Giorni fa, con
grande clamore e molta enfasi, è stato annunciato che la 3° Commissione
consiliare della Regione aveva licenziato, alla quasi unanimità, una legge
a sostegno delle attività di tutela e valorizzazione delle comunità
linguistiche minoritarie storicamente presenti in Calabria e che il
Presidente Vescio si apprestava a trasmetterla al Consiglio per la
definitiva approvazione.
Si trattava, in
effetti, di un evento storico anche se per ragioni diverse da quelle
accampate dai Consiglieri che dell’approvazione menavano gran vanto.
Storico,
infatti, può essere definito il passo in avanti compiuto per la prima
volta in una Regione che pure ospita il maggior numero di comunità
alloglotte. Non deve essere dimenticato che queste comunità sono in
Calabria ben trentasette. In esse si parla l’occitano (a Guardia
Piemontese, in provincia di Cosenza), il grecanico (in sei Comuni, tutti
in provincia di Reggio Calabria) e l’albanese (in cinque Comuni della
provincia di Catanzaro, tre della provincia di Crotone e ben 22, tra
Comuni e frazioni, in provincia di Cosenza).
Ebbene, in
Calabria, durante trenta anni di vita della Regione, mai un provvedimento
legislativo a favore di queste comunità aveva superato l’esame di una
Commissione consiliare.
Le minoranze
linguistiche hanno visto schierati a loro tutela i Comuni, tutti molto
attivi e combattivi, alcune Province (tra le quali quella di Cosenza) e,
quelle albanesi, l’Eparcato di Lungro e soprattutto l’Università della
Calabria che ha addirittura organizzato un proprio Dipartimento, non solo
stabilendo diretti rapporti con le singole comunità, ma facendo anche da
ponte con le organizzazioni culturali della Repubblica di Albania.
Nel frattempo è
intervenuta, dopo complessa gestazione e per il robusto impegno di alcuni
parlamentari soprattutto calabresi, l’approvazione della legge nazionale
842 del 15 dicembre 1999 che però in Calabria ha avuto scarse ricadute. La
Provincia di Cosenza è stata la prima in Italia a stabilire la
perimetrazione degli ambiti di applicazione della legge, in dipendenza
della quale però del tutto trascurabili sono risultati gli incentivi
ottenuti dai Comuni interessati.
Di qui la
importanza di una legge regionale che avrebbe dovuto, sia pure in ritardo,
rappresentare quasi un elemento di supplenza o almeno di complementarietà
rispetto ai mancati interventi nazionali. E di qui anche la delusione che
la proposta approvata dalla 3° Commissione ha suscitato soprattutto nei
settori sinora più direttamente e più efficacemente impegnati. E’
vivacemente insorta l’Università della Calabria che si è vista declassata
dal ruolo prioritario che la legge nazionale le aveva assegnato. Critiche
serie ha avanzato anche la Provincia di Cosenza (le altre hanno invece
taciuto) sia in proprio, sia in rappresentanza dei Comuni soprattutto
arbresce duramente penalizzati.
La proposta
approvata dalla Commissione, volutamente ignorando il lungo e spesso
vivace confronto tra Istituzioni locali e Assessorato regionale alla
cultura su un testo da quest’ultimo presentato, rovescia infatti la
impostazione della legge nazionale alla quale pure afferma di ispirarsi e
cioè scavalca le istituzioni (Province, Comuni e Università) per immettere
tra i beneficiari delle scarse risorse poste a disposizione (2.500.000,00
euro all’anno, più 1 milione di euro per un “Intervento speciale”, fatto
di cose in gran parte inutili da realizzare nel biennio 2003 - 2004) un
fiume di organizzazioni, associazioni, fondazioni, istituti, enti, alcuni
dei quali anche nominativamente citati, per la più gran parte privati,
alcuni anche a composizione mista pubblico-privato che patrocinano le più
varie attività ed iniziative.
E’ questo
appunto il dato più preoccupante della proposta trasversale che sta per
giungere al Consiglio. In Calabria ancora volta purtroppo si conferma che
i provvedimenti trasversali proposti o approvati da tutti i gruppi
risultano spesso i peggiori. Su di essi grave l’ombra della spartizione
clientelare, che tacita tutti e tutto confonde.
La Provincia di
Cosenza perciò crede di aver fatto il proprio dovere invitando tutti i
gruppi, quelli di maggioranza come quelli di minoranza, a non precipitare
approvazioni che potrebbero alimentare e confermare sospetti, ma a
riprendere il confronto Assessorato regionale - Istituzioni locali dal
punto in cui era stato lasciato e a proseguirlo, tenendo in debito conto i
pareri e le osservazioni di queste ultime.
Non è certo un
caso che, intervenendo per la prima volta in questo campo, il Ministero
dei beni culturali, per affermare la propria presenza, peraltro molto
utile, ha dovuto finalmente, riconoscere il ruolo prioritario che in
materia hanno non solo le Regioni, ma anche le Province. Una importante
riunione in tal senso si è svolta in via del Collegio romano, il giorno
dopo che a Reggio Calabria la terza Commissione consiliare della Regione
Calabria aveva licenziato la sua deludente e sospetta proposta di legge,
nella quale alle Province viene affidata la segnaletica stradale bilingue.
Luigi Ladaga
(Assessore
provinciale ai rapporti istituzionali)