un caso che, intervenendo per la prima volta in questo campo, il Ministero dei beni culturali, per affermare la propria presenza, peraltro molto utile, ha dovuto finalmente, riconoscere il ruolo prioritario che in materia hanno non solo le Regioni, ma anche le Province. Una importante riunione in tal senso si è svolta in via del Collegio romano, il giorno dopo che a Reggio Calabria la terza Commissione consiliare della Regione Calabria  aveva licenziato la sua deludente e sospetta proposta di legge, nella quale alle Province viene affidata la segnaletica stradale bilingue.

Luigi Ladaga

(Assessore provinciale ai rapporti istituzionali)

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