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CIVITA (CS): I POETI ITALIANI
CONTEMPORANEI PARLANO ALBANESE
Il 10 aprile, in
occasione delle tradizionali Vallje di Pasqua, con cui, secondo al
tradizione, gli Arbëreshë ricordano ogni anno la riconquista di Kruja da
parte di Skanderbeg nel 1467, su iniziativa del Comune e dell’associazione
culturale “Gennaro Placco” è statata presentata a Civita l’antologia “Nga
njëri breg a tjetri i këtij deti - D’una o dell’altra riva di questo mare.
Voci e percorsi della poesia italiana contemporanea.”, curata da
Pierfranco Bruni e tradotta in albanese da Caterina Zuccaro. L’edizione è
stata patrocinata dal Comitato Nazionale per le Minoranze Linguistiche del
MIBAC.
A presentare il
volume, che raccoglie le voci di ventisette poeti italiani viventi, il
Prof. Raffaele Sirri, il prof. I. C. Fortino e la Dott.sa Merita Bruci
dell’Università “L’Orientale” di Napoli, oltre che il curatore dell’opera
e la traduttrice. Presenti, oltre al sindaco di Civita, ing. Vittorio
Blois, l’Ambasciatore d’Albania presso il Quirinale, dr. Llesh Kola ed il
Ministro Consigliere dell’Ambasciata per la cultura dr. Visar Zhiti, ha
moderato l’incontro il direttore della rivista “Katundi Ynë” Demetrio
Emmanuele.
Dopo il saluto
del Sindaco, il prof. Sirri, illustre studioso di letteratura italiana,
partendo dagli autori presenti nell’antologia, ha tracciato un panorama
della poesia italiana del Novecento, mettendo in luce gli esiti e le
criticità dei suoi percorsi e le eredità che vanno delineandosi nel secolo
appena iniziato. Il prof. Fortino ha invece tracciato la storia delle
traduzioni di opere italiane in albanese, dalle origini ad oggi,
soffermandosi in particolare sui traduttori del Novecento Ernest Koliqi,
Ferdinad Leka e Shpëtim Çuçka, di cui ha analizzato il diverso approccio
traduttivo. Più svincolato dalla fedeltà al testo, il Koliqi, tendeva a
privilegiare le suggestioni metrico-fonetiche e rimiche più che il senso
letterale. Più tecnico l’approccio del Çuçka che, nell’affrontare alcuni
testi antichi, ne ha saputo rendere l’arcaicità recuperando dalla
tradizione delle diverse aree albanofone elementi linguistici storicamente
connotati. Più attento alla ricezione dell’opera da parte del lettore, il
Leka tende invece a preferire un modello linguistico più prossimo allo
standard attuale, che ricollega le sue traduzioni alla linea ancora
seguita in Albania di “aggiornare” linguisticamente i testi antichi, per
facilitarne la fruizione. Nell’ analizzare la traduzione dei testi
poetici inseriti nell’antologia, la dott.sa Bruci ha sottolineato la cura
particolare che la traduttrice ha posto nelle scelte lessicali e
stilistiche, risultato di una ricerca attenta alla semantica globale del
testo, in cui le componenti fonetica, metrica e rimica sono considerati
elementi significanti essenziali, da rendere il più possibile nella lingua
di arrivo. Impresa non facile che nei testi in questione è da considerare
riuscita. La Bruci ha inoltre sottolineato come la traduttrice abbia
saputo integrare armoniosamente nella lingua letteraria elementi
linguistici di matrice arbëreshe, dimostrandosi con questo parte attiva
nel dibattito in atto in tutta l’area albanofona sul modello linguistico
attuale e le sue prospettive di sviluppo.
Il curatore
dell’antologia Pierfranco Bruni ha spiegato come intento dell’opera sia la
promozione della poesia italiana dei nostri giorni nelle aree albanofone
d’oltre-Adriatico, attraverso l’individuazione di percorsi di reciproca
riconoscibilità. Non a caso, nel dare un panorama generale della poesia
italiana contemporanea, l’antologia mira a sottolinearne in particolare la
dimensione mediterranea ed adriatico-ionica. Lo stesso titolo, tratto da
una poesia di Silvano Trevisani vuole infatti evidenziare il rapporto
ancestrale che lega la sponda italiana e quella balcanica di questi mari,
Di qui la scelta di privilegiare, accanto a Merini, Zanzotto, Bevilacqua,
poeti meridionali come De Luca, Calabrò, Vendola, Forte, Masneri. La
scelta esclusiva di poeti viventi vuole peraltro significare la vitalità
del divenire poetico, proiettato con forza nel nuovo secolo.
Da parte sua,
Caterina Zuccaro, ha esposto i principi cui si è ispirata nel suo lavoro
di traduzione, rilevando come il suo essere arbëreshe, e quindi pienamente
partecipe di due universi linguistici e poetici, le abbia consentito di
interpretare i testi da una posizione privilegiata.
Da parte sua,
l’Ambasciatore Kola ha voluto sottolineare gli antichi e fecondi rapporti
esistenti tra le due sponde dell’Adriatico, di cui gli Arbwreshw sono i
migliori testimoni. L’antologia oggetto del convegno rappresenta in questo
senso un ulteriore ponte tra due realtà che, nonostante gli accadimenti
storici ne abbiano determinato vicende per certi versi divergenti, nei
secoli non hanno mai smarrito il senso di una matrice culturale condivisa.
Egli si è inoltre impegnato a donare al Comune di Civita un busto di
Giorgio Castriota Skanderbeg, a testimonianza di un’eredità storica e
culturale ancora saldamente condivisa. Il dr. Zhiti, egli stesso poeta e
romanziere tra i maggiori del panorama albanese contemporaneo, ha
sottolineato il valore della letteratura come strumento di comunicazione e
conoscenza tra i popoli e si è poi soffermato su alcuni aspetti della
traduzione della Zuccaro, apprezzandone gli esiti.
A conclusione
della manifestazione, i poeti presenti hanno letto proprie liriche in
italiano, poi lette in traduzione albanese dalla dott.sa Zaira Tocci,
dottoranda presso l’Università “L’Orientale” di Napoli. |